mercoledì 25 Novembre 2020

Balsebre, segni e parole di un artista informale

Negli ultimi anni della sua vita Vittorio Balsebre (Candelo 1916, Lecce 2013) aveva sviluppato una passione febbrile per il disegno e riempiva con i segni veloci dei pennarelli colorati infiniti fogli di carta che si accumulavano nella sua abitazione-studio. Era il punto di arrivo di una ricerca iniziata in Lucania e approdata a Lecce che, dalla metà degli anni Sessanta, era diventata la sua città d’adozione.
Oggi pomeriggio alle 18.30, nell’ex Conservatorio di Sant’Anna a Lecce, s’inaugura “Poetica”, una retrospettiva curata a quattro mani da Lorenzo Madaro e Brizia Minerva con una selezione di opere, tra cui alcune inedite. Ad eccezione di una prima adesione alla pittura informale, di cui è possibile vedere un lavoro datato alla fine degli anni Cinquanta, la mostra si può “leggere” come un percorso che ha come coordinate il segno, l’uso della parola e una diversa percezione dei luoghi.
Balsebre era nato in Piemonte e aveva trascorso l’infanzia a Montescaglioso in Lucania. Il suo lavoro al Ministero dell’Interno lo aveva portato a Roma, dove era entrato in contatto con il fervore artistico di via Margutta e dove aveva conosciuto Pietro Consagra, Piero Dorazio, Giulio Turcato e il critico Lionello Venturi. Negli anni Cinquanta si trasferisce Matera, crocevia di artisti e intellettuali attratti dalla forza antropologica della città. È una fase importante, in cui i Sassi diventano oggetto di sperimentazioni fotografiche coeve alla costante ricerca astratta, mentre al circolo “La Scaletta”, spazio propulsore di linguaggi contemporanei, incontra Carlo Levi, Lucio Del Pezzo e il critico Carlo Barbieri con il quale avrà lunghi rapporti epistolari.
Dopo Matera arriva a Lecce e qui rinnova il suo vibrante interesse verso le forme più avanzate della ricerca artistica di quegli anni. Agli inizi del 1970 aderisce ai gruppi “Gramma” e “Ghen” e mantiene rapporti con i protagonisti dell’arte verbo-visiva. La parola diventa centrale. È strumento comunicativo nelle “Dattilopoesie”, diventa immagine nei “Libri d’artista”, apprezzati da Eugenio Miccini, viaggia veloce nella “Mail – Art”, il movimento che diffonde per il mondo piccole opere d’arte. Ma la fotografia rimane uno dei suoi amori e anche uno degli spazi più autonomi della sua ricerca.
I “Fotograffiti” degli anni Ottanta sono ottenuti con graffi e interventi pittorici su pellicola di scarto mentre le “foto astratte” sono segnali indicativi dello scorrere del tempo come i “Segni e tracce tra Matera e Lecce”, visibili in mostra, che restituiscono con sensibilità concettuale il rapporto con i luoghi e con il paesaggio.
Attento ai meccanismi della comunicazione – «Che cos’è un titolo? Può essere un pretesto… ma molti non lo sono», si legge ai piedi di uno dei suoi collage tra i segni frenetici dei pennarelli – ha avuto un’intesa carriera espositiva e ha toccato movimenti e neoavanguardie intervenendo nel dibattito artistico locale, portatore di un forte pensiero critico. Del 2008 è un “graffito” eseguito al computer, Balsebre ha più di novant’anni ma continua a coltivare la sua costante curiosità attraversata dal tocco di una leggera ironia e dallo sguardo poetico sul mondo.
La mostra resterà aperta fino al 29 ottobre, è accompagnata da un catalogo e conclude il ciclo di mostre promosse dall’Agenzia per il Patrimonio Culturale Euromediterraneo all’interno del progetto “PugliArtists – Ciclo di Mostre Internazionali di arte contemporanea” finanziato dalla Regione Puglia. Orari: dal lunedì al venerdì, 9.30-13 e 16.30-19.30, sabato e domenica, 9.30-13 e 16-21.
All’interno del programma anche una serie di talk e approfondimenti: venerdì 20 ottobre alle 18, l’incontro con il regista Edoardo Winspeare che con il suo ultimo film, “La vita in comune”, racconta un territorio molto lontano dalle visioni asciutte e atemporali di Balsebre. Il 28 ottobre, sempre alle 18, è il turno di Massimo Torrigiani, direttore del Polo delle Arti Contemporanee di Bari, coordinatore del Comitato scientifico del Pac-Padiglione d’arte contemporanea di Milano e curatore per un triennio di Capo d’Arte, l’appuntamento di arte contemporanea di Gagliano del Capo.


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