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Carrera

La esemplificazione del valore intrinseco del territorio di Montescaglioso in tutte le sue componenti, ambiente e insediamento umano, è possibile apprezzarla nel vasto sistema di fossi, poggi e pianori che si sviluppano lungo la strada Carrera. Montescaglioso sorge su un rilievo che divide la valle del Bradano dalla valle della Gravina e trova il punto più alto a Torre Vetere nel centro storico. In direzione sud, il rilievo degrada dolcemente fino alla confluenza dei due fiumi. In questa area nel corso dei secoli si sono concentrati i processi di antropizzazione del territorio trasformato dall’intervento umano in un ambiente nel quale natura e coltivi sono strettamente contigui. Tutta la collina è raggiungibile a piedi da Montescaglioso e questo spiega l’intensa antropizzazione dell’area.

 

Soprattutto i piccoli contadini, proprietari di un minuscolo appezzamento di terreno e privi di animali da soma, hanno lottato per secoli per ottenere dai feudatari, dai monaci e dall’Università, la possibilità di coltivare le terre più vicine al paese, potendo ritornare ogni giorno nelle povere abitazioni. Erano i livelli minimi di sopravvivenza. Quasi tutte le terre della Carrera, Sterpina, Messerleone, S. Canio, S. Agata, S. Agnese, Mulinello, erano in mano ai Benedettini all’interno del feudo di Murro. A causa della sempre maggiore pressione della popolazione, i monaci nel secolo XVI giunsero ad una transazione con la Università (il Comune) accettando di cedere in fitto o in enfiteusi i terreni, ma mantenendone la titolarità formale che nel corso degli anni si svuotò lentamente di qualsiasi giurisdizione.

I contadini, nel corso dei secoli, hanno cesellato il territorio con opere di sistemazione dei terreni, muri a secco, piccoli casili, una fitta rete di sentieri, ed una ancora più fitta piantumazione di olivo, mandorlo, fico, carrube, melograno. I pendii ed i fossati conservavano la copertura a bosco ed a macchia: la lavorazione era troppo onerosa e per ottenere risultati era necessario terrazzare il terreno. Da qui la gente traeva legna, frutti di bosco e periodicamente tagliava il lentisco per ricavare carbonella o utilizzarlo nei forni per la panificazione. Il risultato è la sapiente costruzione di un paesaggio estremamente suggestivo che nulla ha da invidiare ai più noti e decantati paesaggi toscani ed umbri.

 

Nella campagna fittamente coltivata esistono veri e propri relitti di antiche coltivazioni: cultivar e specie di piante da frutto ormai fuori mercato ma gelosamente custodite da chi ancora ne apprezza le valenze. Monumentali carrubi si allargano a fare ombra negli incroci tra i sentieri e sui pendii più assolati. Gli ulivi più antichi della valle del Bradano si rintracciano in queste zone come pure alberi di melograno che spesso abbandonati hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli. Nel fitto degli arboreti, si notano piccole costruzioni quasi sempre a secco. Casili a pianta quadrangolare o circolare, eretti con il materiale rinveniente dallo spietramento del campo. Resistono ancora i forni per l’essiccamento dei fichi e delle mandorle e nei pendii più nascosti si rintracciano ancora grandi, ma pochi, impianti per l’apicoltura. Era un’attività fiorente e redditizia che oltre al miele produceva anche la cera per l’illuminazione. Il termine “ v’cchiara “ per un quartiere di Montescaglioso deriva dalla parola materana “ vucchiara “ cioè aviario ed indica una zona anticamente ricca di arnie. Un paesaggio umile ma costruito dai saperi e dalla fatica delle generazioni precedenti pietra su pietra e albero dopo albero. Quanto resisterà alla pressione della speculazione edilizia ?    

Testi : Francesco Caputo; fotoF. Caputo, A. Lospinuso (CEA Montescaglioso).

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