Fuori dal coro (a proposito del si all’arresto di Papa e del no a quello di Tedesco)

 

Ho seguito marginalmente il dibattito che si è sviluppato nelle ore passate alla Camera dei Deputati e al Senato sull’autorizzazione all’arresto del Deputato Papa (PDL) e del Senatore Tedesco (ex PD).

Credo si sia consumata oggi una delle pagine più oscure della storia della nostra Repubblica, una persona entra in carcere, mentre un’altra viene salvata, solo sulla base di simpatie, giochi di bottega, interessi politici, e non perché ritenuti colpevoli e meritevoli del carcere o innocenti e quindi degni di rimanere in libertà.

Oggi non ha vinto la giustizia, ma la solita vecchia logica che anche le questioni politiche si devono decidere sulla base di scontri, anche se questi vengono giocati sulla pelle di persone.

La lega che già in passato aveva negato con il proprio voto l’autorizzazione all’arresto di altri parlamentari, questa volta ha voluto dare una dimostrazione di forza al proprio alleato PDL solo per ricordargli che se continuano a governare è solo grazie al loro appoggio, mentre dall’altro lato il PD che pubblicamente ha sempre sostenuto che l’autorizzazione andava data anche per Tedesco, nel segreto dell’urna ha salvato il proprio ex Senatore facendo votare contro l’arresto una ventina di propri franchi tiratori.

Signori, questa non è politica, qui siamo davvero al mercato delle vacche.

Non dimentichiamo che siamo in una repubblica garantista e non giustizialista. La magistratura ha il dovere di indagare e combattere la corruzione e qualunque altro tipo di reato, quindi è giusto che anche il Parlamento dia il massimo apporto al raggiungimento della verità, ma va anche sottolineato come spesso non si giustifica la custodia cautelare richiesta sulla base di indizi, anche se molto forti, mentre come tutti sappiamo per condannare definitivamente una persona occorrono prove che devono essere acquisite nell’ambito dei tre gradi di giudizi, e solo dopo il terzo grado, in caso di condanna, si dovrebbero aprire le porte del carcere.

Purtroppo in Italia, avviene che una persona viene condannata alla gogna mediatica ancor prima che sia processato, viene sbattuto sulle prime pagine dei giornali dove vi resta per settimane con grandi titoloni, viene sbattuto in carcere sulla base di supposizioni e non di prove certe, solo per giustificare un eventuale ventilato inquinamento delle prove o possibilità di fuga, salvo prendersi qualche scusa e un trafiletto sul giornale quando viene appurato la propria estraneità ai fatti.

Ora io mi chiedo, non hanno forse avuto in questi mesi sia Papa che Tedesco, tutto il tempo necessario per inquinare le prove o fuggire? Che senso ha a questo punto che vengano sottoposti a regime di custodia cautelare, quando magari sarebbe bastata una semplice ordinanza restrittiva di movimento e il ritiro del passaporto?

Non dimentichiamoci che quando si aprono le porte del carcere per una persona nello stesso momento quella persona viene distrutta, viene distrutta la propria famiglia, i propri affetti, le amicizie, le amicizie dei figli e viene compromesso qualsiasi futuro.

Può una società civile permettere tutto questo solo per la sete di giustizialismo o peggio in alcuni casi per il desiderio di emergere di qualcuno?

Non sto parlando naturalmente solo dei casi Papa e Tedesco, ma delle tante volte che una persona è costretto ad affrontare il carcere solo sulla base di indizi. Il padre dei fratellini di Gravina era diventato il mostro ormai per tutti, fini per mesi in carcere, condannato già prima di essere processato e sarebbe rimasto in carcere a vita con una accusa infamante sulle spalle se non fosse stato per il caso fortuito del ritrovamento dei poveri resti dei due fratellini.

La storia italiana è piena di errori giudiziari anche gravi e anche quando i processi hanno rimesso le cose al posto giusto nell’immaginario collettivo le persone incappate in quegli errori sono rimasti per tutti dei delinquenti.

I quattro ragazzi arrestati per gli scontri davanti ai cantieri della TAV in val di Susa sono rimasti dentro per quindici giorni anche se non vi era alcun pericolo di fuga o di inquinamento delle prove, ma solo perché si doveva dare delle dimostrazioni.

A Parma alcuni degli arrestati per corruzione e concussione sono stati rilasciati subito dopo aver cominciato a collaborare, mentre chi continua a professare la propria estraneità resta dentro, c’è da pensare a questo punto che la custodia cautelare non viene usata per impedire l’inquinamento delle prove, ma come mezzo per costringere le persone a confessare, con la promessa di essere rilasciati.

Una persona coinvolta a sua insaputa, che fa resta in carcere per sei mesi solo perché non ha nulla da confessare?

Credo che tutti dovremmo interrogarci su queste cose, c’è bisogno veramente di una riforma radicale della giustizia, se da una parte dobbiamo adoperarci per far si che vi sia la certezza dei processi e della pena per chi viene condannato, dall’altra dobbiamo far in modo che persone innocenti o inconsapevoli non finiscano anche se solo per errore dietro le sbarre.


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2 Commenti

  1. ciffo

    Tonino tu fai delle riflessioni sull’ordinamento della custodia cautelare in generale. Non le condivido perchè penso che comunque il cittadino è già abbastanza tutelato, per andare in galera gli indizi di colpa devono essere chiari ed evidenti non solo per il PM ma per più di un giudice, quindi l’errore – pur sempre possibile – è meno probabile. Inoltre il nostro limite culturale che tende a condannare una persona prima che venga giudicata non si “cura” eliminando la possibilità dell’arresto ma agendo su noi tutti in maniera diversa.

    Aggiungo poi che anche la presunta inutilità dell’arresto – perchè il parlamento decide solo dopo molti giorni, quando ormai le prove potrebbero essere già state inquinate – non dovrebbe portare a dire “neghiamo l’autorizzazione”. La logica dovrebbe invece farci richiedere che i tempi di decisione del parlamento siano abbreviati.

    Queste cose però sono opinabili e non dubito che tu possa anche avere molte ragioni. La legge però dice che siamo tutti uguali di fronte alla legge. Se il meccanismo della custodia cautelare vale per me e per te (sbagliato oppure no) deve valere anche per Papa, Tedesco e ogni parlamentare (una volta accertata la mancanza di fumus persecutionis).

  2. tm

    Ciao Ciffo, forse non mi sono spiegato bene e chiedo scusa, il mio discorso non mirava a dire che sia ingiusto che si sia data l’autorizzazione all’arresto di Papa, ma è la modalità con cui il Parlamento decide che non mi convince, non si possono dare autorizzazioni all’arresto di qualcuno solo sulla base di rapporti politici o di meschini giochi di parte senza entrare magari nel merito delle prove di colpevolezza che sicuramente la magistratura ha inoltrato alle Camere, come non si spiega che al Senato invece sia stata negata l’autorizzazione all’arresto di Tedesco sempre per quei meschini giochi cui facevo riferimento prima.

    La legge è uguale per tutti e siamo d’accordo, ci mancherebbe altro, proprio per questo credo che se oggi vi sono dei chiari equivoci o metodi di applicazione della custodia cautelare in carcere allora dovremmo fermarci un attimino a riflettere un po tutti e cercare di trovare il modo affinchè no sia la discrezionalità a decidere sui diversi casi, ma una legislazione che non presenti sfumature e che permetta davvero a tutti di essere uguali di fronte alla legge.

    Oggi un arresto viene operato sulla base di “gravi” indizi e disposti dal GIP salvo poi il rigetto o la convalida da parte del tribunale del riesame, be credo che questo si potrebbe cambiare e magari prima di procedere all’arresto, si potrebbe chiedere preventivamente il parere del tribunale del riesame, partendo comunque dal presupposto che gli indizi, sia pur gravi, non costituiscono una prova e che un cittadino resta comunque innocente fino alla condanna definitiva.

    Oggi per qualunque cittadino che incappa nella giustizia, si apre un percorso che lo porta a cercare di dimostrare la propria innocenza, quando invece, non lo dimentichiamo, dovrebbe essere la legge a dimostrare l’eventuale colpevolezza.

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