martedì 19 Febbraio 2019

Il Parco Murgia riserva sempre sorprese…..

La chiesa rupestre inedita di Murgia S. Andrea a Montescaglioso.

La sommità del portale d’ingresso è delimitata da una scanalatura collegata ad un’altra incisione praticata nella parete esterna che permette di allontanare l’acqua di dilavamento dall’ingresso e convogliarla nella cisterna. L’abside è esposta ad oriente e l’ingresso all’aula presbiteriale è collocato in un altro ambiente affiancato all’aula principale. L’ipogeo evidenzia una tipologia cosiddetta a ” pianta inversa “, che consente di mantenere l’orientamento canonico est-ovest anche in presenza di una esposizione della parete di scavo verso oriente. Conseguentemente l’ingresso non è aperto lungo l’asse longitudinale della chiesa, ma in un ambiente ad essa adiacente. La configurazione planimetrica della chiesa inedita è raffrontabile nello specifico con altri analoghi ipogei del tipo “ a pianta inversa “ segnalati in Puglia ed in particolare con la chiesa di S. Marco a Ginosa databile al secolo XII 1. Nel Parco della Murgia Materana è ascrivibile alla medesima tipologia ma con una configurazione planimetrica completamente diversa, anche l’impianto più antico della chiesa di S. Maria della Loe 2.
All’interno dell’area presbiteriale della chiesa rupestre, rialzata da un gradino, rispetto al piano di calpestio dell’ambiente di ingresso, è scavata una sepoltura priva di lastra di copertura della quale si intravede la risega per l’alloggiamento. Nella parte della tomba rivolta a sud è presente un alveolo cefalico o “loggetta”. Questa particolare tipologia di sepoltura è ben documentata tra Matera e Montescaglioso: un’analoga sepoltura è stata indagata nella necropoli rintracciata in Piazza S. Giovanni Battista a Matera (chiesa di S. Maria La Nova) 3; due sono state rintracciate nella necropoli antistante la cappella di S. Biagio in località Difesa a Montescaglioso ed altre sono presenti nella necropoli scavata sul pianoro sovrastante la Madonna della Murgia o Loe, sul confine tra le due città del Parco 4.
Le caratteristiche dello scavo permettono di affermare che in alcune aree la chiesa non fu mai completata.
Nel perimetro interno della chiesa sono intercalate varie arcatelle cieche: tre nella cella d’ingresso di cui una mai completata e due nell’aula presbiteriale. Altre due, scavate nei lati dell’abside potrebbero aver avuto le funzioni di diaconico e protesi . Il diaframma tra ambiente d’ingresso ed aula liturgica, in parte delimitato da un sedile perimetrale, è aperto da due arcate di cui una invalicabile e l’altra comunicante con il presbiterio tramite un gradino. Un’altra arcata, in asse con l’abside e con alla base un sedile parallelo all’unica sepoltura finora visibile, è aperta nel diaframma che separa l’aula liturgica dalla terza cella, un ambiente che nella sua forma irregolare denuncia uno scavo probabilmente mai completato. Tutti gli ambienti, tranne l’abside, sono coperti da soffitti piani.
All’interno dell’ipogeo è presente uno strato di terriccio dello spessore di 20/ 40 cm che potrebbe occultare altri elementi d’interesse, tra cui eventuali tracce del plinto dell’altare. Nel catino absidale è aperta una finestrella ottenuta dal rimaneggiamento di una piccola bifora, che all’esterno conserva la scanalatura di protezione dal percolare dell’acqua piovana. La bifora è raffrontabile con le conclusioni absidali di un’anonima chiesa rupestre della Gravina di Riggio a Grottaglie (sec. XI) 5 e, in ambito non rupestre, delle chiese di S. Maria di Barsento (Noci – BA) e S. Pietro di Crepacore (Torre S. Susanna – BR). Croci di varie misure sono incise lungo le pareti esterne ed interne e contornano una epigrafe medievale di difficile interpretazione incisa nell’abside. Un’altra croce incisa su una parete della cisterna potrebbe indicare la presenza di una sepoltura sul piano di scavo o la sacralizzazione dell’acqua raccolta. A valle ed a monte della chiesa sono presenti i resti di due grandi calcare, circa 5 metri di diametro. Un’altra cavità, in parte sommersa da detriti e terriccio, scavata a poca distanza dalla chiesa, evidenzia funzioni residenziali probabilmente connesse alle attività produttive delle due calcare.
La chiesa è scavata lungo la parete di una profonda asta torrentizia, classificata tra le zone “ A “ del Parco, particolarmente ricca di vegetazione tipica della Murgia. Il canale è fittamente coperto da un bosco sempreverde di Leccio (Querus ilex) nel quale sono presenti alcuni esemplari di Orniello (Fraxinus ornus), Bagolaro (Celtis australis) e Caprifico (Ficus carica). Altre specie presenti nel sito sono formazioni di Cisto rosso (Cistus creticus), Terebinto (Pistacia terebintus), Lentisco (Pistacia lentiscus), Ginepro comune (Juniperus communis). Lungo le pareti rocciose e imponenti trovanti di roccia si trovano nuclei consistenti di Polipodio meridionale (Polypodium australe), Cetracca o Spaccapietre (Ceterach officinarum), Capelvenere (Adiantum capillus-veneris) e numerose specie di muschi e licheni. Nell’area sono state osservate tane di Istrice (Hystrix cristata), Tasso (Meles meles) e Volpe (Vulpes vulpes), la presenza di Colombaccio (Columbus palumbus), Ghiandaia (Garrulus glandarius), varie specie di Silvidi e Paridi (Capinera, Occhiocotto, Cinciarella, Cinciallegra, branchi di Cinghiali (Sus scrofa) e tracce di alcuni esemplari (3/5) di Lupo appenninico (Canis lupus italicus).
Parco Murgia d’intesa con la Soprintendenza Belle Arti, Archeologia e Paesaggio della Basilicata e i proprietari del luogo, è impegnato a preservare l’integrità del sito con l’intento di poter svolgere al più presto ricerche e verifiche puntuali sull’ipogeo e sull’area vasta circostante che ricadono interamente in area “ A “ del Parco e pertanto sottoposta al livello più alto di tutela.

L’ipogeo, di difficile accesso, è costituito da tre ambienti di cui uno absidato. L’ingresso è aperto quasi al centro di una piattaforma rettangolare sul cui margine sinistro è scavata una cisterna.

1 Per pianta e datazione cfr, Franco Dell’Aquila, Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata, Bari, 1998, p. 162, n. 16.
2 Erminia Lapadula, Il villaggio della Loe nella Murgia Materana. Organizzazione degli spazi e sfruttamento delle risorse, in Insediamenti rupestri di età medievale, abitazioni e strutture produttive: Italia centrale e meridionale, a cura di E. De Minicis, Spoleto 2008, pp. 141 – 160; cfr. p. 150.
3 F. Sogliani / I. Marchetta, Un contesto medievale di Archeologia Urbana: le indagini nell’area della chiesa di San Giovanni Battista a Matera, in Francesco Panarelli (a cura di), Da Accon a Matera: Santa Maria la Nova, un monastero femminile tra dimensione mediterranea e identità urbana (XIII – XVI secolo), 2012, Munster, pp. 167-205, cfr. pp. 175 e 195.
4 Erminia Lapadula, o.c., cfr. p. 151 e tav. n. 13. Ivi riferimenti per ulteriori approfondimenti.
5 Franco Dell’Aquila, o.c. cfr pianta a p. 162, n. 24.

Disegni: pianta della chiesa e sezione lungo l’asse longitudinale.
Francesco Caputo, Angelo Lospinuso, Giuseppe Grossi


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