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Abitati italici

L’attuale assetto del territorio di Montescaglioso, con un unico centro abitato collocato sul rilievo orografico più alto, è il risultato di una lunga e complessa vicenda storica e sociale, databile fin dal secolo VIII a. C., caratterizzata da un assetto urbano policentrico che trova un momento significativo unitario a partire dai secoli IV e III a.C. Successivamente, in fase tardo imperiale, la forte riduzione demografica ed un nuovo assetto del territorio seguito prima alla conquista romana e poi alle invasioni barbariche, determina l’abbandono dei nuclei abitati sul territorio ed il concentrarsi della popolazione sull’attuale sito do Montescaglioso. Una significativa fase di ripopolamento rurale si svilupperà solo a partire dal secolo, strettamente legata alla presenza benedettina.

L’abitato antico a Montescaglioso. Nell’area che attualmente ricade sotto la giurisdizione di Montescaglioso, sono stati rintracciati finora ben cinque centri abitati di notevoli dimensioni, tutti databili a partire dal secolo VIII a. C. Il primo e più importante è la città italica e greca localizzabile nel sottosuolo dell’odierno abitato. Varie campagne di scavo hanno rintracciato le necropoli, i quartieri produttivi, le aree occupate da palazzi pubblici di fase romana, le mura di IV sec. A. C., e nei dintorni dell’abbazia e di Porta Schiavoni, brani del tessuto urbano. In questo abito già vasto e complesso nei secoli VII-V a. C, si trasferisce una parte della popolazione del metapontino e della stesa Metaponto con la decadenza seguita alle guerre puniche ed all’occupazioe romana. E’ probabile che nella fase tardorepubblicana ed agli inizi del?impero, Montescaglioso sia subentratati a Metaponto nel controllo del retroterra jonico. Le ricerche archeologiche sembrano segnalare indizi significativi in tale direzione.

 

L’abitato di Lama dei Mille. E’il più grande dei tre insediamenti indigeni rintracciati nel territorio di Montescaglioso. Occupa l’estrema punta dell’oasi Difesa S. Biagio verso la costa a controllo delle strade di accesso dalla valle del Bradano. Si estende per oltre 9 ettari ed è stato indagato solo per una piccola superficie. Le ricerche, susseguitesi per quasi due decenni,  hanno permesso di individuare vaste necropoli, tratti di una cinta fortificata e numerosi edifici. L’abitato presenta tracce di crolli ed incendi probabilmente attribuibili ad un evento bellico che può averne determinato il progressivo abbandono.  Nel territorio circostante l’abitato si rintracciano relitti di antichi ordinamento colturali dominati dall’olivo, percorsi di collegamento tra paese e costa, piccoli insediamenti agricoli e luoghi di culto. La datazione del nucleo abitato si spinge, in base alle attuali conoscenze, fino ai secoli VIII-VII a.C. L’abbandono è da collocare in epoca romana. Al medesimo insediamento appartiene anche un piccolo santuario rurale individuato in contrada Cugno la Volta ed alcuni piccoli insediamenti abitati rintracciati sulle colline della Difesa S. Biagio. Di eccezionale importanza il ritrovamento di impianti per la spremitura delle olive. Non si conosce il nome dell’abitato ma il sito potrebbe corrispondere alla civitas vetus chiamata Arcora attestata quale proprietà dell’abbazia nei documenti normanni dei secoli XI e XII. I numerosi reperti archeologici provenienti dalle circa trecento tombe scavate i questi anni, sono attualmente conservati nel Museo Nazionale D. Ridola di Matera.

L’abitato di Cozzo Presepe. Condivide con il primo la datazione e la tipologia dell’insediamento. E’ collocato su un aspro rilievo a controlla della Valle del Bradano e di un percorso trasversale verso la valle del Basento.  Gli scavi hanno

portato alla luce tratti della cinta fortificata con una porta e di resti di una torre oltre a piccole superfici del tessuto urbano. Evidenzia forti rapporti con Metaponto ed una profonda ellenizzazione seguita all’insediamento greco lungo la costa. A tale abitato sono strettamente collegati i numerosi piccoli siti rurali, masserie e santuari, rintracciati sul grande pianoro del Vetrano.

 

L’abitato di contrada Pagliarone. Occupa l’ultimo rilievo della collina di Montescaglioso verso la valle del Bradano. Si estende all’interno di un oliveto per una superficie di circa sette ettari.  Vi sono stati effettuati scavi sporadici e non sistematici, finalizzati al recupero di corredi funebri. Sul terreno, si rintraccia una densità altissima di affioramenti di frammenti di vasi con una datazione compresa tra i secoli VII e II a.C.

Su un lato dell’insediamento, lungo il ciglio di un profondo vallone, si individua chiaramente la presenza di una cinta muraria molto regolare che sembra svilupparsi per circa  trecento metri. Il pendio è caratterizzato da tracce di crolli di strutture murarie e da allineamenti molto regolari.

Il villaggio di S. Vito. E’il più piccolo degli abitati indigeni nel territorio di Montescaglioso. Occupa la sommità di una collina a controllo della strada verso Bernalda. Di dimensioni molto ridotte, ma probabilmente fortificato, continua ad essere frequentato in una fase medievale, quando, sul finire del secolo XI, vi sarà costruita la cappella di S. Vito proprietà prima dell’abbazia di Venosa e poi dell’abbazia di Montescaglioso.

 

Testo Franceco Caputo. Foto: F. Caputo,  Angelo Lospunuso (CEA MOntescaglioso).

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