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Abbazia di San Michele

L’Abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo a Montescaglioso.

Per visite guidate nell’Abbazia di S. Michele Arcangelo e nel centro storico di Montescaglioso contattare il n. 334.8360098; email ceamonte@katamail.com

  

E’il più importante monumento di Montescaglioso ed uno dei più significativi della Basilicata. Sorge sull’area dell’acropoli della città italica e greca i cui resti, strutture urbane e necropoli con una datazione compresa tra i secoli VII a. C. e l’occupazione romana, sono stati rintracciati nei chiostri e negli ex giardini del monastero. L’origine della comunità, come per altri monasteri medievali presenti in Basilicata, è da collegare alla penetrazione del monachesimo benedettino veicolato nella regione fin dal termine del secolo VIII d. C. dai grandi monasteri longobardi dell’area campano-beneventana. La fondazione dell’Abbazia di Montescaglioso è da mettere probabilmente in relazione con l’attestazione nell’anno 893, della presenza nella valle del Bradano di una dipendenza momnastica, la chiesa di S. Lorenzo di Murro, appartenente alla grande abbazia longobarda di S. Vincenzo al Volturno nel Molise. La stessa chiesa, nel 1099 risulta posseduta dall’abbazia di Montescaglioso e probabilmente in tale contesto, ancora non del tutto chiaro e indagato, è da collocare la nascita della comunità caveosana. Questa conosce un grande sviluppo nella seconda metà del secolo XI con l’infeudamento di Montescaglioso alla famiglia normanna dei Macabeo che, imparentata con gli Altavilla e Ruggero II, di Sicilia, sosterrà il radicamento del monastero nel territorio con donazioni, privilegi e benefici. In pochi decenni l’abbazia riuscirà a controllare ampie parti del territorio di Montescaglioso, del metapontino e delle aree circostanti Stigliano e Gorgoglione. Il 29 settembre del 1099, è consacrata la nuova chiesa dell’abbazia. Il patrimonio del monastero sarà  ulteriormente accresciuto nel secolo XII con altre donazioni sottoscritte dai feudatari Normanni.

      

Sul finire del secolo XIII il patrimonio dell’abbazia si estende in molti paesi della Basilicata. A Montescaglioso l’Abbazia possedeva le chiese ed i feudi di Arcora, S. Maria in Platea, S. Simeone, S. Lucia, S. Martino, S. Nicola al Castello, S. Maria La Nova, S. Stefano, S. Leone, S. Giuliano di Murro, S. Lorenzo a Murro, S. Vito Vetrano, S. Maria del Vetrano, S. Tommaso, S. Leucio. A Pisticci, S. Maria del Corno. A Camarda (l’attuale Bernalda) le chiese ed i casali di S. Nicola de Pantanello, S. Maria de Amendolara, S. Salvatore, S. Nicola de Appio, S. Leone, S. Giovanni dell’Avenella, S. Giovanni Battista, S. Leone.  A Pomarico le chiese ed i feudi di S. Maria de Castrum Jugurii, S. Nicola de Castrum Jugurii, S. Maria del Piano.  A Stigliano le grancie di S. Raffele, S. Martino, S. Nicola. A Cirigliano e Gorgoglione, le chiese di S. Maria dell’Abate Lupo, S. Maria del Pergamo, S. Benedetto de Acina, S. Vito de Acina, S. Reparata. Agli inizi del secolo XIII, le rendite provenienti dal cospicuo patrimonio permettono la realizzazione di numerosi lavori che ampliano e rinnovano molti edifici del monastero. A questa fase è databile un ampliamento del chiostro del quale sono superstiti alcuni capitelli a stampella riutilizzati nella realizzazione delle finestre della sala del capitolo (fine sec. XV). Al secolo XIV risalgono altri interventi e soprattutto un primo ampliamento dell’abbazia in direzione dell’attuale piazza del Popolo. Di questa fase è superstite l’ingresso tardomedievale dell’abbazia costituito da un portale ogivale che si apriva in direzione della chiesa.

      

Capitelli a stampella (sec. XIII) nella loro configurazione originaria. Trafugati negli anni sessanta, attualmente presso il Museo Lanfranchi a MAtera.

Agli inizi del secolo XV, il monastero è affidato ad Abati Commendatari che provocano la dispersione del patrimonio e l’abbandono di molte parti delle fabbriche monastiche. Nel 1484, l’abbazia è unita alla Congregazione benedettina riformata di S. Giustina da Padova i cui monaci, restaurano ed ampliano il monastero. Nel 1556 terminano i lavori di rifacimento dei chiostri. Nel 1590 hanno inizio i lavori di ricostruzione della chiesa, terminati solo nel 1650. Il nuovo Ordine insediato a Montescaglioso, si distingue per la capacità di amministrare il patrimonio. I beni dispersi o usurpati sono recuperati ed ovunque nelle numerose dipendenze rurali i monaci lavorano al restauro di edifici e chiese ed al riordino delle colture, sviluppando soprattutto la produzione di olio, vino e formaggi.  Con il completamento dei chiostri e di buona parte del piano superiore, l’abbazia assume sostanzialmente l’odierna configurazione. All’interno del monastero in più riprese sono realizzati lavori di rinnovo degli apparati decorativi. Al piano superiore si conservano resti di un ciclo affrescato databile alla prima metà del secolo XVI che copriva l’intero sviluppo del corridoi di accesso al noviziato. I dipinti, furono distrutti dagli stessi monaci nella prima metà del secolo XVIII, quando modificarono l’assetto e le coperture del piano superiore. Avanzano ancora brani raffiguranti l’Annunciazione e Gesù nell’Orto del Getsemani. Nella biblioteca si è ben conservato un vasto ciclo dipinto agli inizi del secolo XVII raffigurante le virtù teologali, vari filosofi della tradizione greca, la SS. Trinità, S. Michele, S. Benedetto con S. Scolastica, gli stemmi di Montecassino e di Montescaglioso. Altri numerosi affreschi si conservano nei chiostri, nella chiesa, nella sala del capitolo ed in vari locali del piano terra con varie raffigurazioni: S. Benedetto, S. Placido, l’Arcangelo Raffaele, L’Annunciazione della Vergine, la Crocifissione, gli abati fondatori di vari ordini monastici.

      

1. Madonna con Bambino, S. Michele e S. Benedetto (sec. XVII); 2. Crocifissione con Madonna. S. Giovanni e la Maddalena (fine sec. XVI); 3. Doppio stemma: abbazia (S. Michele) e Congregazione Cassinese (sec. XVII). 

Intorno alla metà del secolo XVIII, i monaci realizzano nuovi imponenti lavori di restauro che interessano la chiesa ed il monastero. A Napoli acquistano un nuovo sontuoso altare maggiore trasportato per via di mare fino a Taranto e poi trasferito via terra a Montescaglioso. Nella chiesa è realizzato un nuovo apparato decorativo in stucco e gessi del quale si conservano anche parte dei disegni di progetto. Nel corso dei secoli nel monastero si realizzano continuamente spazi  per raccogliere e conservare grandi quantitativi di acqua. Le 14 cisterne finora individuate consentono la raccolta di oltre 2 milioni di litri di acqua costituendo un sistema integrato molto complesso ed ancora funzionante. Il monastero è sempre stato un importante centro culturale. Possedeva una grande biblioteca ricca di incunaboli, cinquecentine ed edizioni rare. L’archivio conservava una lunga serie di documenti con un fondo pergamenaceo costituito da oltre duecento atti.  Esisteva un noviziato nel quale si preparavano al sacerdozio i nuovi monaci che poi, in base alle consuetudini della Congregazione Cassinese, potevano essere assegnati ad altri monasteri. Lo scriptorium monastico medievale era noto per la produzione di documenti ed antifonari, tradizione continuata anche nel secolo XVI quando nel monastero è documentata la presenza di monaci miniatori. Nel 1735 l’Abbazia ospita Re Carlo di Borbone in viaggio verso la Sicilia. Della visita si conserva una dettagliata descrizione proveniente dall’archivio del monastero. Nel 1784, i monaci, stanchi della continua contrapposizione e dei conflitti con il Marchese e l’Università di Montescaglioso inerenti i diritti esercitati sul vasto patrimonuio terriero dell’Abbazia, si spostano a Lecce dove si insediano nell’ex collegio dei Gesuiti trasferendovi tutte le opere d’arte, la biblioteca e l’archivio conservati nel monastero di Montescaglioso. Con l’occupazione napoleonica l’abbazia è soppressa e nel 1818 è assegnata ai Francescani di S. Lorenzo Maggiore di Napoli nel cui possesso resterà fino all’Unità d’Italia, quando il complesso passa in proprietà al Comune di Montescaglioso che vi alloggerà per oltre un secolo, uffici e scuole.

   

Testo e foto: Francesco Caputo (CEA Montescaglioso).

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