Montesi



Inserito da Cristoforo Magistro il L, 17/07/2006 - 18:30

Le notizie e le considerazioni riportate in queste pagine si fondano su un lavoro di ricerca a tutto campo sulle fonti battesimali della Parrocchia San Pietro e Paolo di Montescaglioso iniziata insieme all’amico Damiano D’Ambrosio dieci anni fa e poi sospesa perchè la mole di lavoro che avrebbe comportato l’archiviazione elettronica dei dati era insostenibile e la proposta di creare un gruppo di studenti che vi provvedesse all’interno di un progetto di formazione suscitò solo imbarazzata perplessità nell’amministratore cui fu fatta.
In altre realtà, e non mi riferisco solo ai centri mormoni o ai serissimi istituti tedeschi o francesi che si occupano di demografia storica e microstoria, ma anche all’iniziativa avviata nel 2000 da Renato Soru - il creatore di Tiscali e attuale governatore della Sardegna - con il consorzio Shardna (http://www.shardna.it/) cui ha poi aderito anche il Centro Nazionale Ricerche, lo studio di simili materiali costituisce la base su cui si stanno sviluppando innovativi studi genetici e storici. In mancanza dei mezzi economici, scientifici e di management necessari a una tale impresa, sarebbe velleitario pensare a qualcosa di lontanamente simile.
Tuttavia, tuttavia..., questa potrebbe, forse, essere l’occasione buona per far ripartire il progetto di censimento del passato del nostro paese ricostruendo il corso delle generazioni.
Si potrebbe lanciare l’iniziativa: “Adotta un anno della nostra storia”...
Se ne riparlerà, spero.
Intanto colgo l’occasione per ringraziare - è, veramente, il minimo che possa fare - il Parroco Don Vittorio Martinelli grazie alla cui liberalità nel consentire la consultazione dei libri parrocchiali è nata questa utopia.

Montescaglioso in una raffigurazione del seicento
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Montescaglioso in una raffigurazione del Seicento

Da sinistra a destra:

  • Chiese, torri e palazzi: Castello Antico, Monastero di San Michele Arcangelo, Orologio, San Giovanni (?), Chiesa Matrice di San Pietro, Palazzo Antico, Monastero di Sant’Agostino.
  • Porte: Porta di Ponente, Porta Pescara, Porticella, Porta Maggiore.
  • Chiese fuori le mura: Santa ... (?) della Rocca, Santa Lucia, Cappella dei Salvaggi, la Nunziata, San Rocca (?).


Ne è passata di gente su queste colline e ogni generazione ha lasciato qualcosa a quelli che son venuti dopo: il naso greco, le oreccchie a sventola, il capello riccio, l’occhio ceruleo e un particolare modo di camminare, guardare, gesticolare.
Anche, molti credono, un modo di essere.
Non siamo, non dovremmo essere, dei mendeleiani piselli anche per quanto riguardo carattere e personalità, ma a giudicare da alcune espressioni nelle quali si è cristalizzata la cosiddetta mentalità, anche su questo fronte il determinismo gode di ottima salute. Non si dice: “appartiene a quella razza! Con quella razza ti vuoi mettere? E’ di buona razza”. Oppure, e più spesso perchè non bisogna esagerare con le lodi: “che razza fetente!”
Lontano da ogni intenzione scherzosa, l’idea di una «discendenza biologica trasmettitrice di potenzialità etiche, […] d’una sacra corrente» azionata dall’eredità genetica, è costante in Carlo Emilio Gadda, uno dei maggiori scrittori del nostro Novecento, per il quale è sempre «il folto brulicare delle generazioni» (Quer pasticciaccio brutto de via Merulana), «il respiro delle generazioni, de semine in semen» (La cognizione del dolore) a spingere in una certa direzione ogni umana, individuale vicenda. E tuttavia il suo determinismo è una costruzione nella quale solo dopo che i fatti sono accaduti si spiegano le cause che li avrebbero prodotti: «è la lettura della curva dell’ananche (fatalità, destino), non la sua spiegazione».1 Per un intellettuale di formazione scientifica, Gadda era ingegnere, una simile posizione appare piuttosto debole. E’ come attribuire una vincita al lotto ai numeri avuti in sogno dal nonno, senza spiegare perchè tante altre volte i numeri dello stesso nonno non siano usciti.

Va anche detto che la parola razza nel nostro dialetto non ha le stesse colpe che in italiano in quanto significa stirpe. E’, comunque, quello che sta dietro a un certo determinismo a base genealogica un modo di ragionare che non tiene conto del contributo dato dalle madri alla formazione delle “razze” o stirpi. E’ con la scoperta dell’agricoltura che le società diventano patrilineari per assicurare che i beni del padre, appunto il patrimonio, vadano ai figli legittimi, ma questo non cambia il fatto che si sia “nati di donna”. La maternità è persino per un accanito, laico ragionatore come Stephen, il Telemaco dell’Ulisse di Joyce, “la sola cosa autentica della vita”. Non la scontata maternità della gestazione, ma quella dell’accompagnamento nel mondo della “traccia di lumaca” che è ogni nuova vita. Ciò che fa sì che ogni madre, dopo che nella pancia, porti la sua creatura “in braccio e dentro al cuore” in modo che “la maratona del mondo” non la schiacci prima che abbia acquisito un minimo di difese.2
Ciò significa che nel corso del tempo, con l’innesto costituito dai matrimoni sui ceppi delle stirpi, l’etichetta, il cognome della famiglia, rimane lo stesso, ma il suo, diciamo, contenuto genetico e culturale cambia.

Ma quante sono state le generazioni che hanno popolato il nostro sito nel corso del tempo? A giudicare dalle testimonianze archeologiche si direbbe che già ventisette secoli fa un certo numero di individui si aggirasse sulle sue alture e vi campasse la vita come poteva. Ventisette secoli, calcolando una distanza media di venticinque anni fra l’una e l’altra, danno oltre cento generazioni. Pur in una divagazione basata, come questa, solo su attendibili approssimazioni, sarebbe eccessivo considerarli già montesi e ipotizzare che qualche attuale residente possa essere il centottavo anello del segmento della catena generazionale compresa fra il settimo secolo avanti Cristo e oggi.
Ma chi può dirlo con certezza? Lo studio del passato, con il riportare alla memoria fatti dimenticati, più che dare risposte pone nuove domande. E’ anche questo il motivo che fa dire allo Stephen joyciano che la storia è un incubo da cui cerca di destarsi.3
Se n’era accorto anche il Duca d’Auge dopo che, il 25 settembre 1264, era salito sulla torre del suo castello “per considerare la situazione storica” e l’aveva trovata poco chiara: «Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là.[...] Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs[...]
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saraceneschi chiudevan persiane. I Normanni bevevan calvadòs».4

Se nelle nebbie della storia si sono perse per sempre le tracce degli individui, ma non del loro operare, che hanno vissuto nei secoli più lontani, è invece possibile restituire alla memoria nomi, cognomi e paternità di quanti a Monte sono nati a partire dalla seconda metà del Cinquecento.
Precisamente dal 1565.
Credo che ci si possa contentare, senza per questo dimenticare che siamo molto più antichi di quanto possa essere dimostrato da un qualunque documento poiche tutti possiamo dire con Gadda: «Ho degli antenati contemporanei di Gengis-Khan e altri contemporanei di Cesare e per pura modestia, vivendo in epoca democratica, non vado più in su».
Il recupero della memoria di cui si diceva prima è reso possibile nel nostro caso dai preziosissimi Libri dei battesimi sui quali, in base a una delle ultime deliberazione del lunghissimo Concilio di Trento (1545-1563), ai parroci fu ordinato di annotare i nomi dei battezzati. Come è noto il Concilio era stato indetto per riorganizzare la Chiesa su nuove basi dottrinali e contenere le perdite avute con il distacco delle popolazioni dell’Europa centro-settentrionale che avevano aderito alla Riforma di Martin Lutero. In tale ottica si stabilì che il sacramento del Battesimo per mezzo del quale in passato si aderiva alla Chiesa dopo un’attenta preparazione e maturazione, e quindi in età adulta, dovesse essere impartito ai bambini appena nati. Da una cosciente e libera scelta si passava così a un reclutamento semi-forzoso motivato col fatto che solo chi faceva parte della Chiesa poteva salvarsi.
Discutibile quanto si vuole sul piano, diremmo oggi, delle libertà, questa disposizione –che finì per assumere carattere di obbligarietà poichè era l´unico atto che dava cittadinanza e diritti civili- ha consentito la creazione di un’anagrafe delle anime che coincide largamente e anticipa di oltre due secoli l´anagrafe civile.
Non sappiamo quanti giorni dopo la nascita venisse impartito il sacramento a Montescaglioso. Recenti ricerche hanno dimostrato che, come se fosse proprio l’atto battesimale a insufflare l’anima nell’individuo, i medici del Seicento praticavano il parto cesareo per giungere in tempo a spargere acqua santa sui feti in pericolo di vita. E pazienza se la salvezza eterna del bambino era pagata con la morte della madre.5
E’ presumibile che, di norma, il battesimo si facesse a un paio di giorni dalla nascita, ma poichè l’atto richiedeva la partecipazione di una pluralità di persone (celebrante, testimoni, genitori) poteva capitare che si dovesse rimandare oltre. Considerato che un decimo dei bambini moriva entro il secondo giorno di vita e un quinto entro il settimo, i demografi storici attribuiscono ai registri dei battesimi una sottostima delle nascite reali fra il 2 e il 4%.6

Un altro serio problema che si pone quando s’iniziano a registrare i battesimi è quello dei cognomi. La gente comune non ne aveva e nelle piccole comunità non se ne sentiva neanche l’esigenza. Nome e cognome derivato da un patronimico (Minico de Luca), un mestiere o una carica (Andrea Baccaro, Erario e Salinari per le gabelle), la provenienza, Giuseppe de Motula, un difetto o un pregio (Bascio, Gagliardo) o un soprannome (Sparagina, Pisaturo, Cardone), bastava a rendere tutti identificabili. Ma nei Comuni mercantili che cominciarono a svilupparsi economicamente e demograficamente grazie all’attività delle corporazioni artigiane, l’esigenza di codificare i dati personali degli artieri impose già nel XIV-XV secolo una loro regolazione: solo così i discendenti erano ammessi nella stessa arte.7
La fissazione dei cognomi fatta dai libri battesimali serviva d’altra parte a ricordarli agli stessi proprietari ed era, per così dire, l’equivalente di ciò che è per noi l’ora esatta del Galileo Ferraris di Torino o quella a longitudine zero di Greenwich. D’altra parte ancora ai primi del secolo scorso era analfabeta l’80% della popolazione lucana e nel resto d’Italia la media era di poco più bassa, ma anche fra molti degli istruiti il saper leggere e scrivere svaniva per mancanza di pratica. Non ci si crederà, ma molte lettere di quell’epoca - dirette ad autorità e, si presume, scritte col massimo impegno- sono firmate in modo diverso dal cognome anagrafico. Controprova ne è che quasi ogni cognome fra quelli riportati su http://www.ellisisland.org/ - il sito statunitense che ospita un archivio elettronico con i dati dei 22 milioni di emigrati sbarcati a New York fra il 1892 e il 1924- si presenta con qualche variante. Non sempre erano gli addetti alla compilazione delle liste di imbarco sulle navi a scrivere male ciò che il passeggiero dettava.

Ma è apriamo finalmente il primo libro dei battesimi con i nomi di quanti ricevettero il sacramento dal 1565 al 1670. A quanto se ne sa, la parrocchia di San Pietro, l’attuale Chiesa Madre, era l’unica in cui si praticasse, quindi i primi montesi a denominazione d’origine controllabile, son tutti là.
Chi scrive non ha particolari competenze al riguardo, ma, considerando il tempo trascorso e le condizioni dell’ambiente in cui in passato era tenuto, definirebbe discreto lo stato di conservazione del volume.
Fascino, suggestione, emozione, non ci sono che queste parole plastificate dall’abuso per indicare ciò che si prova aprendolo. Le annotazioni a penna d’oca, una grafia spesso incerta, in qualche pagina un po’ della cenere usata per asciugare l’inchiostro, in qualche altra ciò che rimane di un moscerino spiaccicato... Il pensiero va al celebrante – ai celebranti, le grafie sono diverse e qualcuna fa pensare a chierici di una certa cultura, altre a preti contadini o artigiani dalle mani non affusolate -, al gruppo raccolto attorno al fonte battesimale, al pianto del battezzando, alla povera festa del dopo battesimo.
Deo gratias, jjrazziaddii, l’inverno è finito, ma il freddo di febbraio e le giornate di tramontana, il gruppetto uscito dalla Chiesa Madre lo ricorda ancora chiacchierando sul sagrato, sotto il solicello dell’incerta primavera dell’anno del Signore 1565, a Monte...

Fregi con la scritta “Laus Deo” sul libro dei battesimi del 1568
Fregi con la scritta “Laus Deo” sul libro dei battesimi del 1568


Affrontando la prosa - resa ancora di più incerta decifrabilità da qualche macchia di umidità- delle scritture battesimali, pagina dopo pagina, sfila il corteo di antenati dalle porte dell’antica Chiesa Madre – quella attuale è un rifacimento - e si riversa per la Monte di allora.
Le donne si chiamano Altabella, Carmosina, Catarina, Cornelia, Costanza, Diana, Dianora, Desiata, Dominica, Donna, Figula, Geronima, Grisanzia, Isabella, Lucrezia, Perna, Porzia, Rosa, Stella, ecc.. Fra i maschi si sprecano i Giovanni, i Cola (Nicola), i Nardo (Leonardo) e, per buona misura, i Colanardo. C’è un solo Rocco, per di più usato come secondo nome per Joan Rocho Anglares, figlio dell’ufficiale spagnolo Francesco e tenuto a battesimo da un altro spagnolo, Isidoro Baldassarro. Il nome è appena un po’ più usato al femminile (Rocca, roccia a presidio e difesa della cristianità; anche grazie, sembra di capire, al fatto che c’era una cappella fuori le mura con lo stesso nome). Nè le cose cambieranno di molto dopo che, nel 1584, Rocco da Montpellier sarà proclamato Santo da Gregorio XIII.
Al sud ci si affidava ad altri santi. Si è già detto della popolarità di San Giovanni, ma, a un certo punto, a Montescaglioso sarà San Leonardo, cui si attribuiva la facoltà di rompere le catene dei prigionieri che lo invocassero, a battere tutti. Evidentemente era quella la tutela di cui si sentiva più bisogno e per vari secoli il santo francese da noi faticherà ad affermarsi, mentre nel centro-nord la diffusione del suo culto procedeva di pari passo con le epidemie, soprattutto la peste, che colpivano le varie zone. Ma questa è un’altra storia...
Quello che si vuole dire è che nel Cinque-Seicento il campionario di nomi a disposizione di chi comprava un figlio era molto ricco.
Per fortuna la formula, un misto di italiano e latino, è per un certo tempo la stessa: il giorno ... Don ... ha battezzato il figlio/la figlia di ... presente (da sottintendere: in qualità di testimone) ...
Non è dato sapere se qualche pagina scritta in data anteriore sia andata persa, ma il primo montese ufficiale è presentato al fonte il 15 aprile 1565 ed è chiamato Gioan Berardino dal padre Pascalo. Un’abrasione rende incerta la lettura del cognome di quest’ultimo: forse è de Jannarella. Il padrino è Marciello di Pistizzo, la madrina Antonia, il celebrante Don Angelo Garbellano. Le cose vanno decisamente meglio con la seconda neonata battezzata il 19 aprile. Si tratta di Angila Camilla, figlia di Dominico da lo Conto, il padrino è Raduano de Raduano, la madrina Cania, il celebrante lo stesso Garbellano. Con il terzo si va sul velluto: Die 22 Ap(ri)li donno pretro de diana have battezato lo figlio di dominico de yura n(omin)e gioan berardino presente cola de giusoeo. In lingua: il 22 aprile Don Pietro De Diana ha battezzato il figlio di Domenico De Iura con il nome di Giovan Berardino alla presenza di Cola De Giosuè.
Fra l’aprile e l’ottobre del 1565 vengono battezzati 95 bambini; nell’anno successivo, fra maggio e dicembre, 110. Per il 1567-1568 i dati coprono l’intero anno e i battezzati risultano 157 e 227.
Nella seconda pagina relativa al 1569 un’annotazione informa che parroco, cantore e ogni altro sacerdote, sono stati rinchiusi nel carcere di Matera per ordine del vescovo. Per quale motivo? Tergiversabantur, che è come dire che battevano la fiacca lasciando passare troppo tempo fra nascite e battesimi con il rischio, si è già detto, che qualche animuccia andasse perduta. Nella stessa nota si dice che la compilazione del registro è affidato a Don Andrea Cappellano e Vincenzo Gatti, diacono. Dopo pochi giorni però i celebranti risultano gli stessi di prima, probabilmente la pena era stata condonata. Le registrazioni si fanno però più accurate, per grafia e completezza, e frequenti. L’annotazione eodem die, nello stesso giorno, che indicava che in passato i sacerdoti aspettavano l’accumulo, per cosi dire, di un certo numero di bambini prima di mettere la stola, diventa meno frequente.
Il miglioramento del servizio non porta però, almeno per quell’anno, a un aumento dei battezzati che, anzi, si riducono a 191. La tendenza si rafforza nel 1570 quando i battesimi scendono a 129 e si stabilizza nel 1571 con 135 nuovi nati. Nel 1572-’73-‘74 arriva la ripresa con, rispettivamente, 206, 219 e 213 battesimi.
Con il passare del tempo le sobrie scritture dei primi anni lasciano il posto a grafie più manierate e trombe, pennacchi e qualche ornamento benaugurante-scaramantico si affianca all’annotazione dei dati di qualche battezzato. La novità arriva nel 1570 con il bernaldese (?) Don Leonardo Troiano. Il particolarismo del Seicento si preannuncia anche in queste piccole cose, nella commistione di sacro e profano, pubblico e privato.

atto di battesimo
atto di battesimo
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Gli atti di battesimo di Ruggiero Pilato e di Giovan Leonardo Gagliardo arricchiti da fregi particolari


annotazione per elezioni sagrestani
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Una figura atletica regge la Chiesa nell’annotazione per l’elezione dei nuovi sagrestani. Questo ruolo era riservato ai religiosi non ancora ordinati sacerdoti. In basso, a destra, un tentativo di poesia religiosa.


Chi scrive ha inserito in un archivio elettronico8 i dati completi dei nati fra il 1565-’68 e il 1574-’84. Dei 583 nominativi del primo gruppo 287 sono maschi e 280 femmine; dei 1072 del secondo, i maschi sono 547 e le femmine 524. Secondo la demografia storica, il rapporto numerico fra i sessi alla nascita misurato sui grandi aggregati è di 105 maschi per ogni 100 femmine. I dati montesi denotano perciò grande precisione nelle registrazioni.
Da un campionario sulla stessa piccola banca dati si rileva che il celebrante più richiesto è il Don Angelo Garbellano già incontrato. A lui tocca officiare in 172 cerimonie, contro le 136 di Don Giovanni Lenge, le 102 del Parroco Don Florino Palazzo, le 98 di Don Pietro De Diana, le 36 di don Marco Siniballis, le 29 di Don Ruggiero Cantarella, le 8 di Don Pietro Nardiello, le 5 di Don Pariso Cappellano. Si tratta del don Cappellano, si ricorderà, non coinvolto nell’arresto del Capitolo del gennaio 1569, ma non per questo - restiamo nel campo delle supposizioni – molto popolare. Molto più amata doveva essere Altabella di Fascilla (un cognome per un mestiere, come sarà qualche decennio dopo per Benedetta Vintrella!), mammana (levatrice) e madrina di successo, seguita dalla concorrente Galolla, detta Lolla, di Scanniello. Bisognerebbe loro dedicare una strada, magari una di quelle attorno alla Chiesa Madre o sulla Torre, perché fu grazie alla loro opera che il paese si riempì più che per l’arte di Ferranto De Leonardis, il primo dottore in medicina incontrato in questa rassegna.
Le cifre sulle nascite annuali si riferiscono a un campionario assai piccolo e non hanno pretese di completezza, ma l’instabilità dei dati segnala alcuni fenomeni. Da una parte l’estrema precarietà in cui, non diversamente che nel resto d’Europa, si viveva in quegli anni, dall’altra il carattere aperto della comunità-Montescaglioso e l’attrazione che esercitava sulle popolazioni costiere. A spingerle lontano dal mare era la minaccia della pirateria saracena. Forse ancora di più le tremende tasse che dovevano servire a costruire le torri, non più solo di avvistamento, e mantenere la soldataglia che le presidiava. Non si trattava di cosa da poco: nella seconda metà del Cinquecento furono apprestate trecentoquaranta torri-fortezze di cui circa un terzo sulle coste pugliesi. Ma tutto il sud Italia era l’estrema frontiera della cristianità e dell’impero spagnolo e come tale era difesa. Purtroppo a spese delle popolazioni direttamente minacciate.9
Si vuol dire con questo che i fortissimi aumenti che si registrano in alcuni anni, sono dovuti all’arrivo di famiglie scappate dalle coste pugliesi e calabresi o formate dagli spagnoli mandati di rinforzo in presenza dell’aumentato pericolo. La nazionalità ispanica di vari padri è esplicitamente citata in vari atti.
Ma non sono questi i soli forestieri individuabili in questi documenti. Senza voler qui entrare nella controversa materia che studia i cognomi, molti individui si direbbero provenienti dal nord Italia come attestato da toponimi come Bolognese, de Sena (di Siena), Genuese, Lombardo, Paduano, Raduano, Siciliano, Venezia, ecc. Lo stesso indizio si ripresenta in modo ancora più evidente con l’indicazione della provenienza di molti padrini di battesimo: Catanzaro, Napoli, Nocera, Campobasso, Ascoli, Rimini, Parma, Bergamo, ecc..
Spesso sono qualificati come mastri. Mastri di che? Muratori, scalpellini-scultori probabilmente, alcuni lavori nell’Abbazia benedettina erano ancora in corso...
Ancora più interessante è la presenza di alcune famiglie ebraiche. Le attendibili ricerche fatte su Puglia, Calabria e Campania ne hanno evidenziato la presenza dopo la cacciata dalla Spagna e dalla Sicilia nel 1492, ma una loro discreta presenza è rintracciabile anche in Lucania.10
Tralasciando i pur presenti Judeo, Judio, Judis, Brayco, lo Braico, ecc., così chiamati per indicare qualità vere o presunte degli individui cui furono dati, e i tanti cognomi usati dagli ebrei (fra i quali Rossi), ma non per questo indicatori di sicura ebraicità di chi li porta, rimane una famiglia Veneciano e, ancor più, una famiglia D’Ascoli o D’Ascolo che i figli li battezza, ma li chiama Rabina e Teodora.

atti battesimo
(Clicca per ingrandire)
Atti di battesimo del 1565

  • Il giorno 6 maggio Don Florino Palazzo ha battezzato la figlia (di) Antonio, alias Calzo di Greta, col nome Porzia e Marta, testimone Jacobo di Catanzaro;

  • Nello stesso giorno Don Marco Sinibaldi ha battezzato la figlia di Paulo di lo Palazzo col nome Angilla (Angella) e Rosa, testimone mastro Andrea Baccaro;
  • Nello stesso giorno Don Angelo Garbellano ha battezzato la figlia del Magnifico Salvo (Salvatore) D’Ascolo col nome Rabina e Teodora, testimone mastro Andriano d’Aspriello;
  • Nello stesso giorno Don Angelo Garbellano ha battezzato la figlia di Agostino d’Adoranto col nome Angilla e Dianora, testimoni Cola di Antonio di Brayco e Rosa di Critao (?)


Nota: la riproduzione totale o parziale del testo è consentita a condizione che se ne indichi l’autore. Non è invece permesso l’uso delle immagini.



  1. P. Antonello, Gadda e il darwinismo, in http://www.arts.ed.ac.uk/italian/gadda/.
  2. J. Joyce, Ulisse, Mondadori 1973, p. 27.
  3. J. Joyce, Ulisse, cit., p. 33.
  4. R. Queneau, I fiori blu, traduzione di I. Calvino, Einaudi)
  5. G. Lerner, Se ritorna la battaglia delle anime, in http://www.informazionecorretta.com/
  6. Del Panta-Rettaroli, Introduzione alla demografia storica, Laterza 1994, p.60.
  7. Ib. p. 39.
  8. La banca dati è stata sviluppata su Access da Francesco Dattoli, che qui ringrazio, e comprende 44 voci di cui 40 sono indici di ricerca.
  9. AA.VV, Napoli e Filippo II.La nascita della società moderna nel secondo Cinquecento, Macchiaroli editore 1998, pp. 64-65.

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Inserito da ciffo il V, 21/07/2006 - 01:16

Guardavo con attenzione il disegno di Montescaglioso del 600 e mi sono venuti alcuni dubbi Puzzled :

  • Porta di ponente sarebbe Porta S.Angelo?
  • E il castello antico? esiste ancora traccia?
  • E soprattutto, attaccata a porta maggiore non dovrebbe esserci il castello normanno ancora oggi esistente?

Qualcuno sa rispondermi?


Inserito da Franco Caputo il S, 22/07/2006 - 10:32

Veduta di Monte, sec. XVI.
Rispondo ai quesiti di Ciffo sulla veduta del paese proposta da Cristoforo. Esistono alcune iconografie (poche purtroppo)antiche di Montescaglioso realizzate da geografi, viaggiatori e agrimensori che permettono di conoscere l'assetto del paese tra i secc. XVI e XVIII. La più nota è quella dell'abate Pacichelli del 1701 - 1702. La più antica, finora, è appunto questa veduta di fine secolo XVI. Proviene dalla Biblioteca Angelica (Roma) fondata dall'Ordine degli Agostiniani ed è stata pubblicata nel 1988 da Giuseppe De Troia nel volume " Piante e vedute della Puglia cinquecentesca " ( Schena editore, pag. 55). Nell'Angelica, la veduta è conservata in gruppo di piante, e disegni raccolte, secondo il De Troia, da Padre Angelo Rocca, fondatore della Biblioteca, per pubblicare un atlante da viaggio da utilizzare per gli spostamenti dei frati agostiniani tra i vari e numerosi conventi dell'Ordine esistenti nell'Italia Meridionale. Ed infatti a Monte esisteva ed esiste uno dei più importanti conventi agostiniani della Basilicata fondato probabilmente sul finire del sec. XIV. La veduta, sulla base degli studi del Di Troia, risalirebbe all'ultimo decennio del sec. XVI, probabilmente al 1593 (non ricordo ora in base a quale elemento concreto). Il disegno propone una vista di Monte allineando su un unico fronte, due versanti diversi del paese che nella realtà divergono secondo un angolo quasi retto imperniato sulla torre esistente a Piazza Roma. I fronti sono: il versante che guarda la valle del Bradano (Torre Vetere - Torre di Piazza Roma) ed il versante affacciato su piazza Roma (Torre di P. Roma - Castello). L'orientamento dell veduta, alquanto inesatto, è indicato dai termini " Levante " (est), " Mezzogiorno " (sud), " Ponente " (ovest). Quest'ultimo termine scritto presso una torre ed una porta induce in errore. Non si tratta di Porta S. Angelo ma dell'indicazione dell'ovest. L'importanza della veduta è enorme poichè associata alla veduta del Pacichelli, che propone il fronte su piazza Roma ed il versante verso la Murgia, permette di conoscere in dettaglio tre dei quattro lati del paese. Purtroppo finora non è mai stato rintracciato un disegno relativo al versante nord, ovverro Balconi Sottani, che permetterebbe di coprire il quadrilatero. Le chiese segnalate sono:
- " Monasterio di s.to Michele Arcaneglo" (l'abbazia);
- " orlogio" annesso alla chiesa di " S.to Jo ", ovvero la chiesa di S. Giovanni demolita intorno al 1911 per ricavare la piazzetta dell'orologio, a sua volta campanile della chiesa.
- " S.to Pie.o Ma.ce Ecc.ia " (S. Pietro, la chiesa Madre);
- " Mon.o S.cto Aug.o " (monastero di S. Agostino);
- " S.ta M. de la Nova" ( La Madonna della Nova );
- "S. Lucia "; non l'attuale vecchia S. Lucia, ma una chiesa i cui ruderi ancora esistono lungo la Carrera.
- " Cappella deli Salvaggia", una cappella appartenente alla famiglia Si(e)lvaggi, probabilmente da identificare con l'attuale S. Lucia Vecchia, la cui dedicazione vera è S. Maria dell'Abbondanza;
- " La Nuntiata ", l'ospedale e la chiesa della SS. Annunziata;
- " S.o Roco ", la chiesa di S. Rocco.
Altri elementi segnalati.
- " Porta Maggiore " e la grande torre circolare oggi visibile, purtroppo deturpata, solo da via Pitagora;
- " Porticella ", la piccola porta presso S. Agostino da cui deriva il nome della zona " Portella ";
- " Porta Pescara ". Una porta annessa alla chiesa ed alla torre del Crocifisso e demolita con la ricostruzione della chiesa sul finire del sec. XIX;
- " Castello antico ". E' il fortilizio longobardo (ante anno mille ", i cui resti sono disegnati anche nella veduta del Pacichelli. Nel sec. XI i Normanni abbandonarono la roccaforte per erigere il nuovo castello nell'attuale P. Roma. L'edificio, però, fu mantenuto in efficienza per difendere il versante nord-occidentale del paese. L'impianto antico, ancora visibile nel disegno (una grande torre, una cinta e una piccola torre laterale), si ridusse con l'abbandono, alla sola grande Torre. Da qui il nome del rione, Torre Vetere. Gli ultimi resti furono demoliti per costruire il serbatoio dell'Acquedotto Pugliese negli venti/trenta del novecento. Esiste una foto di Monte nella quale in lontananza si scorge l'ultimo spuntone della Torre.
- " Palazzo Antico ". E' il castello normanno eretto a cavallo dei secc. XI e XII. L'attuale Palazzo Lupo (Palazzo Marchesale),con la chiesa di S. Caterina, ovvero l'odierno Bar Italia. Metà del castello è stato demilito negli anni sessanta.
Da notare sul disegno la lunga linea che congiunge Porta Maggiore a S. Lucia: è il tracciato della Carrera che dal paese giungeva nella valle del Bradano " Bradani f." che il disegnatore distorce per mantenere l'allineamento del disegno nello spazio / foglio disponibile.
Spero di aver soddisfatto tutte le tue (vostre) curiosità. Chiedo scusa anticipatamente per eventuali inesattezze. Franco C.


Inserito da ciffo il S, 22/07/2006 - 12:55

Franco, grazie 1000 per le spiegazioni. Veramente interessanti!

Assurdo come [ montese da una vita ] ignorassi molte di queste cose. Embarassed

Ancora un dubbio.
I 2 torrioni circolari ancora oggi visibili in Piazza Roma facevano parte di Porta Maggiore?
I resti visibili in via Pitagora sono quelli dietro casa Noia?


Inserito da Franco Caputo il S, 22/07/2006 - 20:17

Torri a P. Roma.
Con le spalle all'ufficio postale. La torre a destra, con un'altra demolita negli anni sessanta, affiancava l'ingresso al cortile del castello. Nell'angolo sinistro della piazza, la rotondità che si nota, è una scala addossata dall'esterno al corpo della grande torre medievale, la cui sommità è visibile solo da via Pitagora. E'stata recentemente sfigurata da un insensato intervento. La torre ed un palazzo adiacente sono stati tinteggiati completamente di nero. Franco C.


Inserito da ZODD il S, 22/07/2006 - 20:28

kiedo scusa ma forse nn sarebbe meglio se si fa intervenire anke la pro loco ke hanno fotografie storiche, per le spiegazioni di alcune zone o luoghi di montescaglioso,ke nn esistono piu o state modificate?
cosi credo ci sara piu facile capire meglio .
nn lo pensate anche voi, che ne dici Franco Caputo è una bella idea evidenziare su foto dettagli delle torri o di quanto altro ancora.
buona serata a tutti


Inserito da Franco Caputo il L, 24/07/2006 - 09:59

Ottima idea.
L'idea zoddiana delle foto è sicuramente fattibile, con foto della Pro Loco o di altra provenienza. Bisognerebbe chiedere alla Pro Loco qualche foto. Comunque la tua proposta è l'occasione per aprire un altro fronte. A Monte , nelle famiglie e tra vari appassioanti, esistono centinaia di foto che documentano la vita e l'assetto del paese. E'materiale che rischia di andar perso o di restare nel cassetto. La Pro Loco ha già realizzato negli anni passati mostre con materiale estremamente interessante. Non so se è possibile sulla base della capacità tecnica e di gestione di Montescaglioso.net, ma secondo me un obiettivo, ovvero un'ulteriore sezione del sito, potrebbe essere una fototeca dedicata alle raccolte di vecchie foto. Queste sarebbero sottratte al rischio di andar perse e potrebbero essere condivise da tutti. Diversamente risulta estremamente costoso immaginare una pubblicazione a stampa. Nessun ente pubblico ha ormai i denari per tali iniziative ed i montesi oltre a non acquistare i biglietti per i concerti, usano anche non acquistare libri, che spesso si pretendono regalati. Un'operazione del genere è ovviamente impegnativa e penso attenga anche alla discussione " che cosa vuol fare da grande Montescaglioso.net ". Franco C.


Inserito da ciffo il L, 24/07/2006 - 11:31

Una sezione del genere è già prevista e in fase di lavorazione.
L'ultima volta che sono sceso a Monte (a pasqua) ho parlato di persona con un rappresentante della pro-loco. Gli ho presentato il nostro progetto ed esposto un paio di nostre idee ed iniziative che vogliamo realizzare per il futuro. Dopo un pò di esitazione, naturale diffidenza e qualche giorno di riflessione hanno acconsentito molto gentilmente a mettere a disposizione del sito il loro archivio fotografico.
Da quello che ho visto in quei giorni si dovrebbe trattare di oltre 100 foto storiche, tutte molto interessanti. Ho già cominciato a sistemare il software del portale per quello che potrebbe servire.
Questa estate poi, se tutto va bene, dovrei passare in digitale tutto il materiale e, una volta deciso con loro il modo migliore di presentarlo, dovrei cominciare a pubblicarlo sul sito.... speriamo bene!
Sarà sicuramente necessario "allegare" ad ogni foto un'appropriata descrizione per inserirla nel giusto contesto storico. E qui deve venir fuori lo spirito collaborativo dell'intera comunità!


Inserito da titus il L, 24/07/2006 - 12:13

mi posso mettere a disposizione per il lavoro di didascalie da inserire sotto le foto...
e per quelle che sono le mie competenze e conoscenze, per una datazione storica...
Dato che presumo, che le foto sino quelle della mostra fatta dalla pro loco non credo che il lavoro di datazione
Non Prometto nulla ma vedrò se riesco a reperire delle foto
dell'inizio del 900, che rittraggono alcuni nostri concittadini che si apprestano a seguire la metitura del grano con sullo sfondo una vecchissima trebbia a vapore.


Inserito da ZODD il L, 24/07/2006 - 13:04

signori , un po di materiale vario di famiglia oppure di ambienti agricoli anche di altri paesi sn a mia disposizione e so anke a chi chiedere x altri. cmq sia nn credo che sia questo il problema anche 2 sole foto antiche x ogni utente registrato è piu che sufficiente. il bello è appunto come Ciffo ha mensionato metterlo inpriatica xke di suo sta gia incasinato, ci basti vedere il suo indirizzo di posta che è full, ti ho riempito di materiale nhe ver eheheh.
dicevamo se si vuol far un bel lavoretto allora la comunita deve muoversi , il bello sta qui.
è un esempio che vi faccio :le foto x intenderci
ci servono persone che sappiano usare grafica,programmatori x immeterli nel sito,franco caputo titus o altri x le spiegazioni,ci potrebbe anche esser utile che so uno dei due internet point che vi sn a montescaglioso, li possiamo riunirci e fare il tutto o tutto cio ke vogliamo x il portale.
e via discorrendo . come dice il grande lazarum a voi studio


Inserito da Franco Caputo il L, 24/07/2006 - 13:14

Una buona notizia. Apprendo da Ciffo, che il database sulle vecchie foto è già avviato. Ecco una buona notizia. Le foto disponibili, comunque sono ben oltre le cento che hai già potuto vedere. La stessa Pro Loco, credo ne possegga due o trecento.Molte altre sono ancora rintracciabili presso le famiglie. Questo per avere un'idea dello spazio web da utilizzare. Per le didascalie o commenti alle foto, credo ci potrà essere la collaborazione di molti. Bisognerà cercare aiuto anche fuori Montescaglioso.net. Un problema con il quale mi sono scontrato in una mostra organizzata nel 2001 è la identificazione delle persone e dei gruppi familiari nelle foto più vecchie. Qui veramente occorre l'aiuto degli anziani etc. Immagino che una tale sezione possa anche raccordarsi con il progetto di Cristoforo. Aggiungo qualcos'altro rispetto alla voglia di tanti di conoscere meglio il paese ed il suo territorio. Nelle prossime settimane, la struttura di cui ho con Angelo Lospinuso la responsabilità, il Centro di Educazione Ambientale, potrebbe organizzare con Montescaglioso.net qualche visita ai luoghi meno conosciuti e più intriganti di Monte. Tra i tanti, e giusto per stuzzicare la curiosità, S. Lorenzo a Murro. Franco C.


Inserito da ciffo il M, 25/07/2006 - 12:18

Ottima notizia Franco. Io ci sono e credo molti altri risponderanno "presente" al tuo invito.
Io ti chiederei di +. Facciamolo diventare un appuntamento periodico.... ogni tot mesi un incontro del genere in un luogo particolare del nostro paese con tutto monte.net ma, soprattutto, con fotocamera e videocamera per realizzare documenti audio/video da inserire sul portale.
Sei d'accordo? Io propongo Angelo Lospinuso come voce narrante Eye-wink


Inserito da ZODD il M, 25/07/2006 - 12:59

ottima iniziativa voglio esserci anche io.
spero che i giorni siano quelli giusti ,dato che a agosto dovro iniziare a lavorare forse x 4 giorni a settimana dal martedi al venerdi.
quindi se ho la possibilità ci sarò anchio.
tenetemi informato.


Inserito da ciffo il L, 24/07/2006 - 11:39

Ciao Cristoforo,
supponendo di avere a disposizione un determinato numero di persone che lavori a un progetto simile a quello iniziato da te e il tuo amico sui libri parrocchiali, cosa secondo te si potrebbe fare? Quali sono le potenzialità?
A livello pratico quali sarebbero i passi da compiere e i risultati a cui arrivare? Una volta digitalizzati tutti i libri, tradotto e importato su PC tutti i testi che tipo di ricerca andrebbe affrontata?


Inserito da Cristoforo Magistro il G, 27/07/2006 - 11:57

Rispondo con un po’ di ritardo alla domanda di Felice sulle potenzialità connesse alla creazione di una banca dati elettronica sugli antichi montesi. Se ho capito bene, l’attivissimo amministratore di questo sito chiede, giustamente, quali “prodotti” finiti darebbe un lavoro di tanto impegno.
La questione è molto complessa e mi riservo, appena se ne presenterà l’occasione, di rispondere a voce a quanti fossero interessati alla cosa in modo dettagliato e senza nascondere le difficoltà che comporta, ma non voglio lasciar cadere la questione senza dare una, sia pure breve, risposta.
Prima di tutto darebbe alla comunità una diversa consapevolezza di se stessa. Una canzone di successo di alcuni anni fa diceva che la storia siamo noi. Ecco: quella storia siamo proprio noi. Non è nè più bella nè più brutta di altre, ma è nostra e quindi sarebbe, credo, interessante conoscerla.
Ma al di la di questa ricaduta, diciamo sociologica, del lavoro, una volta inseriti tutti i dati ricavabili dai registri battesimali, matrimoniali, ecc. sarebbe possibile conoscere in modo analitico l’andamento demografico del nostro paese nel corso dei secoli: natalità, fecondità, mortalità, composizione delle famiglie, durata media della vita, ecc. . Dati del genere sono la materia prima per la demografia storica e non mi risulta che siano molte le località per le quali un lavoro del genere sia stato fatto. Magari può sembrare poca cosa che Montescaglioso sia citata in aridi studi statistici, ma dati del genere sarebbero la base certa su cui fondare ipotesi di ricerca in altre direzioni.
Faccio un esempio: se uno vede che, diciamo nel seicento, da un anno all’altro si passa da una media annuale di duecento a poche decine di nascite, se ne chiede la causa e magari consultando altre fonti capisce che andamento avevano le epidemie. Così come notando che c’è un forte aumento, andrà ad esaminare gli eventuali cognomi nuovi che compaiono e si chiederà cosa ha prodotto il trasferimento da altri paesi.
Ma il campo più interessante nel quale questo tipo di elaborazioni trova applicazione è senz’altro la genetica. In Italia sono in via di sperimentazione i progetti avviati nel 2000 da Renato Soru con la Shardna sulle popolazioni dell’Ogliastra (http://www.shardna.com/) e il 'Progetto Carlantino', nel foggiano, che si basa sulla ricerca “Cognomi di Carlantino”, pubblicata nel 2002, che ha ricostruito gli alberi genealogici di 563 famiglie.
C’è da dire che in ambedue i casi si sono studiate popolazioni che, per particolari motivi geografici e storici, sono state per secoli isolate dai centri vicini, ma le funzioni degli attuali software di archiviazione dati consentono di isolare all’interno della comunità i nuclei famigliari che non si sono imparentati con forestieri.
E’ questa solo un’ipotesi che sarebbe interessante testare offrendo a chi di queste cose s’intende seriamente l’incentivo costituito dal fatto di trovare già fatta la parte più ingrata del lavoro di catalogazione delle catene generazionali.

Questo a grandi linee: naturalmente l’eventuale sviluppo del progetto sarà da concordare con i vari soggetti che detengono le fonti.

Le iniziative per il recupero della memoria storica attraverso la documentazione fotografica mi sembrano di grande interesse e meritano sicuramente di essere seguite.
Io sono disponibile a collaborarvi.


Inserito da anycamy il L, 24/07/2006 - 18:38

io potrei contribbuire con l'elaborazione grafica,non so se posso essere utile in tal senso: magari posso elaborare delle planimetrie ho mappe cittadine per identificare l'esatta ubicazione delle foto. Ho ricostruzioni di com'era com'è ma ho bisogno di un incontro per capire meglio il progetto, purtroppo sarò a monte solo dopo la prima meà di agosto.


Inserito da AMV il M, 25/07/2006 - 08:50

amv
Accogliete numerosi l'invito di Franco Caputo alla "scoperta" del territorio montese. Le sorprese saranno davvero tante!
L'invito per Franco è invece di riproporre gli interessantissimi incontri organizzati dal C.E.A. sulla conoscenza di quello che ha rappresentato Montescaglioso ed il suo territorio sin dal IV sec. a.C..


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