XXV Aprile

Non ho idea di come sia avvertita dai ragazzi montesi di oggi la ricorrenza del 25 Aprile, ma non mi faccio illusioni. C’era una volta, parlo –ohi!- di quaranta anni fa, una conoscenza dei contenuti civili dell’evento forse ancora più scarsa di quella che potranno averne i giovani attuali, ma la sensazione di “festa” che dava era molto, molto forte. Chi abitava vicino alla camera del lavoro era svegliato dalle note dell’Inno dei lavoratori, dell’Internazionale, di Bella Ciao. Era un buon risveglio, un annuncio di primavera piena, di fine anno scolastico, di non si sapeva cosa.
Gli altri dovevano accontentarsi di sentire gli stessi motivi dalla banda, il che non era male, o rabberciati dalla premiata Bassa Musica di Laterza. Ma neanche il fischietto, formato da un paio di ragazzini, uno zoppo, un ciccione, riusciva a togliere forza a quelle note.
Quando poi ho sentito parlare a destra e a manca di energia a proposito della musica, ho capito cosa si intendeva pensando all’Inno dei Lavoratori.
Era, dicevo, una grande festa, una festa senza obbligo di messa, visita ai parenti e vestito –si fa per dire- buono. E senza le compunzioni, le ipocrisie e le esibizioni di quelle religiose. Anche perché l’aspetto ufficiale della celebrazione storico-politico, che io ricordi, restava sullo sfondo.
Probabilmente la partecipazione che suscitava era dovuta al fatto che di feste se ne facevano poche. Ma non solo di questo si trattava, c’era voglia di festa “altra”e, direi, di riconoscersi come popolo. E questo rivedersi finalmente per quello che si era, arrivava a piena fioritura pochi giorni dopo, il primo maggio, con i braccianti padroni della piazza, le bandiere rosse, la corsa nei sacchi e l’antico richiamo al paese della cuccagna. Il palo della cuccagna, cosparso di grasso per renderlo scivoloso, aveva in cima salumi e, se ricordo bene, un agnello ed era piantato in piazza Roma. Si sapeva già che l’avrebbe scalato Raffaele Savoia, detto il Tarantino, ma la gente seguiva il tentativo di scalata di ogni partecipante con grande attenzione.
Vinceva Raffaele, quello era il suo giorno di gloria, e a tutti sembrava giusto così. “E che si capisce, ha fatto il marinaio!” diceva qualcuno e la fantasia dei ragazzini correva lontano: si vedevano il Tarantino su alberi di navi salgariane in mezzo a mari tempestosi…
Questo per quanto riguarda l’impatto emotivo e gli aspetti sociali messi in atto da quelle giornate dell’orgoglio popolare. Per quanto riguarda gli avvenimenti storici che hanno dato origine alla celebrazione del 25 aprile, credo che siano noti ai frequentanti questo sito e non li annoierò con lunghe rievocazioni.
Mi sembra però importante sottolineare un particolare su cui si riflette poco quando si afferma che il sud partecipò scarsamente alla liberazione del paese. Un particolare che riguarda i tempi e le situazioni a partire dai quali nell’Italia centro-settentrionale un numero rilevante di italiani prese le armi contro fascisti e tedeschi. Al sud le cose andarono diversamente perché dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 a nessuno era chiaro cosa sarebbe successo, si aspettava da un giorno all’altro l’arrivo dei nuovi alleati anglo-americani e, soprattutto, perché i giovani erano sparsi sui fronti di mezzo mondo.
Le relazioni prefettizie della primavera-estate 1943 insistono monotamente sulla depressione dello spirito pubblico in provincia e stilano interminabili elenchi dei prodotti mancanti.
“Duce, Duce, come ci ai riduce” aveva scritto una mano anonima su un muro. Effettivamente le scansie dei negozi sono vuote; qualcosina da vendere a carissimo prezzo rimane forse nel retro. Manca persino il sapone da barba, lo spago, il petrolio per le lampade dei traini. La vera ossessione sono però le scarpe che già da mesi non si trovano a nessun prezzo.
Malgrado la diffusa atonia prodotta dalle difficoltà alimentari e dall’angoscia per la sorte dei soldati al fronte, la gente di Lucania dimostrò di non essere disposta a tollerare tutto, tutto quello che le veniva fatto e pagò i suoi scatti d’orgoglio con 36 vittime trucidate dai nazisti con la complicità dei fascisti locali: 15 a Rionero il 18 settembre del 1943 e 21 a Matera quattro giorni dopo.

Vi sarebbe molto altro da dire. In questa veloce nota che ho voluto redigere per ricordare che abbiamo un passato da onorare, mi è sembrato opportuno far notare che un contributo alla Liberazione del 25 aprile 1945 fu dato dalle nostre popolazioni nel settembre del 1943 e con le rinunce e i sacrifici fatti nei mesi successivi per contribuire al successo della guerra partigiana.


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12 Commenti

  1. gianni

    Il 25 Aprile è una festa molto importante perchè vi è la rievocazione della lotta partigiana. Il 25 Aprile 1945 è una giornata storica perchè è nata la libertà e la democrazia in Italia.Dobbiamo dire grazie alle forze partigiane che hanno versato lacrime e sangue per sconfiggere il cancro nazifascista.  

    Ci sono purtroppo stati anche dei comportamenti ambigui da parte di molti partigiani che non rispecchiano affatto i loro valori. Ad esempio pochi sono a conoscenza che all’indomani del 25 Aprile in molte città del nord sono stati eseguiti omicidi ingiustificati verso persone che avevano soltanto la colpa di avere una tessera fascista. Sempre in quei giorni gli ex-fascisti venivano portati nelle piazze delle città e dei paesi per essere rapati a zero. Successivamente sulle loro teste rapate, sempre da parte dei partigiani,venivano disegnate le svastiche per essere identificati come tali. Tale operazione veniva fatta anche a ragazzine di 12 anni davanti ad un sacco di gente in festa. Queste minorenne avevano la colpa di essere figli di fascisti.

    Non voglio fare polemiche, ma voglio solo ribadire che quella era una guerra come le altre, dove le oscenità venivano compiute da una parte e dall’altra.

    1. Cristoforo Magistro

      I politici son tutti uguali, tutti rubano alla stessa maniera, le parti in guerra son tutte uguali: quanto piacciono a noi italiani questi frasi che sembrano spiegare tutto e forniscono giustificazioni preventive a tutti.
      La Resistenza ha scritto Claudio Pavone, il suo maggiore storico, fu lotta di liberazione nazionale contro i nazisti, guerra civile contro i fascisti e lotta di classe. Certo che ci furono anche atti di crudeltà e qualche colpo fu tirato anche dopo la sua conclusione ufficiale.
      Dei reati partigiani o a loro attribuiti si è sempre parlato. Già subito dopo la guerra furono sfornate tonnellate di pubblicazioni al riguardo, ma siccome non valevano nulla sul piano scientifico sono rimaste poco conosciute. Qualche anno fa ci ha pensato G. Pansa, un giornalista, a ripescarle ed ha avuto un grande successo di pubblico. Diverse associazioni partigiane hanno valutato positivamente il suo lavoro, alla gran parte degli storici di mestiere –non solo di sinistra- non è piaciuto.
      E’ certo anche che quando fu chiaro come si andavano mettendo le cose, si camuffarono da partigiani anche molti delinquenti comuni e tanti ex fascisti. E’ un nostro antico vizio quello di correre in soccorso dei vincitori.
      L’impunità di cui godette la stragrande maggioranza di personaggi che si erano arricchiti col fascismo o avevano gravissime responsabilità personali e politiche in molti misfatti contro antifascisti e gente comune è un qualcosa che grida vendetta ancora oggi.

      1. gianni

        Il 25 Aprile è un giorno di festa per la sconfitta dei nazifascisti in Italia. Purtroppo bisogna capire quali sono stati i veri obbiettivi della resistenza.

        Iniziamo col dire che la resistenza nel sud è stata praticamente nulla ed in alcuni casi molti morti si potevano evitare. Ad esempio la strage delle fosse ardeatine a Roma è avvenuta in seguito ad un attentato nei confronti di un gruppo di soldati tedeschi che erano intensionati al ritiro visto che gli americani erano alle porte di Roma.

        Non c’era nessun bisogno di fare attentati in quel caso anche perchè si sapeva benissimo quali sarebbero state le vendette dei tedeschi nei confronti della popolazione locale. Chiaramente questi attentati inutili erano eseguiti per poter avere un potere politico alla fine della guerra.

        Diciamoci la verità i principali obbiettivi di molti gruppi della resistenza era quella di instaurare in Italia un regime comunista come quello dell’Unione Sovietica. Quindi hanno combattuto contro i fascisti per eliminare un regime ed instaurare un altro di regime forse anche peggiore. I nostri nonni lo sanno anche perchè loro ” i compagni ” gli dicevano: ” a dà veni Baffon ” per terrorizzare la gente.

        La nostra fortuna sono stati gli Americani ed una parte dei partigiani che hanno evitato che l’Italia cadesse in quel torbido regime comunista. Diciamoci la verità sono le forze alleate, con gli americani in testa, che ci hanno dato la libertà. Ed ecco che oggi c’è gente, palesamente antifascista, che è diventata anche palesamente antiamericana. Ci sono i nipoti di coloro che hanno combattuto per la resistenza che adesso bruciano le bandiere americane perchè simbolo del male. Ci sono politici che protestano contro la condanna a morte per Suddam Houssein ( e se la prendono con gli Stati Uniti )  e nello stesso tempo dicono che Mussolini meritava di morire e di essere pestato in piazza.

         

      2. Raf

        Gianni ha centrato un tema molto spinoso e ancora discusso:
        L’ambiguità della resistenza.
        Ci sono forti dubbi sul fatto che sia stato solo un movimento di popolo spontaneo. Nonostante la romantica descrizione di cristoforo, è evidente che la resistenza subì la pressione organizzativa e ideologica degli americani da un lato e dei sovietici dall’altro. Accanto alla sincera passione patriottica di molti, vi era la componente (non trascurabile) degli interessi dei poteri forti che avrebbero spezzato in due l’europa qualche anno dopo.
        Inoltre gianni, parlando di atrocità, ha ricordato che si trattava pur sempre di una guerra. E’ questo l’altro punto: quali erano i contorni della guerra?
        I protagonisti della Resistenza hanno sempre rifiutato la definizione “Guerra civile”, anche per delegittimare gli italiani fascisti che erano dall’altra parte. Gran parte della storiografia revisionista ha invece evidenziato i caratteri “intra-nazionali” della guerra. Caratteri che ripeserebbero la componente “liberazionista” della stessa lotta.
        Terzo punto: a parte le poche eccezioni, credo che la rsistenza al sud sia stata vissuta meno intensamente che al nord ed è sentita meno anch oggi. Soprattuto per questioni geografiche, ma forse anche per sentimenti diversi del pololo rispetto al fascismo.
        che ne pensate?

        1. Cristoforo Magistro

          Anche se non conosco Gianni né Raf credo che le loro osservazioni vadano raccolte e commentate.
          Nel farlo cercherò di essere chiaro e di indicare sempre su cosa si fondano le mie affermazioni. Poi ognuno si terrà le proprie convinzioni.

          1) Non mi sembra esatto dire che al sud la Resistenza fu praticamente nulla. Dall’agosto al dicembre 1943 nel nostro paese vi furono 183 stragi nazifasciste, quasi tutte nel sud Italia. Chi vuole saperne di più può consultare il sito: http://www.stm.unipi.it/stragi/StragiItalia/ElenchiEpisodiItalia/ElencoStragiDe%20Simone.htm
          Naturalmente gli episodi che le originarono avevano dinamiche e protagonisti diversi da quelli della guerriglia partigiana vera e propria e nel sud tutto finì con il ripiegamento dei tedeschi verso nord. Tenendo presente la rapida successione degli eventi che nel 1943 portarono alla fine del fascismo (sbarco angloamericano in Sicilia: 11 giugno; richieste di dimissioni a Mussolini: 25 luglio; proclamazione dell’ambiguo armistizio:’8 settembre:) e il fatto che i giovani erano in guerra, non mi sembra che il sud abbia dato così poco.
          Tanto più se vi si aggiunge il contributo civile dato dai lavoratori con l’autolimitazione nei salari e la consegna dei prodotti agricoli ai Granai del Popolo, cioè agli ammassi obbligatori.

          2) Devo ancora dissentire sull’attacco partigiano di Via Rasella e sulla rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine che ne seguì. Come molti sapranno il capo dei Gruppi di Azione Patriottica che operò in quella azione era Carlo Salinari. Un montese di famiglia fascistissima e nipote di Francesco D’Alessio, il principale artefice del particolare fenomeno, a un certo punto brutalmente liquidato dallo stesso Mussolini, che fu il lucan-fascismo. Salinari il fascismo e le sue miserie le conosceva così bene da mettere a rischio la vita purché se ne uscisse il prima possibile.
          Sulle Fosse Ardeatine c’è un fiume di documentazione, anche in rete. E’ da ricordare che Salinari e i suoi compagni furono processati per quei fatti su richiesta di alcuni parenti delle vittime delle Ardeatine e che la loro azione fu riconosciuta come atto di guerra dal governo e dal parlamento dell’Italia democratica, nel 1981, e dalla magistratura, nei vari gradi di giudizio sino alla Cassazione (19 luglio 1953). I relativi atti processuali sono disponibili sul sito http://www.uni.net/anfp/rasella.htm.
          Alcuni dei suoi protagonisti furono decorati al valor militare dal Presidente della Repubblica Einaudi, Capo del Governo De Gasperi. Sandro Pertini, in qualità di rappresentante socialista nella Giunta militare del CLN, dirà al riguardo “Le azioni contro i tedeschi erano coperte dal segreto cospirativo […]. Naturalmente io non ne ero al corrente. L’ho però totalmente approvata quando ne venni a conoscenza”.
          Una vasta panoramica su Via Rasella è sul sito: http://www2.comune.roma.it/cultura/biblioteche/medrossellini/sito/attivita/Via%20Rasella.htm
          Sempre per restare al nostro Salinari che, secondo i fascisti, avrebbe dovuto consegnarsi ai tedeschi dopo l’attentato per evitare la rappresaglia su innocenti, va ricordato che dopo quella azione non andò a rifugiarsi in qualche convento, ma continuò a combattere e fu torturato dai nazisti.

          3) Fra gli obiettivi dei partigiani comunisti c’era, naturalmente, anche quello di partecipare alla direzione del paese dopo la liberazione. E’ quello che faranno i gollisti in Francia e i movimenti di liberazione coloniale negli anni cinquanta-sessanta.
          Nessun leader comunista però pensava a una dittatura in Italia.
          Se si fa caso alle date di alcuni fatti ciò appare del tutto evidente:
          • il Comitato di Liberazione Nazionale formato da DC, Pd’A, PDL, PSIUP, PCd’I nasce il 9 settembre 1943;
          • la “svolta di Salerno” voluta da Togliatti nel marzo 1944 si ispirava all’idea di far partecipare alla resistenza anche i monarchici e lanciava la linea della democrazia progressiva: “La classe operaia abbandona la posizione unicamente di opposizione e di critica che tenne in passato, intende oggi assumere essa stessa, accanto alle altre forze conseguentemente democratiche, una funzione dirigente nella lotta per la liberazione del paese e per la costruzione di un regime democratico”;
          • la conferenza di Yalta fra Churchill, Roosevelt e Stalin del 4 febbraio 1945 sancisce il principio che l’Europa occidentale liberata dagli anglo-americani resterà sotto la loro influenza.
          4) Gli americani ci hanno dato la libertà?
          Sì, ma vanno anche ricordati proclami come questo, dell’ottobre 1943 da Radio Londra, che diceva:
          Nessuno creda che gli Alleati siano sbarcati in Italia per amore degli italiani: vi sono sbarcati per necessità strategica (…). La liberazione della penisola non è, e non potrebbe essere, il fine ultimo degli Alleati; è un mezzo per sconfiggere la Germania; ma la fortuna vuole che quello che per gli Alleati è soltanto un mezzo, coincida con quello che è il fine per gli italiani; i quali pertanto – se appena hanno coscienza dei loro interessi presenti e futuri e un minimo di consapevolezza politica – devono non solo augurarsi che la liberazione avvenga presto, ma devono contribuire ad affrettarla con la loro opera.
          Volevano gli alleati che gli italiani contribuissero alla propria liberazione? Sì, dovevano aveva detto Churchill opponendosi alla proposta di impegnare più forze sul nostro fronte, pagarsi il biglietto di ritorno alla democrazia. Dovevano, ma solo come “oscuri ausiliari di quinta colonna”.
          Scriveva nell’agosto del 1944 al capo del CLN Ferruccio Parri il rappresentante dell’Inghilterra:
          Molto tempo fa ho detto che il più grande contributo militare che potevate portare alla causa alleata era il sabotaggio continuo, diffuso, su vasta scala. Avete voluto delle bande. Ho appoggiato questo desiderio, perché riconoscevo il valore morale di esso per l’Italia. Le bande hanno lavorato bene. Lo sappiamo. Ma avete voluto fare degli eserciti. Chi vi ha chiesto di fare così? Non noi. L’avete fatto per ragioni politiche, e precisamente per reintegrare l’Italia.
          (le citazioni sono state tratte da C. Pavone, “Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza”, Bollati-Boringhieri 1991, pp. 190-192)

          Come è noto, e qui concludo scusandomi per la lunghezza di questo intervento, le principali città del nord furono liberate dalla Resistenza italiana prima dell’arrivo di inglesi e americani.
          Il contributo anglo-americano alla nostra liberazione è tuttavia fuori discussione. Non credo però che il debito per il loro aiuto debba durare in eterno e che sia giusto accusare di antiamericanismo chi, in Italia o altrove, critica il governo Usa in carica. Se lo fa la stessa opposizione del Congresso, perché non dovremmo poterlo fare noi?

          1. gianni

            Grazie Cristoforo per la precisazione ma io ho ancora molti dubbi sulla resistenza. Hai ragione, se gli Americani sono sbarcati in Italia lo hanno fatto principalmente per i loro interessi questo è assolutamente vero. Ma alla fine credo che il loro aiuto sia stato necessario anche per evitare che l’Italia finisse in mano ai comunisti.

            Per carità siamo liberi di criticare Bush quanto vogliamo, ma non siamo liberi di bruciare le bandiere americane. No caro Cristoforo non è giusto bruciare nessuna bandiera di qualunque nazione e per lo più di quella nazione che ci ha libearti dal fascismo. Non è un modo di manifestare opinioni diverse. Non è neanche giusto bollare gli Stati Uniti come il male assoluto. Ti ricordo che il concetto di Libertà nasce in America e non con la rivoluzione francese, il concetto di uguaglianza non appartiene al comunismo. Anzi il comunismo si basa sul concetto del tutti allo stesso livello, del divieto assoluto di iniziativa personale. Ecco perchè dico che la resistenza comunista non poteva liberare l’Italia per la libertà ma il loro obiettivo nascosto era quello di instaurare un diverso stato totalitario.

            No mi dispiace mi rifuto di definire i comunisti come i paladini della libertà in Italia. Ma come si fa ad ammirarli visto che hanno insultato coloro che scappavano via dalla Dalmazia e dall’Istria per non andare a finire in una di quelle fosse chiamate foibe. Si venivano accusati dai compagni di essere fascisti per nascondere la ferocia del loro amato compagno Tito.

            Va bene esultiamo per la resistenza. Si è vero ci sono state persone che hanno perso la vita per la libertà ma, penso, che siano stati veramente in pochi. Ed è prorpio per queste poche persone che gli stessi partigiani rossi debbano dire la verità su che cosa è stata quella guerra civile.

            Caro Cristoforo tu hai citato documenti veri ed autentici ma ti assicuro che ci sono altri documenti completamente ignorati e che sono tenuti nascosti principalmente per paura che la stessa resistenza possa essere sminuita. Il caso delle foibe è un esempio. Il fatto, come tu sai, è venuto fuori solo pochi anni fà tra l’imbarazzo di chi sapeva ed ha taciuto.

          2. Cristoforo Magistro

            Caro Gianni,
            la sincerità che sento nel tuo intervento mi rende debitore di un’ultima risposta. I dubbi sono preziosi perché ci aiutano a capire meglio le cose e quindi a fare scelte più motivate. Ti auguro di averne sempre.
            Personalmente penso che non si dovrebbe bruciare la bandiera di nessun paese. Il significato simbolico del bruciare bandiere, dopo Auschwitz, è terribile.
            Il concetto di libertà nasce in America perché la Rivoluzione Americana fu fatta prima di quella francese. La liberta rivendicata dagli americani era tuttavia cosa diversa da quella proclamata con la Rivoluzione Francese. E’ a quest’ultima che noi ci richiamiamo.
            Quella americana fu una rivoluzione anticoloniale e la libertà rivendicata era fondamentalmente quella di commerciare con chi volevano e di essere considerati un pezzo di Inghilterra a tutti gli effetti.
            La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (4 luglio 1776) è bella e solenne come non so cosa:
            “Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo….”
            Peccato che non l’abbiano applicata alle nazioni indiane. Tieni presente inoltre che gli americani degli stati del sud sentirono come attentato alla loro libertà il divieto di possedere e commerciare schiavi. Per questo motivo negli Stati Uniti c’è stata la più lunga e sanguinosa guerra della loro storia: la guerra civile combattuta dal 1849 al 1865.
            Gelosissimi della loro indipendenza, nel 1823 proclamarono con la Dottrina Monroe che le Americhe, non solo la loro parte, non dovevano subire interferenze europee e che loro non sarebbero intervenuti nei conflitti europei né in quelli fra i singoli stati e le rispettive colonie, ma avrebbero considerato la formazione di ogni nuova colonia un atto ostile nei loro confronti.
            Ti risulta che abbiano rispettato questi principi?
            Purtroppo è ancora da ricordare che gli Stati Uniti hanno avuto un inquietante numero di presidenti misteriosamente ammazzati.

            Tornando all’Italia: i comunisti sono stati veramente i paladini della libertà.
            Non fosse altro che dopo essere stati allontanati dal governo (primavera del 1947), le carceri si riempirono di loro militanti molto più di quanto non fosse successo nel ventennio fascista.
            Scrive G. Viola in “Gli eccidi operai e contadini del dopoguerra 1947-1954” :
            “Dal 1948 al 1954 si ebbero 148.269 arrestati o fermati per motivi politici di cui l’80 per cento comunisti, 61.243 condannati per complessivi 20.426 anni di galera (con 18 ergastoli) di cui il 90 per cento a comunisti. Nello stesso periodo in sole 38 province italiane sono arrestati 1697 partigiani, di cui 484 furono condannati a complessivi 5806 anni di carcere. Ma l’azione repressiva andava ben oltre: dal 1947 al 1954 in scontri di piazza tra forze di polizia e dimostranti, si contano almeno 5.104 feriti di cui 350 da armi da fuoco, un numero imprecisato di contusi e 145 morti, questi ultimi compresi in ottantuno episodi distribuiti su tutto il territorio nazionale. I morti fra le forze repressive sono, nello stesso periodo, 19.”
            Dopo la vittoria elettorale del 1948 della Democrazia Cristiana, inoltre, il numero degli oppositori schedati nel casellario politico centrale aumentò a dismisura. (http://www.interno.it/sezioni/attivita/sicurezza/dip_ps/
            A nome dei braccianti che lottavano per avere di che vivere su un pezzo di terra propria, si aprirono migliaia di fascicoli che ne limitarono anche la possibilità di emigrare o di essere assunti nelle fabbriche del nord.
            Quale stato totalitario potevano nascostamente instaurare se per tutti gli anni anni cinquanta gran parte delle sezioni comuniste e delle camere del lavoro erano infiltrate da informatori?
            Ti sei mai chiesto infine perché aderirono al partito comunista scrittori di sofferta umanità come – per fare i primi nomi che mi vengono in mente – Italo Calvino, Cesare Pavese, Elio Vittorini?
            Morivano tutti dalla voglia di vedere i cavalli dei cosacchi abbeverarsi a Piazza San Pietro?
            Chiudo questo intervento diventato, al solito, più lungo di quanto volessi, dicendo che effettivamente, per quanto ne sappia io, ci furono gravissimi episodi contro gli italiani al confine con la Jugoslavia. Anche contro i partigiani e comunisti italiani. Ad esempio il fratello di Pier Paolo Pasolini fu ucciso dai titini.
            Sulla questione delle foibe si sta facendo ultimamente più chiarezza di quanta ce ne fosse in passato.
            Devo dire però anche che io da ragazzino, nella biblioteca comunale di Monte, ho letto dei libri sulle foibe. Pensava a farli arrivare il simpatico bibliotecario dell’epoca.
            Ultimissima: mi assicuri che ci sono documenti “completamente ignorati e che sono tenuti nascosti principalmente per paura che la stessa resistenza possa essere sminuita”.
            Ti credo: io al posto tuo li farei conoscere.

          3. Cristoforo Magistro

            In un mio precedente post intitolato “Resistenza” ho scritto erroneamente che gli angloamericani sbarcarono in Sicilia l’11 giugno 1943.

            In realtà in tale data conquistarono l’isola di Pantelleria.

            Lo sbarco in Sicilia avvenne il 10 luglio.

          4. gianni

            Caro Cristoforo i tuoi lunghi interventi non sono certo un dispiacere. Mi piace quando la discussione si fa profonda e rispettosa delle altre idee. Mi piace interloquire con persone che non alzano la voce ed utilizzano toni pacati e rispettosi del prossimo. Mi dispiace ma queste tue qualità, purtroppo, non appartengono ai vari intellettuali e politici di sinistra che rifiutano qualsiasi ritocco della storia. Per loro chiunque ha dei dubbi sulle intenzioni dei partigiani comunisti viene bollato come fascista.

            Se per te i dubbi sono preziosi per loro sono delle offese, delle falsità, delle teorie fasciste. Scusami ma se io lotto per la libertà e la democrazia allora devo anche poter accettare e discutere pacatamente ( come tu stai facendo ) opinioni diverse dalle mie, senza quella forma di aggressione che oggi contraddistingue molti intellettuali e politici di sinistra. Caro Cristoforo questo comportamento, tra l’altro ereditato dal loro carissimo compagno Togliatti ( poi ti faccio un esempio ), non creda che sia consono a persone che si autodefiniscono paladini della libertà.

            Chiedo scusa ma mi rendo conto di aver formulato la frase sui documenti nascosti in modo sbagliato. In reltà i documenti ci sono e non sono nascosti ma non hanno il peso che meritano. La strage delle foibe erano conosciute, ma solo in questi anni viene ricordato e qualche compagno  oggi dovrebbe chiedere scusa per le sue offese ed anche per aver taciuto. A questo proposito devo dire che il presidente Napolitano ha ammesso le responsabilità della sua parte politica chiedendo scusa. Io sinceramente non ricordo che a scuola qualcuno mi ha parlato di foibe, e non credo che rientra nei piani d’insegnamento scolastici attuali.

            Nel tuo intervento hai parlato, giustamente, di vittime e di impedimenti ai comunisti durante il dopo guerra. Si è vero ma il comunismo faceva paura caro Cristoforo. Le stesse forme di restrizione di libertà sono state subite dai nostalgici fascisti che addirittura non potevano e non possono ricostruire il partito fascista. Io penso che queste misure sono state e sono tutt’ora giuste. In quel periodo si aveva una gran paura sia del fascismo  sia del comunismo e queste forme di politica dovevano essere stroncate. Per quanto mi riguarda il comunismo non ha nulla da invidiare al fascismo, per me sono entrambi una limitazione della libertà personale, quindi, a mio parere, è stato giusto per entrambi eliminarli dalla scena politica.

            Voglio adesso parlare del Signor Togliatti  e, mi dispiace dirlo, della sua figura ambigua. Si è vero ha contribuito alla liberazione dell’Italia dai nazifascisti con l’intento di costruire uno stato democratico ma io ho, anche in questo caso, molti dubbi.

            Ad esempio nel febbraio 1956 si svolse a Mosca il  XX Congresso del Partito Comunista dell?unione Sovietica. Krusciov legge il rapporto segreto sui crimini di Stalin e sugli effetti perversi del culto della personalità. Togliatti lo conobbe. Il nostro paladino della libertà non volle rendere pubblica la questione ed impose al suo giornale ” L’Unità” di non rivelarlo.

            Altro esempio: A Budapest nel novembre del 1956 esplode la rivolta contro il regime comunista ungherese e i soprusi della polizia tedesca. La rivoluzione verrà poi stroncata dai carri armati sovietici . Il PCI si schiera subito con Mosca . Dalle pagine dell’Unità, Togliatti spara menzogne e calunnie sui rivoltosi definendoli Banditi e Fascisti. Il gruppo dirigente del partito è con lui.

            I due esempi che ho citato sono conosciuti eccome ( vedi Pansa: La Grande Bugia a pag 188-189). Non credo che il sign Togliatti si possa definire il paladino della libertà.

             

             

              

          5. Cristoforo Magistro

            Gianni, non possiamo continuare all’infinito la nostra disputa perché annoieremmo tutti.

            Se ci sarà occasione di conoscerci potremo parlarne a voce quanto vuoi.

            Sono d’accordo con te sul fatto che c’è gente di sinistra che assume atteggiamenti stupidamente sprezzanti di fronte a ogni critica e che si abusi dell’accusa di fascismo.

            Dissento nettamente, quando equipari il fascismo che portò l’Italia in guerra e la espose al rischio di perdita dell’unità nazionale, ai comunisti italiani che diedero il maggiore contributo alla sua liberazione e ricostruzione.

            Il divieto di ricostituzione del partito fascista è stato forse l’articolo più disatteso della nostra straordinaria e poco applicata Costituzione.

            All’interno della divisione del mondo in due blocchi e della logica della guerra fredda, le persecuzioni contro i comunisti, fatte in violazione dei diritti civili e politici sanciti dalla stessa Costituzione, hanno reso la nostra una democrazia a sovranità limitata fino al collasso dell’Unione Sovietica.

            E’ provato che se le sinistre avessero vinto, anche del tutto legalmente, le elezioni, i servizi americani avrebbero scatenato la cosiddetta “guerra non ortodossa” e che a tale scopo era stata attivata, già nel 1946, una prima formazione.

            Si trattava degli ex partigiani anticomunisti della Brigata Osoppo che aveva operato al confine con la Jugoslavia. Da questa deriverà poi Gladio e le reti che vi si riferivano, fra cui la loggia massonica Propaganda Due di Licio Gelli, ecc. Quella delle formazioni promosse dagli Usa per controllare la situazione in Italia è una storia lunga e complessa. Alcuni libri ( Paolo Mastrolilli – Maurizio Molinari, L’Italia vista dalla CIA, Laterza 2005, Giuseppe De Lutiis, Il lato oscuro del potere. Associazioni politiche e strutture paramilitari segrete dal 1946 a oggi, Roma 1996) hanno cominciato a farvi luce.

            Dici che il comunismo faceva paura.

            Non a tutti evidentemente, dal momento che da noi c’era il più forte partito comunista dell’occidente e milioni di italiani lo votavano pur sapendo che andavano incontro a discriminazioni. Persino da parte della Chiesa che spesso rifiutava i sacramenti ai suoi iscritti o simpatizzanti.

            Credi che i nostri braccianti fossero diventati comunisti per scelta filosofica?

            Si sarebbero fatto anche mussulmani se l’Islam avesse promesso loro una vita più “da cristiani”. Avevano fondatamente paura del comunismo quelli che temevano di perdere i loro privilegi. In molti casi erano privilegi semifeudali che impedivano un moderno sviluppo capitalistico del paese. Il dramma dell’Italia, a mio parere, è stato e continua ad essere quello di non avere una borghesia matura e responsabile.

            Fra tutti gli altri questa paura fu creata parlando continuamente di piani insurrezionali dei comunisti italiani. Non esistevano.

            Per restare alle cose di casa nostra, considera questi passaggi di relazioni prefettizie tratte da un mio studio su cosa accadeva in quegli anni:

            «Mentre nella provincia di Matera la zona nevralgica è costituita dalla plaga dominata dal Comune di Irsina e dagli altri centri retti da Amministrazioni estremiste, quali quelle di Ferrandina, Bernalda, Montescaglioso, Stigliano, ecc. nella provincia di Potenza lo stesso può dirsi per i comuni di Melfi, Rionero in Vulture, Venosa, Rapolla, Lavello […]». (marzo 1948)

            «I partiti di destra non dispongono di reparti paramilitari né sono ritenuti in grado di bilanciare in tale campo l’attività dei partiti di sinistra concretatasi nelle note formazioni prima denominata “Fronte della Gioventù”, poi “Avanguardie del Lavoro”, infine “Movimento Giovanile Garibaldino”. Tali formazioni, per quanto riguarda la regione lucana, sono intimamente legate a quelle della finitima regione pugliese, di cui seguono ogni più o meno cauto sviluppo, specie dopo le recenti disposizioni legislative vietanti l’uso delle uniformi, ciò che qui come altrove, ha indotto organizzatori ed aderenti ad escogitare i più sottili espedienti per mimetizzarsi».(marzo 1948)

            Ripeto le formazioni paramilitari comuniste erano come le armi chimiche di Saddam: non esistevano, tanto è vero che nei mesi successivi lo stesso prefetto non ne parlerà più. Intanto però i poteri dello stato (magistratura, forze di polizia, prefetture) erano impegnate a “bilanciare” la loro azione.

            Se ci fossero state, si sarebbero attivate dopo l’attentato a Togliatti del 14 luglio 1948. Fu lo stesso Togliatti a incitare alla calma perché sapeva meglio di chiunque che si rischiavano eccidi che sarebbero serviti solo a ricacciare il partito nell’illegalità.

            Il personaggio Togliatti non può essere capito se non si inquadra nel clima di guerra fredda di quegli anni. Questo può servire a comprendere, che non equivale a giustificare, gli aspetti di doppiezza nella linea politica imposta al PCI in episodi cruciali come quelli che tu ricordi.

            Il partito comunista – anche questo va ricordato- soffrì con l’abbandono di molti dirigenti e militanti, lacerazioni dolorose in occasione del rapporto Kruscev e dei fatti d’Ungheria.

            I comunisti italiani si riconoscevano fortemente nel “partito guida” sovietico. La stampa, la Chiesa e l’opinione pubblica borghese li chiamava in causa direttamente per tutto quello che faceva l’Urss.

            La stessa chiamata di correità non era fatta però per la DC quando il loro paese-guida, gli Usa, fomentavano colpi di stato in America Latina. Praticamente, in epoche diverse, in tutta l’America Latina, dall’Argentina all’Uruguay.

            Né quando intervenivano in prima persona in Corea, Cambogia, Vietnam e nel conflitto fra Israele e Palestina.

            Né quando fabbricavano e schieravano armi strategiche per la distruzione di massa come i missili intercontinentali a testata nucleare.

            Oggi gli Stati Uniti sono alle prese in Iraq con un incendio -che doveva eliminare il delinquente Saddam, da loro armato quando combatteva contro l’Iran, e Bin Laden, da loro armato ai tempi della guerra fra Russia ed Afganistan- che ha assunto proporzioni incontrollabili e che, con l’aumento dell’attività terroristica dei gruppi islamici,coinvolge tutto il mondo.

            Non credo di essere antiamericano nel ricordare queste cose, né antiitaliano quando rifletto sui limiti della nostra storia.

             

            Se la Terra è una casa comune che, oltretutto, la velocità nelle comunicazioni rende sempre più piccola, non sarebbe meglio che si facessero –come dire?- assemblee condominiali più paritarie nella sua amministrazione?

          6. titus

            Non vorrei entrare in polemica, fa far passare tutto come se non fosse accaduto nulla e sopratutto come se una sola parte politica fosse detentrice dei principi di libertà, uguaglianza e fratellanza mi sembra ardito…
            ops dimenticavo i centri o scuole di rieducazione in Cambogia, Nord corea E vietnam…

          7. gianni

            Si è vero forse questo discorso potrebbe annoiare. Caro Cristoforo ti prometto ( almeno spero ) che questa è il mio ultimo post sulla questione.

            Hai ragione quando dici che in Italia esiste una borghesia irresponsabile e non matura. A mio parere questo deriva da una classe politica che ha sempre preferito la doppiezza nelle scelte cruciali senza mai rischiare di prendere decisioni che potevano essere impopolari e sbagliate. In Italia si è sviluppata una sorta di Capitalismo alla Comunista. Basta vedere la costruzione di numerose autostrade per far crescere la FIAT, basta vedere quanto la politica si è addentrata nelle imprese condizionando le loro scelte ( vedi caso TELECOM ). Tutto questo continua ancora a provocare delle distorsione nel mercato che non ha nulla a che fare con la teoria del Capitalismo.

            Hai ragione neanche gli americani possono definirsi i paladini della libertà, hanno anche loro commesso delle atrocità in terra straniera e anche nella loro terra ma da loro abbiamo importato comportamenti e modi di vivere.Dagli Americani abbiamo importato il concetto di libertà di stampa; di libertà d’opinione. 

            Caro Cristoforo la nostra sarà stata una democrazia a metà ma ci sono state elezioni libere. Tutti noi abbiamo la libertà di votare qualsiasi persona, tutti noi possiamo votare una volta a destra ed una volta a sinistra senza alcuna limitazione. Si certo il merito di questo è anche di alcuni partigiani comunisti che, a mio avviso, credevano erroneamente a quei falsi principi di uguaglianza di stampo Stalinista.

            Devo ammettere che il PCI è stato per lunghi anni il secondo partito in Italia riuscendo ad attirare operai e contadini. I comunisti sono stati molto bravi ed erano piuttosto convincenti nell’attirare la massa, loro sapevano parlare e sapevano convincere il popolo, sapevano illudere. Ai contadini veniva promesso un futuro di uguaglianza economica e sociale, un futuro diverso da quello che a quei tempi era offerto dalla Democrazia Cristiana. I Comunisti erano bravi ad illudere, a regalare utopie, a riempire la testa di quei poveri ed ignoranti contadini raccontando loro di riscatto della plebe. Si il riscatto della plebe per loro ha significato essere tutti uguali cioè tutti poveri, ovvero quella brutta parola che significa massa. 

            Ribadisco ancora una volta che gli americani hanno commesso anche loro molte ingiustizie ma, grazie all’ideologia del Capitalismo ( o semicapitalismo ), i nostri genitori sono passati dalla miseria al benessere, dal cavallo in casa alla TV a scermo piatto. Meno male che sono stati gli americami a liberarci e non i sovietici.

            Chissà forse adesso noi due dovevamo per forza avere la stessa opinione politica. Chissà forse  noi due dovevamo abitare in palazzi esteticamente uguali. Chissà forse questa nostra discussione non ci sarebbe mai stata. Sinceramente preferisco questo mondo con i suoi problemi.

            Concludo il post chiedendo nuovamente scusa se ho rischiato di annoiare. Cercherò ( spero di farlo ) di non ritornare sull’argomento.

             

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