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Abbazia S. Michele: le cisterne.
La raccolta dell'acqua nell'abbazia.
La descrizione dell'abbazia redatta dai monaci nel 1650, citava tra le cose notabili del monastero, la presenza della grande cisterna del chiostro occidentale che forniva di acqua potabile e " sempre fresca " l'intera comunità. I lavori realizzati nei due chiostri nella primavera del 2007, hanno restituito un quadro che già si immaginava complesso ma che nella realtà è ancora più suggestivo. L'abbazia funziona come una grande macchina per la raccolta dell'acqua piovana.

A buon ragione si può dire che non una goccia d'acqua vada persa. Le cisterne più grandi e imponenti sono scavate nei chiostri , ma altre cavità utilizzate per la raccolta, conservazione e distribuzione dell'acqua, individuate negli studi realizzati ngli anni novanta, si rintracciano in vari punti del perimetro claustrale. Il numero delle cisterne finora note assomma a ben 14 strutture dislocate in vari punti strategici. Oltre che nei chiostri anche davanti alla chiesa, nei pressi dell'androne di ingresso, nella cucina, nelle cantine e negli orti terrazzati. Il volume d'acqua disponibile nelle varie cisterne e per usi differenziati (acqua potabile, lavorazione prodotti agricoli, irrigazione orti e giardini) è enorme: la sola cisterna del chiostro occidentale si avvicina ad una capacità di circa 1,5 milioni di litri d'acqua. Tanta attenzione alla raccolta dell'acqua piovana da parte dei monaci, deriva dall' assenza di sorgenti nei pressi dell'abbazia e più in generale sulla sommità della collina ove sorge il paese. Le sorgive più vicine erano in contrada " Festola ", quindi relativamente lontane e comunque insufficienti a soddisfare il fabbisogno d'acqua dell'abbazia.

I chiostri conservano meccanismi complessi per la raccolta e decantazione dell'acqua. Nel chiostro occidentale l'acqua è raccolta da canali perimetrali collegati ad un primo anello di piccole vasche di forma cilindrica utilizzate per la decantazione dell'acqua. Un'altra fase di decantazione è garantita da un secondo anello di vasche dalle quali l'acqua è infine definitivamente convogliata nella cisterna. Un sistema di canali in cotto collega tra di loro le otto vasche di decantazione e la cisterna centrale. Quest'ultima è intonacata con una malta idrofuga a base di calce e pozzolana.
Nel chiostro orientale esiste un sistema analogo, forse più antico perchè collegato alla fase medievale dell'abbazia. Una fitta rete di canali collega le vasche di decantazione e quelle di distribuzione del sistema. Tra i canali, ne esiste uno, collegato alla vasca di distribuzione dalla quale il sistema poteva essere gestito, che permette l'evacuazione dell'acqua direttamente dal chiostro verso una cisterna scavata all'esterno dell'abbazia. E' probabile che in presenza di lavori di manutenzione della cisterna, l'acqua raccolta nel chiostro, fosse convogliata verso l'esterno permettendo così lo svolgimento dei lavori nella cavità. La cisterna del chiostro orientale, è suddivisa in tre sezioni, separata da piccoli muretti con al centro un canale di deflusso. Probabilmente la pulizia , avveniva a sezioni, isolando volta per volta, grazie ai muretti, i tre settori della cisterna.
Testo. Francesco Caputo (CEA Montescaglioso). Foto: Piero Venezia (progettista e direttore lavori intervento di restauro abbazia di S. Angelo).