mercoledì 23 Settembre 2020

Il ’98 a Monte

L’anno 1898 è ricordato dai testi di storia per le cannonate fatte sparare l’8 maggio dal generale Bava Beccaris sulla folla di Milano che chiedeva lavoro e pane a prezzo più basso. Vi furono circa 80 vittime secondo il governo, più di 300 per il Corriere della Sera.

Questo terribile episodio ha messo in secondo piano il fatto che rivolte, sommosse e relativi eccidi di varia gravità si ebbero in tante altre città – da Molfetta a Sesto Fiorentino, da Modica a Piacenza – senza distinzione fra piccoli e grandi centri nè fra nord e sud. E che tanti altri furono fortunosamente evitati. Ad esempio a Bari, messa in stato di assedio e sotto il puntamento dei cannoni delle navi ancorate nel porto[1].

 

La gente protestava perche aveva fame. Le tariffe protezionistiche sul grano e la tassa sul macinato avevano provocato l’aumento del prezzo delle farine e del pane cosicchè qualcuno le aveva definite un “dazio sulla fame”. E sul fatto che si trattasse principalmente di una “protesta dello stomaco” aveva insistito il giornalista Pompeo Colajanni per sottolinearne il carattere spontaneo e disorganizzato. Per il governo del marchese Di Rudinì, che già al momento dell’insediamento (marzo 1896) aveva iniziato una vasta azione repressiva per smantellare le organizzazioni socialiste, quei moti avevano invece carattere rivoluzionario e come tali dovevano essere stroncati.

Aderendo quindi alle indicazioni del potere esecutivo, i giudici, nei tanti processi che seguirono le rivolte, si sforzarono spesso di individuare la presenza della trama socialista che le avesse originate. Il più delle volte tali trame non c’erano e qualche volta si inventarono. I tribunali militari e civili improvvisarono processi a sentenza prestabilita che erogarono pene detentive per oltre tremila anni. Ne furono colpiti dirigenti anarchici, socialisti e repubblicani, ma anche cattolici. Ne fu colpita soprattutto la gente comune, i senza nome che formavano – si scrisse nelle sentenze- la “folla delinquente”.

 

E solo la folla sarebbe stata responsabile della sommossa che si registrò a Montescaglioso con circa quattro mesi di anticipo rispetto al resto del paese.

Qui infatti le proteste contro le tasse, il carovita e la disoccupazione culminarono il 10 gennaio nell’invasione degli uffici comunali e della pretura e nell’incendio di una parte dell’archivio.

Si disse allora che a spingere la popolazione alla rivolta avevano contribuito diverse cause: lo scarso raccolto dell’anno precedente, l’aumentato carico fiscale e le corvè imposte dal comune. Di tutto, o quasi, si riteneva responsabile il sindaco Giovanni Andriulli, chiamato il magiaro ungherese per i modi spicci e l’autoritarismo. E di certo qualche responsabilità nel dissesto delle finanze comunali non poteva non averla dal momento che governava Palazzo Sant’Angelo, l’antica abbazia benedettina nella quale si erano insediati gli uffici municipio, da oltre vent’anni.

 

La repressione, dura e immediata, porterà a un centinaio di arresti. Altrettanto rapida sarà l’istruzione e la celebrazione del processo che si conclude il primo aprile con un verdetto di condanna per 73 imputati a circa un secolo di carcere e a diecimila lire di multa[2].

Malgrado fosse risaputo che a sobillare la popolazione per rovesciare l’amministrazione in carica fosse stata la fazione capeggiata dalle famiglie D’Alessio-Salinari, i condannati, si ripete, furono tutti e soltanto contadini e artigiani. Molti di loro dopo la liberazione emigrarono.

 

Quindici anni dopo l’evento sarà così rievocato in un componimento satirico contro Francesco D’Alessio:

 

… nun t’arrucuord’ u fatt’ du nuvantott’;                        … non ti ricordi il fatto del novantotto;

L’ pauriedd s’ n’ sciern’ ‘nda u quarantott,               I poveretti finirono nel quarantotto (nei guai)

E l’ capr’ non forn’ mang’ annumunat[3].                   E dei capi non si fece neppure il nome.

 

Non era stata quella la prima volta che il sovversivismo borghese non pagava pegno. Nè sarà l’ultima. Tanto che quelle stesse famiglie creeranno l’ambiente ideale per il trionfo del fascismo e lo terranno poi a battesimo.

 

Nota: questo tema è stato già presentato da chi scrive su L’urlo del Sole. Lo si ripropone qui in forma molto sintetica e con l’appendice documentaria in allegato pdf che riporta i nomi e le pene comminate ai partecipanti alla sommossa.


[2] La causa della sommossa di Montescaglioso, La Riscossa dell’8 aprile 1898

[3] Archivio di Stato di Matera, carte De Ruggieri, Elezioni politiche pel 1913, cartella 8


Commenti da Facebook

6 Commenti

  1. drago

    L’articolo è molto interessante soprattutto nella parte che riguarda la sommossa nella nostra Montescaglioso. Risulta  inoltre ricco di spunti di riflessione. Induce, ad esempio, a riflettere sulla lontananza tra la gente e il potere inteso come istituzione (condizione  ancora oggi esistente, sebbene in forme divere) Sarebbe molto interessante avere notizie più dettagliate di questo episodio a me finora sconosciuto. 

     

    @MarioDimichino

    1. Cristoforo Magistro

      Risponderò con calma a Vincenzo e a Drago -che intanto ringrazio per l’interesse e l’apprezzamento – in merito alle questioni poste e completerò anche il lavoro di commento e documentazione dei fatti del ’98.

      Datemi tempo.

      Allego intanto un pdf dal titolo “La smentita”. La smentita, in verità piuttosto debole, è quella fatta dal sindaco con la pistola Andriulli alla ricostruzione dell’accaduto che ne aveva fatta “Il lucano”. 

  2. Cristoforo Magistro

    Nell’allegato pdf che segue sono riportati interessanti particolari sulle dinamiche della sommossa e un velatissimo accenno al fatto che la folla cercasse – senza trovarla- la guida di alcuni “galantuomini” che nei giorni passati l’aveva sobillata contro l’amministrazione in carica. Un particolare: quei galantuomini sino a pochi anni prima avevano fatto parte di quella stessa amministrazione.

    Nota: l’allegato s’intitola “La sommossa di Montescaglioso” e si trova sotto l’articolo di presentazione della vicenda.

  3. drago

    Ho letto l’articolo ma sarebbe bello approfondire questa vicenda conoscendo i nomi dei protagonisti, le sentenze e cosa sia realmente successo. Forse si tratta di una vicenda molto importante della nostra storia e merita di essere ben conosciuta al pari di altre vicende.

    @MarioDimichino

  4. vince_ditaranto

    Come al solito faccio  i complimenti a Cristoforo e alle sue ricerche, è davvero una risorsa importante per la comunità anche se apparentemente può sembrare una cosa semplice o da poco oppure una semplice curiosità. 

    Oramai Cristoforo ci ha raccontato così tante storie della storia di Monte che potrebbero anche essere ordinate e diventare qualcosa di editorialmente consistente. Sarebbe una raccolta davvero singolare, anche perchè Cristoforo ci propone sempre storie “poco ufficiali” che costituiscono in realtà il sale della Storia, soprattutto in zone come la nostra che ha vissuto in maniera differente ( a volte saltando alcune fasi) le vicende nazionali che leggiamo nei testi classici.

    Una osservazione finale, sarebbe davvero interessante oltre che necessario se si raccontassero e si ragionasse dei fatti che avvennero a Monte più o meno cento anni dopo. Una comunità non cresce davvero se non fa i conti con la propria storia, anche quella più buia.

  5. drago

    Naturalmene Vincenzo ha ragione quando parla dell importanza di queste storie. Facendo una rapida ricerca in internet ho visto che lo stesso prof Magistro parla dello stesso argomento in un altro sito e cita degli articoli che ha letto. C’è in particolare un richiamo ad un articolo de La Basilicata in cui un giornalista parla delle motivazioni sociali della rivolta. Sarebbe molto bello leggere quest’articolo per capire cosa dice questo giornalista coraggioso che si schiererebbe contro i poteri locali.

    La storia di questa rivolta secondo me va approfondita perchè ha delle grandi potenzialità per capire il nostro mondo contadino e anche  per il nostro turismo. Non dimentichiamo ad esempio quello che è stato costruito a Brindisi di Montagna.

    @MarioDimichino

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