Per i giovani solo tanti divieti….e il lavoro?

Riceviamo e pubblichiamo

 

Spazzata via quella corrente culturale laica-socialista che era stata la protagonista nell’introduzione d’importanti leggi civili come quella sul divorzio e sull’aborto, è andata sempre più rafforzandosi negli ultimi dieci anni quella che può essere definita come l’area moralista – proibizionista.

Si è tentato di attaccare la legge 194 sull’aborto. Sono stati posti seri ostacoli alla ricerca scientifica sulle cellule staminali, sulla fecondazione assistita. Con la legge Fini- Giovanardi si è tornati a criminalizzare l’uso personale di droghe. Il Parlamento non è riuscito ancora a deliberare sul tanto discusso testamento biologico.

Con l’introduzione poi della legge n.125 del 2008 che ha attributo ai sindaci ampi poteri in materia di sicurezza urbana, c’è stata una vera esplosione di divieti emanati dai  tanti piccoli ayatollah sparsi lungo tutta la penisola da Vipiteno a Lampedusa.

A farne le spese sono stati soprattutto i giovani. Mi limito a citare solo alcune di queste ordinanze: “Divieto di vendere alcolici ai minori di 16 anni; divieto di venderli dopo le 10 o dopo le otto di sera; divieto di baciarsi in macchina; divieto di sedersi ai piedi dei monumenti; divieto di giocare al calcio balilla dopo le ore 20; divieto di costruire castelli di sabbia sulle spiaggia; divieto di affissione di annunci matrimoniali e/o di feste varie . E si potrebbe continuare ancora con un lungo elenco.

Non ho mai creduto nelle politiche dei semplici divieti e/o proibizioniste perché queste politiche spesso ottengono l’effetto contrario. Ricordo ad esempio che il “severamente vietato ai minori di 18 anni” mi spingeva ad andare a vedere film che altrimenti non sarei mai andato a vedere.Il divieto di vendere alcolici dopo le 22 ha comportato l’apparizione nei dintorni dei vari ritrovi di venditori ambulanti che offrono di tutto e di più. Sono convinto invece, che siano necessarie per i giovani politiche motivazionali tali da aiutarli a vincere l’ansia;, il senso d’inadeguatezza che si avvertono specie tra i 13/ 20 anni; ad incanalare quella carica d’energia che si sprigiona dentro che, altrimenti, li porta poi ad assumere quegli atti ed atteggiamenti che si vorrebbero sanzionare con leggi proibizioniste o con i vari divieti .

Credo che sia ancora valido quanto affermato da un vecchio aforisma  “lu mulo a stadda pigghie vizi”(il mulo che resta nella stalla acquista vizi )

E’pertanto prioritario e necessario dare ai giovani delle opportunità di lavoro. Vere opportunità non inquinate dal clientelismo o dal ricatto politico Le amministrazioni locali a volte cambiano colore, ma non cambiano i metodi  introdotti e praticati in passato. Superfluo riportare qui i dati della disoccupazione giovanile in Italia ed in particolare al Sud .Stranamente però quando si parla di lavoro allora  politici, amministratori, imprenditori e manager  si scoprono tutti liberisti.

Niente impegni, niente regole; anzi vorrebbero abolire anche quelle conquistate in passato con durissime lotte sindacali  

Nell’Italia dei divieti, del vietato e del severamente vietato, tra poco, saremo liberi solo di giocare alle macchinette mangiasoldi, ai video poker, nei casinò, ai tanti giochi e lotterie gestite dallo Stato e, soprattutto, di essere disoccupato o precario a vita. Si può cambiare? Certo, basta fare alcune considerazioni e trarne le conseguenze. Una prima considerazione è che le regole e i divieti tendono solitamente a conservare e a proteggere gli interessi del più forte, non a proteggere i più deboli.; un’altra la si può  ricavare dall’allegoria di Adamo ed Eva secondo cui la storia umana avrebbe avuto inizio col disobbedire a un divieto; il divieto di mangiare il frutto proibito. La conclusione mi sembra abbastanza ovvia. C’è solo da chiedersi: se i nostri giovani hanno voglia di lottare e, prima ancora,se avvertono la necessità di lottare per un radicale cambiamento.

 

                                                      v.dambrosio


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