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Casili

Nel corso dei secoli, il continuo spietramento dei terreni realizzato dai contadini nelle campagne, ha prodotto grandi quantità di materiale lapideo, smaltito in loco con la costruzione di diversi manufatti, piccoli edifici e muri di cinta eretti a servizio del fondo rurale. Riutilizzare sul terreno il materiale cavato, permetteva di limitare al minimo le risorse impiegate nel faticoso spietramento e di evitare l’ulteriore fatica dell’allontanamento dal fondo.

 

A Murgia S. Andrea nei pressi della masseria Pardo, due costruzioni, delle quali una crollata, rappresentano l’estremo limite della diffusione verso la Basilicata di edifici in pietra a secco del tipo a trullo, simili a quelli pugliesi, che doveva essere molto più ampia nella zona poiché in molte aree si rintracciano grandi cumuli di pietre prodotti dal crollo di manufatti analoghi. L’unico edificio ancora superstite è costruito interamente a secco. All’esterno presenta una pianta quadrangolare con gli spigoli smussati che nell’interno di trasforma in un ambiente circolare sul quale si sviluppa la calotta di copertura. Questa è stretta da cordoli in pietra a secco che ne contengono le spinte e si chiude con un coronamento a cuspide. All’interno un notevole camino in pietra ed all’esterno scale a secco per salire sulla copertura.

Un’altra tipologia d costruzioni con pietra a secco si rintraccia sul versante occidentale della collina di Montescaglioso lungo la Carrera, nella Sterpina, S. Agata e S. Agnese. Sono costruzioni a pianta circolare o quadrangolare con copertura realizzata a volta o in canne. Il materiale da costruzione è costituito da pezzature non squadrate di arenaria, raccolte in loco e assemblate a secco o con argille appena umide. Con la stessa tecnica sono realizzati anche molti forni rurali utilizzati per l’essiccatura di fichi e mandorle. L’alzato è molto caratteristico. Esistono forme a cono rovesciato; cilindri intersecati con una calotta o una cupoletta; semisfere direttamente poggianti a terra. L’elemento più suggestivo è costituito da un gruppo di costruzioni circolari con un diametro compreso tra i 3 ed i 5 metri aventi muri relativamente sottili con una copertura molto leggera (da qui il dimensionamento dei muri) formata da una serie concentrica di coppi leggermente inclinati che si raccorda in sommità. E’, finora una caratteristica esclusiva di Montescaglioso, e lascia spazio all’ipotesi che tante costruzioni del mondo antico fossero realizzate con queste tecniche.

 

 

Una parte ingente del pietrame estratto dai terreni è stato utilizzato anche per realizzare opere di terrazzamento dei pendii e muretti a secco che consentivano di delimitare le proprietà proteggendo le aree a semina dal pascolo o perimetrando spazi all’interno dei quali il bestiame e le greggi si muovevano liberamente, ma sotto controllo.

Altre specifiche funzioni evidenziano il reticolo dei muri a secco della Murgia come elemento significativo dell’ecosistema locale. Negli anfratti dei muri trova rifugio e cibo un grande numero di uccelli e di insetti che contribuiscono all’impollinazione delle colture arboree ed orticole. Infine, i muri migliorano il bilancio idrico dei terreni poiché favoriscono la condensa notturna e mattutina e quindi la disponibilità di acqua a livello dello strato pedologico del terreno, anche nei periodi siccitosi.

Testo. Francesco Caputo; foto: F. Caputo e Angelo Lospinuso (CEA Montescaglioso).

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