Poesiamo?

Se non è vero

Se non è vero

che una trama si può tessere,

e un amore si può dire,

se non c’è da imparare,

e nulla è da maledire,

e nulla ad altri è la tua e la mia storia,

dove

attingerti, torre.

 

Forme sorsero

Forme sorsero

attorno, al di sopra.

Le nominammo Stato. Insieme

uniamo le mani.

Giuriamo.

Come se da sempre,

culla e prigione,

fuori di noi esista

 

L’indicibile dei vinti

L’indicibile dei vinti.

Il dubbio dei vincitori.

 

Pietro Ingrao

 


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13 Commenti

  1. Willianpoe

    Questo amore
    Questo amore
    Così violento
    Così fragile
    Così tenero
    Così disperato
    Questo amore
    Bello come il giorno
    E cattivo come il tempo
    Quando il tempo è cattivo
    Questo amore così vero
    Questo amore cosí bello
    Così felice
    Così gaio
    E così beffardo
    Tremante di paura come un bambino al buio
    E così sicuro di sé
    Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
    Questo amore che impauriva gli altri
    Che li faceva parlare
    Che li faceva impallidire
    Questo amore spiato
    Perché noi lo spiavamo
    Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
    Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
    Questo amore tutto intero
    Ancora così vivo
    E tutto soleggiato
    E’ tuo
    E’ mio
    E’ stato quel che è stato
    Questa cosa sempre nuova
    E che non è mai cambiata
    Vera come una pianta
    Tremante come un uccello
    Calda e viva come l’estate
    Noi possiamo tutti e due
    Andare e ritornare
    Noi possiamo dimenticare
    E quindi riaddormentarci
    Risvegliarci soffrire invecchiare
    Addormentarci ancora
    Sognare la morte
    Svegliarci sorridere e ridere
    E ringiovanire
    il nostro amore è là
    Testardo come un asino
    Vivo come il desiderio
    Crudele come la memoria
    Sciocco come i rimpianti
    Tenero come il ricordo
    Freddo come il marmo
    Bello come il giorno
    Fragile come un bambino
    Ci guarda sorridendo
    E ci parla senza dir nulla
    E io tremante l’ascolto
    E grido
    Grido per te
    Grido per me
    Ti supplico
    Per te per me per tutti coloro che si amano
    E che si sono amati
    Sì io gli grido
    Per te per me e per tutti gli altri
    Che non conosco
    Fermati là
    Là dove sei
    Là dove sei stato altre volte
    Fermati
    Non muoverti
    Non andartene
    Noi che siamo amati
    Noi ti abbiamo dimenticato
    Tu non dimenticarci
    Non avevamo che te sulla terra
    Non lasciarci diventare gelidi
    Anche se molto lontano sempre
    E non importa dove
    Dacci un segno di vita
    Molto più tardi ai margini di un bosco
    Nella foresta della memoria
    Alzati subito
    Tendici la mano
    E salvaci.

    1. wilderness

      Protagonista è una bella giornata di primavera

       Protagonista è una bella giornata di primavera,

      l’ambiente è una splendida ragazza assente,

      chiare, fresche e dolci acque,

      una storia come un’altra, ove le bella membra,

      andava, andava, e andava, andai,

      e rimaneva là delle ore intere, ce ne sono ancora

      di ore così, ma non mi fu vicina, lei non saltò

      non s’inarcò, non pianse, non mi baciò,

      non dette un grido, il sudore non le scorse giù,

      e non si dibattè contro di me,

      e non ebbe un odore che saliva su,

      e non traboccò,

      e non vidi le contrazioni della sua faccia,

      gentil ramo, erba e fior, dice accoratamente

      il poeta, dolenti mie parole estreme.

       

      Lamberto Pignotti

  2. Willianpoe

    CHIESI

    Chiesi a un ladro di rubarmi una pesca:

    Distolse gli occhi in su.

    Chiesi a una snella dama di mettersi a giacere:

    Santa e pudica oppose gridi.

    Appena me ne andai

    Ecco venire un angelo:

    Ammicò al ladro,

    sorrise alla dama;

    E senza dire una parola

    Ebbe dall’albero una pesca,

    E calmo come un angelo

    si godette la dama.

    WILLIAM BLAKE

    1. LomFra

      Spesso, per dilettarsi, gli uomini della ciurma
      catturano gli albatros, grandi uccelli marini
      che seguono, indolenti compagni di viaggio,
      la nave che scivola sugli amari flutti .

      Appena deposti sulle assi della tolda
      questi re dell’azzurro, maldestri e vergognosi
      lasciano pietosamente le .grandi ali bianche
      trascinarsi come remi accanto a sè.

      Quant’è’è goffo e fiacco questo viaggiatore alato!
      Lui, prima così bello, quant’è comico e brutto!
      Uno tormenta il suo becco con un mozzicone acceso,
      l’altro mima, zoppicando, l’infermo che volava.

      Il Poeta assomiglia al principe delle nubi
      che sfida la tempesta e sbeffeggia l’arciere;
      esiliato al suolo in mezzo al baccano
      le sue ali di gigante gli impediscono il cammino. 

       

       

      naturalmente non è mia, ma di c. baudelaire 

      ramingo errante

  3. Piero la Carona

    Po

    Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

    Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,
    e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.

    E il vento della notte gira nel cielo e canta.

    Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
    Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.

    In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
    L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

    Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.
    Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

    Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
    Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.

    Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
    E il verso scende sull’anima come la rugiada sul prato.

    Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
    La notte è stellata e lei non è con me.

    Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.
    Lontano.
    La mia anima non si rassegna d’averla persa.

    Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
    Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

    La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
    Noi, quelli d’allora, già non siamo gli stessi.

    Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata.
    La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

    D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.
    La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

    Ormai non l’amo più, è vero, ma forse l’amo ancora.
    E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.

    E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia,
    la mia anima non si rassegna d’averla persa.

    Benchè questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
    e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

    P.Neruda

    1. wilderness

      Le volte che è con furia 

      Le volte che è con furia

      che nel tuo ventre cerco la mia gioia

      è perché, amore, so che più di tanto

      non avrà tempo il tempo

      di scorrere equamente per noi due

      e che solo in un sogno o dalla corsa

      del tempo buttandomi giù prima

      posso fare che un giorno tu non voglia

      da un altro amore credere l’amore

       

      Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno

      Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno

      dopo l’altro ti lascio, anima mia.

      Per gelosia di vecchio, per paura di perderti – o perchè

      avrò smesso di vivere, soltanto.

      Però sto fermo, intanto,

      come sta fermo un ramo

      su cui sta fermo un passero, m’incanto…

       

      Giovanni Raboni

       

      1. zepekeno

        Granville Calhoun

        (è il titolo, non l’autore)

        Io desideravo essere giudice della contea

        ancora per una sessione, così da completare un servizio

        di trent’anni.

        MA gli amici mi lasciarono e si unirono ai miei nemici,

        e fu eletto un uomo nuovo.

        Allora mi prese uno spirito di vendetta,

        e ho infettato con quello i miei quattro figli,

        e ho covato la rappresaglia

        fino a che il grande medico, la Natura,

        mi colpì con la paralisi

        per mettere a riposo la mia anima e il corpo.

        HAnno poi ottenuto i miei figli potere e denaro?

        HAnno poi servito il popolo o lo hanno aggiogato

        per arare e mietere i campi dell’io?

        In che modo avrebbero potuto dimenticare

        la mia faccia alla finestra della stanza da letto

        dove stavo seduto impotente tra le gabbie dorate

        dei canarini canterini,

        guardando il vecchio tribunale?

         

        Edgar Lee Masters

        La poesia fa parte di una antologia di poesie del 1915, L’antologia di Spoon River, in cui Masters immagina un cimitero su una collina nella cittadina di Spoon River. Ma un cimitero un po’ particolare perchè sui vari epitaffi di questa cimitero , Spoon River,appunto, c’è la storia, sottoforma di poesia, del defunto e spesso queste storie insegnano veramente qualcosa. Il libro è veramente affascinante e consiglierei a chiunque di leggerlo.

        1. tm

          PAESE, DOVE UN GIORNO SON NATO,

          E DOVE IL MIO CUORE HO LASCIATO,

          TRE COLLI A GUARDARE LA VALLE

          E TANTI RICORDI ALLE SPALLE,

          TRE SPIGHE COME TRE VERE AMICHE

          IL PREMIO DI TANTE FATICHE-

           

          SEI BELLO,OGNI GIORNO PIU’ BELLO,

          TI COPRI CON UN D’ORO MANTELLO,

          AGLI OCCHI DI CHI VIEN DA LONTANO

          SEMBRA CHE GLI TENDA LA MANO,

          MA SOTTO AL TUO VOLTO GIOVIALE

          NASCONDI UN DISAGIO SOCIALE-

           

          LO STADIO HA UNA NUOVA FACCIATA,

          LA PIAZZA SEMPRE PIU’ ILLUMINATA,

          ORGOGLIO DELL’ASSESSORE,

          CHE BRAVO IL NOSTRO DOTTORE,

          PECCATO CHE POI TUTTE LE SERE

          QUALCUNO SI SPARI LE PERE-

           

          IN PIAZZA DI QUEL PADRE FAMOSO,

          UN FIGLIO DI MONTESCAGLIOSO,

          HAN MESSO UNA TARGA RICORDO

          E TUTTI SON STATI D’ACCORDO

          NEL DIRE CHE BISOGNA SEGUIRE

          L’ESEMPIO DI UN COSI GRANDE AMORE-

           

          MA COME POTRA’ ESSERCI AMORE

          SE NON IMPARIAMO A CAPIRE,

          NON SERVE CONTINUARE A COPRIRE

          LO SPORCO CON UN PO’ DI COLORE,

          OCCORRE SAPER DARE RISPOSTE

          A CHIUNQUE STA CERCANDO RISPOSTE-

           

          CHE IMPORTA SE SEI DISOCCUPATO,

          LO STUDIO NON LO HAI PIU’ CONTINUATO,

          MA TANTO NON HA MICA IMPORTANZA

          SEI PRONTO PER LA MANOVALANZA,

          UNO STEREO POTRAI SEMPRE RUBARE

          IL FUMO POTERTI COMPRARE-

           

          A LORO, QUELLI CHE HANNO IL POTERE,

          IMPORTA SOLAMENTE SAPERE,

          CHE ANCORA E IN QUALUNQUE MOMENTO

          POTRANNO USARE IL CEMENTO,

          SE POI UN RAGAZZO E’ SPACCIATO

          MA TANTO ERA SOLO UN DROGATO-

           

          PAESE, DOVE UN GIORNO SON NATO

          E DOVE IL MIO CUORE HO LASCIATO,

          TRE COLLI A GUARDARE PARTIRE

          RAGAZZI CHE NON VOGLION MORIRE,

          TRE SPIGHE TRASPORTATE DAL VENTO

          RIPARTO CON IL CUORE SGOMENTO

           

          t.m, novembre 2005

          1. tm

            pedalare alle prime luci dell’alba,

            lanciato nel vuoto del mattino,

            cercare che cosa?

            forse nulla,

            o forse le tante risposte

            alle tante domande della notte più lunga,

            o semplicemente la voglia

            di piangere

            e urlare al vento

            la rassegnazione della tua sconfitta.

            come è triste domenica!

            pedali, e urli, e piangi,

            dimenticare non puoi.

            è un sogno,

            il sogno di una intera esistenza,

            cercato, inseguito,

            ora quasi raggiunto,

            per svegliarsi poi ed accorgersi

            che si tratta del sogno di un altro.

            come è triste domenica!!!

  4. PHra

    Io sono una forza del Passato.
    Solo nella tradizione è il mio amore.
    Vengo dai ruderi, dalle chiese,
    dalle pale d’altare, dai borghi
    abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
    dove sono vissuti i fratelli.
    Giro per la Tuscolana come un pazzo,
    per l’Appia come un cane senza padrone.
    O guardo i crepuscoli, le mattine
    su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
    come i primi atti della Dopostoria,
    cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
    dall’orlo estremo di qualche età
    sepolta. Mostruoso è chi è nato
    dalle viscere di una donna morta.
    E io, feto adulto, mi aggiro
    più moderno di ogni moderno
    a cercare fratelli che non sono più.

  5. PHra

    mi sento come una scatola di sardine,disse lei.
    mi sento come un cerotto, dissi io.
    mi sento come un panino al tonno, disse lei.
    mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
    mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
    mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.
    mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
    mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
    mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.
    mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.

    non me la sento di lavorare, dissi.

    mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
    mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.
    mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
    mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
    mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
    mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.
    mi sento una gran voglia di bere, disse lei.
    mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.
    mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.
    mi sento che hai ragione, dissi io.
    mi sento di mollare tutto, disse lei.
    mi sento che ho bisogno d’un bagno, dissi io.
    anch’io mi sento che hai bisogno d’un bagno, disse lei.
    mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.
    mi sento che tu non mi ami, disse lei.
    mi sento che ti amo, dissi io.
    mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.
    anch’io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.
    mi sento che adesso ti amo, disse lei.
    mi sento che ti amo più di te, dissi io.
    mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.
    mi sento che non la smetterei più, dissi io.
    mi sento che ne saresti capace, disse lei.

    mi sento, dissi io.
    mi sento, disse lei.

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