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Un giorno perfetto, Ferzan Ozpetek, 2008

Vite che si intrecciano nelle ventiquattro ore di una giornata qualunque, in un’inedita Roma da noir, fatta di ombre, angoli scuri, anonime periferie. Vite di gente comune che con i propri drammi, i propri tormenti esistenziali, le proprie solitudini, si ritrova ad interpretare un ruolo sul grande palco allestito dal sapiente Ozpetek.

Ottima prova di recitazione per tutto il cast; forse un po’ “dejavù” i personaggi interpretati dalla Ferrari e dalla Sandrelli (l’una, madre separata di due figli in età scolare, un po’ ingrassata, involgarita, ma sempre imbronciata e sexy come il cinema degli ultimi anni ci ha abituati a vederla; l’altra, madre a sua volta della protagonista principale, sempre un po’ svampita, sempre un po’ Sandrelli de “L’ultimo bacio”); inquietante il poliziotto/guardia del corpo Bonocore che, con il suo sguardo perso nel vuoto, Mastandrea rende benissimo; intensi i camei regalataci dalla Guerritore e dalla Finocchiaro. Del resto, con un cast del genere non ci si poteva aspettare di meno.

Un film, però, per stomaci forti. All’uscita dal cinema, non si può tornarsene a casa sereni e spensierati: la pellicola lascia l’amaro in bocca non solo per umana compassione verso le vittime innocenti di una presunta “normalità” smarrita nei meandri della malattia mentale, ma soprattutto perchè l’inevitabile dramma (intuibile nella prima scena del film) che chiude il film, ci rimanda a fatti di cronaca neri di tutti i giorni, che sceneggiati e proiettati sul grande schermo, sembrano rivendicare una certa patina di normalità; quasi come quando, assistendo ad una puntata di Porta a porta, con Bruno Vespa che impugna il mestolo usato come presunta arma del delitto dalla Franzoni per uccidere il piccolo Samuele, o ad un episodio di RIS – Delitti imperfetti, non sappiamo distinguere la realtà dalla finzione, più concentrati sulla risoluzione del giallo che inorriditi dal livello di ferocia che una mente umana può raggiungere in un momento di black out.

Cinzia:

View Comments (2)

  • Il film Un Giorno perfetto è tratto dall'omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco, pubblicato se non erro nel 2001.

    Avevo comprato questo libro tempo fa, credo poco dopo la sua pubblicazione perchè bene impressionato dal precedente libro di mazzucco "vita", già vincitore del premio strega, ma mai aperto.

    Questa estate, quando in vacanza, decido di leggere questo libro e nel mentre ero letteralmente preso e immerso nella storia come un fulmine a cel sereno sento in televisione che alla mostra del cinema di Venezia è candidato il film Un Giorno Perfetto del regista Ozpetek.

    A questo punto apriti cielo la curiosità è tanta e quindi mi prometto di andare a vederlo appena fosse proiettato.

    Vi dirò, la delusione è tanta in quanto, secondo me, sebbene trattasi comunque di un bel film come è nella tradizione di Ozpetek, non rende giustizia al libro e alla bellissima storia scritta da Mazzucco.

    Per me la sceneggiatura è completamente sballata, me l'ha confermato Cinzia con la sua recensione, in quanto non sono venuti completamente fuori i personaggi protagonisti , nel libro, in un contesto molto più profondo.

    Sembra, in certi momenti, che Antonio (Mastandrea) sia un personaggio di vita comune ossessionato da futile gelosia, invece non è così, ogni sua azione è il risultato di un ragionamento molto profondo per nulla superficiale come, secondo me lascia immaginare Ozpetek.

    Confermo che si esce dal cinema per nulla sereni e spensierati. Storia triste dai risvolti drammatici. Storia di vita quotidiana,dei nostri tempi, purtroppo.

     

     

     

     

     

    • angosciante direi!questa la prima parola che mi verrebbe in mente se qualcuno mi chiedesse un parere sul film: si tira quasi un sospiro di sollievo ai titoli di coda!

      Falco, indubbiamente il libro va più a fondo, nelle viscere di ogni personaggio, e fa leva sulla nostra immaginazione ed interpretazione (non dimentichiamolo!) ma il film è bello così!

      Un cast davvero niente male, pochi personaggi, una storia semplice, un dramma quotidiano eppure cosi lontano dalle nostre vite, l'attenzione focalizzata su pochi punti; queste le carte vincenti di uno dei migliori film di Ozpetek!

      finalmente il regista ha affrontato un tema unico con poche digressioni,e tenendo ben in vista un solo intento: lasciarci un senso di sconforto misto all'angoscia!

      la scelta su se l'intento è fotografare silenziosamente questa quotidiana realtà altrui o  mettere alla prova la nostra, si fa complessa!

      personalmente credo che il film appartenga e voglia fortemente appartenere a questo filone catastrofico-pessimista che invade gli ambienti artistici (e di vita quotidiana) contemporanei ma che allo stesso tempo voglia lasciare un segno, una traccia di quanto "semplice" (perche la storia non ha nulla di complesso, potrebbe essere quella di ognuno di noi) sia il dolore, e di quanto siamo fortunati a conoscerlo cosi poco!

      ad ognuno il proprio giudizio...

      ...in ogni caso lo consiglierei!

       

       

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