Il cambiamento inizia dal basso…ma bisogna fare “rete”!!!

Ciao a tutti!!! Qualche giorno fa sulla pagina fb di montescaglioso.net avevo segnalato un interessante Seminario internazionale sulla rigenerazione urbana e la responsabilità sociale. Il seminario, si è svolto ieri presso l’Università della Basilicata.

Il tema affrontato era la rigenerazione urbana. Un tema molto attuale, che desta sempre più interesse (anche su monte.net qualcuno inizia a parlare riuso e rigenerazione di spazi inutilizzati). In genere quando si parla di rigenerazione, non ci si ferma solo all’aspetto ambientale o architettonico del fenomeno, ma ad esso risultano collegati moltissimi temi tra cui quelli di carattere socio- economico.

Spesso i progetti di riqualificazione urbana (quando non derivanti da politiche imposte dall’alto) sono strettamente legati a processi di responsabilizzazione sociale e hanno ricadute su moltissimi fronti, da quello sociale, a quello economico, turistico e cosi via…. Processi che conducono i cittadini a prendere atto che il cambiamento, le innovazioni, in qualsiasi ambito, sono possibili e possono partire dal basso.

A tutto ciò sottende una logica nuova, innovativa, secondo cui, attraverso un’azione concertata su più fronti e attaverso l’utilizzo di strumenti e metodologie specifiche, è possibile fare innovazione.

Nella nostra città è evidente la necessità di rendersi operativi su questo fronte, di innescare dinamiche concrete di cambiamento. Ma a mio avviso occorre prima di tutto conoscere le realtà innovative che sono disseminate sul nostro territorio.  Ci sono moltissimi esempi di innovazione dal basso, incubatori di idee, che occorre conoscere per iniziare a capire quali strumenti e strategie possono rivelarsi più appropriate al nostro contesto. 

Nella locandina del Seminario ve ne sono alcune che stanno attivando processi del genere sia in Puglia che in Basilicata. 

Inoltre linko il video realizzato da TRM per comprendere meglio il tipo di iniziativa. 

https://www.youtube.com/watch?v=xkknziBuK8s


Commenti da Facebook

4 Commenti

  1. Francesco Lomonaco FL

    Da alcuni mesi gruppi spontanei stanno “faticosamente” cercando il modo di tradurre in “prassi” alcune idee… Il mio gruppo in particolare sta affrontando il tema del “Picco del Petrolio” e siamo approdati alla filosofia denominata “Transitio Town”… Ci vediamo ma con notevoli difficoltà. Ecco cosa ci diciamo….

    VUOI SAPERE COS’E’ la TRANSIZIONE? > Leggi qui > La TRANSIZIONE (Transitions towns)

    Le ATTITUDINI Proviamo a esplorarne gli elementi principali, sapendo che è molto difficile metterli in fila e assegnare una priorità, quelli qui indicati sono aspetti che vanno considerati nel loro complesso, nel loro intrecciarsi e richiamarsi l’un l’altro:

    E’ INCLUSIVA – derivando fortemente dalla Permacultura, la Transizione lavora CON e non CONTRO ciò che c’è nel mondo oggi anche quando si prefigge di cambiarlo. Predilige la collaborazione alla competizione. Per questo generalmente non protesta, non orga-nizza cortei o barricate, ma cerca di creare le condizioni in cui i cambiamenti auspicati possono verificarsi.

    È basata sul COME non sul cosa – La Transizione è un processo (un viaggio) e si concentra sul COME lasciando che il cosa sia una conseguenza. Il come affrontiamo i problemi, come costruiamo le relazioni, come progettiamo il futuro (ovvero la qualità del proces-so il corso) è determinante. Se il COME è quello giusto, difficil-mente il cosa sarà sbagliato. Questo è un aspetto apparentemente semplice, ma difficilissimo da assimilare e praticare, perché tutto il nostro sistema culturale ci chiede di concentrarci sul COSA e noi ci siamo abituati a farlo. Allo stesso tempo, questa attitudine a curare il COME si rivela uno degli strumenti più potenti che la Transizio-ne abbia sperimentato fino ad oggi.

    È SISTEMICA – Anche se il processo può focalizzarsi di momento in momento su alcuni temi specifici, ogni cosa non deve mai prescin-dere dal collegamento e dall’organicità con tutte le altre. In un approccio sistemico non si cerca “la cosa più importante di tutte” o l’unica che conta davvero”, ma si cerca di abbracciare l’insieme di tutte le cose e i processi che ci circondano e/o ci coinvolgono. È’ vero che a volte dobbiamo occuparci di agricoltura o di scuola o di energia rinnovabile o di psicologia del cambiamento, oppure ridur-re l’analisi ad un aspetto specifico per poterlo comprendere meglio, ma è necessario non perdere mai di vista l’insieme e i collegamenti tra i vari ambiti.

    NON E IDEOLOGICA – Le scelte, le decisioni i percorsi non vengono decisi partendo da basi ideologiche, da credenze religiose, da fedi politiche, ecc. Si focalizza sulla resilienza – I progetti che si realizzano nell’am-bito della Transizione tendono a produrre resilienza nelle comunità e più in generale nel nostro sistema. Il concetto di resilienza è di-verso da quello di sostenibilità, o di robustezza o da altri concetti che spesso si mescolano e sovrappongono a questi. La resilienza non è autarchia o autosufficienza (ad esempio), bensì la capacità di affrontare e adattarsi ai cambiamenti cambiando. Usare la resilienza come principio di riferimento cambia molto il COME si cerca di realizzare i progetti di Transizione. Si tratta ovviamente di campi con ampi margini di esplorazione, ma in questi pochi anni abbiamo già imparato tanto.

    È BASATA SUL PENSIERO CRITICO (TESTA) – Quindi cerca di affronta-re il mondo partendo dai migliori dati in grado di descriverlo in modo da poter ragionare, almeno dove possibile, su ciò che davve-ro esiste e non su ciò che sembra.

    ACCOGLIE E ACCUDISCE LE EMOZIONI (CUORE) – Non c’è processo umano che non produca e sia il prodotto del nostro essere emotivi, della nostra gioia, della nostra paura, delle nostre sofferenze e pia-ceri.

    La TESTA da sola non basta, serve una cura speciale per le emozioni e le relazioni perché la razionalità si trasformi in azioni a beneficio di tutti.

    LA TRANSIZIONE FA (MANI) – In un epoca in cui molto dell’attivi-smo ambientalista e sociale era costituito da provocazione cultura-le, protesta e campagne di informazione, il movimento delle Città di Transizione si è fatto notare per una forte attitudine al fare: orti, frutteti, impianti di energia rinnovabile. Un’attitudine ora molto più diffusa in molte altre realtà e movimenti, che nella Transizione è però strettamente e indissolubilmente collegata agli altri aspetti citati fino a qui. Senza la TESTA e il CUORE far muovere le mani non sempre è una buona cosa. AMA

    LA BIODIVERSITà – Sappiamo che il nostro è un esperimento, non abbiamo risposte infallibili e quindi siamo molto felici se altri tentano altre strade mentre noi tentiamo questa… la biodiversità dei tentativi è importante (e crea resilienza).

    1. Lucrezia Didio

      Gentile Signor Francesco, quello che scrive è davvero molto interessante. Sinceramente, per quella che è la mia formazione, credo di conoscere abbastanza bene la maggior parte dei temi che ha citato. Non ho capito però due cose importanti: qual è il suo gruppo (nome, tipo di attività, tipo di associazione,…) e se a quello che vi dite fate corrispondere delle azioni anche piccole ma concrete. Ad esempio: avete un sito, un blog, fate delle riunioni pubbliche? se si, avete mai scritto dei verbali di pubblico dominio? Io credo che sia importante diffondere la conoscenza, iniziare a intercettare le persone potenziali che possano essere coinvolte direttamente nei processi dal basso di cui parla. Se davvero mancano i punti di incontro, …benissimo….siamo al livello zero in un processo partecipativo. Intercettare un bisogno è già un primo passo per individuare una prima azione da portare avanti. Se mancano punti di incontro, occorre crearli.

      Ad esempio a me è capitato di leggere alcuni interventi su questo sito che contengono spunti interessanti: chi rivolge l’attenzione alla rigenerazione urbana, chi alla promozione del territorio, chi alla partecipazione degli emigrati,…tutti questi punti possono essere affrontati insieme se si riuscisse ad individuare una strategia comune da adottare per il rilancio del nostro paese. Direi che un interesse deffuso c’è, inizia ad essere tangibile. Occorre individuare i momenti e i luoghi di incontro. Proposte?

      1. Francesco Lomonaco FL

        Ciao Lucrezia,

        Abbiamo chiesto, alcuni mesi fa al Sindaco e alla Giunta, l’avvio di un Tavolo che metta insieme “cittadini e istituzioni” per avviare un PROCESSO di Adesione della Città al Movimento “Transition_Town”. Abbiamo chiesto l’uso di spazi comuni per gli incontri associativi, abbiamo chiesto la creazione di una CONSULTA del FARE…. Stiamo aspettando… ma continuiamo a fatica a vederci come carbonari del terzo millennio… 

        a questo indirizzo ci scambiamo idee e documenti…

        https://www.facebook.com/groups/202171506638727/

        Vieni a Trovarci 🙂

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