La terra di Sergio Rubini

[img_assist|fid=158|thumb=1|alt=La terra]La terra come ambita proprietà materiale, ma anche come senso di appartenenza viscerale ad un luogo da cui si può scappare fisicamente, ma con il quale si finisce – prima o poi – per dover fare i conti. Questo il senso del film forte e sanguigno di Sergio Rubini, genio del "male"  – oserei definirlo – per essersi fatto trasfigurazione dell’abiezione, della corruzione, dell’avidità e per aver rivelato che al mondo non ci sono buoni e cattivi, ma taciti compromessi tra ciò che è bene e ciò che è male. Nel film Rubini diventa Tonino, strozzino inguardabile e repellente nell’aspetto almeno quanto nella morale, che tiene in scacco le sorti di quattro fratelli con una vicenda familiare alle spalle fatta di violenza fisica e psicologica. 
I quattro fratelli si ritrovano a Mesagne per discutere l’opportunità di vendere la "terra" ereditata dal padre, ma uno dei quattro fratelli – nato, peraltro, da una relazione extraconiugale del padre – da quella "terra" ci vive e si oppone fermamente alla decisione degli altri tre. Questa la trama principale attorno a cui si snodano le diverse vicende personali dei protagonisti. Nel film trovano spazio richiami a disparati generi cinematografici: alcune scene rimandano ai paesaggi ed alle atmosfere dei mitici spaghetti-western; la risoluzione di un giallo tiene incollati allo schermo gli spettatori; per molti versi, si tratta di una commedia grottesca, con tanto di lieto fine, su cui aleggia però il sorriso beffardo della sorte che si prende gioco dei destini dei fratelli (e -talvolta – di ognuno di noi, verrebbe da pensare).
Il tutto sottolineato da una colonna sonora altrettanto beffarda ed irriverente, a tratti epica, a volte comica. Non si tratta del solito film che ritrae il Sud come isola felice, nè come terra disperata. Sì, la pellicola è girata in Puglia, ma la storia potrebbe essere ambientata ovunque, in qualunque epoca, perchè il perno della storia è l’Uomo, nelle sue pulsioni più istintive e primordiali. Basti pensare al più grande dei fratelli, l’affascinante e colto professore di filosofia che viene da Milano (F. Bentivoglio), per firmare l’atto di vendita della proprietà, che cederà alla violenza, al compromesso, alla menzogna. O al più piccolo dei fratelli (P. Briguglia), giovane socialmente molto attivo ed attento alle cause dei più deboli, che macchierà la propria innocenza per vendicare un sopruso.
Tra tanto male, sangue e violenza, però, mi piace ricordare del film una scena "bucolica", se così si può dire: Fabrizio Bentivoglio vestito di tutto punto, che durante una corsa in bicicletta, si ferma ad osservare dei contadini impegnati nella raccolta delle olive. Una vera e propria dichiarazione d’amore da parte di Sergio Rubini alla sua "terra".


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6 Commenti

  1. ciffo

    La tua bella recensione mi ha incuriosito e questo weekend ho deciso di andare al cinema per vedermi “La terra”. Il film mi è piaciuto anche se meno di altri dello stesso Rubini (ad esempio “Tutto l’amore che c’è”). Da montese che vive a Milano mi sono facilmente riconosciuto nel personaggio interpretato da Bentivoglio con il suo odio-amore verso la terra in cui è nato e da cui è scappato. Fantastica la scena al ristorante in cui chiede al cameriere un rombo per ricevere dopo un’ora di attesa una spigola (tanto è lo stesso… cosa cambia?).
    E’ vero… il film potrebbe essere ambientato ovunque ma il fatto che sia descritta la vita di un paesino della provincia pugliese, così vicina e simile alla nostra provincia, rende tutto molto più interessante. I vicoli del centro storico, la processione del venerdì santo, la raccolta delle olive, il dialetto e i modi di dire, le facce dei personaggi tanto simili a persone che conosco e ho visto realmente… omicidio a parte il film mi ha regalato un bel viaggio Milano-Montescaglioso!

  2. angelica

    Carissima sei sempre così attenta ad ogni particolare. Mi sarebbe piaciuto vederlo con te il film o quanto meno discuterne insieme nella tua mansarda-studio, accanto alla stufa elettrica. Come sempre. Io però ho visto qualcos’altro nel film di Rubini. Ho visto la passionalità incontrollabile dei meridionali sopraffatta dalla freddezza e dalla razionalità di chi vive al Nord . Rubini ha rilevato le differenze caratteriali delle due anime dell’Italia. E non è confortante comprendere che nulla è cambiato. Il film però mi è piaciuto davvero tanto. Specie nella parte finale quando i fratelli malinconicamente ricordano lo splendore della masseria. Purtroppo al sud siamo condannati a perdere per incuria anche le nostre maggiori ricchezze. La terra ormai è un peso per chi la possiede. Perchè nessuno sa più come farla fruttare, nessuno la considera più un privilegio; è diventata una bega giuridica se condivisa con i familiari, qualcosa di cui disfarsi per incamerare denaro da investire magari nella costruzione di un ipermercato, nell’oblio delle nostre radici. Forse sono stata un pò retorica. Mi fermo qui. Alla prossima, spero nel solito posto.

    1. Cinzia Suglia
      Abitiamo a qualche metro di distanza, e siamo ridotte a comunicare attraverso una tastiera, in una Montescaglioso virtuale! Questo è aberrante! Tirata d’orecchie per entrambe a parte, Angelica cara, tu sai che ogni tua riflessione innesca una reazione a catena…così passano le nostre serate davanti alla stufa elettrica.
      Ho colto anch’io il contrasto tra la razionalità e l’istintualità dell’uomo, ma non ne farei una questione “geografica”. Per me è “la terra” la chiave di tutto: il senso di appartenenza, le radici inestirpabili che rimandano ad una dimensione quasi “barbara”, per osare un’espressione forte. La terra esercita un’attrazione magnetica, centripeta, talmente forte da indurre l’uomo a spogliarsi di convenzioni e razionalità per riguadagnare la propria istintivà. Un esempio può essere l’aspetto di Bentivoglio: quando arriva da Milano, ha un look inappuntabile; con l’evolversi delle vicende, il suo aspetto subisce una metamorfosi che ce lo rende quasi irriconoscibile con quei capelli spettinati, gli occhiali rotti, tracce di sangue sul viso, ed abiti inpolverati.
      Onestamente non condivido le critiche dei pugliesi su questo film. Leggevo su La gazzetta del mezzogiorno, che il film è stato accolto con qualche rimbrotto nella regione in cui è stato girato, perchè trasmette un’immagine negativa della Puglia. Io non ritengo che sia vero. Guardando il film, la Puglia poteva essere benissimo la Basilicata, data la similitudine del folclore e la vicinanza geografica. Io non mi sono sentita offesa, anche perchè le cose stanno davvero così!
      Ok, Angelica cara, mi fermo anch’io, perchè se tu sei retorica, io divento prolissa!
      Tra un po’ arriva la primavera, la stufa elettrica non servirà più. Continuerò ad aspettarti nella mia mansarda-studio, stavolta con le finestre aperte per guardare il mare e divagare!
  3. vince_ditaranto

    Ciao a tutti! Ho visto il film e mi è molto piaciuto. Del resto Rubini ci ha abituato al suo talento. Mi aspettavo un bel film, e così è stato. Infatti condivido tutte le riflessioni fatte da Cinzia Felice e Angelica…..e rivedendo la pellicola sicuramente si possono trovare mille altri spunti e sfumature. Detto questo, voglio porre l’attenzione su di un’altro aspetto che si ritrova in tutti i film di Rubini. La sua capacità di fotografare la realtà porta con se, a mio avviso, delle controindicazioni.
    Appena prima dell’ uscita de “La Terra”, Rubini comparve al programma di Marzullo “Cinematografo”. Tra le altre cose disse, con rammarico, che stranamente i suoi film sono più seguiti, stranamente, al Nord che al Sud. E aggiunse che forse a parecchia gente delle nostre parti non piace come lui dipinge la nostra terra. Secondo me ha colto nel segno. Infatti si può affermare che, nonostante la limpida e attenta analisi, dalle sue pellicole emerge sempre netta l’arretratezza del Sud, la si vede nelle scene quotidiane che propone. Per non parlare della limitatezza mentale che mette in primo piano, e la sopravvivenza di abitudini a dir poco medioevali. Ora, come non dargli torto, il Sud è effetivamente così….ma non è solo questo!!! O cmq non ha certo bisogno di questa pubblicità al contrario. Una sorta di propaganda in cui un abitante del nord classico non può che dire (l’ho sentito con le mie orecchie) “Ma guarda come stanno ridotti ancora questi qui!!!!!”. La vecchietta che sta con la sedia fuori casa, la processione del venderdi santo, e altre scenette del genere (sapientemente riportate da Rubini) a noi inteneriscono il cuore, ma in generale mettono a nudo tutti i nostri limiti.
    E al Sud tutto ciò non fa certo bene! Dove alle “voci” sulla nostra condizione si aggiungono testimonianze visive dei suoi stessi figli.
    Per farvi cogliere meglio cosa voglio dire, vi invito a fare un paragone con un altro film, che si trova su binari completamente diversi, ma ha avuto tutt’altre conseguenze: “Passion”.
    Questo film non parla del Sud, e magari a molti non sarà manco piaciuto, e ciò è condivisibile. Ma ha avuo un effetto straordinariamente positivo per Matera. Le presenze a Matera sono triplicate dopo l’uscita nelle sale, e le impressioni della gente che non ci è mai stata sono unanimi “Matera è stupenda, devo visitarla!” (parole anche queste ascoltate in diretta).
    Lascio a voi questa riflessione. Il film di Gibson ha messo in evidenza un aspetto indubbiamente positivo del nostro territorio, i nostri paesaggi suggestivi. E ciò è bastato. Magari qualcuno storcerà il naso a queste mie affermazioni, pensando di non voler dare importanza al classico colossal americano snobbandolo a favore di un modo di fare cinema più vero e di qualità. Posso capire tali reazioni, ma grazie a Gibson tanti hanno apprezzato Matera e sono venuti a visitarla…….purtroppo grazie ai vari film di Rubini ambientati al Sud e sul Sud, non si è mosso proprio nessuno.

    1. ciffo

      Sul fatto che i film di Rubini facciano più danni che bene non sono d’accordo. E’ vero che molti fatti e situazioni raccontate potrebbero far inorridire qualche benpensante fan di Bossi ma è altrettanto vero che Rubini racconta e descrive luoghi e personaggi inimitabili che solo da noi si possono trovare e che giustificano una vacanza.
      Ma se anche così non fosse… un regista che volesse fare un bel film e raccontare una storia reale o verosimile ambientata al sud dovrebbe stare attento a nascondere sotto il tappeto la spazzatura?
      Io poi ho un’altra ottica che credo più proficua.
      Tu ti soffermi sull’eventuale danno che Rubini ha fatto con i suoi film verso potenziali turisti.
      Io preferisco soffermarmi sulle amare riflessioni che il film suscita in tutti noi e sul conseguente invito al cambiamento che inevitabilmente il film rivolge a tutti noi meridionali.
      cià corvo

    2. Cinzia
      Caro Corvo,
      leggo sempre con interesse i tuoi interventi perchè so di trovarci qualche spunto di riflessione.
      Stavolta non posso essere d’accordo con te per una serie di ragioni che – ovviamente 😉 – illustrerò.
      Innanzitutto, quello di Rubini è un ritratto reale, anche se con alcune sfumature grottesche, di quello che è il Sud, di ciò che siamo noi meridionali. Rinnegare quel film sarebbe come non avere il coraggio di guardarsi allo specchio per quello che si è. E’ vero, lo specchio è spietato; rivela i difetti senza pudore. E si è costretti a prendere coscienza di quello che si è. Forse per questo a "noi meridionali" i film di Rubini danno fastidio. Ed è anche vero che il Sud non è solo quello visto nel film. Ma è anche quello. E ciò – sono d’accordo con Ciffo – dovrebbe indurci a riflettere su come vorremmo che fosse realmente il Nostro Sud. Tanto più che il film non è stato realizzato da un "estraneo". La pellicola è nata nella mente di chi l’ha realizzata, sulla base di un vissuto personale, di esperienza diretta. E’ stato come togliersi il vestito buono della domenica per indossare i panni (sporchi?) di tutti i giorni. Ed i panni di tutti i giorni sono il forte senso di attaccamento alla terra, con le conseguenze positive e negative che l’esasperazione di questo sentimento porta.
      Il Sud de La terra non è un Sud da cartolina, da meta turistica dei sogni. Ed io sono contenta che sia così, perchè allo sfavillare di certe località esotiche frutto di riproduzioni anonime di uno stereotipo collaudato (mare blu-spiaggia bianca-palme-villaggio da sogno), preferisco vedere l’anima vera, viva di una terra. Forse questo non farà marketing, non farà promozione turistica. Ma dubito che il Cinema, in quanto arte, possa assolvere a questa funzione (a meno che non si tratti di certo cinema di matrice puramente commerciale che ci ha venduto l’America come terra dei sogni!).
      A proposito di Rubini, potresti, comunque, ricrederti se guardassi (non so se l’hai già fatto) Tutto l’amore che c’è e L’anima gemella. Soprattutto nel secondo, le spiagge del Salento assumono una dimensione magica, spettacolare, incantatoria… sulla scia della trama del film, che narra appunto di vicende "sovrannaturali". E Rubini qui ci ha azzeccato di nuovo. Il Sud è anche magia, incanto, meraviglia.
      Quindi non ridurrei il discorso ad una semplice questione di "immagine turistica". A chi dice "Guarda come sono ridotti ancora questi qui!" potresti rispondere che è meglio essere ridotti ancora così che aver perso l’anima nei grigi corridoi della metropolitana!

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