L’altra campana (ROMA 15/10/2011) Ha torto o ha ragione?

Raccolgo qui, l’articolo di Valentino Parlato sugli ultimi eventi occorsi a Roma il 15/10/2011. Non credo di condividere al 100% il suo pensiero, ma trovo in esso degli ottimi spunti di riflessione in merito a ciò che ci sta accadendo.

Valentino Parlato

Una nuova epoca

Quella di ieri a Roma è stata una manifestazione storica, il segno di un possibile cambiamento d’epoca. Una manifestazione enorme, rappresentativa di tutto il paese (camminando nel corteo e in piazza si sentivano gli accenti di tutte le regioni italiane). E ancora, una manifestazione che si realizzava in contemporanea con tante altre nel mondo, in Europa e anche negli Usa, tutte concentrate sul cambiamento del modello di sviluppo, a sancire la crisi del liberalcapitalismo. Per dire che così non si può andare avanti, che la politica di oggi è arrivata a un punto morto e che ci vuole un’inversione di rotta, anche dei partiti politici, oggi ridotti alla sopravvivenza di sé stessi. A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile. La manifestazione e le pressioni che essa esprime chiedono un rinnovamento della politica. È una sfida positiva agli attuali partiti di sinistra a uscire dal passato e prendere atto di quel che nel mondo è cambiato. La crisi attuale – più pesante, dicono in molti, di quella del 1929 – non può essere superata con i soliti strumenti. Negli Usa fu affrontata con il New Deal e in Italia e Germania, dove lo sbocco fu a destra, non con le privatizzazioni, ma con le nazionalizzazioni di banche e industrie. Ci ricordiamo dell’Iri, fondamentale nell’economia anche dopo la caduta del fascismo? Quello che è accaduto ieri deve aprirci gli occhi e la mente. Non si può continuare a fare politica con le vecchie ricette. Ci dovranno essere cambiamenti anche nelle lotte sul lavoro e nel sindacato, e nella politica economica. Per concludere, vorrei ricordare che dopo il discorso di Sarteano anche un banchiere come Mario Draghi ha detto di capire le ragioni degli indignati. Forse siamo all’inizio di una nuova epoca.


Commenti da Facebook

1 Commmento

  1. Ape Maya

    Sono proprio curiosa di sapere cosa non condividi di questo articolo…

    Personalmente penso che vengano toccati molti punti salienti, importanti da capire in questo periodo di crisi. Al di là dell’auspicio di un cambiamento nella politica, la cui necessità è così evidente che stupisce come dinnanzi a ciò che succede tutto resti sostanzialmente fermo, mi colpisce particolarmente l’accenno che si fa ai sindacati. Credo che se oggi ci sono problemi a livello economico e sociale, una grossa percentuale di questi sia attribuibile anche al discutibile modo che hanno i sindacati di proteggere i lavoratori e di combattere per chi un lavoro non ce l’ha e ha tanta volontà di inserirsi nel mercato. Mi sembra assurdo, per quanto riguarda l’Italia, che i sindacalisti di ogni sigla siano perennemente divisi sul da farsi quando si parla di cose importanti e che, al cospetto di una finanziaria deludente, la sola Cgil sia scesa subito in piazza a protestare, mentre gli altri tessevano e filavano. Non è assolutamente concepibile la loro assenza in tutti quei momenti in cui le statistiche mostrano l’alto tasso di disoccupazione giovanile, per non parlare di tutte le volte che si svelano dati melodrammatici riguardo la precarietà: dove vivono i sindacati? Alle Bahamas?

    Ricordiamoci sempre che il potere d’acquisto delle famiglie è di grande importanza. Tra l’altro, dimenticare che il diritto al lavoro è fondamentale, se non altro per permettere i pagamenti dei mutui, che possono mettere in crisi le banche, è un grave autogol fatto al sistema economico di qualsiasi Paese.

    Ancor più essenziale sarebbe poi un cambiamento globale dei modelli economici che dominano il mondo industrializzato di oggi, ma mi astengo dall’effettuare questa analisi perché potrei non avere tutte le competenze necessarie.

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