Non vogliamo le mimose
![]()
Domani, care ragazze, ci tocca. Che abbiamo 20 o 60 anni, che siamo basse, alte, grasse, magre, rosse, brune, bionde, domani è la nostra festa. Saremo inondate di fiori e sorrisi, di abbracci ed auguri. E domani sera sarà la nostra sera. Usciremo con le amiche, come facciamo sempre o non facciamo da tempo. Ci libereremo di mariti, figli, fidanzati. Andremo a festeggiare. ... Cosa?
Siamo sicure che i bagordi di un sabato sera che potrebbe essere uno qualunque, siano il modo migliore di rendere omaggio a migliaia di sorelle, compagne, donne che hanno sacrificato se stesse nella lotta contro la discriminazione sessuale? Siamo certe che il ramoscello di mimose che riceveremo domani sia sufficiente per ricordare Hina e le ragazze come lei, uccise per aver scelto una vita "diversa"? Basteranno per restituire il sorriso a chi ha subito l'infame pratica dell'infibulazione? Serviranno a sedare il dolore di donne vittime di abusi e violenze quotidiani?
E poi, guardiamoci intorno, ragazze. Cosa abbiamo da festeggiare, noi donne "normali", donne del 21° secolo? Una parità ed un'uguaglianza sempre auspicate e mai totalmente raggiunte? Pensate alle quote rosa. Lo zuccherino per indorare la pillola che tanto nessuna donna diventerà mai Primo Ministro o Presidente della Repubblica. Pensate che nel 2008 a garantire le pari opportunità ci vuole un'istituzione ministeriale, si formulano leggi ad hoc per favorire l'imprenditoria femminile; praticamente siamo una categoria protetta, al pari dei diversamente abili. Solo che loro un buon motivo ce l'hanno per essere tutelati, noi invece siamo ... donne.
E' vero, tra le grandi vittorie che abbiamo ottenuto, c'è il diritto di voto, una conquista - tutto sommato - molto recente, se consideriamo che data massimo un secolo (in Finlandia le donne ottennero il diritto al voto nel 1906; in Italia 40 anni più tardi, nel 1945). Anche la Costituzione Italiana ci tutela. All'art. 37, recita: "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione". Ci è consentito di lavorare, e di adempiere alla nostra essenziale funzione familiare (diritto riservato solo a noi donne! Non hanno forse anche gli uomini essenziali funzioni familiari?); però, care mie, arrivate al momento di "maritarci", ci tocca compiere una scelta: carriera o famiglia. E non ditemi che ci sono forme di lavoro flessibile, che le madri che lavorano sono tutelate, o cose simili. La verità è che se non hai i genitori che badano al pargolo, o se non hai un'entrata mensile più che dignitosa da permetterti l'asilo nido, puoi dire ciao al lavoro e a tutte le favolette sulla realizzazione della donna nel mondo del lavoro e tornare al tuo posto, quello assegnatoti da Madre Natura: l'angelo del focolare e ... dei piatti da lavare, dei panni da stirare, del bambino da accudire, del marito da servire.
A proposito di lavoro e carriera, a noi donne sarà sempre riservato il secondo posto sul podio. Ci verrà sempre assegnata la sola medaglia d'argento perchè esisterà sempre un tetto di cristallo a separarci dalla vetta riservata rigorosamente agli uomini. Guadagneremo tantissimo, ma mai quanto un uomo. La nostra carriera farà passi da gigante, ma davanti a noi ci sarà sempre un uomo. Potremo fare parte del top management di un'azienda, ma saremo sempre vice di qualcuno che guarda caso - fa la pipì in piedi (e si dimentica sempre di abbassare la tavoletta del wc).
Vogliamo parlare poi di un altra grande conquista, la libertà sessuale? Qui si sprecherebbero fiumi di parole. Quarant'anni fa, correva il glorioso anno 1968, i reggiseni venivano bruciati nelle piazze, per le strade, per rivendicare una dignità che andasse più in alto di un paio di gambe, un sedere e un paio di tette. Oggi i reggiseni li riempiamo fino a straripare, quando non possiamo ricorrere all'aiutino del chirurgo che ci dota di due perfetti globi che sfidano la forza di gravità, restando immobili nel tempo, strizzati in attillati corpetti che ce li tengono su, a mo' di tonsille. Qualche anno fa, le femministe gridavano disgustate e arrabbiate contro la cultura maschilista della donna oggetto. Oggi, le femministe tacciono e le donne fanno di tutto per diventare oggetto: di desiderio, di ammirazione, di attenzione. Sculettano, ammiccano, gemono, si scosciano, si spogliano, si vendono. Di tutto. Pur di dimostrare che sì, alla fine siamo libere di essere e di esprimere noi stesse. Quella che un tempo si chiamava prostituzione, ora si chiama libertà.
No, care ragazze, le mimose non le vogliamo.
Gradimento










Punteggio: 0.0, Voti: 0
- Login or register to post comments
- Inoltra questa pagina
Versione stampabile


