Venerdì Santo

Si affacciò alla finestra, mentre stava transitando la Processione dei Misteri, quella che, fino all’anno precedente, aveva considerato una ridicola pagliacciata. Stavano sfilando i Mamuni incappucciati, davanti alle confraternite, a scortare la statua dell’Addolorata e le altre sette statue raffiguranti la Passione: Cristo alla colonna, Cristo con la corona di spine, Cristo con la canna, Cristo soccorso dalla Veronica, Cristo in croce, Cristo morto, la Pietà.   I giovani del paese, vestiti di nero come in un surreale e interminabile funerale, portavano a spalla le pesanti statue seguiti da giovani donne, anche loro completamente a lutto, a raffigurare lo strazio della Maddalena e delle altre donne per l’ingiusta passione del figlio di Dio. Ad intervalli irregolari la trozzola rompeva il cupo silenzio della processione a richiamare l’umanità alla sobrietà dei costumi e alla penitenza purificatrice, in particolare in quel periodo dell’anno così fondamentale nella tradizione Cristiana.

Saverio guardò la processione con occhi nuovi, avvertì la mestizia della rappresentazione come se lì, per la strada, si stesse realmente svolgendo il dramma universale che aveva visto il figlio di Dio farsi uomo tra gli uomini e condividerne le gioie, i dolori e scegliersi la più atroce delle morti. Quelle statue non gli apparivano più di freddo gesso ma carne sanguinante che urlava il proprio straziante sacrificio per la sua salvezza, proprio per lui che lo aveva sempre disconosciuto con disprezzo. Fino a quale punto Dio aveva amato l’uomo? E perché tanto amore riversato copioso sull’indegna progenie di Adamo?

da: MAGNIFICAT di Piero Didio

 


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