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La terra di Sergio RubiniInserito da Cinzia il V, 03/03/2006 - 11:18
La terra come ambita proprietà materiale, ma anche come senso di appartenenza viscerale ad un luogo da cui si può scappare fisicamente, ma con il quale si finisce - prima o poi - per dover fare i conti. Questo il senso del film forte e sanguigno di Sergio Rubini, genio del "male" - oserei definirlo - per essersi fatto trasfigurazione dell'abiezione, della corruzione, dell'avidità e per aver rivelato che al mondo non ci sono buoni e cattivi, ma taciti compromessi tra ciò che è bene e ciò che è male. Nel film Rubini diventa Tonino, strozzino inguardabile e repellente nell'aspetto almeno quanto nella morale, che tiene in scacco le sorti di quattro fratelli con una vicenda familiare alle spalle fatta di violenza fisica e psicologica.
I quattro fratelli si ritrovano a Mesagne per discutere l'opportunità di vendere la "terra" ereditata dal padre, ma uno dei quattro fratelli - nato, peraltro, da una relazione extraconiugale del padre - da quella "terra" ci vive e si oppone fermamente alla decisione degli altri tre. Questa la trama principale attorno a cui si snodano le diverse vicende personali dei protagonisti. Nel film trovano spazio richiami a disparati generi cinematografici: alcune scene rimandano ai paesaggi ed alle atmosfere dei mitici spaghetti-western; la risoluzione di un giallo tiene incollati allo schermo gli spettatori; per molti versi, si tratta di una commedia grottesca, con tanto di lieto fine, su cui aleggia però il sorriso beffardo della sorte che si prende gioco dei destini dei fratelli (e -talvolta - di ognuno di noi, verrebbe da pensare). Il tutto sottolineato da una colonna sonora altrettanto beffarda ed irriverente, a tratti epica, a volte comica. Non si tratta del solito film che ritrae il Sud come isola felice, nè come terra disperata. Sì, la pellicola è girata in Puglia, ma la storia potrebbe essere ambientata ovunque, in qualunque epoca, perchè il perno della storia è l'Uomo, nelle sue pulsioni più istintive e primordiali. Basti pensare al più grande dei fratelli, l'affascinante e colto professore di filosofia che viene da Milano (F. Bentivoglio), per firmare l'atto di vendita della proprietà, che cederà alla violenza, al compromesso, alla menzogna. O al più piccolo dei fratelli (P. Briguglia), giovane socialmente molto attivo ed attento alle cause dei più deboli, che macchierà la propria innocenza per vendicare un sopruso. Tra tanto male, sangue e violenza, però, mi piace ricordare del film una scena "bucolica", se così si può dire: Fabrizio Bentivoglio vestito di tutto punto, che durante una corsa in bicicletta, si ferma ad osservare dei contadini impegnati nella raccolta delle olive. Una vera e propria dichiarazione d'amore da parte di Sergio Rubini alla sua "terra". ( categories: TV/CINEMA )
Carissima sei sempre così attenta ad ogni particolare. Mi sarebbe piaciuto vederlo con te il film o quanto meno discuterne insieme nella tua mansarda-studio, accanto alla stufa elettrica. Come sempre. Io però ho visto qualcos'altro nel film di Rubini. Ho visto la passionalità incontrollabile dei meridionali sopraffatta dalla freddezza e dalla razionalità di chi vive al Nord . Rubini ha rilevato le differenze caratteriali delle due anime dell'Italia. E non è confortante comprendere che nulla è cambiato. Il film però mi è piaciuto davvero tanto. Specie nella parte finale quando i fratelli malinconicamente ricordano lo splendore della masseria. Purtroppo al sud siamo condannati a perdere per incuria anche le nostre maggiori ricchezze. La terra ormai è un peso per chi la possiede. Perchè nessuno sa più come farla fruttare, nessuno la considera più un privilegio; è diventata una bega giuridica se condivisa con i familiari, qualcosa di cui disfarsi per incamerare denaro da investire magari nella costruzione di un ipermercato, nell'oblio delle nostre radici. Forse sono stata un pò retorica. Mi fermo qui. Alla prossima, spero nel solito posto. Abitiamo a qualche metro di distanza, e siamo ridotte a comunicare attraverso una tastiera, in una Montescaglioso virtuale! Questo è aberrante! Tirata d'orecchie per entrambe a parte, Angelica cara, tu sai che ogni tua riflessione innesca una reazione a catena...così passano le nostre serate davanti alla stufa elettrica. Ciao a tutti! Ho visto il film e mi è molto piaciuto. Del resto Rubini ci ha abituato al suo talento. Mi aspettavo un bel film, e così è stato. Infatti condivido tutte le riflessioni fatte da Cinzia Felice e Angelica.....e rivedendo la pellicola sicuramente si possono trovare mille altri spunti e sfumature. Detto questo, voglio porre l'attenzione su di un'altro aspetto che si ritrova in tutti i film di Rubini. La sua capacità di fotografare la realtà porta con se, a mio avviso, delle controindicazioni. Sul fatto che i film di Rubini facciano più danni che bene non sono d'accordo. E' vero che molti fatti e situazioni raccontate potrebbero far inorridire qualche benpensante fan di Bossi ma è altrettanto vero che Rubini racconta e descrive luoghi e personaggi inimitabili che solo da noi si possono trovare e che giustificano una vacanza. Caro Corvo,
leggo sempre con interesse i tuoi interventi perchè so di trovarci qualche spunto di riflessione.
Stavolta non posso essere d'accordo con te per una serie di ragioni che - ovviamente
- illustrerò.Innanzitutto, quello di Rubini è un ritratto reale, anche se con alcune sfumature grottesche, di quello che è il Sud, di ciò che siamo noi meridionali. Rinnegare quel film sarebbe come non avere il coraggio di guardarsi allo specchio per quello che si è. E' vero, lo specchio è spietato; rivela i difetti senza pudore. E si è costretti a prendere coscienza di quello che si è. Forse per questo a "noi meridionali" i film di Rubini danno fastidio. Ed è anche vero che il Sud non è solo quello visto nel film. Ma è anche quello. E ciò - sono d'accordo con Ciffo - dovrebbe indurci a riflettere su come vorremmo che fosse realmente il Nostro Sud. Tanto più che il film non è stato realizzato da un "estraneo". La pellicola è nata nella mente di chi l'ha realizzata, sulla base di un vissuto personale, di esperienza diretta. E' stato come togliersi il vestito buono della domenica per indossare i panni (sporchi?) di tutti i giorni. Ed i panni di tutti i giorni sono il forte senso di attaccamento alla terra, con le conseguenze positive e negative che l'esasperazione di questo sentimento porta.
Il Sud de La terra non è un Sud da cartolina, da meta turistica dei sogni. Ed io sono contenta che sia così, perchè allo sfavillare di certe località esotiche frutto di riproduzioni anonime di uno stereotipo collaudato (mare blu-spiaggia bianca-palme-villaggio da sogno), preferisco vedere l'anima vera, viva di una terra. Forse questo non farà marketing, non farà promozione turistica. Ma dubito che il Cinema, in quanto arte, possa assolvere a questa funzione (a meno che non si tratti di certo cinema di matrice puramente commerciale che ci ha venduto l'America come terra dei sogni!).
A proposito di Rubini, potresti, comunque, ricrederti se guardassi (non so se l'hai già fatto) Tutto l'amore che c'è e L'anima gemella. Soprattutto nel secondo, le spiagge del Salento assumono una dimensione magica, spettacolare, incantatoria... sulla scia della trama del film, che narra appunto di vicende "sovrannaturali". E Rubini qui ci ha azzeccato di nuovo. Il Sud è anche magia, incanto, meraviglia.
Quindi non ridurrei il discorso ad una semplice questione di "immagine turistica". A chi dice "Guarda come sono ridotti ancora questi qui!" potresti rispondere che è meglio essere ridotti ancora così che aver perso l'anima nei grigi corridoi della metropolitana!
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La tua bella recensione mi ha incuriosito e questo weekend ho deciso di andare al cinema per vedermi "La terra". Il film mi è piaciuto anche se meno di altri dello stesso Rubini (ad esempio "Tutto l'amore che c'è"). Da montese che vive a Milano mi sono facilmente riconosciuto nel personaggio interpretato da Bentivoglio con il suo odio-amore verso la terra in cui è nato e da cui è scappato. Fantastica la scena al ristorante in cui chiede al cameriere un rombo per ricevere dopo un'ora di attesa una spigola (tanto è lo stesso... cosa cambia?).
E' vero... il film potrebbe essere ambientato ovunque ma il fatto che sia descritta la vita di un paesino della provincia pugliese, così vicina e simile alla nostra provincia, rende tutto molto più interessante. I vicoli del centro storico, la processione del venerdì santo, la raccolta delle olive, il dialetto e i modi di dire, le facce dei personaggi tanto simili a persone che conosco e ho visto realmente... omicidio a parte il film mi ha regalato un bel viaggio Milano-Montescaglioso!