Mio fratello è figlio unico
Devo essere sincero, non volevo andare a vederlo. Ma alla fine mi hanno convinto. Perchè non volevo andarci?
Le motivazioni erano semplicemente due.
La prima è che sono stanco di assistere a film sul tema "68 e dintorni", un argomento direi largamente "spremuto", usato e abusato.
La seconda era la presenza dell' "affascinante" Scamarcio, che visto il ruolo di "sex symbol forzato" che gli hanno assegnato a tutti i costi, garantiva, a priori, un film di basso livello. Per intenderci Il classico filmetto di massa per portare le ragazzine starnazzanti al cinema.
Devo dire che in realtà il film è stato godibile, anche perchè il protagonista, che in realtà non è Scamarcio ma un brillante Elio Germano, ha condito la storia con gesti e frasi davvero molto ironiche e scoppiettanti.
Il mio voto sul film rimane comunque abbastanza basso, un 6 scarso, in quanto a mio avviso era poco più di una fiction.
Carino e divertrente si , ma....non aveva assolutamente spessore nè come trama, a quanto pare il suo punto forte, nè tecnicamente. Sceneggiatura latitante, non ho visto una convincente evoluzione dei personaggi; spunti interessanti lasciati in secondo piano; e per finire frasi ad effetto ogni tanto un po forzate. Da registrare l'inspiegabile insistenza nello girare le scene con telecamera in spalla: stile non consono alla pellicola e comunque adusato.
Ovviamente nell'esprimere il mio parere ho incontrato le critiche degli amici che erano con me, soprattutto di alcune mie amiche che osannavano la pellicola di Lucchetti come "intensa" e "coinvolgente": a mio avviso erano semplicemente "raggirate emotivamente" dall'argomento del film e in più hanno confuso gli sguardi languidi "da figo" di Scamarcio per "bravura recitativa".
Io ho trovato il film, in sostanza, abbastanza banale e tecnicamente mediocre.
Il film è tratto "liberamente" dal libro di Antonio Pennacchi, Il fasciocomunista , e parla della storia di Accio, Elio Germano, che proviene da una famiglia di umili origini che, "scampato" dal seminario, attraversa le avventure classiche che si affrontano durante la crescita: l' incontro con le ideologie, con le donne, il rapporto con la famiglia, il rapporto con il fratello Manrico , Riccardo Scamarcio (personaggio volutamente ingigantito da Lucchetti per creare la contrappossizione, in quanto di secondo piano nella veria storia), insomma il classico stile ormai consolidato del cinema italiano con avvenimenti che vanno dall'infanzia all'età adulta e voce fuori campo narrante e declinata al passato. Uno degli eventi che caratterizza sicuramente la vita di Accio è il passaggio dai camerati ai compagni....davvero singolare (anche se i nostri politici ormai lo fanno spesso), ma questo non deve essere preso come mancanza di carattere. Al contrario evidenzia la voglia di Accio di trovare una strada nella sua vita, un punto di riferimento forte che sia adeguato al suo modo "serio" e impegnato di prendere la vita e gli ideali. Deluso da una famiglia che non può dargli molto, tra un padre senza spina dorsale e una madre e una sorella che hanno occhi solo per il superficiale stronzetto di turno, Manrico. L'inspiegabile successo che riscuote Manrico è inoltre un'altro dato che non dà ad Accio punti di riferimento. Non capisce perchè il suo atteggiamento irresponsabile e da menefreghista possa pagare così tanto nella vita.
Ovviamente c'è anche una sbandata per la ragazza del fratello, trattata "a pezz" da piedi da Manrico ma ovviamente anche lei "schiava" del fascino da supermercato del bel rivoluzionario. Illusa continuamnete che lui cambierà, ignorando il sentimento sincero e più pulito che cova per Accio e che mai fa venire fuori.
Accio diventa fascista sotto l'ala protettiva di un nostalgico mussoliniano. Ben presto il partito si rivela una delusione. Capaci solo di picchiare, fanno latitare gli impegni sociali che Accio sente seriamente dentro di se. Ridicoli e grotteschi vengono ben presto abbandonati. Allora passa ai comunisti. Si trova a che fare con il fratello Manrico e i soliti tipi cresciuti a libri, canne, e rivoluzione. Gente che viene presa, e si prende, un po più sul serio rispetto ai camerati. Ma il risultato non cambia.
Anzi peggiora: si assiste ai primi vagiti del "brigatismo rosso" che arriverà quanche anno più tardi.
Il tutto si risolve in un colpo di scena finale.
Da segnalare la bravura dell'interprete di Accio "da piccolo", non conosco il nome dell'attore ma è stato sicuramente il più convincente.
Di interesse, questa la pongo come mia personalissima riflessione, il fatto di come la politica a volte possa separare amici, famigliari e addirittura fratelli, come avviene nel film. Visto il periodo elettorale, sarebbe un argomento interessante di cui chiacchierare.
Buona serata
Gradimento










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