TRE METRI SOPRA IL CIELO, Federico Moccia, Feltrinelli, 2004

TRE METRI SOPRA IL CIELO, Federico MocciaHo letto il libro perchè spinta dalla curiosità di leggere l’ennesimo ritratto generazionale e di capire perchè tra le fasce più giovani si è parlato di “fenomeno”. Premetto che di fenomeno non si può parlare (se non in termini di vendite!). Sin dalle prime pagine ho avuto la sensazione che da parte dell’autore ci fosse il tentativo, troppo forzato, di voler ”ritrarre” della realtà giovanile contemporanea solo l’aspetto più superficiale, facilmente riconducibile a stereotipi che liquidano i ”ragazzi di oggi” come esserini fragili e vulnerabili, senza personalità, prede di mode effimere del momento e di facili scazzottate per le strade della città. Il racconto è gradevole, la lettura distensiva; ma Babi, che da brava-ragazza-figlia-di- papà si trasforma in una ”camomilla” ribelle; e Step che da centauro incazzato, inizia a frequentare le feste della Roma bene, onestamente ”puzzano” un po’ di personaggi creati ad arte per il copione di una commediola rosa a lieto fine. Pur parlando lo stesso gergo, ascoltando la stessa musica, frequentando gli stessi posti dei ”suoi” ragazzi, l’autore ne prende le distanze e lo si percepisce per tutto il romanzo, che predilige il netto contrasto tra bianco e nero piuttosto che le tenui sfumature del grigio, che forse renderebbero più giustizia ad una generazione che – tutto sommato – così ”privilegiata” rispetto a quelle del passato non lo è poi più di tanto.


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