mercoledì 22 agosto 2018

Caro Oreste

Caro Oreste, a cura di Francesco Sollazzo, con la collaborazione di Vincenzo Santarcangelo e i contributi di: Natascia Abbattista, Artway of Thinking, Caroline Bachmann, Pino Boresta, Albert Braun, Rita Canarezza, Franco Caputo, Dario Carmentano, Gea Casolaro, Elena Cologni, Pier Paolo Coro, Cristina dal Zio, Federico Del Prete, Paola Di Bello, Emilio Fantin, Barbara Fässler, Anna Finetti, Regina Frank, Matteo Fraterno, Alessandra Galbiati, Cecilia Galiena, Francesco Galluzzi, Generator, Coco Gordon, Mario Gorni, Meri Gorni, Alfredo Granata, Sophie Hope, Francesco Impellizzeri, Rocco Lomonaco, Heidi Lunabba, Colin Martin, Antonella Mazzoni, Pino Modica, Diego Mometti, Domenico Nardone e Laura Palmieri, Giancarlo Norese, Vito Pace, Cesare Pietroiusti, Alessandra Pioselli, Roberto Quarta, Anteo Radovan, Angelo Ricciardi, Michele Robecchi, Paola Sabatti Bassini, Stefano Santoro, Josephine Sassu, Elisabetta Sonnino, Federico Tanzi Mira, Nello Teodori, Adriana Torregrossa, Giovanna Trento, Elisa Vladilo.

Il racconto dei progetti di arte contemporanea realizzati a Montescaglioso dal 1999 al 2006 con la testimonianza di numerosi artisti che hanno partecipato alle attività raccolte da Francesco Sollazzo.Il programma di residenza di artisti “ Oreste “  realizzato sul finire degli  anni 90 a Paliano nel Lazio, su suggerimento di Ferdinando Mazzitteli, “  migra “ a Montescaglioso nel 1998 con l’organizzazione del “ Centro Ricerca e Animazione Culturale “, un gruppo locale da sempre impegnato nel promuovere scambi culturali transnazionali, ed il sostegno di CooperAttiva / CEA Montescaglioso. Negli anni successivi, la comunità di artisti che ogni anno in estate trasmigra nel paese, realizza progetti ed attività che coinvolgono l’abbazia di San Michele, il convento della SS. Concezione ancora ridotto a rudere, il centro storico, la comunità locale ma anche Matera, Metaponto, Ginosa ed altri centri lucani. Nel 1999 “ Oreste “ è presente alla Biennale d’Arte di Venezia con un proprio spazio e programma. Il progetto si evolve coinvolgendo a partire dal 2001 soprattutto associazioni giovanili appartenenti ai paesi della comunità europea o in via di adesione all’Unione assumendo l’acronimo G.A.R.Ba. (Giovani Artisti Residenti Basilicata). Di questa lunga stagione creativa restano numerose opere che insieme a quanto prodotto dai nuovi progetti realizzati nel paese dedicati all’arte contemporanea, possono costituire materiali per allestimenti capaci di arricchire l’offerta culturale di Montescaglioso. 

Centro Ricerca e Animazione Culturale / CooperAttiva ( CEA Montescaglioso)

Dal 14 al 28 Agosto 2011 nella sede del CEA Montescaglioso c/o il convento della SS. Concezione, ingresso da via Mario Pagano.

CHE COS’E’ORESTE. 

Oreste è stato un organismo collettivo, auto-organizzato e autogestito dai suoi partecipanti, aperto, democratico e privo di gerarchie. Un numero variabile di persone hanno lavorato per circa un lustro (1997-2002), al fine di creare uno spazio per il confronto, il dialogo e la possibilità di collaborazioni, sul territorio nazionale e internazionale. Oreste è una rete di artisti nata da una residenza estiva svoltasi nel 1997 presso Paliano (FR), che è giunta a includere al suo interno  individui e gruppi di critici, curatori, operatori culturali e persone non strettamente legate al mondo dell’arte. Quello che doveva essere un semplice convegno divenne ben presto una residenza estiva – luogo della cultura, ma prima ancora dell’anima nel quale vivere una sorta di vacanza lontana dai ritmi e dai sistemi tradizionali – alla quale altre residenze estive seguirono negli anni successivi. 

E’ così che inizia “la fase matura e italiana di Oreste”, come l’ha definita Marta Ferretti in una tesi di laurea a Oreste dedicata, “quelle azioni che hanno coinvolto all’interno della rete di relazioni in particolare il meridione italiano”. Tra il 1999 e il 2000, le residenze estive Oreste Due e Oreste Tre, vengono spostate in provincia di Matera e i progetti cercano di valorizzare realtà tradizionalmente marginali rispetto all’epicentro del sistema dell’arte italiano. Dal 25 agosto all’11 settembre 1999 le case del centro storico di Montescaglioso e l’Abazia di San Michele Arcangelo – “una casa perduta, però impossibile”, secondo la bellissima definizione di Cesare Pietroiusti – ospitano artisti visivi, critici, curatori, musicisti, autori, attori di teatro e studiosi del territorio. Ai partecipanti viene data la possibilità di usufruire di luoghi reali, incontaminati dal turismo di massa, grazie all’accoglienza in abitazioni private, case temporaneamente rese disponibili, masserie e case di campagna. Durante la residenza a Montescaglioso vengono realizzati progetti pluridisciplinari, che coinvolgono, oltre agli artisti ospiti, giunti da tutte le parti del mondo, studiosi del territorio locali, naturalisti, geologi e archelogi. 

Sempre nel 1999, e dunque pressoché in contemporanea agli eventi sopra citati, il critico svizzero Harald Szeemann, nominato direttore della 48. Biennale di Venezia, sezione Arti Visive, invita Oreste a prendere parte alla mostra intitolata dAPERTutto, all’interno del Padiglione Italia ai Giardini di Castello, con una sala intera dedicata all’organizzazione di eventi e di incontri a rotazione, un’operazione che non ha nulla di qualificabile in termini estetici. Definito opera d’arte dal Mondo dell’Arte, Oreste diviene così, a tutti gli effetti opera d’arte. In un medesimo frangente temporale, convivono così l’uccisione della madre Clitennestra, attraverso una sistematica messa in discussione dell’autorità demiurgico-definitoria dell’Istituzione-Arte, e l’apparizione delle Erinni, dee vendicatrici dei delitti, che danzano attorno ad Oreste un terribile canto di morte che è, fuor di metafora, il reinserimento immediato del progetto nell’alveo rassicurante del Sistema-Arte. 

Così, probabilmente, muore Oreste, ed è alla sua morte – o, forse, alla sua rinascita -, che Francesco Sollazzo dedica Caro Oreste. Un’opera di ricognizione che intende raccogliere l’eredità di Oreste seguendo tracce, disegnando mappe e diagrammi che sono, in ultima analisi, le parole stesse degli artisti coinvolti in Oreste2 e in Oreste3, interpellati pazientemente uno ad uno, scovati o rintracciati in giro per il mondo, alcuni vogliosi di ricordare, altri già immersi nel fiume dell’oblio, inseguiti affinché tornassero a riconsiderare quell’esperienza, a fissarla, una volta per tutte, a trasferirne il ricordo su carta.  

Così si esprimeva Stefano Arienti, intervistato dopo il convegno “Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa”, tenutosi al Link di Bologna dal 31 ottobre al 2 novembre 1997, uno degli eventi “a monte” dell’esperienza Oreste: «Di solito l’informazione viene tutta verso gli artisti, in questo caso viene dagli artisti. Di solito gli artisti si accontentano del loro lavoro, in questo caso hanno anche voluto prendere la parola». Caro Oreste è allora – stavolta le parole sono di Giancarlo Norese – «un appunto pesante che ci ricorda che dobbiamo ancora fare qualcosa, che si appoggia sulla precarietà di un’azione necessaria». E’ per resistere alla tentazione di lasciarsi dolcemente scivolare nelle acque del fiume Lete, fiume dell’oblio, che opere come quella di Francesco Sollazzo sono necessarie.

Vincenzo Santarcangelo.


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