Storia



Francesco Saverio Nitti

Inserito da Maria Magistro il M, 20/02/2008 - 15:21

Francesco Saverio NittiFrancesco Saverio Nitti

Il 20 febbraio del 1953 morì a Roma il lucano Francesco Saverio Nitti, aveva 85 anni e alle spalle una vita spesa per la famiglia e il Paese.

La famiglia e gli amici l’avevano amato e stimato molto, il Paese politico non proprio.

Pur essendo senatore, morì da consigliere comunale, eletto nella lista civica di Roma nel 1952, perché ormai si sentiva lontano dalla politica dominante di quegli anni, lui che aveva ricoperto cariche politiche importantissime e che si era fatto strada grazie alle notevoli capacità e ai meriti conquistati sul campo, si dice oggi.

Alla sua morte fu ricordato soprattutto all’estero, nei Paesi di tradizione liberale e democratica che avevano espresso le maggiori preoccupazioni quando Nitti, più di trent’anni prima, era stato costretto a dimettersi da Capo del Governo, mentre si faceva avanti un’Italia bramosa di “azione”e “ardimento”. Fu quella stessa Italia, quella fascista, ormai consolidata nell’ardimento, che lo costrinse ad abbandonare il Paese e a rifugiarsi prima in Svizzera e poi in Francia. Non gli mancò neanche l’esperienza delle SS nel 1943, quando fu prelevato e deportato in Tirolo.

Tornò libero nel maggio del 1945 e rientrò in Patria, dove riprese con entusiasmo e passione a fare politica per ricostruire l’Italia, partecipando ai lavori della Consulta prima e dell’Assemblea Costituente poi. Senatore della Repubblica, nel 1947 fu incaricato dal presidente De Nicola di formare il governo, ma non ci riuscì.

Anche l’Italia, comunque, gli tributò onore: ebbe funerali di Stato.


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La Marcia di Turenna dall’Epifania all’Arlesienne di George Bizet

Inserito da Pietro Andrisani il D, 06/01/2008 - 14:53

La Marcia di Turenna

dall’Epifania
all’Arlesienne di George Bizet

Pietro Andrisani

e-mail: pandrisani@libero.it

Il sei gennaio il mondo cristiano di fede cattolica celebra l’anniversario del battesimo di Gesù con l'Epifania che, unitamente alla Pasqua, al Natale ed alle Pentecoste, viene ritenuta una delle ricorrenze più attese dell’anno[1]. Per gli uomini di osservanza o di sola obbedienenza cattolica l’Epifania è una festività composita, che contempla e celebra il battesimo di Cristo, il primo miracolo da lui compiuto con la conversione dell’acqua in vino e l’adorazione dei Re Magi davanti a Gesù Bambino visto nella sua natura di uomo e di Dio. Quest’atto devozionale viene inteso come unione o conversione dei Gentili al Giudaeismo ed interpreta l’evento festivo della regale potestà, dell'umana mortalità e della divina maestà del Messia.


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Natale, Solstizio d’inverno, Rinascita del Sole o Capodanno?

Inserito da Pietro Andrisani il L, 24/12/2007 - 21:36

  Natale, Solstizio d’inverno,

Rinascita del Sole o Capodanno?

Pietro Andrisani
e-mail: pandrisani@libero.it

Fino ad alcuni anni fa il noto detto Natale con i tuoi si traduceva sistematicamente in fatti: ci si riuniva tra parenti nelle case paterne o dei nonni o, comunque, in quelle più centrali ed ospitali dei consanguinei. Si trascorrevano ore liete degustando piatti e leccornie del luogo propri di quella festa tra colorite narrazioni di reminiscenze domestiche. Davanti al presepe, avveniva il rituale scambio di doni e dei consueti auguri intonando tradizionali pastorali e nonne[1] tramandati, per imitazione, da chissà quante generazioni. Infine, intorno ad uno o più tavoli, il parentado giocava a carte o a tombola; snocciolando frutta secca, degustava vini novelli fra scambi di vedute su fatti di cronaca familiare o di natura politica – questi ultimi argomenti non mettevano d’accordo nessuno – ma anche sulle origini e sul significato del Natale, ritenuto il più ragguardevole evento dell’anno.

La data, si sa, è convenzionale essendo stata scelta all’inizio del IV secolo per contrapporre un novello Natale ai festeggiamenti dei Romani che allora, con un cerimoniale assai suggestivo e misteriosofico, celebravano ancora la nascita del dio Mithra, identificata col Solstizio d’inverno ovvero, La Rinascita del Sole (νεα γηενεσισ)[2]. Studiosi del ramo sostengono che vi è una diretta connessione tra il dio Mithra e l’aureola d’oro posta sul capo del Bambino Gesù in quanto essa sta a simboleggiare la rinascita del Sole dell’anno nuovo, il solstizio d’inverno[3].

Anche la liturgia cattolica romana, fino al Concilio Vaticano II, la notte di Natale ricordava[4] il mistero dell’incarnazione di Gesù con un sontuoso cerimoniale ricco di solenni canti gregoriani e di inni sacri non liturgici d’intonazione prevalentemente agreste. Il rito prevedeva la celebrazione di tre Messe: la prima a mezzanotte, la seconda all’aurora ed al mattino, la terza. Quest’ultima rappresentava una liturgia speciale perché composta per la martire Sant’Anastàsia (dama romana di origine greca morta nel 304), ed intesa come offerta sacrificale che prometteva resurrezione, per assonanza col vocabolo anàstasis (αναστασις) che vuol dire, appunto, rinascita, redenzione.

Dal 336, data ufficiale del primo Natale cristiano, per lunghissimo tempo, rispettabili teologi hanno sostenuto che il 25 dicembre, giorno della redenzione (αναστασις) per il distacco di Cristo dall’organo materno, si doveva identificare come il primo dell’era cristiana e dell’anno.

Altri, interpretando in diverso modo il primo emistichio del quattordicesimo versetto del Vangelo giovanneo, Verbum caro factum est[5] decisero di ribaltare la prima verità affermando che il Verbo si era fatto carne non al momento del distacco di Cristo dal seno materno ma esattamente nove mesi prima, quando il Padreterno, mediante l’Angelo Gabriele, riponeva il seme del cristianesimo nel vergineo seno di Maria.


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Solstizio d’inverno ossia La rinascita del Sole

Inserito da Pietro Andrisani il V, 21/12/2007 - 11:30

Solstizio d’inverno

Ossia

La rinascita del Sole

Pietro Andrisani

pandrisani@libero.it

Nei rituali delle Istituzioni contemplanti un cerimoniale ricco di valori simbolici, i giorni che danno inizio alle stagioni dell’anno solare hanno sempre segnato date assai significative sotto il profilo misteriosofico e festivo. Esse venivano celebrate con drammi liturgici rievocanti il rinnovamento della energia vitale della Terra, il passaggio dalla acerba innocenza dell’inverno alla gaia pubescenza, all’aspetto magico, prodigioso e sognante della primavera che, a sua volta, preludia alla maturità fisiologica, alle considerazioni razionali e meditate che si configurano nella pienezza dell’estate.

Queste ricorrenze diedero inizio al simbolismo greco-latino degli equinozi e delle porte solstiziali dell’inverno e dell’estate rappresentate dalle due facce del dio Giano ed espletate con celebrazioni imbevute di contenuti di natura coreutica-musicale.


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"L'acetosa sollevò il capo" di Antonio Pallottino

Inserito da webmaster il V, 23/11/2007 - 19:20

Nell’ambito del Protocollo d’Intesa tra le Province di Torino e di Potenza, sabato 1° dicembre, alle 15, nell’Auditorium di via Valeggio 5 a Torino, sarà presentato il volume di poesie “L’acetosa sollevò il capo” di Antonio Pallottino. Nato a Rionero in Vulture l'8 febbraio del 1943, Antonio Pallottino si è laureato a Milano in Storia e Filosofia e, come docente delle medesime discipline ha prestato la sua opera presso il Liceo Classico della sua città natale.Vincitore di numerosi premi letterari, ha fondato la compagnia teatrale Gruppo 8 e, attualmente, collabora a riviste locali e nazionali. E' autore di diverse recensioni letterarie. Il volume “L'acetosa sollevò il capo” è dedicato all'eccidio avvenuto nel suo paese natio il 24 settembre del 1943. Nella premessa l'autore spiega i motivi che l'hanno indotto a cimentarsi su questo argomento: egli sente il dovere morale di raccontare come si svolsero i fatti tragici avvenuti in Rionero e di rammentare alle future generazioni che non bisogna dimenticare, poichè solo sul passato è possibile costruire il presente e il futuro. Il quadro storico di riferimento che fa da sfondo a tutta l'opera è quello della Resistenza. Siamo in piena occupazione tedesca e in tutto il Paese il popolo dà prova di grande eroismo, resistendo al nemico che, prima di ritirarsi, saccheggia, distrugge, uccide. Anche a Rionero furono trucidati diciotto giovani innocenti che il poeta ricorda ad uno ad uno, chiamandoli col proprio nome e cognome. All’appuntamento letterario saranno presenti: il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, il presidente della Provincia di Potenza, Sabino Altobello, gli assessori alla Cultura, Valter Giuliano (Torino) e Giuseppe Telesca (Potenza), il sindaco di Rionero in Vulture, Antonio Placido e il vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Roberto Placido. Antonio Bruno si occuperà della lettura antologica delle poesie di Antonio Pallottino mentre Antonio Labate le abbinerà con l’aspetto musicale.


Memoria di Brigantaggio. Un questionario per riscoprire il passato della nostra Regione

Inserito da webmaster il L, 15/10/2007 - 11:42

Un amico francese, Pierre-Yves Manchon, ci ha chiesto aiuto per diffodere attraverso il sito un questionario riguardante il brigantaggio. La speranza è che qualcuno dei nostri lettori si renda utile compilando il questionario e fornendo notizie utili al recupero di documenti sconosciuti ai più. In allegato a questo post trovate 2 versioni del questionario, la prima è da stampare e far compilare a penna da amici, parenti, nonni, zii.....ecc. La seconda, più snella, si può compilare direttamente su computer e rispedire via e-mail. Rendiamoci utili!


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San Rocco (in argento e in musica) - Cinquantunesimo Compatrono di Napoli

Inserito da webmaster il M, 15/08/2007 - 18:48

Riceviamo da Pietro Andrisani (pandrisani@libero.it) un bel documento sul nostro patrono San Rocco. Lo pubblichiamo volentieri.
 
San Rocco: statua in argento di Mariano Florio su bozzetto di Ernesto Calì. Foto di Giuseppe FlorisSan Rocco: statua in argento di Mariano Florio su bozzetto di Ernesto Calì. Foto di Giuseppe Floris

L’agiografia accreditata degli ultimi sette secoli sostiene che il taumaturgo più implorato dall’italiano meridionale, durante le calamità naturali è San Rocco di Montpellier. Subito dopo la sua morte terrena la fama del Santo trovò viva accoglienza tra i sudditi del Regno di Napoli, allora assoggettato prevalentemente a suoi corregionali: ci riferiamo agli Artois, ai Montfort, ai Baumont, ai Baucii, tutti baroni provenzali che, dietro perentori consigli di papa Clemente IV, avevano contribuito a togliere il meridione d’Italia agli eredi del ghibellino Federico di Svevia per consegnarlo al guelfo Angioino.

Da quel ‘trecento troppe volte il popolo napoletano ha cambiato padrone ma durante il suo lungo servaggiato si è sempre conservato gelosamente nella propria spiritualità la presenza del San Rocco prodigioso fino ad eleggerlo suo santo Patrono, a dedicargli toponimi di vie, di vicoli, di piazze, di cupe, di rioni; a rappresentarlo in preziosa lega d’argento e, finalmente, nella fine dell’XVIII secolo, a farlo esprimere da eroico personaggio nel teatro musicale d’impianto religioso.


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Dalla Riforma Agraria agli anni sessanta

Inserito da Cristoforo Magistro il M, 26/06/2007 - 12:43

Il problema dell’eccessiva frammentazione della terra a cui accenna Titus è un elemento importante nell’economia agricola di qualunque paese, ma associare il concetto di latifondo a quello di agricoltura produttiva è un controsenso.

In Italia la questione della polverizzazione aziendale pesava moltissimo già prima della Riforma Fondiaria. Quello sulle proprietà è stato a lungo uno dei nostri segreti meglio custoditi. La prima indagine INEA sulla distribuzione della terra nel nostro paese è del 1947. E’ uno studio prezioso, ma incompleto perché censisce le proprietà e la loro superficie, non i proprietari.

In Basilicata si presentò la seguente situazione: la superficie agraria utilizzabile era di 957.884 ettari; le proprietà 279.069.

Di queste 142.060, oltre la metà, erano fazzoletti di terra che non superavano il mezzo ettaro; 87.106 andavano da 0,50 a 2 ettari. La microproprietà contadina cominciava con le 30.227 quote di estensione compresa fra i due e i cinque ettari; la fascia d’ampiezza che meglio rappresentava il tipico coltivatore diretto e garantiva, più o meno, la sussistenza era costituita dalle 10.124 proprietà di estensione compresa fra cinque e dieci ettari.; un gradino più su c’erano 5.762 proprietà formate da appezzamenti dai dieci ai venticinque ettari. La categoria dei piccoli possidenti era presente con 1.889 proprietà fra i venticinque e i cinquanta ettari, quella dei medi con 1.059 proprietà fra cinquanta e cento ettari.

Raggruppando un po’ i dati sulle fasce estreme (piccolissima e grandissima proprietà) il problema dell’iniqua distribuzione della terra si presenta in tutta la sua drammaticità:

• le 269.117 proprietà della fascia d’ampiezza da zero a 10 ettari detenevano 279.685 ettari;

• le 590 proprietà della fascia d’ampiezza da 200 a oltre mille ettari avevano un’estensione di di 360.116 ettari.

Questi dati, ripeto, danno conto delle proprietà non dei proprietari poichè due o più proprietà di una qualunque fascia d’ampiezza potevano far capo a un unico proprietario.


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Soprannomi e cognomi

Inserito da Cristoforo Magistro il V, 15/06/2007 - 11:48

I cognomi nascono dalla disposizione del Concilio di Trento (1543-1563) che imponeva ai sacerdoti di battezzare i bambini subito dopo la nascita e di lasciarne traccia sugli appositi registri indicando il nome del battezzato, quello del padre e quello dei testimoni.

In adempimento a tale prescrizione furono i sacerdoti a inventarli (nel senso di “ritrovarli, recuperarli”), per lo più dando forma scritta al modo di identificare i vari individui che fino ad allora si faceva a voce. Con il battesimo quindi tutti si trovarono ad avere un cognome; ancora prima, la stessa funzione era stata svolta dai notai, ma solo per le famiglie che avevano avuto bisogno di far redigere qualche atto.

Semplificando il discorso, si può dire che la Chiesa regalerà un cognome ufficiale anche a chi non possedeva nulla.

Questo preambolo per dire che gli stessi cognomi nascono fondamentalmente come trascrizione e codificazione di “soprannomi” già esistenti. Questi potevano essere ricalcati:


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1918, l'anno della spagnola

Inserito da Cristoforo Magistro il L, 12/03/2007 - 16:30

E’ curioso notare la capacità dei dialetti di “inzupparsi” di qualunque cosa capiti alla comunità e conservarla a futura memoria. Chi scrive ricorda, ad esempio, di aver sentito più volte qualche anziano invocare il ritorno della spagnola con espressioni del tipo: “Ah, quella spagnola puttana che non viene!”. Nelle intenzioni del richiedente la predetta signora doveva sistemare i ragazzini fastidiosi, e solo loro. Come tante altre “maledizioni” che persino madri, zie e conoscenti -le più brave e amorevoli di questo mondo- lanciavano tranquillamente su figli e nipoti appena ne combinavano qualcuna – la joccia si aveva gratis, per le colpe lievi toccava il sagn’ da ’ngann!, ma come niente si passava al butt d’ sagn da ‘ingann!, il temibile fiotto di sangue dalla gola, l’emottisi in piena regola- anche questa, alla lunga, finiva col far ridere i destinatari, ma sollecitava curiosità.

Campagne di Accettura in un’immagine di Henry Cartier-Bresson


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Pitagora : Cittadino (Montese) Onorario

Inserito da TreeNet il L, 22/01/2007 - 21:56

Devo anticipatamente ringraziare il mio amico yuri, che durante i nostri studi pomeridiani in bibilioteca, mi ha portato a conoscenza di un libro che sembrerebbe attribuire un importante scoperta pitagorica ad un fabbro montese...

Il libro in questione è "Le due culle: Montescaglioso - Matera" del Comm. Giuseppe Matarazzo, e dedica alla questione pitagorica un intero capitolo.Riporto testuali parole:


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Cause, gestione e conseguenze della questione brigantaggio

Inserito da Cristoforo Magistro il L, 18/12/2006 - 19:50

In questa seconda parte della ricerca sul brigantaggio si fa il punto sulla situazione socio-economica di Montescaglioso alla vigilia dell’insurrezione antiborbonica del 18 agosto ’60 e nei primi mesi di vita politica “da italiani”. L’analisi è centrata in particolare sulla posizione dei contadini, dei preti e dei galantuomini e sulla questione delle terre demaniali di cui da anni si invocava la quotizzazione.

Per indurre la popolazione a simpatizzare col governo unitario, il 18 agosto si era promesso “ogni specie di bene (…) senza alcuna sorta di mali”. Ciò che ai contadini interessava, sopra ogni altra cosa, era avere un po’ di terra propria, ma quando arrivò il momento di tener fede all’impegno alcuni settori dell’amministrazione statale frapposero ostacoli.

Nello stesso tempo i comitati formati dai nostalgici dei Borbone stabilivano contatti con i latitanti per reati comuni cui si andavano aggiungendo gli sbandati del disciolto esercito borbonico. La politicizzazione del movimento fu sancita dall’arrivo dell’ufficiale catalano Josè Borjes convinto di poter restituire il regno a Francesco II con l’aiuto dei contadini.

Cause, gestione e conseguenze della questione brigantaggio


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Gli studi sulla “Questione brigantaggio”

Inserito da Cristoforo Magistro il G, 02/11/2006 - 17:45

Non c’è che l’imbarazzo della scelta per chi voglia studiare il brigantaggio. Ne parlano oltre duecento titoli di libri disponibili nelle principali biblioteche, un numero incalcolabile di articoli sparsi su riviste e giornali e 237.000 pagine internet.

Né poteva essere diversamente se si considera che la “questione brigantaggio”, come già avvertiva il generale Lamarmora nel corso della sua audizione davanti alla Commissione d’inchiesta parlamentare, la prima della nostra storia unitaria, istituita per studiarla si presentava «immensamente complicata»


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Anniversario: la consacrazione della chiesa dell’Abbazia.

Inserito da Franco Caputo il G, 28/09/2006 - 17:54

Il 29 settembre ricorre l’anniversario della consacrazione della chiesa dell’abbazia di Montescaglioso avvenuta nel 1099 in occasione della festività di S. Michele. L’idea del Centro di Educazione Ambientale di organizzare un evento per ricordare questa importante data, si scontra purtroppo con la indisponibilità del monastero ancora chiuso per restauro. Rimandiamo tutto all’anno prossimo. La comunità virtuale è, però, l’occasione per una piccola celebrazione virtuale. Anticipo una sintesi di una scheda più ampia dedicata alla biblioteca abbaziale, predisposta per una pubblicazione relativa al nostro monastero. Spero di non annoiare i Montesi sul web. Una segnalazione. Alcuni volumi, ovvero un gruppo di preziosi e rarissimi incunaboli, (libri stampati prima dell’anno 1500), appartenuti a S. Michele, da Sabato 23 settembre fino al 3 Ottobre sono esposti in un allestimento presso la Biblioteca Provinciale di Matera. Sono testi sempre sotto chiave. Consiglio di non perdere l’occasione.



A caccia dei libri dell’abbazia di Montescaglioso

( il titolo è un timido tentativo di sdrammatizzare l’eventuale “ pesantezza “ del testo).

L’ambiente più visitato dell’abbazia è l’antica biblioteca monastica che ha conservato pressocchè integro un ciclo affrescato databile agli inizi del secolo XVII.


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