I crolli; invito alla riflessione

 

Ogni crollo è il risultato sovente di un lento logoramento,talvolta di un grosso stravolgimento,tutti i tipi di crolli lo sono,quelli emotivi,quelli finanziari … anche quelli strutturali ed edilizi lo sono,in che sottoinsieme di crolli può essere annoverato il crollo della chiesa di santa Maria del Vetrano?rispondere a questa domanda è fin troppo facile,quel crollo è annoverabile in una categoria che racchiude tutte le altre,il crollo della chiesa di santa Maria del vetrano è il crollo di una coscienza,parte della tradizione,della storia che componeva la coscienza di monte è andata perduta per sempre …. il tragico dato scarno della cronaca non lascia spazio a sotterfugi per aggirarlo … se rispondere alla prima domanda era facile,facile non è,rispondere alla successiva domanda che a mente più fredda sgomenta forse maggiormente,per colpa di chi?la chiesa è caduta?,i commenti a caldo risultano molto simili ad i classici commenti preconfenzionati appositamente in previsione della prossima tragedia in calendario,qualcuno dice che non c’erano i fondi,qualcun altro dice che è colpa dell’incuria in senso generale (strano ci sono istituzioni formatesi apposta per evitarla,a che servono amministrazioni regionali,provinciali e cittadine sennò?)qualcuno forse se la prenderà con il freddo,il caldo,il vento o forse pure con i cinghiali o l’orso yoghi,nessuno ha fatto i conti con una semplice osservazione,l’unico atto significativo con cui il comune ha dimostrato di essere al corrente dell’esistenza di quel sito di interesse storico culturale(in relazione al cui crollo adesso si strappano le vesti e strepitano commuovendosi)è stato nel momento in cui hanno liberato dal loro orizzonte di preoccupazioni quel ingombrante melifluo fardello,scaricando la chiesa in comodato d’uso,si presume per ottenere una “riqualificazione” della zona ,alla fondazione gestita da don Gelmini,ora visto che la riqualificazione è stata piuttosto virtuale quindi la zona è stata solo in parte utilizzata dalla fondazione (attraverso “iniziative”volatili e insufficienti prima di liberarsene a loro volta)si può procedere per esclusione e iniziare a credere che è stato forse il menefreghismo,provinciale e irresponsabile,di chi,come l’amministrazione comunale,doveva non solo vigilare o proteggere ma anche amare quel pezzo di storia scippata ai componenti futuri della comunità di monte,accanto ai miagoli straziati di tutti i rappresentanti delle istituzioni,un altra litania! (oltre ai soliti piagnistei ipocriti sulla mancanza di fondi che si sa funge sempre da paravento multiuso)dei ladri avrebbe violato il sito per rubare dei ponteggi che sorreggevano grottescamente parti logorate della struttura,conseguentemente a questo furto la struttura sarebbe crollata.

 

Tutto chiaro e lineare. È curioso,perche chi a monte sa e vede oltre la cortina di fumo dei comunicati e degli articoli di giornali partigiani,sa anche che a dispetto dell’ampollosità di discorsi in politichese,la non gestione parzialmente balorda ma soprattutto ignorante dell’amministrazione comunale è stata tale,mille dinamiche che con la salvaguardia del bene comune e del mandato popolare di rispettare e servire le istituzioni che si vanno a rappresentare non centrano nulla,andrebbero sviscerate per comprendere meglio i fatti,ma la dietrologia,ontologicamente,non può far fare dei passi avanti,una cosa è certa,quando lo stallo cementifica un trend negativo,l’azione può dimostrarsi il punto di svolta,nessuno dei rappresentanti incaricati ha dimostrato di potere o volere fare una qualsiasi azione,fosse stata anche negativa!,in relazione al tema chiesa di santa Maria nel Vetrano.

 

Nel luglio del 2011 però qualcuno ci ha provato a “riqualificare”,per usare questo termine cosi inflazionato,la zona,sono stati un gruppo di ragazzi che constatato il disuso hanno “occupato”la zona,capitanati da cinque di loro :Ferdinando Mazzitelli,Francesco Russo,Antonio Di Biase,Francesco Lomonaco e Luigi Palazzo,è intrinseco che la rinnovata presenza umana in un posto precedentemente abbandonato sia una riqualificazione di per se,solo i topi ed il maleodorante tanfo dell’abbandono li aveva preceduti,i ragazzi sfruttando le loro capacità organizzative,sfruttando le loro doti artistiche e le loro competenze culturali e avvalendosi soprattutto della loro passione,avevano bonificato,reso accessibile e trasformato l’immobile tappezzando l’interno di contenuti culturali e trasformando la zona in un punto di sperimentazione artistica e di incontro confrontativo,poteva essere l’occasione di cogliere due piccioni con una fava,un simbolo di una comunità sempre più stritolata nella sua identità ritrovava nuova vita,ed una serie di ragazzi potevano incontrarsi,conoscersi,mettere a confronto le loro forme d’espressione personali,condividere flussi di idee …a quel punto però il comune ed il suo morboso attaccamento alla salvaguardia della chiesa si sono intromessi,quelli che dovevano essere vigili si sono destati dal loro letargo ed hanno deciso che volevano vederci chiaro,i ragazzi sono stati avvicinati,sono stati avvertiti che il posto non era a norma,gli è stato sostanzialmente intimato,di non recarvisi più,nessuna ispezione o documentazione che lo dimostrasse attraverso dei dati è stata esposta,solo un generico offuscato diktat, “il posto non è agibile . NON FREQUENTATELO”,il crollo ha dimostrato che preoccuparsi era lecito,preoccuparsi a procrastinare però(allibendo chi cerca di fare qualcosa con un lavativo “non frequentatelo”)non lo era affatto,quindi,se la struttura che tanto amavano presentava rischi di crollo talmente probabili da indurli a non permettere a nessuno di andarci,come mai,ne prima ne dopo l’occupazione dei ragazzi,è stato fatto mai nulla per tamponare la carenza di stabilità che la chiesa denunciava? ….. le visite e le riunioni all’interno del castello adiacente la chiesa,nonostante il divieto,continuarono,coloro che avevano appena cominciato a riviverla non poterono abbandonarla ancora e cosi presto per giunta,arrivarono i carabinieri a sgombrarli,ed ora la vicenda è un caso giudiziario,tre di loro infatti sono stati accusati di occupazione e furto,rischiano il carcere,manco a dirlo,oggi come allora l’acredine dei membri del comune aventi potere sul sito verso i protagonisti dell’iniziativa è forte,essi oltre ad essere sul banco degli imputati in un processo sono anche accusati in maniera latente da certe prese di posizione,di avere peggiorato le condizioni di incuria e di avere trasformato la zona in un covo di capelloni,forse drogati e dediti a pratiche “protosataniste”come i fantomatici “rave”che questi ragazzi avrebbero organizzato nello spazio antistante il castello,danneggiando la struttura.

 

Oltre l’illogicità di questa frettolosa accusa,ciò che va analizzato,bypassando i soliti commenti qualunquisti e ottusi,è attenersi all’osservazione della realtà, nessun rave ,nessun sabba e nessun atto deliberato o involontario contro qualcuno o qualcosa è stato commesso tra quelle dimenticate mura in quei giorni,ciò che è stato perpetrato è solo un immenso atto di sfida ad una classe dirigente che si è distinta per negligenza e che ha fatto morire giorno per giorno la chiesa di santa Maria del Vetrano,nel polverone dei detriti e delle macerie tutte queste considerazioni si dissolvono,ci si stropiccia gli occhi e poi si punta il dito,si punta il dito contro chi ha il torto di essere una presenza indesiderata,si una presenza fisica,sul luogo,ma anche una presenza simbolica nella mente di ognuno di quelli che attirati dal principio attivo dell’arte partecipata hanno visitato un luogo finalmente restituito ad una qualche dignità,per donare il proprio contributo,perche uno è più di zero e non un movimento apparente e una slavina,l’input di chi comincia ad invertire la rotta,c’è la dobbiamo prendere con questi ragazzi,chiassosi,appariscenti,scomodi,che magari avranno pure commesso qualche azione discutibile,avranno usato una procedura irrituale,avranno commesso degli errori,ma come è possibile prendersela con quello che fondamentalmente è stato solo un doveroso atto di presenza?…. la sola presenza in un qualsiasi luogo di esseri umani motivati e vogliosi solo di incontrarsi con il resto della loro comunità non può essere il motivo della distruzione di quel luogo,no,non è stata una presenza che ha provocato la decomposizione di un simbolo montese cosi importante,ciò che l’ha provocata è stata una desolante,generalizzata …. assenza.   

                                                                                                                                                       Michele Plescia


Commenti da Facebook

1 Commmento

  1. Francesco Lomonaco FL

     

    Il Patrimonio è di Tutti va dato in uso alla CittadinanzAttiva.
    Il motivo dell’appiattimento e della grande disgregazione sociale a Montescaglioso va ricercato nella “assenza”
    di SPAZI PUBBLICI affidati ai ragazzi. Spazi laici  di incontro_scontrioculturale fra generazioni.
    Spazi in cui crescere e confrontarsi nella gioia di vivere…
    Viviamo invece, nel grigio di una esistenza in cui
    se abbiamo un lavoro di 10 ore al giorno, che non ci piace), da mangiare e un tetto per dormire …
    ci dicono che dobbiamo ringraziare ed essere felici…
     
    Riflettiamo. Il Sistema si sgretola sotto i nostri occhi. 
    Il Pil crolla. I consumi vanno a picco.

    I sempre attenti analisti ci dicono che “PIL” pro capite ha subito un crollo verticale. Consumiamo meno. Le auto praticamente non le compriamo più (se ne vendono quante se ne vendevano negli anni settanta), il petrolio (consumi per 63 milioni di tonnellate nel 2012) ha fatto addirittura un balzo indietro agli anni sessanta, prima del boom economico.

    Prima, nella gran festa dei consumi, non eravamo felici.
    Oggi non siamo felici, e ci dicono che la causa sia nella “assenza” dei consumi.

    Riflettiamo. Forse dobbiamo correggere alcuni parametri di valutazione del nostro vivere. Proviamo a sostituire il PIL con il FIL: La felicità interna Lorda

    Ecco cosa ho trovato in rete. > (ho fatto una sintesi da varie fonti)

    … Un esempio fondamentale dell’utilità a conoscere il proprio FIL è dato dal Bhutan, piccolo stato montuoso dell’Asia. Questo stato già da 4 anni adotta come indicatore per calcolare il benessere della popolazione il FIL. I criteri presi in considerazione sono la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. 

    Secondo alcuni dati questo paese è uno dei più poveri dell’Asia, con un PIL pro capite di 2088 dollari (2010). Tuttavia, secondo un sondaggio, è anche la nazione più felice del continente e l’ottava del mondo. 

    Gli ideatori di questo indice non mirano ad una “retrocessione”, cioè non vogliono passare per anti-tecnologici o anti-materialisti, ma il loro programma punta a migliorare l’istruzione, la protezione dell’ecosistema e a permettere lo sviluppo delle comunità locali. 

    È dunque per questo che ogni stato deve sì prendere in considerazione il suo PIL, ma deve anche mirare al benessere dei cittadini, quindi deve attuare, se non in modo cosi prevalente, l’indicatore di felicità interna lorda; perché, come abbiamo visto, sul campo del benessere dei cittadini, anche un piccolo paese può essere uno dei migliori del mondo.

    «Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità». Dalai Lama

    A differenza del Prodotto Interno Lordo – che cerca effettivamente di misurare il benessere – la Felicità Interna Lorda non è un tentativo di quantificare la felicità. Le due misure concordano, tuttavia, sul fatto che il benessere della persona è più importante dei consumi.

    Il problema è che la FIL si basa su una serie di valutazioni soggettive sui valori morali. In pratica ciò significa che è aperta a chiunque sia in grado di definire un quadro di riferimento (di solito i governi), coerente con i propri interessi.

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