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Un treno da non perdere

Un treno da non perdere:
Lettera aperta al Sindaco e alle forze politiche di Montescaglioso.
Signor Sindaco, Carissimi amici,
è con immensa preoccupazione che mi rivolgo a Voi con questa mia missiva pubblica per esprimere il rammarico per la incapacità ad un minimo dialogo, riscontrata nei giorni che mi hanno visto a Montescaglioso per le feste patronali, condita anche da alcuni episodi di vera intolleranza, sia durante le giornate della festa che nei giorni a seguire, non ultimo quello successo ieri sera in Via Michele Venezia con relativo botta e risposta da parte del Sindaco e del gruppo di opposizione Monte in Testa che personalmente avrei preferito non vedere.
La politica naturalmente si nutre di episodi di tale portata, ma esistono tempi e modi che a volte ci devono consigliare di anteporre il giusto equilibrio e quella capacità di leggere i fenomeni che in determinati momenti ci devono far mettere da parte le pur giuste aspirazioni del proprio orticello per lavorare insieme al perseguimento del bene comune.
Matera 2019 è alle porte e come sono certo ognuno di voi ha percepito l’importanza di tale evento, è un treno che passa una sola volta e Montescaglioso non è in condizione, ne può permettersi assolutamente di lasciarselo scappare.
Alcuni comuni limitrofi, anche pugliesi, hanno da tempo messo in cantiere una serie di iniziative atte ad accogliere il flusso turistico che tale evento porterà verso Matera di qui al 2019 e negli anni a seguire.
A Montescaglioso questo non mi è parso di poter cogliere, se non si considera alcune sparute iniziative attrattive, più di carattere locale, previste nel cartello dell’estate montese.
Il flusso turistico che orbiterà intorno a Matera nei prossimi anni sarà costante e spalmato su tutti i mesi dell’anno, onde per ciò sia l’offerta abitativa e ricettiva alberghiera che di servizi e eventi culturali non può non tenere presente questo che è un dato di fatto.
Siamo pronti ad un evento di tale portata? Io onestamente ritengo di no; chi viene da lontano per visitare il nostro territorio si aspetta oltre alla bellezza dei nostri siti artistici, anche quella vivibilità che fa sentire un forestiero a suo agio e che oggi non offriamo.
Se parlate con qualunque montese emigrato forse vi renderete conto di quanto ognuno di noi che vive fuori monte si spende per promuovere il nostro bel comune. Ho avuto modo in altre occasioni di definire gli emigranti montesi ambasciatori nel mondo di un posto davvero unico. E voi siete certi di fare la stessa cosa? A me pare di no.
Come può una classe politica che dovrebbe sentirsi dirigenziale passare il proprio tempo in inutili chiacchiericci da comari o per essere meno drammatici in una continua e logorante campagna elettorale che dura cinque anni?
C’è un tempo per i contraddittori, anche per le ripicche personali se volete e c’è un tempo in cui bisogna mettere da parte qualunque rancore, qualunque ripicca, qualunque bega personale, perché il treno che passa non aspetta nessuno.
Ricordo nel novembre del 1980, in occasione del terremoto che sconvolse Irpinia e Basilicata, che di comune accordo, tutti i partiti, decidemmo di sospendere la campagna elettorale, rimboccarci le maniche e correre in aiuto di quelle popolazioni colpite. Personalmente rimasi nella zona tra Conza e Sant’Angelo dei Lombardi esattamente un mese in compagnia di un ragazzo di estrema destra con il quale diverse volte ci eravamo picchiati. Avemmo la capacità di metterci alle spalle tutto perché c’era qualcosa di più grande e importante che ci chiedeva di essere uniti e non di essere divisi. Ecco, forse non sarà la stessa cosa, ma il momento richiede la stessa presa di coscienza che noi avemmo il coraggio di prendere.
Fate un passo indietro, stringetevi la mano e insieme guardate lontano.
Chiudo questa lettera, chiedendovi scusa se in qualche modo posso essere risultato offensivo, e segnalandovi una cosa stupenda che mi è capitato di vedere durante le feste di San Rocco. C’era un ragazzo di nome Vincenzo, uno degli ultimi cui spesso nessuno di noi rivolge attenzione (sto parlando per me naturalmente); L’ho visto dannarsi, spartirsi in quattro, gioire e piangere, dalle prime luci dell’alba fino a notte inoltrata e il tutto per permettere a noi di trascorrere la più bella festa di San Rocco. Quel ragazzo non è un politico, non cerca un posto di lavoro, ne alcuna raccomandazione ne aspira ad essere domani assessore ma semplicemente è felice di poter fare qualcosa di grande per il proprio paese.
Ecco l’esempio da seguire; l’ultimo, il più umile che oggi ci ha insegnato, a me per primo, come si può essere un gigante.
Tonino Ditaranto

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