venerdì 24 Settembre 2021

Sentirsi italiani

Anche se non ho il tempo né “l’attrezzatura” che impiego di solito per preparare i miei interventi, non voglio far passare sotto silenzio una ricorrenza come i 150 anni di storia unitaria che il nostro paese si prepara a ricordare in uno strano clima di partecipazione vera, immancabile retorica e inaccettabili disconoscimenti.

Per fortuna quest’ultimo fenomeno – intendo gli sproloqui idioti dei leghisti e di chi tiene loro bordone– fa sì che per contrasto tanta gente scopra, o riscopra, l’orgoglio di essere italiano.

Da parte mia l’ho scoperto, tardivamente, pensando alle umiliazioni che hanno subito per decenni gli italiani all’estero e a tutti quelli che, costretti a partecipare a guerre spesso ingiuste e certamente non volute, hanno perduto la vita per questa entità chiamata Italia.

Più in generale credo che lo scarso senso di appartenenza che ci caratterizza sia dovuto anche alla mediocrità della nostra storia unitaria rispetto ad altre civiltà fiorite sulla penisola.

Mi piacerebbe sapere quali sono le motivazioni più forti a favore o a sfavore del sentirsi italiani da parte dei frequentatori di Montescaglioso.net.


Commenti da Facebook

20 Commenti

  1. ciffo

    Ultimamente viene più facile elencare i motivi per cui vergognarsi di essere italiano. Nonostante tutto però, anche confrontandosi con popoli più evoluti e civili del nostro, i motivi per rimanere orgogliosi della nostra Patria rimangono tanti. Abbiamo una storia e un passato gloriosi, a partire dall’impero romano, abbiamo eccellenze da secoli nella musica, nell’arte, nella scienza, ecc. I nostri luoghi sono bellissimi e vari, le nostre città diverse e tutte meritevoli di essere visitate o scelte per viverci. Siamo ospitali, sappiamo come divertirci. Siamo flessibili e ingegnosi. Se, nonostante tutti i nostri problemi, la mafia, una classe dirigente disastrosa, una burocrazia assurda, le clientele e la malapolitica siamo comunque tra le 10 nazioni più potenti del mondo un motivo ci sarà. Sopperiamo con risorse inaspettate ai nostri peggiori difetti.

    Forse la cosa che meno mi piace dell’essere italiano è di sentirmi come una fantastica ferrari di qualche decennio fa… seppur di valore, bellissima e ricercata, la nostra nazione è ancora troppo legata ai fasti del passato. Non vedo, guardando avanti, un futuro brillante come il nostro passato. Speriamo che le nuove generazioni siamo migliori di quella dei nostri padri.

    1. Làeda

      Da meridionale devo ammettere di aver peccato d’ignoranza fino a poco tempo fa in merito al processo di unificazione dello Stato italiano. L’illuminazione mi è venuta dopo aver partecipato ad un convegno sul tema, dove sono stati menzionati eventi di cui ero all’oscuro, come per esempio (come ha citato Vincenzo Dambrosio nel suo post) la PULIZIA ETNICA a danno dei popoli del Mezzogiorno, nonché la richiesta di una sede per la deportazione dello stesso nel 1880. Non a caso i primi LAGER della storia sono stati fatti proprio per i cittadini del Meridione (consiglierei uno sguardo qui http://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm ). Si parla di GENOCIDIO non soltanto come distruzione materiale/fisica della “specie” (stimolata dall’omonima teoria Darwiniana), ma soprattutto di GENOCIDIO così come lo ha inteso R.Lemkin: disintegrazione politica, sociale, della personalità, della libertà e via dicendo. Il fenomeno del brigantaggio, la forza delle brigantesse di imbracciare le armi e seguire i propri mariti per difendere e riacquistare l’equilibrio familiare rotto dal sistema di denigrazione attuato verso i contadini del Sud,già questi sono i primi sintomi di un processo unitario che, a mio modestissimo parere e senza pecca di presunzione alcuna, risulta più come complotto che come conquista. In secondo luogo, ci sono documenti che dimostrano come, in quel periodo, il Sud fosse il Regno (delle Due Sicilie) più ricco d’Italia: il denaro circolante al Sud all’epoca dell’Unità era i 2/3 del denaro circolante in tutta Italia ed il numero dei cittadini poveri era nettamente inferiore rispetto agli altri Regni. La “questione meridionale” è un argomento del tutto attuale: come si può parlare di “Unità” se al Sud non ci sono treni ad alta velocità (se non il Roma-Napoli), se le autostrade sono rimaste a 2 corsie, se paradossalmente ci sono più porti al Nord anziché al Sud, e citiamo anche linee aeree, sistemi di distribuzione dell’elettricità, della rete idrica, delle fondazioni bancarie, della difficoltà nell’avviare attività, la continua emigrazione dei giovani del Sud al Nord, SE ADDIRITTURA LA CONFERENZA PER IL MEDITERRANEO SI è TENUTA A MILANO, eccetera eccetera eccetera…???????????? Ora, non volendomi dilungare troppo e risultare noiosa, lascio a voi ricercare e svelare altri arcani della storia del Mezzogiorno. E’ necessario prendere coscienza della nostra VERA storia, non di quella che hanno voluto farci leggere, e cominciare a ribellarci consapevolmente, andando oltre ciò che ci presentano come oro che luccica!

      1. ciffo

        Ciao Francesca, bentrovata! Sono d’accordo che bisogna sempre essere critici e consapevoli riguardo tutto e, soprattutto, riguardo la storia e il nostro passato. Non mi è chiaro però se dopo le tue letture sei arrivata alla conclusione che l’unità d’Italia sia stata un bene o un male.

        Abbiamo parlato altre volte di questi concetti. Se non lo hai già fatto ti invito a leggere il bel post di falco sul libro TERRONI con le considerazioni di Cristoforo:
        https://www.montescaglioso.net/node/10220

        Sicuramente il processo unitario non è stato condotto nel migliore dei modi e si sono create o accentuate disuguaglianze che esistono tuttoggi. Però credo sia sbagliatissimo parlare di NOI del sud contro LORO del nord…. è una visione autoassolutoria che ci permette di chiudere un occhio su tutti i nostri difetti dando ad altri la colpa della nostra situazione. Meglio forse dire che l’idea che ha spinto i nostri patrioti ad unire l’Italia è stata in parte tradita ma, secondo me, va gridato forte e chiaro che siamo tutti italiani, a maggior ragione oggi in cui avrebbe più senso parlare di sentimento europeo contro anacronistici campanilismi.

        Non so se tu la pensi allo stesso modo.

        1. ZODD

          x me l Italia è sempre stata unita sin dal tempo dei romani . è appunto da dopo di loro che creatosi nuove forze nuovi stati  si è atteso il 1861 .se poi si è scelto un modo particolarmente barbaro nel farlo e nel camuffarne la vera storia … va bhe andiamocela a leggere e informiamo la lega nord.

          x me W SPQR roma ladrona

        2. gianni

          Condivido le parole di ciffo. Non dobbiamo assolutamente cadere nel vittimismo e capire che in realtà la responsabilità dei nostri disagi siano dovuti proprio a noi stessi. Per anni grazie anche a questo nostro vittimismo della serie “noi poveri del Sud” è stato una specie di leva dei nostri politici locali che hanno sempre fatto di tutto per far dipendere la nostra vita dalla loro volontà. Dobbiamo abbandonare questo senso di vittimismo, di fatalismo, di dar la colpa agli altri per i nostri fallimenti  ed iniziare a rimboccarci le maniche. E’ una vera stupidagine dire che lo Stato non ha mai considerati il Sud…..io dico che forse è la nostra politica locale che si è impegnata a radicare una cultura assistenzialista e non di sviluppo. Qui i soldi ci sono e arrivano ogni anno, sono arrivati nel terremoto del 1980 e non hanno prodotto un bel niente per causa nostra e di chi ci governa localmente.

          Lasciando stare il “Bunga Bunga” tutti nel mondo ci rispettano, dicono che siamo i migliori a prescindere da chi ci governa. Come dice Corvo siamo i migliori per la nostra capacità di arrangiarci, siamo conosciuti per la nostra storia, per l’arte, per la qualità della nostra cucina, per la bellezza della nostra penisola, per la moda, siamo conosciuti anche per il calore e la simpatia che sappiamo trasmettere. L’Italia è una delle più belle nazioni al mondo sia come territorio sia come popolo. Smettiamola di dire che gli altri sono migliori di noi, che siamo mediocri e non civili  e se proprio qualche italiano pensa di appartenere ad una nazione o ad un popolo di basso livello allora farebbe bene a non perder tempo a fare la vittima e iniziasse a pensare al modo giusto per risolvere i suoi problemi senza affidarsi agli altri o al fato. Io sono fiero di essere italiano….W l’Italia

    2. Cristoforo Magistro

      Cercherò nei prossimi giorni di commentare in modo più articolato i vari e interessanti interventi sulla questione in discussione.
      Non sarò io a negare i limiti, le contraddizioni e i “tradimenti” del processo di unificazione nazionale e dei primi due-tre decenni postunitari.
      Io credo che, come hanno dimostrato Gramsci, Fortunato, Nitti, Salvemini e tanti altri, una “questione meridionale” ci sia stata e come, ma anche che, nonostante tutto, l’unificazione sia stato un fatto del tutto “naturale” considerando la geografia e la storia passata e positivo.
      Tengo a dire subito che la citazione relativa al brigantaggio attribuita a Gramsci e riportata da Vincenzo D’Ambrosio mi sembra inverosimile. In ogni caso è norma d’uso comune quando si fa una citazione indicare la fonte in modo che chi legge possa andare a fare eventuali controlli. Aspetto che Vincenzo lo faccia.

      Allego a questa mia un malloppone in pdf di Enrico Pani Rossi che fu funzionario di prefettura a Potenza nei primi anni di governo unitario e che volle raccontare come era la Basilicata lasciata dai Borbone e il “Cristo” di Carlo Levi di cui, sono d’accordo con D’Ambrosio, noi lucani dovremmo avere una copia, ma anche leggere. Alle pagg. 128-130 dell’edizione che qui allego, ad esempio, si dà un giudizio assai chiaro ed equilibrato sul brigantaggio. Rimestare oggi su tale questione senza addurre nuova documentazione o senza confutare quella esistente, mi sembra un esercizio inutile.
      A meno che non si voglia solleticare un certo vittimismo, da cui pure siamo affetti, per operazioni di commercio editoriale.

      Non riesco a inserire i pdf sopra citati.

      Il libro di Pani Rossi da l titolo “La Basilicata” si trova su Google libri e quello di Carlo Levi sul sito http://www.psyco.com/memoriali/autori/opereitali/crisfermeboli.pdf

  2. Cattolo

    Per essere rappresentato dai nostri politici no.Mi vergogno per loro.Per il resto ne sono più che fiero, e’ nostra abitudine prenderci in giro,  ma non e’ assolutamente vero che non siamo nazionalisti, anzi, guai a chi c’è la tocca la penisola (quando siamo circondati da stranieri).
    Sono fiero di essere italiano perche’ la nostra nazione offre molte ricchezze, soprattutto culturali, siamo i migliori, abbiamo fatto molto nella storia, abbiamo peccato ma non siamo mai stati fermi a guardare, siamo i migliori nello sport… nei vini, nella cucina .. e poi abbiamo fascino. Certo l’Italia ha molti problemi,ha una classe politica molto scadente sia di sinistra che di destrache si pizzica sempre ,i battibecchi ci sono e ci saranno sempre, non possiamo negarlo, quindi, bene o male, non ci sarà mai un periodo di “pace” in politica o in altri campi., ma è un paese pieno di ricchezza e storia…Noi Italiani secondo me siamo troppo critici verso il nostro paese ,e se forse guardassimo anche gli altri credo che molto probabilmente ameremo di più il nostro..nessun paese è perfetto,l’italia ha tanti problemi ma non per questo bisogna vergognarsi del proprio paese…la gente parla, sa solo parlare ma chi è che può migliorare l’italia? se non gli italiani stessi?
    al posto di dire che è un paese di m***a cercate di migliorarlo.Ho esaltato troppo il lato positivo ma se si volta pagina si trova anche la parte piu orrende dell’italia.. LA CORRUZIONE.Questa è un’altra storia.Resta di fatto che l’Italia è invidiata da tutto il mondo

  3. vince_ditaranto

    Rispondere al quesito di Cristoforo è abbastanza allettante, anche se palesemente complesso.

    Bisognerebbe scindere la territorialità dagli abitanti….un conto è parlare della bella penisola un conto è parlare dei suoi abitanti!

    Bisognerebbe scindere il “sistema paese” (palesemente inadeguato) dalle singole eccellenze!

    Bisognerebbe scindere le classi dirigenti dai comuni cittadini…..beh, questo forse no….visto che c’è un sottile filo conduttore tra gli uni e gli altri anche se molti non lo vogliono ammettere.

    Mi sento Italiano sicuramente nell’atteggiamento positivo verso le cose e quindi nella capacità di cavarsela anche nelle situazioni peggiori. Inoltre mi sento italiano (o più che altro ne sono fiero) quando penso ai grandi del passato che hanno insegnato tanto a tutto il mondo.

    Non mi sento italiano (o più che altro non vorrei esserlo) quando devo constatare ahimè che siamo un popolo mediamente “mediocre”.

    Becero campanilismo, presunzione, ladreria diffusa, corporativismo miope, corruzione e “mafiosità” sono aspetti radicati nel DNA della nostra popolazione.   

  4. Raf

    Io mi sento orgoglioso di essere italiano! Come si dice senza “ma” e senza “se”.

    La storia, la cultura, l’arte, la musica, i grandi personaggi, le scoperte scientifiche, le grandi eccellenze le belle città… ma anche il nostro modo di essere che ci accomuna nel nostro piccolo deve farci sentire orgogliosi.

    Tutto quello che purtroppo c’è di negativo nell’italianità che ha citato corvo, secondo me, non deve avvilirci o farci vergognare.

    Se c’è chi ruba, chi non rispetta le regole, chi fa il furbetto della situazione, chi è mediocre… tutto questo non deve farci smettere di essere orgogliosi! lo dobbiamo ai nostri padri ma anche al nostro futuro!

  5. vincenzo dambrosio

    Da tempo si discute e si polemizza su come festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

    C’è chi vorrebbe festeggiare “in pompa magna” e c’è chi ne farebbe addirittura a meno.

    Noi Lucani abbiamo motivi per festeggiare la ricorrenza? Credo proprio che non ci sia motivo alcuno!

    Dovremmo forse festeggiare per il “genocidio”compiuto tra il 1861/1870 in cui furono trucidati decine di migliaia di Lucani innocenti in quella che fu fatta passare come guerra al brigantaggio?

     Mi permetto riportare quanto al riguardo ebbe a scrivere Antonio Gramsci:

    « Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti. ».

    Dovremmo festeggiare per i circa 100/mila Lucani che, affamati dalle politiche economiche dei governi “nordisti” e dalle tasse tra cui da ricordare l’odiosa imposta sul macinato, furono costretti ad emigrare verso le Americhe alla fine dell’Ottocento? O dovremmo festeggiare per le migliaia dei nostri nonni ed antenati mandati a morire nelle trincee del Carso per conquistare una terra (l’Alto Adige) che tanti grattacapi avrebbe poi dato all’Italia?

    Ed ancora…dovremmo forse festeggiare per le condizioni di miseria e d’abbandono in cui la nostra Regione versava sotto il regime fascista? Condizioni poi così magistralmente descritte e raccontate da Carlo Levi nel suo famoso libro “Cristo si è fermato ad Eboli”.Libro di cui tutti noi dovremmo avere una copia.

    Se poi si passa dallo Stato monarchico allo Stato Repubblicano che seguì nel secondo dopo guerra,

    il quadro per noi Lucani non sembra sia cambiato per niente

    .Dovremmo forse festeggiare per la seconda imponente ondata migratoria che tra gli anni 50/60 vide centinaia di migliaia di nostri corregionali partire verso il Nord d’Italia e d’Europa, spopolando drammaticamente i nostri paesi?

    Dovremmo forse festeggiare per l’illusione della grande industria chimica in Valbasento che

    con i suoi veleni portò morte e lasciate solo macerie e terreni ancora da bonificare ? Dovremmo dichiararci felici per le scorie radio attive americane che furono negli anni ‘60 seppellite a Rotondella e per il tentativo, fortunatamente sventato( ed era ora!) dalle nostre popolazioni di fare della nostra Regione la pattumiera delle scorie nucleari per l’Italia e per l’Europa.?

     

    Il 2011 per noi Lucani sia piuttosto il nostro” anno della memoria” e della riflessione per tutto quello che è successo in questi 150anni; per capirne i motivi, senza cadere nella banale contrapposizione Nord/Sud, senza cercare colpevoli a destra o a sinistra.

    Dalle nostre parti si dice che “non pote campà lu dritt se non c’è lu fesso” In pratica, se il nostro territorio è stato sfruttato, se sono stati calpestati i nostri diritti, questo è potuto accadere anche a causa delle nostre mancanze e delle nostre debolezze. Ci siamo fatti e ci facciamo ancora incantare da ideologie e partiti  che invece di unirci, continuano a  dividerci e a non tutelare i nostri legittimi interessi.

    La nostra cultura ha buone ed antiche radici; è bene conservarle,, ma l’albero va scarnificato per dargli nuova linfa; vanno potati i rami del fatalismo, delle superstizioni, della rassegnazione.

    Nei nostri ragionamenti e nostri modi di vedere le cose va messo più rigore scientifico, meno moralismo, meno individualismo, più visione collettiva, più impegno civile per cercare soluzioni ai nostri vecchi e nuovi problemi. La nostra è terra aspra; è terra matrigna; non è certamente l’Eden. Non facciamoci distrarre ancora una volta da un’ambientalismo che fa leva solo sulle nostre paure. Utilizziamo al meglio e più proficuamente le nostre risorse.

     

    Nel 2011 anziché andare dietro a cortei al suono di “il Piave mormorava e dell’Inno di Mameli, cominciamo ad esporre in tutti i nostri Comuni, sui nostri balconi l’emblema  della nostra terra:

    “ la bandiera bianca solcata dall’azzurro dei suoi fiumi” Diamo un segnale forte che abbiamo capito la lezione del passato, com’è avvenuto a Scanzano qualche anno fa.

     

                                       Vincenzo Dambrosio

  6. Ape Maya

    Oggi sono pronta a festeggiare l’unità d’Italia, perché la mia terra fa parte di questo Stato, perché in molti hanno combattuto per questo ideale e perché in questi 150 anni c’è stato chi ha cercato, dopo aver fatto l’Italia, di “fare gli italiani”. Oggi festeggio per rispettare i patrioti e il loro ideale, che è anche il mio ideale. Ma rispondere alla domanda che qui vien posta, per me è molto difficile. In questi giorni ci ho riflettuto su e oggi posso finalmente dare una risposta: io non mi sento italiana. Dopo 150 anni non vedo nessun collante fra le varie regioni, vedo troppe discriminazioni, troppe differenze, troppa lontananza di punti di vista. Personalmente non reputo cultura, arte, musica e scienza in chiave nazionalista, perché li considero come patrimonio dell’umanità, come avveniva nel Medioevo: un libro non apparteneva a Tizio, ma era considerato una forma espressiva di un ingegno che si metteva al servizio di tutti gli uomini. Allo stesso modo ogni progresso scientifico è patrimonio dell’umanità, non di una singola nazione. Se invece consideriamo come patrimonio comune la storia, io vedo un lasso di tempo considerato diverso a seconda della posizione geografica: i problemi son stati diversi, la loro valutazione e soluzione anche. La storia meridionale della resistenza non è stata uguale alla resistenza piemontese; gli anni ’70 del meridione non sono stati gli stessi del nord; un semplice fatto di cronaca dei nostri giorni viene considerato in modo diverso a seconda che sia accaduto al nord o al sud.

    Ad oggi, solo le sceneggiate di Berlusconi e la tv ci accomunano, e neanche tanto. Spesso il sud viene dimenticato nella cronaca, e, se viene citato, viene messo spesso sotto una luce negativa. Se un provinciale del sud va in tv, tutti ridono; se un provinciale del nord va in tv, tutti ne apprezzano la cultura popolare. Non voglio neanche entrare nelle questioni politiche e nello stato di abbandono in cui versa il Sud e la questione meridionale irrisolta. Penso soltanto che molti “italiani” non sanno neanche collocare al posto giusto tutte le regioni e che è più semplice vedere qui al sud gli “stranieri” che i settentrionali “puri”. Ogni giorno vedo fare differenze tra un omicidio al sud e uno al nord, tra un alluvione al sud e uno al nord, tra un problema economico al sud e uno al nord. Ogni giorno ci sentiamo diversi. Ogni giorno i settentrionali prendono le distanze da noi e viceversa.

    A questo punto io vedo una sola cosa per cui festeggiare tutti insieme: la bandiera e l’inno nazionale. Festeggiamo l’evento dell’unità d’Italia, ma non ancora la nostra italianità. Troppo poco è stato fatto per unire, troppo per differenziare e discriminare. L’ipocrisia per cui oggi accusiamo la lega nord di eresia è purtroppo una realtà che potrebbe appartenere a tutti. A me sembra tanto una forzatura, in questo giorno, sentirsi a tutti i costi italiani. La commemorazione odierna è una semplice coercizione, atta a non tollerare che ci si dimentichi di un obiettivo non ancora raggiunto e che bisogna a tutti i costi ancora perseguire: l’unione nell’italianità. A mio avviso, se Napolitano rimprovera i leghisti, è per paura che dimentichino la missione dell’italianità, non perché negano la presenza di un’unione in realtà inesistente. Oggi dobbiamo renderci conto che dobbiamo lottare affinché il sentimento dell’italianità si impadronisca di tutti noi, con la speranza che fra 50 anni, per i prossimi festeggiamenti dell’unità d’Italia, dei progressi siano stati fatti e le differenze minimizzate. Spero che presto anche i nostri politici se ne rendano conto e che decidano finalmente di attivare una promozione culturale in tal senso, non solo in prossimità dei festeggiamenti e con conferenze e mostre concentrate soprattutto su poche grandi città. Spero che l’impegno venga profuso su tutto il territorio, su tutta la nostra bella penisola, a cominciare da domani, senza finire con le ultime note suonate dalla fanfara.

  7. Cinzia

    Tra i ricordi più sbiaditi della mia infanzia, ce n’è uno più vivo: quello di mia nonna Rosa che, nel lontano 1981, quando la mia famiglia aveva deciso di lasciarsi il sogno americano alle spalle, non faceva che ripetere sorridente e orgogliosa: “N’ sciam a l’Italij!” Ed io, che ero piccolissima, non riuscivo ad immaginare cosa fosse l’Italia, per me era qualcosa di astratto, un non-luogo, un’altra dimensione. E poi mio nonno, da sempre appassionato di geografia, cercava di spiegarmi che l’Italia si trova in Europa, alimentando in me ancora di più la confusione: quindi Italia e Europa sono la stessa cosa? E noi ora dove ci troviamo?

    Questo è il primo pensiero che mi viene in mente alla domanda “ti senti italiana?”. La risposta, così, di getto, sull’onda degli affetti, la trovo nella scelta dei miei nonni e dei miei genitori che dopo dieci anni di America decisero di tornare al paese, pensando (o sperando) che questa fosse la terra dove far crescere i propri figli e nipoti. Come sarebbe andata la nostra vita se fossimo rimasti là, è una domanda alla quale non so e, a volte, non voglio dare una risposta.

    Oggi, trent’anni dopo aver preso quell’aereo per l’Europa/Italia, mi emoziono quando ascolto l’inno, quando l’Italia diventa campione del mondo, quando tedeschi e americani che incontro per lavoro parlano con gli occhi illuminati della nostra arte, del cibo, delle città e degli stilisti italiani.

    Ma questo non basta per sentirsi italiani anche a livello razionale. Quando penso che al governo ci sono ministri e politici che denigrano la bandiera, la Costituzione, che se ne vanno al bar quando suona l’inno; che l’immagine dell’italiano medio rimane legata allo stereotipo della simpatica canaglia un po’ cialtrona, un po’ affabulatrice rappresentata da Alberto Sordi, che se prenoti una visita di controllo tramite il CUP ti si prospettano 14 mesi di attesa (in una regione in cui il tasso di incidenza dei tumori sulla popolazione è impressionante), che le donne devono scendere in piazza a dire che non sono tutte in vendita, ancora nel 2010, che una donna deve ancora scegliere a 30 anni tra un figlio e la carriera, che per trovare un posto di lavoro devi avere la conoscenza giusta, che la burocrazia ti rende la vita un inferno, che mentre tutta l’Europa si ferma a riflettere sul nucleare, l’Italia deve andare avanti, che la scuola pubblica non “inculca” i giusti valori negli studenti, che non si possono risparmiare 195 milioni di euro votando in un solo giorno per le amministrative e i referendum, ma si deve tagliare da ogni altra parte (la cultura, la scuola, la sanità)…. beh, so per certo che nonna Rosa e nonno Alfonso (e Aldo e Lina) non sognavano quest’Italia per noi… e non se la merita(va)no neanche.

    1. Wiseman

      Sull’Espresso  di  qualche settimana fa c’era un articoletto che spiega che  recentemente il  Parlamento ha votato  all’UNANIMITA’  e  senza  astenuti (ma   và?!) un  aumento di  stipendio per i parlamentari  pari a circa €  1.135,00 al  mese.  

      Inoltre  la mozione  e stata camuffata in modo tale da non  risultare
      nei  verbali  ufficiali.  


      STIPENDIO  Euro  19.150,00 AL  MESE

       
      STIPENDIO   BASE circa Euro  9.980,00  al mese  


      PORTABORSE circa  Euro  4.030,00 al mese (generalmente parente o   familiare)

      RIMBORSO  SPESE  AFFITTO circa  Euro  2.900,00 al  mese

      INDENNITA’  DI  CARICA  (da Euro  335,00 circa a Euro 6.455,00)

      TUTTI   ESENTASSE

                      +


      TELEFONO   CELLULARE  gratis
       

      TESSERA  DEL  CINEMA  gratis
       

      TESSERA   TEATRO  gratis

      TESSERA  AUTOBUS –  METROPOLITANA  gratis  

      FRANCOBOLLI  gratis
       

      VIAGGI  AEREO  NAZIONALI  gratis
       

      CIRCOLAZIONE   AUTOSTRADE  gratis
       

      PISCINE  E  PALESTRE  gratis
       

      FS  gratis
       

      AEREO   DI STATO  gratis

      AMBASCIATE  gratis  

      CLINICHE  gratis
       

      ASSICURAZIONE   INFORTUNI  gratis
       

      ASSICURAZIONE   MORTE  gratis
       

      AUTO   BLU CON AUTISTA  gratis

      RISTORANTE  gratis  (nel 1999  hanno mangiato e bevuto gratis per Euro  1.472.000,00). Intascano uno  stipendio e hanno diritto alla  pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre  obbligano i  cittadini a 35 anni di contributi (41  anni per il pubblico impiego  !!!)  

      Circa   Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali   (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i  privilegi  per quelli che sono stati Presidenti della  Repubblica, del Senato o della  Camera. (Es: la  sig.ra  Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una  segretaria,  l’auto blu ed una scorta sempre al suo   servizio)
       

      La  classe politica  ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e  255 MILIONI di  EURO.
       

      La  sola  camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al   MINUTO !!
       

      Far   circolare…….si sta promovendo un referendum per l’ abolizione  dei   privilegi di tutti i parlamentari.………..  queste informazioni  possono
        essere  lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia  rifiutano  di portarle a conoscenza degli  italiani…..

      E ci fanno festeggiare Viva l’Italia !!!!!!………  

      1. Cattolo

        l connubbio mafia politica li protegge.
        Credo che ormai per schiodarli sia necessario risvegliare un patriottico orgoglio partigiano e sradicarli con qualsiasi mezzo.in italia non sono solo loro ad avere privilegi e stipendi da favola. Ci sono categorie professionali come ad esempio i magistrati, a tutti i livelli, che sono agganciati alla dinamica salariale degli onorevoli e senatori. Cioè prendono quanto prende un onorevole…..Il problema piuttosto e’ : COSA FARE????? una rivolta e chi la farebbe???? troppi coloro che vivono di sovvenzioni e pensioni d’invalidita’ donate dal politico in cambio di voti , pochi coloro che lavorano e mantengono la baracca .Si potra’ cambiare quando la minoranza lavoratrice si adeguera’ alla maggioranza furbetta del quartiere e si stufera’ di essere normale .Non è esatto dire che non facciano nulla, governare e discutere leggi non è come fare un pic nic, e si assumono (forse solo in teoria?) grandi responsabilità, in ogni caso sono d’accordo con te, lo stipendio che prendono è davvero troppo, considerando poi che non pagano praticamente nulla, nemmeno i francobolli!!!

  8. vince_ditaranto

    Nonostante le analisi si Laèda, Ape e Vincenzo siano condivisibili ed è bene che a scuola diano anche questo punto di vista e non solo la visione iconografica dell’Unità, mi sento di dire che bisogna guardare oltre e riflettere sul senso di Unità come ricordava Napolitano.

    Dobbiamo guardare al meglio della nostra Storia senza dimenticarne le sfumature ma cogliendo il senso profondo che ha spinto quelle generazioni all’Unità nazionale.

    In questi giorni RAI Storia sta trasmettendo una serie di servizi bellissimi sul Risorgimento e l’Unità d’Italia, vi consiglio di guardarli perchè spesso ignoriamo le nostre radici e chi ci ha preceduto. Ci sono racconti di episodi e di uomini che davvero mi hanno stupito sia perchè non ricordavo o perchè non ne avevo mai avuto coscienza.

    I ritratti e le storie di Mazzini e Garibaldi raccontano di vite eccezionali, loro erano i primi italiani e noi? Quanto abbiamo ereditato del loro spirito?

  9. vincenzo dambrosio

    Egr. Sig. Cristoforo,

     La frase di Gramsci è tratta da un articolo intitolato “Il lanzo ubriaco”, pubblicato sull’edizione piemontese dell’“Avanti!”, anno XXIV, n. 42, 18 febbraio 1920 (editoriale). L’articolo è stato raccolto nel volume di Antonio Gramsci: L’Ordine nuovo 1919-1920, a cura di Valentino Gerratana e Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1987, pp. 420-424 (la citazione si trova a pag. 422). Gerratana e Santucci hanno inserito l’articolo (non firmato) in un libro di Gramsci accettandone l’attribuzione fatta a Gramsci da Platone e da Togliatti nella prima edizione in volume degli articoli gramsciani de “L’Ordine Nuovo”, 1919-1920, Einaudi, Torino 1954, pp. 84-88 (la citazione è a pag. 86). Sono stati i curatori, sia dell’una che dell’altra edizione, che hanno deciso di raccogliere nel volume de “L’Ordine Nuovo” anche gli articoli che Gramsci, nello stesso periodo, pubblicava in qualità di redattore sull’edizione piemontese dell’“Avanti!”. E’ questo il motivo per cui la frase viene correntemente citata come scritta da Gramsci nel settimanale “L’Ordine Nuovo” del 1920.

     Con il mio intervento non intendevo comunque né contestare la legittimità dell’unità d’Italia né tanto meno prospettare un antistorico ritorno ante 1861. Certo che ci sono tanti motivi per essere orgogliosi di essere italiani.. Quello che si festeggiava il 17 marzo però  non era l’italianità ma lo Stato Unitario proclamato  nel 1861. Stato Unitario che i 150 anni non ha saputo unificare gli italiani, che non ha saputo dare risposte ai problemi del Sud. Molte colpe, come sostengo nel mio intervento, sono nostre  e solo nostre; ecco perché noi Lucani abbiamo molto su cui riflettere piuttosto che festeggiare .

     Cordialmente.
                     Vincenzo Dambrosio.                               

  10. Cristoforo Magistro

     

    Non ho modo di controllare i riferimenti bibliografici relativi all’affermazione sul brigantaggio firmata con uno pseudonimo ed attribuita ad Antonio Gramsci, ma ammettiamo pure che l’attribuizione sia giusta.

    Rimane il fatto che al riguardo lo stesso Gramsci, ne “La questione meridionale” , scrive: “La lotta di classe si confondeva col brigantaggio, col ricatto, con l’incendio dei boschi, con lo sgarrettamento del bestiame, con il ratto dei bambini e delle donne; con l’assalto al municipio: era una forma di terrorismo elementare, senza conseguenze stabili ed efficaci.” (vedi Google libri, pag.7)

    Chiaro, no?

    Indipendentemente da questo, l’azione di Gramsci e del partito da lui fondato mirava a promuovere una moderna e stabile alleanza delle masse operaie e contadine per cambiare radicalmente la forma stato, non a fare delle rivolte.

    A tutto questo i siti che, copiandosi l’uno con l’altro, hanno divulgato la citazione attribuita a Gramsci non hanno ritenuto di fare alcun accenno. Per me questa è la prova evidente della loro malafede.

    A chi, come Vincenzo e vari altri che, motivati dalla seria intenzione di capire, sono intervenuti in questo dibattito esprimendo perplessità ed obiezioni sulla nostra unificazione, mi permetto di raccomandare di non farsi incantare dalle tante leggende che circolano su internet anche nel campo storiografico. Meritate di meglio! .

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