CUBA……ADIOS AL MITO?

Sembra che sia partita la controrivoluzione a Cuba, a volerla è proprio il rivoluzionario per eccellenza, Fidel Castro.

Meglio così, almeno non si cercheranno colpe in altri sistemi politici. Fidel ha riconosciuto il fallimento del sistema da lui stesso voluto. E i nostri adesso che faranno? elimineranno tutti i simboli che li hanno contraddistinti in tutti questi anni? non vedremo più immagini dello stesso Castro e del Che?

Vamos Bien? No tanto (Credits: Sami Keinanen by Flickr)

Vamos Bien? No tanto (Credits: Sami Keinanen by Flickr)

Per Cuba è una svolta epocale. Non era mai successo che in un Paese di ispirazione comunista il governo decidesse di licenziare oltre un milione di dipendenti pubblici. Il provvedimento, già anticipato da Raúl Castro ad agosto ma previsto tra cinque anni verrà in realtà eseguito già nei prossimi 12 mesi. A peggiorare le cose il fatto che i disoccupati non saranno più “sussidiati a tempo indeterminato”.

È prevista è vero, almeno a parole, la ricollocazione dei dipendenti pubblici in nuove forme di occupazione non statale come l’affidamento in gestione di piccoli negozi, le cooperative e la libera professione (di cosa, per ora, è mistero). Ma la notizia è stata accolta nell’isola con molta preoccupazione proprio per l’accelerazione dei tempi.

Il governo, dal canto suo, si giustifica appellandosi all’esubero della manodopera e al calo della produttività del lavoro, concetti a ben guardare tipici del sistema capitalista. Ci sarebbe infatti, secondo l’analisi fatta da Raúl e dagli economisti cubani, un eccesso di oltre un milione di posti di lavoro in un Paese però in cui l’85 per cento dei cinque milioni di lavoratori lavora per lo Stato. Insomma, la riconversione non sarà affatto una cosa facile proprio per la pressoché totale inesistenza di un sistema di iniziativa privata.

La notizia è stata confermata da la Central de Trabajadores de Cuba , il Ctc, l’unico sindacato presente sull’isola. L’intero processo si svolgerà in forma graduale, ma la Ctc avverte che “si inizierà immediatamente e per la sua grandezza e incidenza riguarderà tutti i settori”. Inoltre, “si modificherà l’attuale trattamento lavorativo e sociale e non sarà più possibile applicare formule per proteggere o sovvenzionare i lavoratori in forma indefinita” mentre questo sistema, in vigore fino a oggi, sarà gradualmente sostituito da uno “stipendio elargito quantitativamente in base ai risultati”.

Se non è una rivoluzione del mercato del lavoro, è comunque qualcosa che ci assomiglia molto e che sembra confermare quanto detto settimana scorsa da Fidel Castro al mensile The Atlantic, ovvero che “il modello economico cubano non funziona neanche più per noi”. Una frase poi smentita un po’ confusamente dallo stesso líder máximo che, tuttavia, oggi sembra confermata dalle misure annunciate ieri dal regime in merito al mercato del lavoro.

Dopo la statalizzazione forzata nella seconda metà degli anni Sessanta, insomma, a Cuba si cambia completamente registro. Il licenziamento in massa dei lavoratori non è che la punta di un iceberg dove il problema centrale è la trasformazione e la riconfigurazione di un’intera economia. Sempre in base alle dichiarazioni del sindacato il nuovo modello economico cubano si concentrerà principalmente su alcuni settori strategici come quello del petrolio, delle biotecnologie, dell’industria farmaceutica e del turismo.

Dal 1993 a oggi Cuba ha visto il fiorire solo di un centinaio di microimprese private (considerando per microimprese il lavoro di tassista o affittacamere) ma negli ultimi mesi i lavoratori coinvolti nel privato sono raddoppiati fino a quota 210 mila. Ancora una minoranza residuale, che non supera il 15 per cento del totale ma destinata evidentemente a crescere nei prossimi mesi ed anni.

Una sorta di riforma economica alla cinese secondo alcuni analisti, anche se resta la preoccupazione di molti osservatori internazionali per i risvolti sociali. “Come” ma soprattutto “in quali settori” potrà essere riconvertito il milione di dipendenti pubblici in esubero dal momento che il settore privato cubano – barbieri, taxisti e affittacamere a parte – è ancora de facto inesistente? Cuba è rimasto per anni abituato a non cambiare e costretto adesso a trasformazioni economiche importanti e a breve termine. La grossa incognita, oggi, è capire se ce la farà

 


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