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Le ragioni di una scelta

Trovare le parole in una circostanza come questa risulta sempre molto difficile, specie per uno come me che ha legato e fatto del partito una delle più grandi ragioni di vita.

Questa sera ho partecipato al mio ultimo comitato politico federale di Rifondazione Comunista di Parma, ho rassegnato le dimissioni sia dal comitato federale sia dalla direzione politica di cui ero componente fino a questa sera e ho annunciato la mia fuoriuscita dal partito stesso.

Una scelta sofferta, di quelle che ti lasciano l’amaro in bocca.

Ho passato quarant’anni della mia vita con la tessera comunista, nella FGCI prima, nel PCI poi e dal 1991 in Rifondazione Comunista.

Quarant’anni di lotte sempre sotto lo stesso simbolo e la stessa bandiera, falce e martello e la bandiera rossa simboli del lavoro e dei popoli oppressi.

Quarant’anni attraverso due repubbliche, la prima chiusasi miseramente con tangentopoli e la seconda, l’attuale, attraversata e caratterizzata da una lotta di potere senza precedenti che ha visto il malcostume, l’affarismo, la bramosita di potere appropriarsi dei partiti anche quelli storicamente di sinistra e il declino inesorabile e costante del tenore di vita dei lavoratori, l’aumento della povertà, la scomparsa di un ceto intermedio e il divaricarsi a dismisura della forbice trà ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri.

Per anni ho creduto che tutto ciò si potesse contrastare e ci credo ancora. Ho creduto che il movimento di lotta dei lavoratori potesse avere una ripresa e che il Partito della Rifondazione Comunista ne potesse essere il principale protagonista, ma mi sbagliavo.

Nella seconda repubblica anche il mio partito ha subito l’influenza di un vento che ha spazzato via i valori e i principi fondamentali di giustizia sociale, pace uguaglianza e si è abbandonato a lotte intestine spesso senza esclusione di colpi che ha portato i compagni, quelli che in quei valori hanno sempre creduto alla sfiducia più totale fino al tragico risultato delle ultime elezioni politiche che hanno sancito la fuoriuscita della sinistra dal parlamento italiano.

I continui attacchi che le multinazionali del potere portano quotidianamente ai diritti dei lavoratori non possono essere contrastati da un partito, quello uscito l’estate scorsa dal congresso di Chianciano, arroccato su posizioni massimaliste e retrograde ma occorre invece che una nuova sinistra, capace di togliersi di dosso le scorie prodotte da questa seconda repubblica ridia al Paese, ai lavoratori, agli artigiani, ai commercianti e liberi professionisti, ai disoccupati e alle famiglie quella fiducia di cui hanno bisogno partendo da quello che ritengo sia oggi l’obbiettivo fondamentale per questa rinascita: LA MORALIZZAZIONE DELLA POLITICA.

Lascio rifondazione perchè oggi rifondazione nonostante i continui proclami resta un partito che non crede seriamente a questo cambiamento.

Rimango un comunista con la falce e martello e la bandiera rossa nel cuore, ma nuovi percorsi e nuove battaglie mi attendono e voglio percorrerli insieme con tutti coloro che comunisti non sono ma che come me credono fermamente nella pace, nei diritti e in una società più giusta.

Tonino 

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