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non abbiamo inventiva?! NO Problem: impariamo a copiare

Ecco una delle risposte alla CRISI Economica >

Ripensare le città per creare un modello di vita meno inquinante, più ecosostenibile e maggiormente in linea con le esigenze sociali delle persone. È il progetto dell’Agrivillaggio, l’idea di un piccolo quartiere agricolo a distanza di bicicletta dalla città pensata da Giovanni Leoni, agricoltore da sempre con il desiderio di “creare qualcosa di nuovo per la nostra società partendo dal mondo agricolo”.

Una proposta che è anche un tentativo di risposta alla crisi economica e che l’imprenditore sta già realizzando a Parma, dove il progetto è ormai in fase avanzata. “Il modo di vivere individualistico del Novecento è fallito e serve trovare delle alternative valide. Con la crisi abbiamo sempre più la necessità di poter contare su rapporti sociali di vicinato, che sono stati estirpati dal vivere urbano”, spiega Leoni, che ha presentato il progetto alla recente conferenza nazionale del Movimento Decrescita Felice (MDF) su “Occupazione e Lavoro”, che si è tenuta a Roma il 16 giugno scorso.

Ma l’agrivillaggio non è un ritorno al passato, con tutti gli svantaggi e le critiche che potrebbe comportare. Al contrario. È un modello sociale nuovo che combina tradizione (cioè ritorno all’agricoltura) e innovazione, mettendo a disposizione tutte le tecnologie moderne per uno stile di vita comodo e soddisfacente. “Sono convinto sia necessario ripartire dall’agricoltura – spiega l’ideatore dell’agrivillaggio – perché è il settore che ha attualmente la maggiore impronta ecologica: il 30% delle emissioni di Co2 deriva infatti da come produciamo gli alimenti oggi, con un grande utilizzo di petrolio in quella che non viene nemmeno più chiamata agricoltura ma agroindustria”.

E se a parlare è proprio un agricoltore appartenente alla generazione della crescita, di quelli che per decenni hanno dato da mangiare a chi si era insediato nelle città, si capisce come la necessità di cambiare modello economico sia adesso davvero urgente. “Io sono a favore della città –  ha evidenziato Giovanni Leoni – ma di quella vera, non quella creata nel periodo massimo della crescita, dagli anni 60 ad oggi, quando sono nate solo periferie con livelli di consumo di energia e risorse insostenibili per la nostra sopravvivenza sul pianeta”.

L’obiettivo dell’agrivillaggio è invece di un impatto ambientale nullo, grazie all’integrazione  delle attività umane con i cicli naturali, all’utilizzo di tecnologie per l’energia pulita e la promozione del telelavoro con connessioni internet ultra-veloci. E per chi comunque dovesse recarsi in città, dato che la trasformazione del lavoro avverrebbe in maniera graduale, ci sarà comunque la possibilità di raggiungerla comodamente in bicicletta. Ognuno avrà uno spazio da coltivare per la propria autonomia alimentare, potendo anche rivendere le eccedenze nei farmer’s market locali.

Alla base dell’agrivillaggio infatti c’è anche una diversa forma di economia, basata sulla convinzione che “in agricoltura tradizionale per fare un occupato occorrono 40 ettari, nell’agrivillaggio ne bastano 2”, ha sottolineato Leoni a Roma. E la terra infatti permetterà tutta una serie di nuove occupazioni legate ai servizi: oltre ai farmer’s market ed esempio, la fattoria didattica, la fattoria sociale e l’agriasilo.

Si avrà inoltre sarà un tessuto sociale fitto e ricco, sostiene Leoni, con un welfare che si svilupperà spontaneamente grazie al vivere in comunità. “L’agrivillaggio è un progetto per vivere in armonia non solo con la natura ma soprattutto con le generazioni future – ha concluso Leoni –. I debiti dell’attuale impronta ecologica vanno pagati tutti, quindi serve una progettazione innovativa. Per anni l’Italia ha fatto innovazione ed è stata copiata da tutto il mondo. Ecco: io oggi vorrei essere copiato in questa mia idea di futuro”.

http://www.pronews.it/2014/06/24/il-futuro-lagrivillaggio-ritorno-alla-terra-innovazione/

Francesco Lomonaco FL:
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