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Settimana Santa

Settimana Santa a Montescaglioso.

Abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo, aperta tutti i giorni. Circuito di visita: chiostri, scavi archeologici, sala del capitolo (affreschi), refettorio, cucina e camino a camera, ex biblioteca (affreschi); ricostruzione della cella di un monaco desunta da documenti del secolo XVIII.

Info  e prenotazioni visite presso Centro di Educazione Ambientale di Montescaglioso: tel. 0835.201016     cell. 334.8360098   

 

Riti della Settimana Santa a Montescaglioso. 

Uno dei momenti più alti dell’espressione religiosa di Montescaglioso. Riti, consuetudini e tradizioni conservati da secoli e giunti ai nostri giorni quasi immutati. Con i quaranta rintocchi di campana, che segnano la fine del Carnevale a mezzanotte del Martedì Grasso, inizia il periodo della Quaresima. Secondo un’antica tradizione, si espongono sulla strada sette pupazze nere ed una bianca, realizzate con stoffe e abiti in disuso. Le pupe in nero rappresentano le sette settimane della Quaresima e sono di diversa statura; la maggiore (prima settimana) e la minore (ultima settimana) fino ad arrivare all’unica pupa bianca che rappresenta la Pasqua. Ciascuna pupazza ha un nome: “Anna, Susanna, Rebecca, Rebanna, Pasqua, Pasquaredda, Palma e Pasquairanna”.

 

Nella domenica delle Palme i giovani appena fidanzati portavano in chiesa palme e ghirlande fatte con foglie di olivo e al centro vi appendevano gli ori da regalare alle fidanzate. Ancora oggi, nella chiesa Madre, il giorno delle Palme le coppie che devono sposarsi nello stesso anno solare vengono chiamate sull’altare e partecipano alla processione dopo la celebrazione della messa. Il Giovedì Santo, i riti prevedono la ufficiatura della Messa con la distribuzione del pane a simboleggiare l’ultima cena. In serata cominciano le processioni per visitare tutte le chiese ove in sontuosi apparati baroccheggianti sull’altare è stato allestito il Sepolcro. L’ostia è esposta racchiusa in una teca d’oro  circondata da drappi e germogliature ottenute dalle donne con grano e legumi lasciati germinare in poca acqua ma senza luce. Nella stessa serata o il Venerdì santo, nelle chiese delle confraternite, si celebravano “ L’ chrialist’ “: il canto di salmi in presenza di tredici candele infisse in un triangolo. Ai lati gli apostoli, al vertice il Cristo. Ad ogni passaggio del rito si spegneva una candela, finchè spenta l’ultima, nella chiesa calava il buio ed i presenti sbattevano inginocchiatoi e quant’altro ad imitazione del terremoto che accompagnava la morte del Cristo sul Golgota. 

     

La sera del Venerdì Santo si assiste alla processione dei misteri che probabilmente affonda le proprie radici nella dominazione spagnola.  E’un rito che si ripete simile in buona parte dei paesi e delle città del Sud analogamente a quanto succede, con più sontuosità e dramma nella Spagna meridionale. Dalle chiese escono le statue dei Misteri corrispondenti grosso modo alle stazioni della Via Crucis. Al rito partecipano le quattro confraternite di Montescaglioso, con una o più statue. La prima ad essere portata fuori è quella della Madonna Addolorata. La statua procede verso le altre chiese dove vengono prelevate varie raffigurazioni del Cristo: legato alla colonna; soccorso dalla Veronica; incoronato Re con la canna tra le mani; crocifisso; disteso morto; tra le braccia della Pietà. Chiude l’Addolorata seguita dalla celebre banda di Montescaglioso che intona solo marce funebri. La processione attraversa a passo lentissimo e dondolante le strade della città fermandosi in tutte le chiese. Nella Chiesa Madre il coro intona le “ Cantilene “, un uso antichissimo ripreso da alcuni anni grazie ad un’attenta opera di recupero avviata dall’Arcipretura dei SS. Pietro e Paolo. Sono canti in cui la “ Madre “ piange la perdita del “ Figlio “. Si ipotizza che gli spartiti o le composizioni provengano dal Convento delle Benedettine ove le Monache nella più stretta clausura potrebbero aver elaborato nel corso dei secoli un complesso rituale devozionale.

Dal Giovedì Santo tutte le campane tacciono e durante la processione del Venerdì risuona solo il sordo taccheggiare della “ trozzl “, uno strumento in legno sbattuto dal priore della confraternita a cadenzare il passo del lungo corteo. Le confraternite vestono l’abito tradizionale e solo in questa occasione i confratelli coprono il volto con il cappuccio a punta  mentre i portatori della croce e delle lampade cingono anche una corona di spine. Sono “ L’ mamun “ che intimoriscono i più piccoli e nel corso dell’anno saranno evocati dalle mamme insieme al Cucibocca per indurre all’obbedienza i bambini. La processione rientra nelle chiese a notte fonda.

 

Il sabato, a mezzogiorno, veniva rappresentata nelle chiese la caduta dei Giudei che accompagnava la resurrezione di Cristo. Ad un certo punto della Messa i presenti facevano tanto rumore imitando un terremoto e da dietro una tenda appariva la statua del Cristo risorto con le guardie giudaiche cadute per terra. Le campane che fino ad allora erano state in silenzio cominciavano a suonare a festa e in chiesa i presenti facevano un gran rumore battendo con le mani sui banchi di legno. Le donne che non avevano potuto partecipare alla messa, al suono delle campane, prendevano la scopa o un bastone e battevano forte vicino al muro e alle pareti per scacciare il maligno dalla propria casa. Si passava così a preparare il pranzo della Pasqua che prevedeva, oltre ai tanti dolci, la carne di capretto, le frittate con asparagi e salame, la pasta con la ricotta di capra, finocchi teneri, lattughe e castagne secche.

Testo: Grazia Cifarelli. Foto: Angelo Lospinuso (CEA Montescaglioso).

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