I pantaloncini di Tittillo

Nel novembre del 1948 il giornale italo-americano “Giustizia” riporta una lettera di ringraziamenti del sindaco di Montescaglioso a Luigi Antonini per l’offerta di sessantamila lire a favore dei bambini poveri del paese.
Alla guida dell’amministrazione cittadina, dopo le dimissioni del comunista Francesco Bubbico si trova da pochi mesi Giambattista Garbellano, più noto come Tittillo, un sarto di orientamento socialdemocratico. Antonini, il donatore, è invece il potente leader dell’Italian American labor Council che durante la guerra aveva mobilitato gli emigrati italiani negli States contro il fascismo risparmiando loro l’umiliazione dell’internamento riservato ai nemici interni – come avverrà a molti individui di origine tedesca e giapponese- e a conflitto finito si era impegnato per sollecitare l’appoggio del governo alla ricostruzione del nostro paese.
L’offerta di cui qui si parla s’inquadrava nel complesso lavorio che il prestigioso sindacalista di origine campana aveva svolto in quell’anno fatidico prima per favorire l’affermazione della DC in Italia nelle elezioni del 18 aprile e poi per sostenere la candidatura del democratico Truman alle elezioni presidenziali. Due obiettivi colpiti. Il primo anche grazie all’influenza sui parenti rimasti in Italia dei nostri emigrati, il secondo con il sostegno degli italo americani alla candidatura Truman da tutti data per perdente.

Oltre a questo, oltre alla grande storia, c’era però un motivo privato che aveva fatto sì che destinatario di quel contributo fosse, oltre tutto fuori tempo rispetto agli obiettivi di cui si è detto, proprio Tittillo come cittadino sia pure con il vincolo morale di spenderlo per i bambini di Montescaglioso. E il motivo stava nel fatto che Antonini era un amico di Francesco Garbellano, fratello del nostro Tittillo, da molti anni emigrato a New York e anche lui sarto e sindacalista dei lavoratori tessili. Un sovversivo per il fascismo che gli aveva destinato un fascicolo del casellario politico centrale segnalandolo fra gli individui da arrestare alla frontiera.

Luigi Antonini 1883-1968

E a titolo di amicizia, oltre alle sessantamila per i bambini, Antonini aveva mandato ancora quindicimila lire – la paga di un mese di un funzionario – espressamente destinate a sostenere l’anziana madre e una sorella invalida del ricevente. Gli assegni erano arrivati nell’agosto del 1948 e possiamo solo immaginare le reazioni del beneficiato che le informative dei carabinieri danno per individuo di buona condotta, ma poco amante del lavoro e dedito al gioco. Ad ogni modo, sia a titolo di ricevuta che di ringraziamento, il 17 ottobre del mese Garbellano scrive – o fa scrivere – una lettera al giornale Giustizia dichiarando che la cifra sarà spesa per l’acquisto di quaranta paia di pantaloncini e camicine da distribuire ai bambini poveri dell’asilo. La distribuzione sarà fatta in ricorrenza della Giornata di Colombo, il 13 ottobre, una data che concede un anno di tempo per realizzare il proposito.
Al ringraziamento dei bambini, si legge nella lettera, si uniscono quelli di tutta la cittadinanza e “Il riconoscente omaggio dell’intera Amministrazione Comunale”.
In realtà né la popolazione, né il consiglio comunale era a quella data a conoscenza della donazione americana e anche il progetto di usarla per farne vestitini era un’idea personale del sindaco-sarto.
Per sette mesi tutto va bene, ma a fine maggio 1949 dalla prefettura arriva una richiesta di chiarimenti su come si erano spesi quei denari e sui motivi per cui non aveva reso pubblica la faccenda. Escludendo che la prefettura di Matera controllasse ciò che si scriveva sulla provincia anche da parte dei giornali stranieri e in mancanza di interventi sulla questione da parte del ministero degli interni, non rimane che pensare a una dritta arrivata da non si sa chi per rovesciare l’amministrazione di sinistra del comune in prima linea nell’occupazione delle terre. Un’amministrazione tenuta su per miracolo e scarsamente sorretta dallo stesso partito comunista impegnato con le sue migliori forze nelle lotte per la terra.
In realtà qualcosa fra gli altri consiglieri della maggioranza era trapelato, ma il sindaco avrebbe risposto a chi sollevava questioni che ognuno era libero di regalare a un amico ciò che voleva e un altro consigliere aveva raccomandato di tenere segreta la questione.
Scoppiato lo scandalo, nel corso del Consiglio Comunale dell’11 giugno la minoranza democristiana chiede le dimissioni del sindaco e dell’intera giunta accusata di non aver esercitato i dovuti controlli e di incapacità amministrativa come avrebbe provato, a loro dire, il fatto che a Montescaglioso non venivano assegnati lavori pubblici. Un’accusa paradossale se si considera che in quegli anni il principale strumento di conquista del consenso nella regione, dominata da Emilio Colombo, era proprio una gestione dei lavori pubblici che privilegiava in genere i comuni fedeli alla DC – e, sfacciatamente, il Potentino – a discapito dei pochi centri rossi del Materano.
La maggioranza socialcomunista respingerà le richieste di dimissioni, ma l’intero consiglio comunale biasimerà il comportamento tenuto da Garbellano per non aver impiegata la somma per gli scopi da lui stesso indicati nella lettera di ringraziamento al benefattore e trattenendola invece nel proprio portafoglio, “nonostante i bisogni e la miseria della classe dei lavoratori nell’inverno passato, in attesa non si sa di quale evento e per quali fini”.
Alle accuse il sindaco risponderà di aver disposto nel giugno del 1949 un versamento di diecimila lire per il pagamento della retta dei bambini poveri, di non avere avuto il tempo per realizzare il progetto iniziale ma di non aver toccato una lira di ciò che non gli apparteneva. La giustificazione, oggettivamente debole, suscita il sarcasmo dei consiglieri di minoranza che ritengono di non poter legittimare le “addomesticate dichiarazioni” fatte dal sindaco solo nove mesi dopo i fatti, né il fatto che la cifra destinata alla pubblica beneficenza in attesa di essere impiegata non fosse stata affidata alla Cassa Comunale o all’Ente Comunale di Assistenza. Il fatto sarà segnalato alla procura della Repubblica e darà luogo a un’inchiesta della prefettura sull’operato dell’amministrazione.
Per un paio di mesi, mentre in paese e nell’intera provincia ci si sta preparando alle grandi battaglie per la terra dell’autunno-inverno, la questione sarà messa da parte e la polemica sembrerà smorzarsi, ma nella seduta consigliare dell’11 agosto la DC tornerà ad attaccare Garbellano. Lo farà per bocca del consigliere Giuseppe Ciannella che elenca ben otto accuse – destinate a rivelarsi infondate – a suo carico costringendolo a dimettersi. Al suo posto sarà allora eletto sindaco Liborio Abate mentre il predecessore sarà proposto come assessore, ma non avendo ricevuto i voti previsti dalla legge la sua nomina sarà annullata.
Appena eletta, la nuova giunta sarà convocata dal viceprefetto incaricato dell’inchiesta ed invitata a svolgere una proficua attività pena l’adozione di severi provvedimenti se la situazione del comune non migliorerà.

Nota: la documentazione usata per questa ricostruzione è conservata presso l’Archivio di Stato di Matera nel fondo Gabinetto Prefettura ricovero 90


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