Rapporto università lucana

POTENZA – Nel 2008 sono stati 450 i giovani potentini, tra i 19 e i 25 anni che hanno lasciato la città. Il trend è in crescita rispetto agli anni scorsi (siamo nell’ordine del +25% se confrontiamo il dato al 2000). Perché questa impennata di nuovi emigranti? L’80% dei ragazzi con la valigia ha scelto di partire per motivi di studio, per iscriversi ad una facoltà universitaria di fuori regione (Roma e Milano le «mete» preferite). È un particolare su cui riflettere, anche perché rispecchia un andamento su scala regionale: trentamila lucani frequentano l’Università. E di questi ben 23mila sono iscritti altrove, mentre circa 7mila giovani della Basilicata hanno scelto l’ateneo lucano. 
Secondo una recente ricerca dell’Istat, inoltre, il 70% di chi ha frequentato «fuori sede», al termine del ciclo di studi, preferisce non ritornare in Basilicata. Una fuga dettata dalla necessità di trovare sbocchi professionali, dalla carenza di opportunità in regione e, in parte, dall’offerta formativa che evidentemente, dal punto di vista quantitativo, non soddisfa in pieno le richieste degli studenti. 

L’Università di Basilicata, nonostante la qualità della sua offerta formativa, ha dunque una scarsa capacità attrattiva nei confronti dei giovani lucani. Lo conferma anche il Cnvsu, il comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (organismo del Miur). Su 4.254 diciannovenni iscritti all’Università soltanto 1.305 scelgono le sedi di Potenza e Matera, mentre circa 2.949 si iscrivono in sedi extra regionali. La speranza di invertire il trend, a questo punto, è affidata all’auspicato effetto traino delle tre nuove facoltà (Economia, Farmacia e Scienze della formazione) nell’ateneo lucano. Staremo a vedere. 

Intendiamoci, non dobbiamo certo bloccare il flusso di talenti meritevoli verso Università di eccellenza (Luiss, Lumsa e Bocconi), ma è necessario favorire un’inver – sione di rotta per frenare un fenomeno che impoverisce tutti. La prima ad interrogarsi su questa problematica deve essere la Regione che non può limitarsi ad erogare fondi (anche quelli servono, per carità), ma avviare una seria riflessione sul rapporto tra Università e territorio e sulle ragioni che alimentano i dati dell’emigrazione. Il problema è socio-economico: i ragazzi decidono a priori di restare dove vanno a studiare. 

La Basilicata, d’altra parte, non è in grado di offrire opportunità di lavoro e occasioni di crescita professionale. È necessario trovare le contromisure per evitare che tutta questa situazione alimenti il rischio spopolamento. E per contromisure non intendiamo soltanto la nascita di nuove facoltà (Economia, Farmacia e Architettura) che, peraltro, devono dimostrare di poter essere in sintonia con un mercato del lavoro, quello lucano, poco ricettivo proprio nei comparti in cui dovrebbero confluire i laureati delle nuove facoltà. L’ateneo, ad ogni modo, ha fatto la sua parte, ha deciso di puntare sull’ampliamento dell’offerta didattica nella speranza di poter crescere, di svilupparsi, di «intercettare» i giovani. Sarà il tempo a dirci se ha visto giusto. Ma un fatto è certo: c’è bisogno di un’interfaccia istituzionale che si attivi per modificare il contesto in cui si trova l’università. Come? Migliorando la vivibilità, offrendo ai ragazzi un ventaglio di idee e progetti per «vivere meglio il territorio».


Commenti da Facebook

9 Commenti

  1. vince_ditaranto

    Caro giulianob83, hai lanciato un argomento molto complesso….parlare di giovani, mondo del lavoro, università….è davvero difficile.

    Sinceramente penso che ci siano molte false credenze sull’Università, ci sono molti retaggi mentali nelle scelte dei giovani (spesso giudatissimi dai genitori), finte innovazioni didattiche da parte degli atenei, analisi sulla bontà degli atenei affidate a criteri davvero molto discutibili.

    Ti faccio qualche domanda, sperando che anche altri rispondano:

    1- Qual’è l’Università "migliore"? Cosa intendi per "qualità dell’offerta formativa"?

    2- Secondo te la bontà di un Ateneo si valuta in base a cosa? In base al numero di iscritti?? Al numero dei laureati? In base alla "nomea"?

    3- Sei davvero convinto che si ha maggiore sviluppo per la regione se si insiste nel creare importanti Atenei in una regione con pochissimi abitanti?? Non sarebbe meglio che le Università fossero poche ma buone? Non sarebbe meglio che i giovani lucani siano indirizzati verso i poli universitari di Bari, Lecce, Napoli??

    Mi fermo qui. Se ci sarà occasione approfondiamo l’argomento. A presto

  2. giulianob83

    L’argomento è molto complesso si…però volevo affrontare principalmente i punti che ho evidenziato…Cmq rispondo ai tuoi quesiti

    Secondo me apparte rari casi  la scelta della facoltà si valuta in base alla nomea, e/o alla città che la ospita. Riguardo al fatto delle "poche ma buone", non la penso come te. Perchè se ho un ottimo servizio nelle vicinanze, dovrei andare a Bari, a Lecce o a Napoli? La ricchezza socio-economica che esce fuori dalla nostra regione, è uno dei nostri più grossi problemi. In termini economici, si tenderebbe ad arricchire ulteriormente altre città, impoverendo l’economia lucana. La regione dovrebbe sostenere al massimo l’università locale, perchè come vedi dall’articolo 23.000 studenti studiano fuori. Se avessimo un ateneo eccellente perchè almeno per lo studio non dovremmo usufruirne?

    giuliano

    1. lomfra

      Sulla ricchezza in fuga, non ho nulla da aggiungere, giuliano ha perfettamente ragione a dire che 23.000 studenti che studiano fuori equivalgono a milioni di euro che escono dalla regione mensilmente.. Le nostre università possono mettere un freno a questo fenomeno, il problema che andare a studiare fuori sede fà comodo a tutti gli studenti perchè vuol dire prendere casa lontano dagli occhi "indiscreti" della propria famiglia, il vivere indipendente attira tutti.. ed è questo secondo me il motivo principale che spinge la maggior parte dei giovani diplomati ad andare studiare lontano dalla propria regione.

      1. vince_ditaranto

        Caro Lomfra, io sono d’accordo con te sul fenomeno "evasione verso nuovi mondi" che purtroppo è una della motivazioni principali che spingono i 18enni (negli ultimi anni sempre di più…) ad andare a cercare chissà cosa il più lontano possibile da casa.

        Qualcuno dice che è vero per una parte, io dico che invece una gran parte decide così. Ricordo nella mia classe quello che accadeva, sento oggi le motivazioni delle nuove generaizoni. Il comune denominatore è lo stesso, cercare il posto "più interessante" dove andare, come se si scegliesse una gita.

        Detto ciò, devo dissentire con te sul potere che dovrebbero avere gli Atenei locali per invertire la tendenza. Partiamo con il ricordare che Università, dico UNIVERSITA’, significa il massimo per quanto riguarda l’approfondimento degli studi. Quindi dovrebbe essere una cosa seria. I segnali che arrivano dal mondo universitario invece fanno capire tutt’altro. Gli atenei locali non hanno asolutamente, a mio avviso, la forza per dare uno slancio positivo alla qualità dei laureati: magari lo da, ahimè, alla quantità. Per le piccole realtà è molto più auspicabile lo sviluppo di scuole specializzate, di ottimi istituti tecnici: credo che ormai si è capito che l’Ateneo in ogni Città non ha senso per una miriade di motivi. Non c’è selezione, livello basso perchè i docenti migliori sono nei grossi centri, produzione di lauree per tutti per sponsorizzarsi. L’equazione è semplice, è quasi dimostrato a mio avviso, e molti lo dicono da tempo che è meglio accorpare i centri di eccellenza e sfoltire inutili strutture delocalizzate.

        Secondo me stiamo commettendo grossissimi errori con la Università italiana. Uno su tutti quello di renderla "per tutti": intendo ovviamente come abbordabilità didattica non come numero chiuso a prescindere. Se l’università ridiventasse DIFFICILE così come lo era 10 anni fa, questo potrebbe l’unico modo per chi non ha le spalle coperte di emergere, l’unico modo per i meno ricchi di recuperare. Se si annullano le difficoltà di studio a anche chi non avrebbe dovuto neanche andare al liceo riesce tranquillamente a laurearsi, significa che anche l’ultimo filtro di meritocrazia è crollato.

        Una sera a Matrix c’era una ragazza dell’Onda, che parlava di università in maniera molto consapevole e condivisibile. Ma confondeva a mio avviso la "possibilità per tutti di studiare" con "una laurea per tutti": infatti diceva che secondo lei tutti dovrebbero avere il diritto di laurearsi e poi si vedrà nel mondo del lavoro chi vale. La tendenza è questa e ahimè gli atenei stanno assecondando questo modo di fare, trasformandosi in diplomifici. Questo è uno dei più gravi problemi che affossa le eccellenze italiane. L’università dovrebbe essere un posto in cui ci sono i "migliori", non chiunque non sa che fare dopo la scuola superiore.

         

  3. Raf

    In realtà Lomfra ha ragione.
    Molti ragazzi a 19 anni sono davvero poco interessati all’offerta formativa in sé.
    Giusto o sbagliato molti scelgono sporattutto la città in cui andare a vivere piuttosto che l’università che li offre di più.
    Una volta avevo scritto su un forum a proposito di “fuga di giovani” da Monte e, in generale dalla Basilicata.
    In realtà per quanto ci affanniamo, ho la percezione che molti ragazzi non tornano in basilicata perchè stanno bene altrove.
    Rifaccio la domanda che ho fatto allora: secondo voi, a parità di facoltà / sbocco professionale, quanti realmente tornerebbero in Basilicata?

    Detto questo, pero’, in generale io non sono per il proliferare di molte piccole università.
    Non parlo nello specifico dell’ Università di Basilicata, ma molto spesso le piccole università devono attrarre studenti e fondi spesso a scapito della qualità formativa.
    Il risultato globale del sistema universitario italiano è:
    – sperpero dei già scarsi fondi destinati auniversità / ricerca
    – elevato numero di laureati rispetto alla qualità della preparazione

    Scusate se ho un po’ divagato…

    1. DrugoFà

      Caro Raf! sinceramente io non credo che quello che ha detto lomfra sia del tutto veritiero….indubbiamente una parte dei tantissimi ragazzi che, ogni anno appena conculuso il ciclo delle scuole superiori decide di abbandonare il nostro paese, la nostra regione, il nostro sud in genere è spinta dalla voglia di cambiamento, di vita autonoma e di nuove avventure ed esperienze. Su questo non ci piove, ma di li a dire che, l’unico motivo della "diaspora" e della scelta di altri atenei per la carriera accademica ce ne passa…. io parlo per me, conosco la mia esperienza: anni fa, all’inizio del mio travagliato percorso universitario avevo deciso di fare il test per scienze della comunicazione a Bari e quindi avevo deciso orgogliosamente di rimanere nella mia terra… 2000 iscritti circa al test, 250 posti… faccio il test, mi classifico 449esimo e dunque non vengo ammesso e così decido di iscrivermi a Bologna, ad un’altra facoltà…morale della favola? Di li ad un mese mi arriva una lettera a casa, che mi chiedeva se fossi ancora interessato ad iscrivermi a Bari… perchè??? era l’anno dello scandalo sui test di ingresso in diverse facoltà….non aggiungo altro……. un piccolo aneddoto, che forse non centra nulla nel discorso, ma che ha comunque inciso sulla mia permanenza in lucania…. anche io sarei felicissimo di veder crescere le nostre università, ma sicuramente non si può negare che ora come ora purtroppo, almeno la nostra Università della Basilicata, non è ancora in grado di fornire e garantire dei servizi all’altezza… conosco mille altre situazioni di difficoltà, disorganizzazione, malfunzionamenti, che mi son stati raccontati da studenti, amici, iscritti e forse anche un pò pentiti. Con questo non voglio dire che altrove le cose siano tutte rose e fiori, ed io sono il primo a dire che continuando ad andar via le cose non miglioreranno…. però non possiamo negare che con i tempi che corrono, con la guerra che c’è per entrare nel mercato del lavoro, con la crisi, con tutte le difficoltà che ci sono per trovare un’occupazione decente ed anche un pò appagante, è chiaro che tutti vogliamo, dopo tanti sacrifici, ritrovarci con un pezzo di carta che oltre ad esser simbolo di appagamento culturale sia anche la reale, materiale carta da poter giocare per entrare nel mondo del lavoro…….

      ps: sento spesso dire che il lavoro c’è, e che siamo noi a voler andar via dalla nostra terra…. beh, io ci tornerei anche a piedi, anche ora se ci fossero delle concrete possibilità!

      Salutoni, Fabio. 

      1. Mayor Quimby

        scusate se m’intrometto in questo argomento su cui non sono ferratissimo ma lo sento vicino perchè in famiglia ho molti laureati.

        Anche io concordo con raf e lomfra per quanto riguarda l’evasione giovanile non tanto per voglia di formarsi ma per voglia di evadere da casa, o peggio ancora consigliati da genitori che vanno ancora dietro a blasoni del tipo "ca cur s’è laureat a Milan".

        il problema se pur complesso secondo me è nella scelta reale della formazione, quanti di voi si meravigliano a sentire che quel compagno di scuola negato per gli studi si è iscritto all’università? Io dico che c’è bisogno di recuperare mestieri qualificandoli come delle vere e proprie mini lauree, per fare un esempio provate a visitare il sito della scuola Torinese "Piazza dei mestieri", questa è una vera e propria scuola dove vengono realmente qualificati i vari tipi di mestieri che vanno dal parrucchiere al calzolaio al sarto ecc… Il continuare a sfornare Laureati sta solo aumentando la disoccupazione e a mio modo di vedere non fa altro che ridurre il tempo di formazione vera e propria sul campo di molti di questi ragazzi.

        Forse non è il caso vostro ma io ricordo che ce ne sono molti che a 30 sono ancora li a studiare, con tutto il sacrificio che comporta questo per le famiglie in quanto a sforzo economico, mentre chi ha imparato bene un mestiere è già da 10 anni che lavora ed è autonomo, non vuol dire che diventare un sarto o un calzolaio sia meno gratificante di fare l’avvocato (ce ne so troppi) o l’ingegnere se non si è realmente portati ad esserli, io credo che si dovrebbe aiutare i ragazzi già dalle scuole superiori indirizzando i più studiosi a continuare ed i meno a prendere in considerazione quel tipo di sbocco professionale qualificando presso una scuola specializza una professione che quasi certamente nel futuro sarà più redditizzia dell’avvocato o dell’ingegnere. scusate l’intromissione e buone cose.

  4. Art

     

    Credo che questo articolo e il ranking di sotto siano sufficienti a dare spiegazioni a chi dice che i giovani vanno a studiare nelle università del nord per voglia di evadere o perchè i genitori possano dire "ca cur s’è laureat a Milan" come scrive Quimby….

    Articolo:

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/ricerca-occupati-politecnico.shtml?uuid=747ccbc4-6f75-11de-843d-f9161683cd6d&DocRulesView=Libero

     

    Ranking:

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/tabella-universita-statali.shtml?uuid=a0ab125a-6f7a-11de-843d-f9161683cd6d

    1. vince_ditaranto

      Ciao Art,

      conoscendoti so benissimo che le tue scelte, e anche di molti altri, non sono assolutamente dettate dal "blasone" familiare tipico del sud di dire in giro "mio figlio si è laureato a Milano"……..ciò non toglie che il fenomeno esiste e come, a mio avviso, non puoi assolutamente negarlo. Ci sono testimoninaze letterarie e cinematografiche che analizzano questo fenomeno molto radicato nel tessuto sociale meridionale, comunque riconducibile al discorso "università" in generale. 

      Dubito fortemente che la percentuale dei ragazzi che scelgono la sede universitaria si informino con le statistiche del Sole24Ore, o comunque si informino a sufficienza….anche per sentito dire.

      Approfitto per aggiungere delle considerazioni sulle graduatorie che tu hai pubblicato. Chiaramente il discorso è complesso  e chi ha realizzato il ranking non è certamente l’ultimo arrivato.

      Resto un po perplesso nel vedere i criteri con cui vengono stilate tali classifiche, anche se sono cosciente che è complicato MISURARE la bontà di una Università. Ci sono criteri che possono sembrare  positivi, ma dal punto di vista dello studente, non certo per l’OGGETTIVA capacità dell’Ateneo di formare professionisti validi. Classico esempio sono le voci "Laurea nei tempi" e "dispersione". E’ ovvio che lo studente, ma anche il genitore che aiuta il figlio nella scelta, sceglie una università tenendo conto fortemente di questi due parametri, ma sicuramente non c’entrano nulla con il livello delle università, anzi. Se molti si laureano nei tempi, mi viene da dire che la cosa è più abbordabile…….o mi sbaglio?? Certo può essere che l’ateneo mette in condizione egregiamente tutti di studiare benissimo e laurearsi tutti in tempo… ma convieni con me che tutto ciò è opinabile???

      Poi cosa vuol dire "talenti"?? Come hanno misurato questo parametro?? Dalle pubblicazioni universitarie?? Beh….chi è nell’ambiente sa benissimo che il numero delle pubblicazioni è un classico specchietto per le allodole, e molto spesso non vuol dir nulla, e serve solo a prendere fondi su ricerche "inutili". Quindi altro parametro opinabile. Non credi??

      Per non parlare dei parametri riguardanti direttamente Fondi e ricerca….convieni con me che le università del sud pagano il contesto "negativo" e spesso ciò non è specchio fedele della situazione.

      Un parametro che non viene proprio preso in considerazione, anche perchè complicato da valutare, è il livello didattico degli insegnamenti. Tu mi risponderai che se una università ha un placement elevato significa che il livello medio dei suoi laureati è alto…!!!!! Cio non vuol dir molto in un contesto italiano in cui NON ESISTE UN MERCATO DEL LAVORO, in cui anche nel privato le differenza fra le persone a volte non vengono mai fuori. Dal punto di vista didattico invece mi viene da dire che nei vari confronti che mi sono capitati ho visionato molta prove di esame (che si trovano in rete) di molte università. Prove di fisica, analisi matematica, elettrotecnica e via dicendo……sinceramente mi sono messo a ridere per quanto fossero "abbordabili"……..qual’è il parametro che valuta lo SPESSORE della preparazione?? Converrai ocn me che è complicatissimo trovarne uno.

      Veniamo alla classifica e chiudo. Non parlo della facoltà che ho frequentato perchè mi si potrebbe accusare di non obbiettività, ma sinceramente sono un po perplesso nello scoprire molti atenei che si trovano nei primi dieci posti. Mi sento di dire che il primo posto del Politecnico di Milano è sicuramente un dato molto credibile, perchè dalla mia esperienza diretta e indiretta so per certo che il livello generale è più che buono.

      Ma le altre??? Tutta la marea di università dell’Emilia mi lasciano molto perplesso sulla bontà del livello conseguito dai suoi laureandi…….se poi il giudizio più che positivo è basato sulla "velocità" di laurea, sulla gentilezza del personale, e sulla vivibilità di bellissime città a misura d’uomo..allora stiamo parlando di altro, non certo di qualità ma di ATTRATTIVA pubblicitaria di un prodotto conveniente. Inoltre è riduttivo raggruppare le Facoltà con la città…….alla voce Pisa è inclusa o no la Normale?? Perchè se è inclusa c’è da dire che alza notevolmente la media di tutte le altre. Per Bari discorso simile, ci sono Facoltà assolutamente insufficienti mentre ci sono le Facoltà di Fisica, Chimica e Matematica che vantano un ottimo livello, anche e soprattutto di ricerca, annoverando tra i ricarcatori personaggi di fama mondiale(sconosciuta ai più). Mi lascia basito che Potenza sia sopra Bari e molto vicino a Milano……muah…….caro Art, guardiamo le clasiffiche ma riflettiamo un pochino.

       

       

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