OMICIDIO “FIDANZATINI DI POLICORO”: ecco cosa si sapeva nel 2000
E’ davvero sorprendente leggere questa interrogazione parlamentare del 2000 e conoscere che si sapeva già tutto dei tentativi di insabbiare la verità sul delitto di Policoro, ancora irrisolto dopo 19 anni. Ancora una volta bisogna prendere atto della forza di Olimpia e Pino Orioli nel pretendere la verità. Olimpia non mollare!!
Vi invito anche a riflettere sulla risposta dell’allora ministro Piero Fassino.
Allegato B
Seduta n. 771 del 27/7/2000
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
SICA. - Al Ministro di grazia e giustizia.
- Per sapere - premesso che:
due giovani di Policoro (Matera), Luca Orioli e Mariarosa Andreotta, furono trovati morti, in data 23 marzo 1988, immersi nella vasca del bagno della villetta di proprietà della madre della ragazza;
la sola visita necroscopica, non confermata da alcuna autopsia, attribuì il decesso ad «una scossa accidentale di energia elettrica»;
detta perizia, eseguita da tale ingegnere Valecce, è stata messa in discussione da quella elaborata, successivamente, da tale professor Strada, che, in data 4 marzo 1995, quale consulente tecnico d'ufficio, ha stabilito che la morte dei due giovani era da attribuire ad «avvelenamento da ossido di carbonio»;
l'altalena della ricerca della causa della morte, accidentale o violenta, proseguiva con un vergognoso «balletto» tanto che un'altra consulenza tecnica d'ufficio, depositata il 16 giugno 1997 dal professor Lattarulo, tornava a ribadire, quale motivazione, la «scossa accidentale di energia elettrica»;
la signora Antonia Giannotti, madre della ragazza, ha impugnato l'ultima consulenza che basa le conclusioni sul fatto che «le tubazioni di scarico della vasca da bagno, in metallo», possano aver trasmesso la scossa di energia elettrica all'interno della vasca stessa, in quel momento colma d'acqua e con i corpi dei giovani immersi;
a motivo del suo ricorso, attualmente all'esame dell'autorità giudiziaria, la signora Giannotti ha sostenuto che, invece, le tubazioni di scarico della vasca da bagno sono in pvc (polivinilcloruro), materiale plastico isolante e, quindi, non conduttore di energia elettrica;
un altro episodio, inquietante e misterioso, è quello relativo alla «sparizione» dei negativi relativi le fotografie scattate dal fotografo, signor Orlando, il quale, a fronte di quelle ufficiali fissate in n. 36, dichiara di averne scattate e sviluppate solo n. 24;
si precisa che, inoltre, a undici anni dalla morte dei giovani, nulla è stato provato ma, al contrario, si sono ingenerati dubbi e perplessità sulla capacità investigativa degli inquirenti e sulla conduzione giudiziale dell'intera vicenda atteso che, a tutt'oggi si attende ancora che sia fatta piena luce su quel tragico evento, ed i congiunti sperano ancora che la verità arrivi quanto prima ad alleviare almeno in parte la sofferenza sempre acuta per la scomparsa dei giovani cari -:
quale sia lo stato delle indagini e dei procedimenti in corso relativamente ad una triste vicenda caratterizzata da tutta una serie di colpi di scena, tra perizie e controperizie.
(4-25038)
RISPOSTA DEL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA PIERO FASSINO
Con riferimento all'interrogazione in esame può riferirsi quanto segue sulla base delle notizie acquisite dalle competenti articolazioni ministeriali, nonché dagli uffici giudiziari interessati alla vicenda evocata nell'atto di sindacato ispettivo.
È opportuno premettere che i corpi senza vita di Luca Orioli e Mariarosa Andreotta furono rinvenuti nel bagno dell'abitazione di quest'ultima il 23.3.1988 e la causa della loro morte, ad oggi, non è stata ancora acclarata dall'Autorità Giudiziaria competente. La complessa vicenda ha risentito in modo determinante dell'insufficienza degli accertamenti espletati nel corso dell'esame esterno dei cadaveri, che fu compiuto da un sanitario, la dott.ssa Salinardi, officiata dall'allora vice pretore onorario di Pisticci dottor Ferdinanzo Izzo, che attribuì la causa della morte a folgorazione. Solo nel 1996, allorchè la dottoressa Salinardi rese dichiarazioni ai Carabinieri di Policoro, ammettendo di essersi limitata a scoprire il volto dei due giovani, è stato incardinato procedimento penale nei confronti del sanitario e del dottor Izzo, che attualmente non fa più parte dell'Ordine Giudiziario. Essendo state, peraltro, prospettate perplessità circa l'individuazione della causa di morte, il G.I. del Tribunale di Matera aveva incaricato, in data 21 luglio 1989, il perito Sante Velecce di espletare accertamenti elettrotecnici che venivano depositati il 17 novembre 1989 ed individuavano la causa del decesso in un incidente di elettrocuzione in bassa tensione. In data 7 ottobre 1994 l'ing. Velecce veniva denunziato per il reato di cui all'articolo 373 del codice penale, in relazione alla ritenuta infedele esecuzione dell'incarico, ma il relativo procedimento veniva archiviato per intervenuta prescrizione.
Con particolare riferimento alla censure mosse all'opera dei magistrati che si sono occupati del procedimento penale relativo alla morte dei due giovani, va rilevato che l'Autorità Giudiziaria di Salerno non ha ravvisato alcuna manchevolezza nell'operato dei magistrati del Tribunale di Matera, successivamente incaricati di svolgere le funzioni di G.I.P. nel procedimento sopra indicato. Alle stesse conclusioni sono pervenute le articolazioni ministeriali interessate alla vicenda. E, invero, le doglianze mosse dalle persone offese attengono integralmente al merito di provvedimenti giurisdizionali incensurabili in sede amministrativa non ravvisandosi nella specie le ipotesi estreme dell'abnormità, della manifesta illegittimità ovvero dell'uso strumentale delle funzioni, in presenza delle quali soltanto ne è consentita la valutazione sotto il profilo disciplinare. Quanto alla posizione del dott. Vincenzo Autera, sostituto procuratore della Repubblica incaricato del procedimento relativo alla morte dei due giovani, le doglianze che lo riguardano, in particolare, sono quelle di non aver disposto l'autopsia dei due cadaveri e di non aver proceduto immediatamente alla contestazione del reato all'ingegner Velecce, con conseguente determinarsi della prescrizione.
Su tale quesito specifico, peraltro già valutato in sede penale nell'ambito di un procedimento instaurato presso l'Autorità Giudiziaria di Salerno e definito, su conforme richiesta del P.M., con decreto di archiviazione dell'1 aprile 1998, si osserva che, risalendo la denuncia dell'ing. Velecce ad opera della P.G. al 7 ottobre 1994 (laddove il termine prescrizionale maturava il successivo 27 novembre) non può certo ravvisarsi un carattere di negligenza nel ritardo con il quale il dott. Autera ebbe ad adottare le proprie determinazioni, considerata comunque l'eccessiva brevità del termine a disposizione per evitare l'estinzione dell'ipotizzato reato. Quanto poi al fatto di non aver disposto l'autopsia, si osserva che l'errore iniziale ascrivibile al sanitario ed al vice pretore onorario ha definitivamente compromesso l'evolversi delle attività d'indagine poste in essere in seguito per accertare le reali cause della morte dei due giovani. E proprio per tale ragione l'operato dei magistrati che si sono occupati a vario titolo della vicenda, si sottrae ad ogni tipo di censura, attesa l'impossibilità di porre rimedio alle insufficienze e all'incompletezza con cui è stata condotta da altri soggetti la prima delicata fase degli accertamenti.
Con specifico riguardo al procedimento relativo alla morte dei due giovani si rileva altresì che la Procura di Matera, nella richiesta di archiviazione di esso, ed il G.I.P., nel decreto del 20 aprile 1998 che ha accolto tale richiesta, hanno evidenziato che le risultanze processuali acquisite non sono idonee a sostenere fondatamente un'accusa in giudizio sia nei confronti della persona che è stata sottoposta ad indagini, sia nei confronti di altri soggetti; più in generale, in tali atti, viene rilevata l'assenza di una sicura riconducibilità della morte dei ragazzi a causa delittuosa, a fronte della mancanza di elementi in tal senso, seppure indiziari, caratterizzati dalla gravità, univocità e concordanza. Avverso il menzionato provvedimento di archiviazione pronunciato in data 20 aprile 1998, le persone offese Giuseppe Orioli e Olimpia Fuina hanno proposto ricorso in cassazione, peraltro dichiarato inammissibile, con ordinanza del 27 gennaio 1999. Allo stato la vicenda processuale relativa alla morte di Luca Orioli e Mariarosa Andreotta deve ritenersi conclusa.
Si segnala che la Procura della Repubblica ha a suo tempo formulato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Ferdinando Izzo, Rosa Salinardi e Antonio Maiorana per l'ipotizzato reato di cui agli articoli 476 e 479 del codice penale, attribuito nelle rispettive qualità di vice pretore, di medico incaricato di procedere alla visita ispettiva sui cadaveri e di ufficiale di P.G., in quanto il primo e il terzo avevano attestato falsamente di aver partecipato alle operazioni ispettive, consistenti nell'esame esterno dei corpi, mentre l'Izzo e la Salinardi avevano attestato che la morte dei due giovani doveva considerarsi derivata da «arresto cardiocircolatorio provocato da folgorazione», malgrado l'assenza di segni univocamente riconducibili a tale causa e la superficialità della visita necroscopica effettuata, tale da non garantire l'attendibilità dei risultati conseguiti all'esito dell'accertamento.
Il procedimento penale in questione si è tuttavia concluso il 19 novembre 1999 con sentenza del G.U.P. di Matera che ha dichiarato non doversi procedere nei confronti degli imputati «perché il fatto non sussiste».
Fonte: www.camera.it
Gradimento










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A S S U R D O
Bravo drago che ci fai vedere queste cose... chi preferisce mettere la testa sotto la sabbia speri solo che queste tragedie non ci tocchino mai da vicino.