In questo paesetto abbiamo assistito ad una scena comicissima. Da qualche mese si sono stabiliti qui una quindicina di frati minori nell’ex-convento dei Cappuccini, venduto dalla amministrazione comunale pseudodemocratica a pochissimo prezzo, e ier l’altro se ne fece l’inaugurazione a colpi di mortaretti e suon di banda. Ora costoro non avendo nipoti — dico per eufemismo — da mantenere, afferrano quel che possono e cedono l’opera loro a buon mercato, facendo così concorrenza ai loro fratelli in Cristo. Stamani i genitori d’un bimbo morto hanno invitato per i funerali i frati invece dei preti, e mentre questi avrebbero richiesto per lo meno una cinquantina di lire, quelli si son contentati di poche lire. Inde irae dei lavoratori indigeni che si son vendicati facendo elevare dal parroco da 1.50 a 4 lire i diritti cosiddetti d’aspersorio. Un nucleo di artigiani accompagnava i frati lungo il tragitto con applausi e grida di: abbasso i preti!, mentre alcuni sacerdoti si recavano dal sindaco ad invocare provvedimenti, ed altri minacciavano di abbandonare la chiesa e il paese! Si dice all’ultim’ora che se il vescovo non provvederà, l’intero capitolo abbandonerà il lavoro con grida di: abbasso i krumiri! E non si può dire che i poveretti abbiano torto. Da che son venuti i frati, il clero secolare si vede abbandonato anche dalle penitenti più fedeli e si vedono le messe et similia esulare verso i nuovi venuti; ed io so della madre di qualche neo-sacerdote — i giovani sono i più furibondi, specialmente un tale che affermò il socialismo combattere la ricchezza e poi rifiutò un contraddittorio a cui due compagni l’avevano sfidato — che piangeva a calde lagrime la venuta degli avversari. E’ inutile dire che chi ne ricava profitto siamo noi, perchè questo fatto aprirà gli occhi al nostro popolo più… che cento conferenze anticlericali. Per la cronaca è bene notare che i frati hanno ottenuto, in barba all’art. 81 del regolamento di pubblica sicurezza, il permesso di questuare dall’ex-sottoprefetto di Matera cav. Berti, protettore di tutti i sedicenti democratici del circondario.
Avanti! del 20 ottobre 1906