IL GIORNO IN CUI LA NOTTE SCESE DUE VOLTE

 

               La storia di Alberto Curiali è simile a quella di Giuseppe Ales, anch’egli suicidatosi dopo essere finito nelle pagine dei giornali locali, per aver infranto la legge sul possesso di cannabis.

Ancora una volta l’intreccio tra le ideologie securitarie e le retoriche mass-mediatiche sul fenomeno delle sostanze stupefacenti diviene un meccanismo devastante,che sconvolge la quotidianità di chi finisce nell’ingranaggio.

Per molti giovani, una volta fermati, si crea una situazione complessa dal punto di vista psicologico,rafforzata dall’impronta penale che determina la legge 309. E’ altrettanto vero poi che i media,pur non citando nome e cognome, forniscono tutti gli indizi per fare uno spietato “indovina chi è” che si risolve subito soprattutto quando il fatto avviene in un paese di poche migliaia di abitanti.

Le teorie criminologiche nate sotto i dettami della tolleranza zero necessitano di un continuo coinvolgimento della popolazione locale,mobilitata su temi simbolici come le droghe, gli immigranti, proposti e riproposti come emergenze continue dalla stampa locale senza dare a nessuno il diritto di replica. Cosi le bacheche a effetto si mischiano ai commenti da bar, dando origine a una retorica della devianza che si sviluppa facilmente in un epoca di ansia sociale diffusa.

Ma gli amici di Alberto Curiali non hanno avuto paura del moralismo bigotto e non hanno lasciato passare la cosa come fatalità.

hanno scritto una lettera rivolta a tutto il paese di castrocaro terme intitolata “il giorno in cui la notte scese due volte”. Il volantino è stato affisso nei bar e alle fermate degli autobus, cosi facendo sono riusciti, pur nella drammaticità dell’evento che li ha sconvolti, a prendere voce, a denunciare il loro sdegno nei confronti di un sistema che non può continuare a funzionare a senso unico. nemmeno loro forse se lo aspettavano, ma alla manifestazione c’era tutto il paese, una processione civile per ridare dignità ad un loro fratello, in cui anziani e genitori, bambini e giovani hanno voluto affermare con determinazione che questa morte assurda era evitabile, lo hanno fatto accendendo fiaccole e srotolando dalle case striscioni con la scritta “stop alle notizie che uccidono”.

tutti loro ci hanno dimostrato che la società italiana è molto più avanti rispetto alle ideologie bigotte di una parte consistente della sua classe politica che non manca modo di dimostrare la sua incompetenza.

Alberto non guidava ubriaco, non spacciava, ma era in un parco a fumarsi uno spinello e la quantità ritrovata nella sua abitazione rientrava nei limiti previsti per l’uso personale, altro che spacciatore. I ragazzi di Castrocaro Terme nella loro semplicità sono riusciti a ribaltare nel territorio in cui vivono la narrazione prevalente che inscrive fenomeni sociali in fenomeni penali.

Tutti quanti noi, che da anni siamo impegnati per dare a questo paese una normativa civile sul fenomeno delle droghe dovremmo imparare da loro e dal loro linguaggio, dovremmo ascoltarli e non lasciarli soli, anche per continuare a tenere viva la dignità e la memoria di un loro fratello.

 

 


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