domenica 24 settembre 2017

MUNICIPIO DI MONTESCAGLIOSO, DOVE BUROCRAZIA, DEMOCRAZIA E TRASPARENZA HANNO UNA DIFFICILE CONVIVENZA! Peppino Ditaranto – M5S

MUNICIPIO DI MONTESCAGLIOSO, DOVE BUROCRAZIA, DEMOCRAZIA E TRASPARENZA HANNO UNA DIFFICILE CONVIVENZA!   I Gruppi di minoranza consiliare, figli di un Dio Minore?

Per raccontarvi un episodio vissuto in prima persona mi faccio aiutare da un aneddoto (vedi foto in allegato) ) tratto da “Il libro degli abbracci”, 1992, scritto da uno dei miei autori preferiti, Eduardo Galeano, saggista uruguaiano. Vi suggerisco di leggerlo prima perché è un’ottima chiave di lettura del presente testo.

Il giorno 01/07/2016, alle ore 11°° circa, per esercitare il mio mandato istituzionale di consigliere comunale, in compagnia di un attivista pentastellato, mi sono presentato al Comune per protocollare due lettere indirizzate al Sindaco e al Segretario Comunale (vedi foto in allegato).

L’impiegato addetto alla protocollazione dopo aver apposto il timbro mi riconsegna copia delle due lettere. A questo punto, gentilmente, gli faccio notare che la segnatura è priva del numero di protocollo.

Lui, candidamente, mi risponde che se avevo bisogno del numero dovevo aspettare in quanto aveva “troppi” documenti arretrati da protocollare e che, secondo lui, il timbro con la sola data poteva bastare!

Praticamente, al Municipio di Montescaglioso, il numero di protocollo da obbligo di legge diventa qualcosa di facoltativo, da apporre solo su richiesta dell’interessato.

Insisto nel dire che, normalmente, per lo Stato italiano, consegnare copia di un documento protocollato senza numero conseguenziale non ha alcuna validità giuridica. Ma, non c’è stato verso di farglielo capire, mi sono arreso! Ma la “patetica” discussione è continuata su di un altro non meno importante aspetto.

Una delle due lettere, per conoscenza, era indirizzata anche ai Capigruppo del Consiglio comunale.

La lettera per il Capogruppo dei consiglieri della maggioranza (Rinascita Montese) se l’aveva trattenuta, mentre quella per il Capogruppo della minoranza (Monte in Testa) me l’aveva restituita dicendo: vedi tu come fargliela arrivare.

Chiedo il perché del suo rifiuto a consegnare la lettera indirizzata al Capogruppo della minoranza, mi ribatte che lui non sapeva dove, come e a chi lasciarla.

Persevero dicendogli che ciò non è un problema mio, che qualsiasi documento dopo essere stato protocollato diventa un atto acquisito dall’Ente e che è impraticabile l’idea che me lo possa riprendere!

Altresì, gli sottolineo che, in ogni caso, i Gruppi dei consiglieri di minoranza rappresentano anch’essi l’Istituzione visto che sono stati eletti nel Consiglio comunale.

L’impiegato, invece, sosteneva che, in base a disposizioni ricevute in passato, non avrebbe nessun obbligo a trattenere documenti destinati alle “Opposizioni”, tant’è, sempre a suo dire, non è mai esistita una loro sede nella struttura comunale!

Sinceramente, non aveva tutti i torti, infatti, una delle lettere tratta appunto la richiesta di una stanza da assegnare ai Gruppi d’Opposizione!

Mosso dalla curiosità, domando chi gli aveva imposto tali discutibili direttive ma lui con tutta franchezza risponde con queste testuali parole: qui, è stato e si è fatto sempre così!

Per nulla soddisfatto della sua performance, mi reco al piano di sopra per chiedere chiarimenti al Segretario comunale, in quanto garante della legalità e della conformità dell’azione amministrativa alle leggi, ma il venerdì, mi dicono, è fuori sede e quindi opto per un appuntamento che mi viene subito accordato dalla segretaria.

In alternativa, chiedo di poter parlare con il Sindaco ma anche lui è assente per impegni istituzionali fuori sede. Nel frattempo, mi raggiunge l’addetto alla protocollazione e mi dice che non aveva gradito il mio atteggiamento, ritenuto troppo pretenzioso, che così non si fa e che sarebbe stato sufficiente chiedergli la stessa cosa sotto forma di “favore” e tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi!

Insomma, ritorna in grande stile l’eterno dilemma: doveri, diritti o favori?

Alla fine, ci siamo salutati rimanendo ognuno con le proprie convinzioni!

Questa “storiella” l’ho narrata perché, come giustamente afferma il nostro Sindaco, Vincenzo Zito, non bisogna mai parlare per “sentito dire” ma con fatti e documenti alla mano, ma, detto questo, l’episodio offre soprattutto l’opportunità per esternare un paio di serie riflessioni su:

1) la formazione professionale, ossia, la “manutenzione” delle competenze dei dipendenti comunali, se mai avesse trovato spazio tra le voci dei bilanci comunali, a chi è affidata e da quanto tempo non viene praticata;

2) il grado di democrazia esistente nel rapporto tra Maggioranza e Opposizione consiliari.

Sul primo punto, non voglio assolutamente generalizzare e fare di un filo d’erba un fascio, ma i bisogni formativi dell’addetto alla protocollazione sono alquanto evidenti, di fatti, il suo agire è oltremodo lontano dall’applicazione della legge che regolamenta la protocollazione informatica nelle Pubbliche amministrazioni, ovvero, il D.P.R n. 445 del 28 Dicembre 2000 (Disposizioni in materia di documentazione amministrativa), rispetto al quale, alla data del 01 Gennaio 2004, le stesse dovevano obbligatoriamente adeguarsi.

Oltretutto, i documenti protocollati con un timbro non conforme ai criteri descritti all’articoli 55 e 57 della citata norma non producono alcun effetto giuridico proprio perché potrebbero essere esposti al rischio di manipolazione da parte di malintenzionati.

Adesso, onestamente, non saprei dire se è l’addetto che, nello svolgere le sue mansioni, non rispetta la corretta procedura di protocollazione, oppure, è l’Amministrazione comunale che, dopo ben dodici anni, non ha ancora provveduto a conformare la procedura.

Sul Comune e neppure sul sito istituzionale, pare non esista un manuale di gestione della procedura messo a disposizione dei cittadini, tramite il quale dovrebbe essere possibile verificare “chi fa che cosa e in che modo lo si debba eseguire”.

Con lettere formali, il Movimento 5 Stelle, questa inefficienza l’aveva già segnalata alla precedente amministrazione di Centrosinistra! Ma, a quanto pare, nessun provvedimento fu preso.

Eppure, una macchina amministrativa comunale più efficiente complicherebbe meno la “vita” alle imprese, agli studi professionali, agli artigiani, ai comuni cittadini, ai dipendenti medesimi, ecc…

È abbastanza noto il ruolo della formazione professionale per recuperare efficienza nella Pubblica amministrazione, pertanto, c’è da chiedersi: nell’attuale bilancio comunale, oltre alle somme per le meritate feste di piazza, è previsto un badget per la formazione permanente e l’aggiornamento dei dipendenti comunali?

Il secondo punto, riferito al grado di democrazia tra Maggioranza e Opposizioni consiliari, è ugualmente significativo per i potenziali effetti che ci possono essere sulla politica locale e sulla convivenza sociale.

In pratica, nel nostro amato Paese, accade che i Gruppi di Opposizione consiliari, perdendo le elezioni, perdono anche “diritti di cittadinanza” nella Casa comunale. Ci sono regole non scritte, che da sempre vengono rigorosamente rispettate e tramandate, vale a dire, esiste e resiste una democrazia “fa da te” concepita dai partiti tradizionali e trasmessa a connesse liste civiche e cioè: chi vince le elezioni amministrative, al grido di “M cumannam n!” (Adesso comandiamo noi!), occupa “a buon diritto” tutta la casa comunale!

Invece, se soltanto pensiamo ai risultati delle ultime amministrative, dove i due Gruppi di minoranza, insieme, totalizzano ed esprimono la maggioranza dei cittadini elettori montesi, l’ingiustizia di certe usanze diventano ancor più irragionevoli. A tutt’oggi, i Gruppi di Opposizione, all’interno della Casa Municipale, non “possiedono” una stanza attrezzata preposta a ricevere i cittadini e ascoltare i loro problemi, recepire la posta, organizzarsi, conservare documenti, consultare gli atti amministrativi, delibere, determine.

Intanto, la richiesta per ottenere un stanza è stata inoltrata, si attende fiduciosi una positiva risposta.

Ebbene, entrambe le considerazioni portano ad un’unica questione: la trasparenza amministrativa nel rapporto con la Comunità e con i Gruppi di minoranza consiliare!

Per concludere, al di là dei suoi annunci, riuscirà il neo Sindaco e la sua Giunta a mettere fine ad ignobili arretratezze culturali rendendo finalmente possibile l’esercizio dei valori democratici nella loro accezione più ampia? Come si dice in questi casi: confido molto nella sua onestà intellettuale e nella sua dichiarata voglia di cambiamento!

Richiamando l’istruttiva metafora di Galeano, nel nostro paese, in quanti altri campi si fanno cose e/o ci si comporta soltanto per – buona o cattiva – abitudine?

Immaginate se, come gioco d’estate montese, di questa domanda ognuno ne fa un esercizio mentale alla ricerca di abitudini individuali/sociali da cambiare perché non più adatte ai tempi odierni dove la crisi economica non consente più ai decisori politici di perpetrare sprechi e adottare comportamenti desiderosi di intelligenza, dove la partecipazione e l’impegno civico dei cittadini diventano “conditio sine qua non” per controllare e far governare nel migliore dei modi sia la macchina amministrativa e sia l’utilizzo delle finanze pubbliche!

Peppino Ditaranto, consigliere comunale – Portavoce Movimento 5 Stelle (09/07/2016)

 

P.S.: in data 06/07/ u.s., dopo aver incontrato il Sindaco ed il Segretario comunale, da entrambi ricevo garanzie verbali che i problemi qui esposti, a breve, troveranno una soluzione. Vi terrò informati!


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