La “Casa Comune” (per laici e cristiani)

Se ne sta discutendo con Don Domenico e altre realtà associative… presto a Montescaglioso un incontro pubblico per diffondere e parlare di “CASA COMUNE”.

” Laudato Si” La nuova Enciclica di Papa Francesco. Intanto vi propongo un particolare punto di vista (tanto per entrare nel merito)

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Si è aperta ieri l’edizione annuale di Festambiente a Vicenza. Un’occasione per discutere delle scelte di fondo legate al nostro modello di sviluppo e di vita. Non ci sono solo, benché importantissime, le questioni del trasporto (Tav) o del clima, ma del modo di vivere e di tradurre questo in paradigmi alternativi a quelli dominanti. E il paradigma più alternativo di tutti, sul crinale fra economia e ambiente, è la teoria della decrescita volontaria. Nella sua ultima enciclica, “Laudato si” , Papa Francesco cita apertamente la decrescita, per contrastare il consumo di risorse naturali e la distruzione del pianeta. Per il Pontefice,

“è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita”.

Una presa di posizione forte, radicale. Uno scenario inedito accolto molto positivamente da Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice: «è la prima volta che una persona di una tale autorevolezza morale utilizza questo termine, che è sempre stato ridicolizzato e bistrattato a livello politico e culturale».
Papa Bergoglio uno di noi? A quanto pare no. «Bergoglio è una persona che avendo una forte carica spirituale mette in discussione il dogma di una società materialista che identifica il benessere col possesso e il senso della vita col denaro. Però non fa un’analisi del concetto di decrescita, il cui elemento di fondo è la riduzione della mercificazione: non una riduzione quantitativa della produzione, ma solo delle merci inutili». Insomma, come è giusto che sia, l’enciclica papale non affronta la questione a livello di metodo, ma da un punto di vista etico, indicando la via da intraprendere. «La cosa importante nell’uso del concetto di decrescita fatto da Bergoglio è che parla di una riduzione del consumo di risorse in un’ottica di maggiore equità tra i popoli».

Di certo non si può pretendere che la Chiesa si schieri attivamente con il movimento decrescitista, ma le parole del pontefice possono rappresentare la svolta tanto attesa verso una maggiore sensibilità e consapevolezza sul tema. «L’opinione pubblica è deviata dall’interpretazione distorta che ne hanno dato i mass media finora» afferma Pallante. Infatti di decrescita si parla poco, spesso snobbata perfino dal mondo ambientalista. «In quegli ambienti viene utilizzato il concetto di “sviluppo sostenibile”, che prevede il ricorso a nuove tecnologie meno impattanti allo scopo di poter continuare a crescere. Si pensa ad esempio che sostituendo le fonti rinnovabili a quelle fossili si possa rilanciare una crescita meno invasiva nei confronti dell’ambiente. Il nostro discorso è più ampio, non si limita all’inquinamento o al consumo delle risorse: si tratta di una nuova filosofia di vita».

Serve un cambio di mentalità, una vera e propria rivoluzione culturale per passare dalla logica del consumo a quella dell’uso e forse proprio per questo ancora in molti vedono la decrescita come un’utopia. Un paradosso, considerato che oggettivamente «la vera utopia è la crescita. Anzi, è una distopia:un’utopia negativa». In tal senso l’enciclica “green” di Bergoglio squarcia il velo di mistificazione, anche se difficilmente questa presa di coscienza si tradurrà in politiche economiche da parte dei singoli governi. «Credo che avrà un impatto molto forte sull’opinione pubblica, sugli stili di vita, sul sistema dei valori. Ma non credo che la politica sia ancora pronta per un passo di questo genere. Sono troppo accecati dall’ideologia della crescita».

Un mito moderno che si è imposto sui precedenti modelli economici: «prima dello sviluppo dell’industrializzazione, esisteva un’economia di carattere comunitario, non finalizzata alla crescita, ma a soddisfare dei bisogni. Non si produceva per far crescere la produzione».  “Torniamo all’antico e sarà un progresso”, usando un espressione verdiana? «Metodologicamente sì, ma il passato non torna più. Quello che va recuperato è l’atteggiamento dei tempi passati, reinterpretandolo alla luce delle conoscenze e delle tecnologie avanzate di oggi». Del resto lo spiega bene lo stesso Papa Francesco:

“Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo e recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane“.

Al di là della scommessa culturale, la decrescita passa necessariamente da una forte riduzione degli sprechi, senza la quale anche gli sforzi della comunità europea per il taglio delle emissioni rischiano di essere vani. «Noi sprechiamo almeno il 70% dell’energia che produciamo. A fronte di uno spreco così colossale la prima cosa da fare è ridurlo, non alimentare con fonti pulite un consumo che in gran parte va sperperato. Che senso ha creare energia pulita per buttarla via?» Meglio puntare sull’efficienza, per abbattere i consumi inutili. In tal senso, le realtà più avanzate sono quelle del Nord Europa, dalla Germania ai paesi scandinavi. «In Italia manca la volontà politica. Le tecniche esistono e sono vantaggiose anche dal punto di vista economico. Devono ricevere un impulso da parte di politiche industriali che ne favoriscano l’adozione. Se il nostro Paese decidesse di porre al primo punto dell’agenda economica l’efficienza energetica, incentivando le ristrutturazioni, tutta l’attività economica e produttiva potrebbe indirizzarsi in questa direzione».


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