Holodomor, lo sterminio per fame in Ucraina Cristoforo Magistro

Holodomor, lo sterminio per fame in Ucraina
Cristoforo Magistro
Di
Cristoforo Magistro
19 Luglio 2026
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La storia – disse Stephen – è un incubo dal quale sto provando a risvegliarmi, in Ulisse (1922) di James Joyce



La lettura del libro di Andrea Graziosi “L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione sovietica, 1914-1945” mi ha aperto delle finestre sugli orrori dello stalinismo che non immaginavo. Naturalmente sapevo che Baffone non era stato una mammola, sapevo delle purghe, delle paranoie dell’ex seminarista giorgiano e del culto della personalità che aveva generato persino nelle sezioni comuniste dei nostri paesi grotteschi e maligni sosia e imitatori . Ma -come si dice?- a brigante, brigante e mezzo: Stalin doveva combattere Hitler. Il fatto è che, l’ho capito adesso, le cose peggiori – l’affamamento dei kulak, dei nomadi del Kazakistan e degli ucraini- le ha fatte prima che si profilasse la minaccia nazista.



È difficile uscire dal mito e guardare in faccia la sgradevolezza del reale perché abbiamo tutti bisogno di un altrove esotico e diverso da sognare e perché non si possono rinnegare decenni di investimenti ideologici sul comunismo, quello sovietico, che sembrava offrire un’alternativa al capitalismo che aveva provocato le due grandi guerre mondiali. È difficile, ma credo che sia doveroso per chi ha creduto in certe cose dire di aver sbagliato una volta che lo si è capito.

A me la rivelazione -colpevolmente tardiva ma irrefutabile- è venuta dalla lettura, e poi dall’ascolto, delle riflessioni di Andrea Graziosi, uno storico vero non un ciarlatano. A partire dalle sue “Lettere da Kharkov” che riporta alcune sconvolgenti relazioni del nostro personale diplomatico sull’holodomor (la morte per fame provocata da carestie in Ucraina), una parola della quale ignoravo fino a pochi giorni fa l’esistenza.
Quelle lettere rivelano che la carestia che colpì l’Ucraina e il Caucaso settentrionale nel 1932-33 non fu come un mero disastro agricolo o un effetto collaterale della collettivizzazione, ma l’affamamento di massa fu una precisa arma politica e sociale utilizzata dal regime staliniano per piegare le campagne e annientare l’identità nazionale ucraina.



Una sintesi critica degli eventi può essere articolata sui seguenti punti chiave:

La “Guerra” contro i contadini e l’uso politico della fame La crisi agricola fu aggravata da misure statali draconiane. Il 7 agosto 1932 venne varata una legge contro le “spigolature” (la raccolta delle spiche sfuggite ai mietitori), che puniva i contadini affamati con pene fino a dieci anni di lavori forzati per difendere la “proprietà socialista”. Di fronte all’esodo di massa dei contadini causato dalle violenze delle squadre di requisizione, alla fine del 1932 lo Stato reintrodusse il sistema dei passaporti interni, una misura zarista mirata a confinare i milioni di affamati nelle campagne, impedendo loro di fuggire verso le città o le repubbliche limitrofe. Per giustificare i continui sequestri di grano, Stalin impose il calcolo delle cosiddette “rese biologiche”, sostenendo che il grano ci fosse ma venisse nascosto dai contadini in combutta con nemici interni al partito. Questa narrazione trasformò la fame in una colpa dei contadini stessi: in una lettera del 1933 allo scrittore Šolochov, Stalin giustificò le requisizioni affermando che i contadini stavano conducendo una “guerra silenziosa” contro il potere sovietico e che, pertanto, dovevano pagarne le conseguenze.
La fusione tra la questione contadina e la questione nazionale ucraina Il regime interpretò la resistenza contadina in Ucraina come una minaccia esistenziale legata al nazionalismo. Stalin era convinto che fosse impossibile piegare i contadini ucraini senza spezzare l’Ucraina in quanto tale. A tal fine, nel gennaio 1933 venne inviato a Kharkov l’emissario Postyšev con pieni poteri e il mandato di usare la “carestia” per “impartire ai contadini ucraini la lezione necessaria” e per fare piazza pulita delle politiche di “ucrainizzazione” (la rinascita culturale e linguistica ucraina del decennio precedente). Questa sovrapposizione portò alla persecuzione e alla rimozione della leadership bolscevica locale, culminando con il suicidio di figure di spicco come il capo dei bolscevichi ucraini Skrypnyk e lo scrittore Mykola Chvylovyj.
Repressione del dissenso interno al Partito La brutalità della linea stalinista non fu esente da resistenze interne. Diversi dirigenti locali e nazionali provarono a limitare la repressione o a chiedere cibo per i contadini per evitare il collasso totale. Nell’autunno 1932, l’ex dirigente Rjutin fece circolare un documento in cui criticava lucidamente la crisi in corso e chiedeva la rimozione di Stalin. Stalin pretese l’arresto e l’esecuzione di Rjutin, ma trovò l’opposizione di una parte del Comitato centrale e ciò segnò le prime fratture che avrebbero poi portato alle Grandi Purghe della seconda metà degli anni Trenta.
L’esito: il trionfo dello “sfruttamento militare-feudale” Il costo umano di questa operazione fu devastante: tra i quattro e i sette milioni di contadini morirono di fame, e diffusi episodi di cannibalismo. Al termine di questa tragedia, alla fine del 1933, la guerra di Stalin poteva dirsi vinta: la resistenza era stata annientata. Le campagne sovietiche furono quindi riorganizzate con quello che lo storico Moshe Lewin definisce uno “sfruttamento militare-feudale”. I contadini smisero di essere cittadini e furono assoggettati a un regime di corvées obbligatorie, all’obbligo di passaporti interni, a responsabilità fiscale collettiva e compensi irrisori dei loro prodotti (meno del 20% del costo di produzione), gettando le basi strutturali dello “stalinismo”.



In conclusione, le fonti dimostrano che la carestia del 1932-33 fu l’esito di un attacco deliberato orchestrato da Mosca per risolvere insieme il problema dell’approvvigionamento agricolo, quello delle proteste contadine e quello del controllo delle spinte autonomiste ucraine. E che tali risultati si ottennero al prezzo di un genocidio per fame che la vittoria sul nazismo degli anni successivi fece poi dimenticare al mondo.

A tutti, o quasi, perché non potevano dimenticarlo evidentemente gli ucraini che non per caso in questi anni si sono mostrati disposti a morire pur di non tornare sotto il dominio russo.

Appendice

Documento 1

R. Consolato d’Italia, Kharkov – Urss. Nr. di Prot. 570/74. Kharkov, 10 luglio 1933 – Anno XI.

LA FAME E LA SITUAZIONE SANITARIA.



Il quadro che presenta oggi l’Ucraina è dei piú tristi. Salve le regioni immediatamente vicine alle città, in un raggio di una cinquantina di km e le città maggiori stesse, il paese è in preda alla fame, al tifo, alla dissenteria, dicono anche al colera e persino alla peste, che avrebbe fatto la sua comparsa sporadicamente per ora. Quando l’altro anno si è presentata per la prima volta l’eventualità di una carestia, il governo si è preoccupato della situazione politica che ne poteva risultare e fedele alla dottrina di Lenin: che le rivoluzioni si fanno con la fame, è corso ai ripari. Oggi possiamo spiegarci il perché di certe misure. Il pericolo di una rivoluzione, o meglio controrivoluzione per fame, poteva presentarsi serio soltanto nei grandi centri industriali. A questi bisognava quindi pensare prima di tutto ed approvvigionarli il meglio possibile. La campagna è meno temibile, date le enormi distanze e la qualità e scarsezza di strade; poteva quindi venir abbandonata a se stessa (in Ucraina ha inciso anche la questione politica sulla liquidazione del contadino). Tutt’al piú poteva esser pericolosa entro un raggio di 50 km intorno ai grandi centri (per Mosca si calcolò 100 km a maggior sicurezza). Quindi ecco spiegato perché intorno a Kharkov, Odessa ecc. si vive ancora, mentre intorno a Poltava ed a Poltava stessa si muore, perché intorno a Dnepropetrovsk si vive, ed intorno a Kiev si muore. Ma ora si spiega anche il perché della revisione dei passaporti, della esclusione, al di là dei 50 km (o dei 100 per Mosca) di centinaia di migliaia di persone (gli inutili, i pericolosi, i ci-devant) ad alleggerire il compito dell’approvvigionamento nei centri maggiori, a impedire eventuali sommosse, anche proteste. L’epurazione del Partito è in connessione con la situazione alimentare, meglio con la paventata possibile reazione della fame. Questa ha distrutto metà della popolazione rurale dell’Ucraina. Cosí si spiega la ferocia con la quale tutti i contadini vengono inesorabilmente raccolti dalla Polizia (ho osservato che la popolazione cittadina, per un oscuro senso di difesa, o per odio propagandato ad arte, o per invincibile istinto a fare l’aguzzino, collabora volentieri in questa caccia al contadino e quando dal camions, col quale li trasportano al deposito di Polizia per il concentramento, qualcuno tenta di fuggire, dieci cittadini si trovano sempre pronti a rincorrerlo, a colluttarsi con lui, a consegnarlo ai poliziotti), cosí si spiega che i medici hanno avuto l’ordine di non curare i contadini, che si presentino loro in città. Duemila al giorno ne vengono raccolti attualmente di questi disgraziati e a notte vengono poi trasportati lontano. Famiglie intere calate in città con l’ultima speranza di poter sfuggire alla morte per inedia, vengono spietatamente lasciate uno o due giorni nel deposito e poi portate, sempre digiune, a 50 e piú chilometri da Kharkov e buttate giú nei valloni formati dai torrentelli. Molti restano inerti e muoiono, altri riescono a risollevarsi, qualcuno a rientrare ancora una volta in città dove un’elemosina si può spesso trovare. Da uno di questi ho saputo che uno dei posti si trova fra gli stagni al di là di Raj-Želenovka, a 4 ore dalla piú vicina stazione ferroviaria. Ogni tre, quattro giorni vi si reca una squadra di affossatori a seppellire i morti. Da alcuni medici mi è stato confermato che la mortalità nei villaggi ha raggiunto l’80 per cento spesso, ma mai meno del 50 per cento. Le regioni piú colpite sono quelle di Kiev, Poltava, Sumi dove si può parlare ormai di deserto. Aggiungo un altro nome alla lista dei borghi morti: Lutova non lontano da Kharkov, già ricco di 1500 anime, ora ne conta una novantina. La situazione sanitaria non potrebbe essere peggiore. I medici hanno però la proibizione di parlare di tifo e di morti per fame e non possono nemmeno raccogliere quelle osservazioni, che dal punto di vista scientifico sarebbero per loro d’interesse. Comunque ho avuto le seguenti informazioni sul carattere patologico che assumono queste denutrizioni. Quelli che non hanno potuto avere che del pane (di quello nerissimo, composto di ingredienti i piú disparati), dimagriscono progressivamente ed uniformemente e vengono colpiti da paralisi cardiaca, senza prodromi di alcun genere. Quelli invece che hanno avuto solo legumi e un po’ di latte, gonfiano lentamente nelle articolazioni, ai piedi e muoiono pure per paralisi cardiaca. Frequenti sono i fenomeni di allucinazioni, per cui vedono nei figli nient’altro che animali, li ammazzano e li mangiano. Alcuni, potuti recuperare con del cibo adatto, non ricordavano poi di aver voluto mangiare i propri figli e negavano che ciò avessero potuto pensare. Si tratta di fenomeni dovuti a devitaminizzazione, che sarebbero molto interessanti a studiarsi ma che oggi è proibito di considerare dal punto di vista scientifico. Col piú profondo ossequio. Il R. Console Sergio Gradenigo. [SAP Russia 8 (1933), fasc. 7]. (Note a piè di pagina presenti nel documento: 36 Cfr. Beal, Word cit., p. 244, e Conquest, Harvest cit., p. 249. 37 Cfr. la nota 60 dell’Introduzione.)



Documento 2 R. Ambasciata d’Italia nell’Urss. Telespresso n. 3953/1494. Mosca, 11 luglio 1933 – Anno XI. OPINIONI DI TECNICI TEDESCHI SULLE CONDIZIONI DELLA AGRICOLTURA SOVIETICA. Il Dott. Schiller, addetto alla locale Ambasciata germanica per le questioni agricole è recentemente tornato da un viaggio in Ucraina durante il quale ha percorso in automobili piú di 4500 km. Contemporaneamente è giunto a Mosca chiamatovi da questo Ambasciatore di Germania il dott. Dittlof Direttore della Concessione agricola tedesca della Drusag nella regione fra il Kuban ed il Caucaso settentrionale. Da essi ho potuto raccogliere interessanti notizie sulla situazione generale delle zone agricole di maggiore importanza per l’Urss. Secondo il dott. Schiller la situazione alimentare in cui versa la popolazione ucraina ha ormai raggiunto un minimo al di là del quale non potrà piú scendere. Egli ha mostrato fotografie, da lui prese, di villaggi in cui si scorgono per le strade i cadaveri ancora insepolti di abitanti morti per fame, di interni di capanne con dentro cadaveri di bimbi abbandonati perché incapaci di fuggire ed, orribile a dirsi, come già nel 1921, di corpi umani tagliati a pezzi. Il numero dei morti e la fuga delle popolazioni, sono i due fenomeni che piú colpiscono l’osservazione. Dal calcolo delle percentuali dei decessi raccolte nei distretti e nelle città di Kharkov, Kiev, Orel e Kursk, nel periodo settembre 1932 – giugno 1933, si raggiungerebbe la fantastica cifra, destinata ad accrescersi nei mesi ulteriori, di sei milioni di morti. Quanto alla fuga delle popolazioni essa avrebbe già raggiunto il suo massimo nell’autunno scorso e sarebbe ormai in forte diminuzione. Le leggi sulla fissazione dei contadini della terra (13 sett. u.s.), quella sui furti agrari (8 agosto u.s.), quella infine sui passaporti (4 dic. u.s.) la aumentata sorveglianza poliziesca nelle campagne ed i divieti di acquistare i biglietti ferroviari avrebbero notevolmente arginato questo esodo senza meta. Fermati nei loro villaggi e impossibilitati a ricorrere alla elemosina delle città ormai ridotte esse stesse in pessime condizioni e assolutamente privati di ogni soccorso, ai contadini dell’Ucraina non è stata lasciata altra scelta che quella di lavorare per il governo per ottenere un minimo di cibo, o morire letteralmente di fame. In questo, secondo il dott. Schiller, starebbe il segreto della rinascita della agricoltura ucraina che, ridotta nello scorso anno in condizioni deplorevoli per l’incuria e il sabotaggio delle masse rurali, si presenta quest’anno in buone condizioni e fa prevedere ottimo raccolto. Le cattive erbe sarebbero state estirpate, il grano ben seminato, maggiori cure rivolte al bestiame che per moltissimi piccoli proprietari ha finito per rappresentare l’ultima salvezza. La grande abilità del governo è consistita dunque nell’aver saputo usare l’arma della carestia. I contadini stremati di forze muoiono talvolta sul lavoro, ma rendono colla forza della disperazione quel tanto che basta per aiutare l’opera della massa. Di non minore utilità per il successo della campagna agraria sarebbe, sempre secondo il signor Schiller, l’opera delle Sezioni politiche nei sovchozy e nelle sezioni mototrasporti per kolchozy. Queste sezioni, costituite generalmente da agenti della GPU in uniforme non si occuperebbero tanto della parte tecnica dell’impresa quanto della sorveglianza e della direzione della mano d’opera. In conclusione, secondo il parere dell’Addetto agricolo tedesco, mentre la situazione delle popolazioni ucraine si mantiene gravissima e la carestia fa strage, la situazione agraria, la sola che interessi il governo sovietico, è indubbiamente migliorata in confronto dell’anno scorso. La crisi non si può dire ormai superata in quanto resta fra l’altro a vedere se i sistemi adottati nel periodo della semina renderanno ugualmente nel periodo del raccolto e della trebbiatura. Secondo il Dott. Dittlof, direttore della Concessione germanica nel Caucaso del Nord, ben diversa sarebbe la situazione in quest’ultima regione. Quivi il Governo, impressionato dalle proporzioni della vera e propria rivolta invisibile dei Cosacchi, svoltasi nell’autunno scorso, ha dovuto ricor- (La pagina si interrompe qui). (Nota a piè di pagina presente nel documento: 38 Cfr. le note 58 e 61 dell’Introduzione. Sulla Drusag cfr. la nota 6 ai Documenti.)

Documento 3

R. Consolato d’Italia, Kharkov – Urss. Nr. di Prot. 771/102. Kharkov, 15 agosto 1933 – Anno XI. FAME E CANNIBALISMO.

La fame, che appare mitigata nelle campagne dal raccolto e dai furti che i contadini continuano a perpetrare, come si rileva dal cumulo quotidiano di denuncie e lamentazioni che appaiono sui giornali non sembra aver fatto ancora rinuncia alla pratica del cannibalismo. Piuttosto che di una scomparsa del fenomeno si deve parlare ora di una deviazione nel senso che la carne umana non viene mangiata piú consciamente, ma fatta mangiare da chi crede di mangiare tutt’altra cosa. È insomma una specie di speculazione a base di carne di cadavere. Cito due casi controllati. Il primo risale a un mese fa. Allora si raccoglievano in Kharkov ogni notte circa 250 cadaveri di morti di fame e tifo. Fu notato che a moltissimi mancava il fegato, che appariva asportato attraverso una larga ferita. La Polizia poté alla fine cogliere qualcuno dei misteriosi amputatori, che confessarono che con tale carne preparavano il ripieno dei pirožki (involtini di pasta ripieni di verdura carne e riso o similia), che poi vendevano sul mercato la mattina. Il secondo caso è accaduto in casa del Sig. Ballovich, di questo consolato. Nella stessa casa dove abita vive la famiglia di una cantante dell’opera di Kharkov ed un medico. Qualche settimana fa si presentò, come qui usa, una donna a vendere della carne per cucinare: ossobuco. Le due famiglie acquistarono ciascuna un ossobuco. Il medico mangiò la carne, assieme alla sua famiglia a pranzo e la famiglia dell’artista di canto si preparava a mangiarla la sera, quando la serva sollevò dei dubbi sulla qualità dell’animale dal quale pro- (La pagina si interrompe qui). (Nota a piè di pagina presente nel documento: 39 A testimoniare della diffusione del fenomeno sembra che poco prima, nel maggio 1933, il procuratore di stato ucraino e il vicecommissario ucraino della polizia politica avessero ordinato ai dirigenti di distretto di ritirare dai normali tribunali i processi per cannibalismo per passarli al Collegio della Ogpu – la polizia politica stessa – a Mosca. Copia dell’ordine è riportata in Pidahiny, Black Deeds cit., vol. I, p. 230.) Chiamato il medico, poté con orrore ben comprensibile constatare che si trattava di una spalla umana. L’altra l’aveva mangiata lui e la sua famiglia. Di molti altri casi si sente parlare ancora e di continuo. Ho citato però questi due, benché riluttante a dar conto di fatti che difficilmente possono sembrare credibili, perché li ho da fonte ineccepibile e sono controllati. Col massimo ossequio. Il R. Console Sergio Gradenigo. [SAP Russia 8 (1933), fasc. 7].




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