Il problema della sicurezza

Se n’è fatto un gran parlare durante la scorsa campagna elettorale ed erroneamente si identifica spesso il problema della sicurezza  con il fenomeno della immigrazione clandestina. In realtà secondo me si tratta di un problema molto più ampio che tocca anche i comportamenti e gli stili di vita degli stessi cittadini, il loro stesso senso civico. Girando per Monte mi sono imbattuto in questo cartello che vi propongo.


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3 Commenti

  1. ant

    Il tema della sicurezza è stato molto enfatizzato in quest’ultimo periodo nonché è stato oggetto di strumentalizzazioni politiche a dir poco meschine e banali. Recentemente ho seguito una trasmissione televisiva alla quale era presente un funzionario del Ministero dell’Interno addetto all’ufficio statistiche che ha un po’ illustrato la situazione del crimine e del microcrimine in Italia. Innanzitutto il funzionario ha sollevato il problema della trasparenza di questi dati che sono un po’ utilizzati ad uso e consumo della politica. In particolare si lamentava che, durante lo scorso governo Berlusconi, c’era stata quasi una censura nella pubblicazione di queste statistiche che in effetti non sono mai state rese note né ai cittadini né ai media e qualcuno osservava come un precedente del genere risale al solo periodo fascista. Per quanto concerne, invece, il dato prettamente tecnico, i reati sia di criminalità organizzata che di microcriminalità (furti, rapine, violenza, lesioni) sono diminuiti considerevolmente ma è aumentata la percezione di insicurezza nei cittadini. E’ sicuramente un paradosso che trova la sua spiegazione nell’accanimento dei mass media che si sono resi consapevolmente protagonisti di una campagna mediatica finalizzata ad un unico scopo: aumentare la percezione di insicurezza nei cittadini e creare un clima quasi di paura; cosa che è puntualmente avvenuta. Con questo non voglio assolutamente dire che il problema della sicurezza non rappresenti una priorità ma bisogna anche pretendere dalla politica che venga affrontato mettendo in campo delle misure più giuste possibili. Introdurre le ronde cittadine, armare la polizia municipale o cacciare senza troppe garanzie gli extracomunitari significa percorrere una strada sbagliata che può determinare delle conseguenze negative nella società civile in quanto saremmo trasformati in tanti piccoli poliziotti guidati da sentimenti di odio, vendetta e razzismo. Allora, secondo me, la strada da percorrere deve essere un’altra e cioè, bisognerebbe pretendere che le pene, anche quelle più irrisorie, vengano effettivamente scontate ripristinando in parte quell’aspetto deterrente della pena che ormai è andato quasi perduto. Credo, altresì, che sia arrivato il momento di revisionare il nostro codice penale, oramai superato in alcuni aspetti, aumentando i limiti edittali per alcuni reati, modificandone degli altri ed introducendo altre forme di reato per alcune fattispecie che oggi non trovano nessuna copertura legislativa. Infine, così come dimostra il cartello fotografato da Franco Noia, c’è bisogno di un maggiore senso civico anche nelle piccole cose e, di questo, siamo un po’ tutti responsabili.

    1. franco noia

      Concordo perfettamente con quanto scrive ant, infatti il tema è molto complesso e tocca punti nevralgici dell’organizzazione della società: dai media alla giustizia. E non mi pare ci siano state molte attenzioni da parte dei governi nell’affrontare simili riforme. Rilevo invece che siano stati  adottati provvedimenti di segno opposto, che hanno aumentato l’insicurezza. E neanche io ritengo che servano le “ronde” … a volte un lampione in più può contribuire a rendere più sicura una zona di una città …. è il caso ad esempio della situazione denunciata dal cartello che vi ho allegato.

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