giovedì 05 20 Dicembre19

Pensieri in libertà …

di Piero Didio

Alcune settimane fa mi trovavo in un bar di Monte per un caffè e incontrai un amico che, sorseggiando la sua tazzina che sembrava oltremodo amara, mi raccontava che poche settimane prima suo figlio, insieme ad altri due suoi amici, era partito addirittura per l’Australia a cercare lavoro. Dopo qualche giorno, sempre nello stesso bar, ascoltavo due ragazzi che discutevano della loro prossima partenza per un paese straniero, europeo questa volta, anche loro alla ricerca di un lavoro. Purtroppo questi, di cui sono stato testimone, non sono gli unici casi di giovani montesi che partono alla ricerca di una sempre più problematica occupazione.

Un ulteriore aspetto che spesso sfugge alle nostre considerazioni sui nuovi flussi migratori è quello che riguarda i giovani che si recano per motivi di studio in altre regioni d’Italia e che difficilmente torneranno nella nostra città dopo averli terminati. Quest’ultimo è un fenomeno che si aggiunge a quello della emigrazione tradizionale e ne amplifica gli effetti già  sufficientemente devastanti, determinando una situazione di impoverimento sociale, culturale ed economico su tutto il nostro territorio e innescando una tendenza drammaticamente irreversibile. Inutile dilungarsi sulla descrizione del fenomeno perché lo conosciamo tutti, sarebbe, invece, utile analizzarne le cause e  provare a trovare una soluzione. Le cause. Vogliamo provare a parlare di economia? di sociologia? di condizioni orografiche tormentate del territorio come affermava Giustino Fortunato?  NO.  Non nascondiamoci dietro pseudo spiegazioni complicate e cervellotiche. A mio modesto parere la spiegazione è molto più semplice e va ricercata in quello che si doveva fare e invece non si è fatto. Parliamo dei nostri rappresentanti nelle istituzioni locali e nazionali negli ultimi centocinquanta anni. Sì, perché il problema non è esploso negli ultimi anni, è un problema vecchio, ma questo non significa che i nostri eletti attuali abbiano una responsabilità minore dei loro colleghi passati. Quante di quelle persone che noi abbiamo eletto a nostri rappresentanti, cioè a rappresentare le nostre aspettative giuste e sacrosante, nelle varie istituzioni pubbliche a qualsiasi livello si sono realmente preoccupate dei problemi dello sviluppo del territorio e hanno operato per individuarne soluzioni? A giudicare dai risultati non dovrebbero essere stati in tanti. Eppure in questo lungo lasso temporale dovremmo averne mandati parecchi a “lavorare” per noi. Se questi signori si fossero preoccupati seriamente anche dei figli degli altri ora non saremmo il fanalino di coda dell’Europa. Io non dico che saremmo al livello delle aree più sviluppate d’Italia ma oggi non saremmo una popolazione “in via d’estinzione” in un territorio desolato e abbandonato al totale degrado. Ma quello che maggiormente colpisce è che sembra che la cosa non interessi a nessuno, salvo a chi ha i propri figli con la valigia in mano. Da notare che una volta partivano i padri.

Più di un secolo fa e precisamente nel 1904, un ingegnere sardo, Eugenio Sanjust, completava la sua relazione in Parlamento alla Legge Speciale per la Basilicata, promulgata a seguito della ormai famosa visita dell’ Onorevole Zanardelli nella nostra regione, con queste parole:

“La legge proposta provvede adunque ed anzitutto all’incremento dell’agricoltura che è la principale risorsa della Basilicata, ed al Credito Agrario; favorisce l’utilizzazione dei corsi d’acqua, e l’impianto delle industrie che sono possibili nella regione; dispone circa i rimboschimenti e sul conseguente rifiorimento dell’industria armentizia. In altri termini ha per primo scopo l’aumento della produzione in armonia alla potenzialità ed alle usanze locali.   (Ho evidenziato in grassetto le frasi maggiormente significative.)

Credo non ci sia molto altro da aggiungere salvo che, di quella legge speciale, nessuno ne ha mai più saputo niente e dubito fortemente che qualche nostro politico ne conosca l’esistenza perché sarebbe sufficiente rileggerla e applicarla, con gli opportuni adeguamenti, anche se in drammatico ritardo. Ora, aldilà di leggi speciali e non, avrei voluto che in tutti questi anni almeno un nostro candidato in campagna elettorale, ripeto a qualsiasi livello e di qualsiasi parte politica, avesse detto più o meno: < I numeri che esprimono la situazione economica e occupazionale di Monte (o della Basilicata) al momento sono questi…..  Prometto che mi spenderò senza risparmio impegnando ogni mia energia a far sì che al termine del mio mandato la situazione possa invece essere questa……… e vi illustro il programma che vi prometto di perseguire e di attuare per raggiungere tale risultato in termini di benessere dei cittadini>.     Sarebbe piaciuto anche a voi?

Data la complessità del tema e il ridotto spazio a disposizione tornerò nuovamente sull’argomento per una seconda puntata.


Commenti da Facebook

4 Commenti

    1. ciffo

      Aggiungo alcune considerazioni:

      i giovani fino a 18 anni non votano;
      la maggior parte dei giovani fino ai 30 spesso ha difficoltà a tornare per votare e, comunque, ha una coscienza critica mediamente più marcata e meno influenzabile dei più anziani che ancora dividono il mondo tra fascisti e comunisti.

      Detto questo, se fossi un politico interessato alla mia riconferma, a chi rivolgerei i miei interessi? Mi preoccuperei di aprire un centro di aggregazione giovanile o farei invece di tutto per il terzo centro anziani?

      Complimenti a P.Didio per l’interessante rubrica di cui si sta occupando.

        1. Il Profeta

          purtroppo c’ è ben poco da ridere e scherzare…il testo di Piero Didio parla chiaro, la Basilicata e il popolo lucano è ormai in via d’ estinzione, a causa probabilmente di scelte politiche non proprio serie e forse anche di politici che anzichè pensare al benessere della popolazione hanno pensato solamente al benessere personale o dei propri familiari. Stando così le cose sarebbe giusto che i nostri rappresentati al potere si facciano un’ esame di coscienza e cambino il loro modus operandi, abbandonando le tradizionali strategie clientelari e volgere lo sguardo su tutta la popolazione e soprattutto non comportarsi da ipocriti difronte alla fuga di cervelli e non solo e alla graduale disgregazione dell’ economia lucana

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