Costi della Politica…..Basilicata

Costi della politica

Stranezze in BAsilicata vacanze nelle spese

 

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2 Commenti

  1. cocci

    E’ davvero vergognoso tutto quello che sta venendo fuori in questi giorni sentendo il telegiornale. Uno schiaffo a ognuno di noi che per campare deve fare sacrifici, deve privarsi delle cose, cercando di spendere l’indispensabile, seppure! 

    Ogni volta che in questi giorni si accende la TV e si sentono notizie di ‘mangia mangia’ generali, su tutti i fronti politici a me viene la pelle d’oca per lo schifo! MA ci rendiamo conto???? 

    E quest’ultimo cominicato sulla nostra regione!!! Chissà quanta porcheria c’è sotto ancora.

    E noi??? STIAMO ZITTI!!! SUBIAMO!!! noi che riusciamo a stento ad arrivare a fine mese, noi che pwer comprarci una macchina o una casa dobbiamo fare i salti mortali, noi che se ci permettiamo di uscire fuori a cena tutti i fine settimana, poi non possiamo comprarci il pane…

    Sono curioso di leggere il continuo del comunicato pubblicato, per capire quanto in basso siamo!!! E sono contento che c’è qualcuno che fa venire fuori tutta questa immondizia!!!

  2. SpigaVacand

    vi “incollo” un articolo de “il quotidiano della Basilicata”, vi invito a leggerlo attentamente…tutti i consiglieri affermano che non hanno nulla da nascondere…ma tutti sono stranamente  alterati e stizziti della pubblicazione delle loro spese sui media…anche chi continuamente non perde mai occasione di parlare di sprechi alla regione…senza sfociare nel più becero qualunquismo, vorrei semplicemente dirvi che mi fate più schifo di un bagno di una discoteca alle 5 di mattina! …ho forse esagerato? 🙂

     

    12/10/2012 POTENZA – «Se ho speso così tanti soldi in ristorazione è per la mia attività di capogruppo mica perché sono bulimico. Ci sono state alcune normali occasioni conviviali, e ho fatto addebitare tutto sul mio conto personale. E non parliamo di ristoranti di lusso, gliel’assicuro». Ha deciso di fare chiarezza Vincenzo Viti, decano del parlamentino lucano e assessore regionale in carica alla Formazione. Quel primato per spese di «segreteria e rappresentanza» finite tra tovaglie e manicaretti, che è stato svelato la settimana scorsa con la pubblicazione on-line dei rendiconti per gli anni 2010 e 2011, ormai gli sta stretto. Così ha deciso di venire allo scoperto e quanto alla richiesta del Quotidiano di sbirciare tra fatture e scontrini degli eletti – e pure dei tecnici – di via Vaccaro oggi stesso annuncia che il Pd potrebbe prendere una nuova decisione in materia, dopo la parziale retromarcia rispetto all’iniziale disponibilità a un «percorso di trasparenza» totale. «Una proposta fuori tempo» gli ha fatto eco a stretto giro Luca Braia, che gli è succeduto alla guida della pattuglia democratica in Consiglio, «dopo che qualcuno ha dato il suo nulla osta a livello personale». Insomma è scontro, e se Braia alla fine si ritrova tra quelli che hanno dato via libera ai rovista-scontrini all’unica condizione di essere presente durante la loro consultazione («all’esclusivo fine di fornire eventuali, qualora richieste, delucidazioni a tutela e garanzia di tutti coloro che sono direttamente ed indirettamente coinvolti»), gli altri adesso non vogliono essere da meno e sembrano intenzionati a chiedere un’affermazione di principio al partito. «Scusate il ritardo». Sdrammatizza Vincenzo Santochirico. «Avevo concordato una linea unitaria, affidandone la gestione e la comunicazione al capogruppo. Ad essa mi sono lealmente attenuto, ritenendo inopportuni gesti solitari, non senza aver dato la mia disponibilità, sin dal primo momento, a rendere consultabili i miei rendiconti. Ho, quindi, continuato a occuparmi delle tante questioni che ci impegnano quotidianamente in veste di consiglieri regionali (a cominciare da alcuni nodi vitali per la sopravvivenza e l’integrità della nostra regione, che peraltro dal Ddl costituzionale ricevono un ulteriore colpo). Nei giorni seguenti, però, di fatto, le cose sono andate diversamente. Prendendone atto, non mi resta che dare l’assenso individualmente alla consultazione dei miei rendiconti, sia presso il mio ufficio a Matera che presso quelli del Consiglio Regionale, al quale ho dato comunicazione in tal senso». Dello stesso avviso anche Marcello Pittella e Gennaro Straziuso che pure ha ricevuto commenti poco lusinghieri per quei 20mila euro di rimborsi incassati sempre per spese di ristorazione. «Non ci si può sottrarre alla trasparenza per il momento che stiamo attraversando. Negli anni scorsi è valsa una prassi che consentiva anche di “mangiare a sbafo”, e c’è ben poco da nascondere a proposito. Spero solo che l’analisi dei fatti venga ponderata anche da questo punto di vista». Ma se il Pd sembra diviso, altrettanto può dirsi anche per il Pdl che su iniziativa di Gianni Rosa (le sue spese di segreteria e rappresentanza sono i due collaboratori che lo assistono quotidianamente nella sua attività) si appresta a presentare una mozione per affidare alla Corte dei conti il controllo su rendiconti e documentazione giustificativa delle spese. Quanto al passato però… nemmeno una parola. «C’è una legge sulla privacy e ci siamo attenuti a quella». Insiste il capogruppo Nicola Pagliuca, recordman di rimborsi per spese di viaggio. «Cos’altro c’è da sapere sulle mie fatture se mi tocca inseguire il presidente della Giunta che ha ben altri mezzi a disposizione per curare relazioni politiche in regione e non solo. «Una mail con una richiesta di accesso agli atti?» Si domanda invece il consigliere Michele Napoli , che spiega di non essersi accorto di nulla e di aver rendicontato le sue spese secondo le regole. Niente di più. Chi invece proprio non riesce a camuffare il suo disappunto per l’iniziativa è Mario Venezia . «Ritengo che i giornali non siano la Guardia di finanza», spiega anche abbastanza risentito lanciandosi su un crinale a dir poco scivoloso. «Io comunque non ho nulla da nascondere e posso giustificare benissimo quei 15mila euro per spese di viaggio con i chilometri della mia Audi. D’altronde ne ho spesi 5mila per l’affissione di manifesti e sono completamente astemio, perciò per spese di ristorazione non ho chiesto più di 600 euro in un anno». «Più che un’inchiesta giornalistica sembra un’indagine pseudogiudiziaria». Ha rincarato Luigi Scaglione (Popolari uniti) che secondo le tabelle pubblicate dal Consiglio appare come quello che ha speso di più in telefonia ma tiene a precisare che gli uffici gli hanno conteggiato «mille euro in più». Come se anche la matematica potesse diventare un’opinione. «La privacy non c’entra ma è sgradevole l’eccesso di malpensiero, e lo dico come uno che purtroppo già è costretto a dare tante risposte». Spiega ironizzando sulle accuse per cui pende una richiesta di rinvio a giudizio sul suo conto davanti al gup di Potenza nell’ambito dell’inchiesta sulla calciopoli rossoblu (tra le quali anche una truffa ai danni della Regione per una somma davvero esigua). Tornando al centro-destra c’è ancora chi ritiene, come Franco Mattia, che non si possa dare il permesso di sbirciare tra fatture e scontrini dei consiglieri perché si presterebbe il fianco a «inevitabili strumentalizzazioni di carattere demagogico». Al contrario Emilio Sarra, dell’Ufficio di presidenza del Consiglio, apprezza il lavoro della stampa su questi argomenti ma non può condividere l’interesse alla conoscenza del ristorante frequentato dal politico e della sua compagnia. «Si è presa una piega che è quella di spiare nella serratura. Come Ufficio di presidenza – vuole che si ribadisca – appena insediati abbiamo rifiutato a telefono e autista. Perché nessuno se ne ricorda?». «Le possiamo dare anche domani». Obietta Paolo Castelluccio. «Almeno non lasciamo più soli quelli che hanno dato il loro nulla osta e si sono esposti agli sberleffi per delle sciocchezze». Mariano Pici rimanda alla linea che sarà chiarita nei prossimi giorni dal capogruppo. Ma ne restano ancora cinque. L’assessore dipietrista Rosa Mastrosimone liquida la questione con un «già dato» e interrompe bruscamente la conversazione. Il suo compagno di partito Antonio Autilio si appella alla privacy e alla «mancanza di responsabilità» di qualcuno non meglio precisato. Franco Mollica dell’Mpa rivendica il suo “no” in base alla manifesta inimicizia con il Quotidiano della Basilicata, «troppo vicino al presidente della Pro-Loco di Venosa». Soltanto l’assessore casiniano della Giunta Agatino Mancusi – tra tutti quelli che non hanno dato il loro nulla osta, per mostrare fatture e scontrini dei rimborsi per spese di segreteria e rappresentanza – è rimasto irraggiungibile per l’intero il pomeriggio di ieri. Infine Vito Gaudiano, ultimo arrivato nell’assemblea di via Anzio, accasatosi tranquillamente nel gruppo misto. «Ho ricevuto la mail dal Quotidiano, ma il mio ingresso in Consiglio risale a gennaio e la rendicontazione è annuale perciò all’ufficio di presidenza non c’è proprio nulla da mostare. Altrimenti avrei risposto immediatamente di sì». Come si fa a non concedergli la buona fede? Leo Amato

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