venerdì 26 Febbraio 2021

La lista

Caro Ciffo, eccoti acontentato.

Direttamente dalla trasmissione di Fazio "vieni via con me" la lista di alcune definizioni caratteriali dei Montesi.

 Capa tost (testa dura)

 Tagghion (uno che taglia gli altri)

 Ndrovla tuonz (uno che intorbidisce le acque)

 Volda facc’ o faccier (uno che si rimangia la parola-ipocrita)

 Trad’tor o barabb (traditore)

 Busciard (bugiardo)

 V rvlon (uno che fa solo casino)

 Uaualon (uno che parla a vanvera)

 Mundat (montato di testa)

 Marpion (furbo)

 Ficct mmienz (uno che non si fa i fatti suoi)

 Buldron (scansafatiche)

 Minghiaril (stupido)

 Marpioon (intelligente)

 Sc’sciat (disordinato)

 Bellimbust (bellimbusto)

 Mbracul (uno che non combina niente)

 Malafemm’n (donnaccia)

 Attizzafuoc (litigioso)

 Musc’ mbond o senza pil mbiett (senza attributi)

 Mucculon (imbranato)

 Murvon (bambinone)

 Zign’r o zegnr (una o uno che mette zizzania)

L’elenco è naturalmente allungabile.


Commenti da Facebook

10 Commenti

  1. webcontroll

    liscianniedd o spezzca m’ddic (uno che mangia poco)

    carn’tton (uno capace)

    cacacalzun-cacasott- cacaron (senza coraggio)

    piscialiett (bambinone)

    voccapiert o scettabbann (ruffiano)

    mammalucc-bacc’tton-tabballon (stupido)

    sciaurat (disordinato)

    du iun (arretrato-tardone)

     

     

  2. Cristoforo Magistro

    Sono di moda gli elenchi. Non è un male né un bene, ma, a mio parere, un indizio della confusione dei nostri tempi e della perdita di credibilità delle tradizionali forme di discorso pubblico. Si cerca di rimediare alla confusione e alla perdita di senso delle parole con l’ordine dei numeri e le priorità che questi sembrano stabilire.
    Personalmente nel seguire la trasmissione che ha lanciato gli elenchi sono stato colpito dal fatto che il procuratore nazionale antimafia Grasso abbia sentito la necessità di servirsi di Fazio e Saviano per indicare i punti dolenti della lotta alla mafia e che la stessa esigenza avessero sentito una settimana fa il segretario del maggior partito d’opposizione, Bersani, e di quello della fronda interna, Fini.
    Resto dell’idea che il potere di Berlusconi sia videocratico, vale a dire che sia nato e cresciuto grazie al potere delle televisioni, ma mi dispiace che, oltre che sperare in una qualche legge del contrappasso (chi di Tv ferisce, di Tv perisce), non si trovi nulla di più efficace della videoopposizione per cercare di mandarlo via.

    Webcontrol ha fatto l’elenco dei più noti difetti dei montesi. Quella era (è ?) la Monte dei piazzisti, quella di cui i contadini e la gente che lavorava veramente non aveva nessuna considerazione.
    A mio parere i montesi veraci, non quelli con i difetti da lui indicati, hanno la virtù di riconoscere, distinguere e ricordare. Forse bisognerebbe ricompattarli.

  3. webcontroll

    Prof Magistro, sarei molto felice se le cose stessero come dice Lei, se i difetti da me indicati riguardassero solo la Monte dei piazzisti, saremmo a posto.

    Mi sarebbe piaciuto aggiungere alla lista termini come generosità, solidarietà, fratellanza, rispetto, ma sembra che questi termini oggi siano prerogativa di pochi, mentre i difetti soliti dei "piazzisti" pare abbiano coinvolto un gran numero di persone.

    Lei manca da Montescaglioso da moltissimo tempo, e quando viene per le ferie forse non ha il tempo per rendersi conto di come chiacchiericcio, ipocrisia, e invidia sono sentimenti che accomunano la stragrande maggioranza delle persone.

    1. Wiseman

      egregio sig. webcontrol, mi consenta di allibire a leggere la Sua ultima frase, ma è davvero convinto che questa sia la realtà di Montescaglioso? sarei curioso di sapere che dati ha per fare queste nette affermazioni! L’impressione che ho, è che anche Lei manchi dal paesello da una 20na d’anni, perchè se così non fosse, saprebbe che moltissimi giovani dai 20 ai 30 anni ignorano addirittura il significato di certe espressioni!

      Espressioni che quando nacquero erano ingiurie, soprannomi o comunque offese più o meno gratuite che si rivolgevano a persone di diverso ceto sociale (prof. Cristoforo correggimi pure), ma che oggi sono diventate delle metafore, per indicare comportamenti occasionali. Quindi scherziamoci pure sopra, ma niente moralismi, per favore!

        1. Wiseman

          sig.webcontroll che pietre dovrei scagliare? contro chi?

          Lei ha astutamente ignorato la mia curiosità…non fa niente!

          Voglio tuttavia, ribadire il mio concetto: la comunità montese reale, è sicuramente piena di peccati , ma con altrettanta certezza Le dico che non merita assolutamente la montagna di pietre che Lei le ha rovesciato addosso!

          E dire che forse, un pizzico d’ironia o di folklore da parte Sua, avrebbe sicuramente sortito effetti migliori.

  4. Cristoforo Magistro

    A voler prendere alla lettera i vari attributi con i quali, a parere di Webcontrol, si possono classificare i montesi, è evidente che non si possa essere nello stesso tempo “minghiaril” (stupido) e “marpioon” (intelligente). Altrettanto pacifico mi pare che quello di “capatosta”, il più condiviso dei giudizi sul montese- tipo, sia usato anche nell’accezione di persona determinata e perseverante.
    Temo invece, come lui, che la mentalità e il modo di fare di quelli che, per convenzione, si chiamavano piazzisti, abbia conquistato nuove fasce sociali.
    La migliore descrizione di quella mentalità fatta di gelosie e maldicenze fra “galantuomini” l’ha data, a mio avviso, Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato a Eboli”. Settant’anni dopo quella pratica si è, per così dire, “democratizzata”. Prima o poi i “ceti popolari” riescono a imitare il peggio dei “signori”!
    È inutile ricordare che, in una certa misura, il pettegolezzo non è solo appannaggio di Monte o dei paesi del sud, ma di tutti i piccoli centri. C’è tuttavia una specificità meridionale che mi pare riconducibile ai vecchi e nuovi problemi del nostro sud. La mancanza di opportunità diffuse e il clientelismo hanno sempre suscitato sospetti e gelosia verso chi riusciva a “sistemarsi”. E ciò indipendentemente dalle qualità del sistemato. L’assistenzialismo e il clientelismo di massa che hanno accompagnato dagli anni sessanta e per circa un trentennio la scomparsa o il drastico ridimensionamento di categorie come quelle dei coltivatori diretti, dei braccianti e degli artigiani hanno avuto effetti anche sulla loro mentalità. Gli aiuti, i contributi gonfiati, li hanno presi tutti e non si può neppure dire che in ciò ci fosse disonestà. C’era piuttosto l’idea di un risarcimento, di una compensazione per i torti subiti in passato. Il terremoto di trent’anni fa e la caduta a pioggia dei fondi per la ricostruzione fecero il resto.
    Non voglio farla lunga. Aggiungo solo che, facendo l’insegnante, mi sono accorto di quanto sia facile ma dannoso sottolineare le carenze e gli errori e di quanto sia meglio incoraggiare gli allievi partendo da ciò che di buono ognuno può avere. Non mi faccio illusioni, ma sono convinto che ci sia una Monte migliore di quella che appare.Andrebbe incoraggiata.

    1. tm

      Mi trovo perfettamente d’accordo con Cristoforo, ritengo che lui abbia messo il punto al posto giusto nel momento in cui afferma " la mentalità e il modo di fare di quelli che, per convenzione, si chiamavano piazzisti, abbia conquistato nuove fasce sociali."

      Man mano che la società è andata evolvendosi, si è passati drasticamente da una cultura prettamente contadina quale era quella del nostro paese, ad una più moderna e variegata, e insieme alla cultura anche i modi di fare e i comportamenti si sono adeguati.

      Cristoforo pone il dito sul problema dei clientelismi, e quindi anche dei sospetti, ma io direi anche su un modo di approcciarsi a determinati problemi, che oggi anche attraverso l’informazione televisiva, fatta quasi esclusivamente di gossip, polemiche, pettegolezzi, grandi fratelli e reality vari, ha portato progressivamente ad un decadimento culturale generale, al punto che anche le discussioni solite trà amici sono state sostituite da altre di natura diversa.

      Ho sempre mantenuto i contatti telefonici con i miei amici a Monte, e continuo a mantenerli, ma vi posso assicurare che anche le nostre conversazioni man mano che il tempo è trascorso hanno subito notevoli cambiamenti, a mio avviso anche involutive. le discussioni di politica, di lavoro, hanno lasciato il posto a discussioni tipo "sai quello la" o "sai quella la". Stessa cosa avviene quando mi trovo a monte.

      Certo non bisogna generalizzare, ma il prendere consapevolezza di ciò, credo che possa servire per farci fare anche un pò di autocritica, e ad evitare che le dicerie generalizzate non creano problemi di tipo "ci iè puttan? Rusina mot’l" come recita un vecchio proverbio montese.

       

       

       

      1. Wiseman

        riporto una serie di dialoghi che, quasi quotidianamente ho con un anziano artigiano montese che qui chiamerò mest’ Pepp,

        com’ sciam’ mest’pè? mienz’ e mienz’

         addò vva mest pè? a ‘nna vann’

        oppure, da ddò vien mest pè? da ‘na vann

        a cì va cchiann mest pè? a niun’

        ce ffà mest pè? na cos’

        ce s’ disc’ mest pè? l’ sard s’ mang’n l’alisc

        scusate eventuali strafalcioni, la traduzione a richiesta.Laughing

        Dimenticavo di aggiungere che Mest Pepp’ si sta avvicinando al secolo di vita. Meditate

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