Via Gemito, D. Starnone, Ed. Feltrinelli

[img_assist|nid=1188|title=|desc=|link=none|align=left|width=64|height=100]Sin dalla sua prima comparsa nel racconto di Mimì, si avverte un moto di irritazione, quasi odio, nei confronti di Federì. Figura ingombrante, prepotente, egocentrica, adombratrice, Federì è un ferroviere frustrato che scarica il peso (metaforicamente e materialmente) delle proprie insoddisfazioni sull’evanescente ed impercettibile Rusinè, sua moglie. Federì lavora nelle ferrovie, ma la sua massima ambizione è “pittare”, dipingere. Il sacro fuoco dell’arte lo divora, ma la grama esistenza cui è costretto per essere nato in condizioni di povertà e per aver messo su una famiglia numerosa gli impedisce di realizzare il suo sogno. Ha le potenzialità per diventare un grande artista (è lo stesso Guttuso a riconoscerne la bravura), ma non ne ha la possibilità. Tuttavia, quello che potrebbe diventare un eroe positivo alla ricerca di riscatto sociale, si dimostra un uomo violento ed aggressivo nei gesti, nelle parole, nei pensieri. Federì conduce una vita che non è alla sua altezza tra gli sperperi di una moglie a suo dire “vanesia” ed un nugolo di parenti approfittatori che vive sulle sue spalle. Bestemmia, picchia, sputa, inveisce; nessuno, nè i suoi familiari nè artisti o colleghi delle ferrovie reggono il confronto con lui. Lui è il migliore, il più bravo, il più bello, il più giusto. Ha capito come va la vita e sente quasi il dovere di insegnarla agli altri. Per questo racconta eventi ed episodi passati dal suo personalissimo punto di vista, fino ad arrivare a stravolgerli totalmente per poter far sì che le vicende ruotino sempre intorno a sè, che ne esca sempre vincente. Tuttavia non diventa mai personaggio caricaturale, grottesco; piuttosto, è l’incarnazione del “guappismo”, tipica mentalità atavica di stampo patriarcale, ai limiti della misoginia, incentrata sulla legge del più forte, su un’istinvità quasi bestiale, su quella tracotanza che i greci chiamavano hybris.
A raccontare Federì non è un narratore qualsiasi: è lo stesso primogenito, Mimì, a ricordare il padre nei suoi eccessi, nelle sue smanie, nelle sue grandi debolezze di piccolo uomo. E questo non può che creare empatia nel lettore verso un figlio che ha vissuto diviso tra il terrore delle violenze domestiche e l’irrefrenabile desiderio di ammazzare quel padre violento, una moglie ridotta al silenzio e privata della sua identità, tormentata anche sul letto di morte da un marito-carnefice. Per Federì, no. Federì rimane irredento: non desta alcun sentimento di umana compassione neanche quando è in un letto d’ospedale, intubato, e quasi immobile, ad un passo dalla morte, ma continua a sciorinare le sue avventure, a bestemmiare, ad inveire, a profondere le lodi della propria virilità, a far girare il mondo intorno a sè.
A fare da sfondo al racconto è una Napoli spogliata degli aspetti folcloristici della napoletanità, città reale, che vive nel dialetto di Federì, nelle strade del Vomero, negli angoli che Mimì ripercorre per ricordare e dimenticare insieme, nell’efficace ritratto di uno scrittore tanto abile nel maneggiare tela e pennello da far impallidire Federì ed i suoi Bevitori.


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1 Commmento

  1. LomFra

    Finalmente un bell’ argomento di letteratura, era da tanto che qualcuno non ne proponeva, e poi con piacere assistiamo tutti al ritorno di Cinzia tra le ormai steppose lande virtuali montesi ( il freddo si fà sentire )! L’autore di cui parli, a colpo d’okkio mi risultava sconosciuto, ma rileggendo bene mi viene in mente il travaglio compositivo di un opera, che rispecchia la crisi, nn solo politica, ma anche e soprattutto filosofica ed esistenziale di un autore, si tratta di Ugo Foscolo, e l’opera è Ultime lettere di Jacopo Ortis, per il quale, il menzionato Starnone, ha scritto una ottima prefazione per la versione Economica Feltrinelli (aggiungerei ormai polverosa nella mia libreria)… se l’opera che hai letto, e che con lucida esposizione ci hai presentato, rispecchia la maestria di quelle poche righe introduttive al grande Foscolo, allora correte tutti in biblioteca (o in libreria) — prendete e leggetene, ve nè per tutti, anzi come per ‘La Biblioteca Di Babele’ del grande Borges, non ve nè mai abbastanza!

    Pb (post & basta): A volte desidero una vita parallela, una doppia esistenza, da dedicare solo alla lettura! Che la clonazione mi venga incontro…

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