mercoledì 22 Luglio 2026

Meloni, il lamento al potere

Le destre hanno governato l’Italia dal maggio 1994 al novembre 2011 con Berlusconi (17 anni e sei mesi), partecipato al governo giallo-verde di Conte dal giugno 2018 al settembre 2019 (1 anno e tre mesi) e ripreso il controllo totale dall’ottobre 2022 a tutt’oggi( 3 anni e 9 mesi) . A conti fatti sono più di 22 anni.
In seguito alla gravissima crisi finanziaria e all’aumento insostenibile dello spread sui titoli di Stato, sostenuti da un’ampia maggioranza parlamentare, furono poi chiamati a salvare il paese dal disastro Mario Monti (novembre 2011-aprile 2013) e Mario Draghi (febbraio 2021- ottobre 2022), due supertecnici, non due rivoluzionari, poi cacciati in malo modo per fare posto ai Salvini. Giustamente. Perché così aveva voluto la maggioranza dei votanti.
Dal 1985 il numero degli stranieri giunti in Italia ha superato quello degli italiani espatriati e, da allora e sempre più, mentre il flusso in ingresso era costituito da manodopera poco qualificata, quello in uscita era ed è costituito prevalentemente da giovani con una buona formazione. Il tutto in un paese sempre più vecchio, con sempre meno nascite e in declino sul piano economico e sociale.
Di fronte a tanti elementi di crisi, la questione più urgente agitata dai partiti xenofobi e neofascisti (Lega e Fratelli d’Italia in primis) negli ultimi quarant’anni è stata ed è quella dell’emigrazione. Fino a guardare a modelli come l’agenzia federale USA per il controllo dell’emigrazione, l’Ice, guidata fino a pochi mesi fa da un tipico discendente della stirpe bianca, anglosassone e protestante che aveva colonizzato le praterie da costa a costa: come Charles Bovino. Cinquecento settantanove individui con quel cognome regolarmente schedati a Ellis Island equivalevano generalmente a un egual numero di clandestini, ma di questo non gliene poteva fregare di meno al nostro.
Ora va detto che la questione dell’emigrazione è tremendamente seria e complessa, ma non si capisce perché la principale legge che la regola nel nostro paese risale al 2002 e porta il nome di due personaggi che in teoria avrebbero dovuto offrire la massima garanzia a chi ne temeva gli effetti sul piano dell’ordine pubblico e, diciamo, della sostituzione etnica: Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Ma, indipendentemente da tale legge, dal momento che sono state soprattutto le destre a governare il paese negli ultimi decenni, se si ritiene che la questione dell’immigrazione sia drammatica quanto dicono loro e i mezzi di informazione al loro servizio se ne dovrebbero assumere la responsabilità.
Preferiscono invece fare leggi e leggine inconcludenti e nello stesso tempo istigare i governati a prendersela con gli stranieri. La stessa tattica vergognosa e irresponsabile che seguono nell’agitare l’opinione pubblica contro i giudici che hanno condannato il gioielliere del cuneese che ha ucciso due dei suoi aggressori in base alle leggi fatte da loro stessi.
Aggressività e vittimismo, strapotere nel fare le leggi e critiche ingiuste a chi le applica. E’ una tale disonestà intellettuale, con la delegittimazione dei giudici e di chiunque ricordi che formalmente siamo ancora uno stato di diritto, a spaventa perché può far scivolare il nostro paese in un clima da guerra civile. Il clima giusto per la nascita delle dittature.

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