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Cena del silenzio



Nell’estate del 2000 finalmente riapre l’abbazia quasi in concomitanza con l’organizzazione della seconda edizione dello scambio dedicato all’ambiente ed all’arte. L’iniziativa, perciò, con l’assenso del Comune di svolge quasi interamente nel monastero compreso il programma di 15 cene d’artista che rappresenta il cuore del progetto. La cucina è attrezzata in quella che sarà la futura caffetteria dell’abbazia mentre la sala per la cena non può essere prevista se non nell’antico refettorio del silenzio usato dei monaci. Sono trascorsi ben 217 anni dall’ultima cena realizzata dai monaci nel refettorio e tutti i giovani e gli artisti partecipanti allo scambio intendono dedicare la prima cena del progetto al ritorno dell’ambiente (attuale sala convegni) all’antica funzione. La prima cena  si chiamerà “ 217: cena del silenzio “ e tenterà di ricreare le suggestioni del rito collettivo che aveva riunito ogni sera per settecento anni i monaci di S. Angelo. Prima di tutto, cena nel totale silenzio. Il che, in un mondo dominato dalla televisione e dal rumore, è tutto dire.

 Refettorio /sala del capitolo

Per una sorta di legge del contrapasso, l’ambiente del monastero dedicato all’ “ ascolto del silenzio “, negli anni trenta del novecento è stato trasformato in cinematografo, ovvero l’esatta negazione del silenzio praticato dai monaci. La cena è preceduta da un’accurata preparazione e ambientazione. Si controlla la parte della “ Regula S. Benedecti “ dedicata alla cucina. Niente, carne, solo pasta, verdure, legumi, pochissimo formaggio ed un bicchiere di vino. Il menù prevede: pasta con ceci all’olio leggermente sfritto. La pasta scelta: i pater noster, ovviamente. Verdura: bietole di campo condite con olio crudo, rigorosamente da ogliarola bradanica cioè la cultivar diffusa nella valle del Bradano dai Benedettini di Montescaglioso, ed aglio (potente antibiotico naturale) grattugiato sulla punta di forchetta. Segue un fetta di pecorino della Murgia accompagnato da vino rosso proveniente dalle vigne di contrada “ Oliveto dei monaci “ sulla Carrera. La tavola è imbandita come vuole la consuetudine monastica a ferro di cavallo con i commensali che possono guardarsi in faccia. Per dare il via alla cena si attendono le ore ventuno battute dalla campana di S. Angelo. All’ ultimo rintocco, il capotavola, mette mano al campanello di bronzo posto al centro della mensa e dà il segnale del silenzio. Da quel momento tutti (80 commensali) sono immersi nel totale silenzio. Dall’antico pulpito ancora presente nel refettorio usato dai monaci per leggere durante il desinare passi delle Sacre Scritture, dopo un secondo scampanellio, comincia la lettura in latino dei passi della Regola dedicati al mangiare. Segue la lettura in italiano e quella in inglese. Al terzo scampanellio, nel totale silenzio è servita la cena. L’atmosfera è spaesante. La dimensione del silenzio è, a tutti, completamente sconosciuta. Un’esperienza difficile da raccontare e comunque molto legata alle emozioni personali. Al termine dell’ultima portata, il quarto scampanellio segnala la fine del silenzio. L’esplosione del vociare riporta tutti nel presente.  

Testo: Francesco Caputo (CEA Montescaglioso): Foto: Albert Braun (Finlandia) archivio progetti GARBa.  






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