Processo sulla “faida” di Montescaglioso del 1991: assolti i dieci imputati

La Corte d’Appello di Potenza ha assolto, per non aver commesso il fatto, dieci persone, imputate nel processo sulla faida di Montescaglioso (Matera) nel 1991: in aula il pm, Laura Triassi, aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. La vicenda riguarda gli scontri tra clan rivali presenti nell’area, che portarono a dieci omicidi, di cui due avvenuti nella pizzeria “Peccati di gola” il 16 maggio 1991: le dieci persone furono rinviate a giudizio nel 2007. (ANSA).
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di Fabio Amendolara

POTENZA – Dopo quasi dieci anni di processo in Corte d’assise i nove imputati – per omicidi di 25 anni fa – sono stati assolti. Tutti. Il processo per la mattanza di Montescaglioso si chiude con un flop.

«Non ci sono prove», ha detto in udienza il sostituto procuratore antimafia Laura Triassi. E ha chiesto l’assoluzione degli imputati. I dieci omicidi sono stati commessi a Montescaglioso a inizio anni ’90 nell’ambito, sosteneva la Procura, della «guerra di mafia» tra i clan Zito e Bozza.

Entrambi i boss – Pierdonato Zito e Alessandro Bozza – stanno scontando l’ergastolo.
Il primo, dopo anni di carcere duro (il 41 bis dell’ordinamento penitenziario) a Rebibbia, è detenuto a Voghera, il secondo è detenuto a Nuoro.

Bozza sta scontando l’ergastolo per gli omicidi di Cesare Liuzzi e Vittorio Masella, uccisi nella primavera del 1989 a Bernalda e Montescaglioso. Liuzzi, reo di aver lucrato personalmente sul traffico di sostanze stupefacenti, sarebbe stato ucciso da Riccardo Modeo e Cosimo Murianni con la complicità di Bozza.
Masella subì una sorta di processo sommario per essere passato al clan De Vitis di Taranto.

Secondo i pentiti che hanno ricostruito la fase criminale dell’ascesa della banda poi guidata da Bozza (anche quella segnata da diversi omicidi), fu sempre Riccardo Modeo a dare il colpo di grazia con un colpo di pistola al cuore.
Zito ha sulle spalle l’omicidio di Gianfranco Bitondo, suo cugino.

Secondo gli investigatori Bitondo fu condannato a morte dal suo capo perché sospettato di aver fornito indicazioni alle forze dell’ordine sul nascondiglio dove era rifugiato Zito durante un periodo di latitanza.

Gli imputati del processo per la mattanza di Montescaglioso sono nove.
Oltre a Zito e Bozza, presunti capi delle due fazioni in lotta, sono imputati Vito Grieco, Vincenzo Rucci, Vito Masiello, Marco Ditaranto, Paolo Ditaranto, Cosimo Palagiano e Antonio Dinota.

I nove sono accusati di aver preso parte a una guerra di mafia che, a inizio anni ’90, fece contare dieci morti a Montescaglioso: cinque per gang.

Per volontà di Zito sarebbero stati uccisi Cosimo Giannotta, ucciso in una cava di tufo vicino al paese; Giuseppe Mazzoccoli e Francesco Giannotta, uccisi nella pizzeria Peccati di Gola con un blitz che portò al ferimento di altre sei persone tra cui lo stesso Bozza; Silvano Ditaranto e Giuseppe Festa (nel corso di un agguato con pistole e mitragliette.

Per ordine di Bozza – secondo l’accusa (l’indagine è stata condotta dai pm antimafia Vincenzo Montemurro, ora in servizio a Salerno, e Felicia Genovese, ora in servizio a Roma) – sarebbero stati uccisi Rocco Petruzzo, raggiunto da colpi di una pistola a tamburo, Giuseppe D’Ambrosio, giustiziato con un colpo alla testa nel corso di un agguato, Rocco Andriulli, con le stesse modalità, Ugo Mona e Luciano Oliva. Fatti che hanno segnato la popolazione del centro materano in quella che viene ancora oggi ricordata come la «stagione di piombo dei clan di Montescaglioso». Quegli omicidi però ora tornano essere senza una soluzione.


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  1. Montescaglioso
    Lo sfogo del prete antimafia don Cozzi: Basilicata terra di delitti impuniti La Basilicata “è la terra dei delitti impuniti. Uno dopo l’altro, sangue dopo sangue, continuiamo purtroppo a prendere atto che in Basilicata si può sparire nel nulla, si può versare sangue e anche sangue innocente, si possono effettuare stragi, e alla fine restare impuniti”. Lo sostiene, in una nota, il rappresentante nazionale di “Libera”, don Marcello Cozzi, in riferimento alla sentenza con cui la Corte d’Assise di Potenza ha assolto dieci imputati nell’ambito del processo sulla faida di Montescaglioso (Matera) del 1991. “Sono così tanti” aggiunge “i nomi dei morti ammazzati e delle persone scomparse, è così lungo l’elenco delle storie di sangue a cui nessuno sta restituendo verità, e dei loro familiari a cui nessuno consegna uno straccio di giustizia, che lo sconcerto si intreccia con la rabbia, e le perplessità si accompagnano all’indignazione”. “Da Ottavia ad Elisa, da Mariantonietta a Luca e Marirosa, da Vincenzo a Mario, dal duplice omicidio dei coniugi Gianfredi all’omicidio di Tiziano, a quello di Giuseppe Forastieri, senza dimenticare le faide e le lupare bianche degli anni passati del materano e del melfese, per arrivare oggi alla faida e alla strage di Montescaglioso. Storie e persone quasi sempre distanti fra di loro, ma con un unico comune denominatore: nessuna mano omicida, nessun volto di assassino, nessuna verità. Per anni” conclude “ci è stato detto che in Basilicata la mafia non esisteva, non vorremmo ora scoprire che in fondo non sono esistiti neanche i morti ammazzati”.

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