FUMATA NERA ABBATTUTA ALITALIA…

Dopo settimane e giorni pieni di tensione e ansia per la trattativa alitalia – cordata di imprenditori , sembra essere arrivata la fumata nera , infatti la cgil avrebbe fatto cadere l’intera trattativa che sembrava in dirittura d’arrivo. È finita come immaginavamo: male. I kamikaze della Cgil e dell’Anpac hanno detto no alle offerte della società presieduta da Colaninno e tutto è saltato per aria. Alitalia fallisce e chi s’è visto s’è visto. Il sindacato rosso e quello dei signorini piloti, uniti da un patto scellerato, preferiscono la disoccupazione al lavoro. In questo modo si illudono di aver inferto a Berlusconi un colpo mortale; in realtà hanno ucciso la compagnia aerea, sé stessi e migliaia di dipendenti addetti ai servizi. Cose che solo in Italia possono succedere a causa di un sindacalismo barricadiero capace di anteporre interessi politici alla vita dei lavoratori. Ma quello di Epifani è un colpo di coda d’una fiera in procinto di tirare le cuoia, un atto di irresponsabilità che la Cgil pagherà caro sempreché il governo all’ultimo momento non cali le brache ma sappia cogliere l’occasione per dire al Paese: ecco con chi abbiamo dovuto fare i conti, gente incosciente pronta a sputare su un impiego sicuro pur di dimostrare la propria presunta onnipotenza.

ARTICOLO TRATTO DA LIBERO…

 

Articolo totalmente condivisibile e io proporrei per questi signori che hanno fatto fallire la trattativa e che ieri gridavano meglio falli che in mano a dei banditi , proporrei un mese di raccolta di pomodori senza paga a pane ed acqua , gli rodeva il culo a passare sotto i privati , stavolta gli toccava lavorare…che vergogna un paese comandato dagli operai…vergogna vedere morire una compagnia aerea di bandiera cosi’…..


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10 Commenti

  1. ant

    Caro Ravilo, prima di lanciare argomenti così delicati ed individuare già i colpevoli, dovresti informarti di più e non semplicemente riportare il pensiero di telegiornali e giornali in quota a Berlusconi. La verità è che il piano disegnato a misura da Berlusconi e Intesa San Paolo (c.d.  progetto Fenice) per i sedici imprenditori o furbetti del quartierino, è qualcosa che oggettivamente non può solo non essere accettato da CGIL e ANPAC ma, soprattutto, dagli italiani che sono stati palesemente truffati. Sulla vicenda Alitalia si sta consumando il più grande scambio tra il governo Berlusconi ed i suoi amici imprenditori. A questi pseudo-imprenditori non gliene frega niente di Alitalia, non sanno neanche come si gestisce una compagnia aerea in un mercato molto complesso e concorrenziale. Ma l’Alitalia rappresenta la chiave passpartout per accedere alla spartizione di una torta miliardaria: aeroporti, autostrade, ponte sullo stretto, appalti per l’Expo di Milano.  E’ a questi imprenditori che fa capo l’Impregilo che è una delle maggiori imprese di costruzioni italiane che ha vinto l’appalto per il ponte sullo stretto e di altre opere faraoniche. Inoltre, secondo il professore di Finanza pubblica all’Università di Milano Bicocca, Ugo Arrigo, il piano messo a punto da Banca Intesa per Alitalia rischia di costare quasi 4,4 miliardi in più rispetto allo schema proposto a suo tempo da Air France-Klm che oltre a farsi carico delle passività prevedeva investimenti a breve termine per più di 3 miliardi di euro. Il piano attuale, invece, prevede che saranno venduti alla Cai (Compagnia aerea italiana) solo gli aerei di ultima generazione, efficienti, mentre per quasi 200 aerei piuttosto vecchi, il Commissario Fantozzi cercherà di venderli sul mercato con una possibilità di riuscita pari a zero considerata la difficoltà di rimpiazzare aerei vecchi e che per giunta consumano troppo carburante. Il governo(tradotto: i cittadini) quindi dovrà accollarsi questi debiti che ammontano a quasi 650 milioni di euro. Tirando le somme mentre il piano Air France non ci veniva a costare niente ed eravamo sicuri che la compagnia andava a finire in mani buone, oggi il governo Berlusconi per fare i suoi interessi ci vuole accollare un debito, per ciascun italiano, di 150 euro. Altro che le tasse non sono aumentate. Infine non diamo colpe ai sindacati in quanto secondo alcuni esperti del diritto internazionale, il piano Berlusconi che a suon di decreti ed eccezioni antitrust ha fatto a pezzi le regole di mercato, non avrebbe mai ottenuto il placet dall’Antitrust europeo.

    1. gianni

      Caro Ant, quello che dici è vero ma solo in parte, o meglio non dici tutta la verità.

      Il piano Air France preveda che per la maggior parte delle  rotte internazionali dovevano far scalo a Parigi. Quindi se oggi possiamo raggiungere New York con un volo diretto, con Air France si doveva passare da Parigi. Tutto questo, caro Ant, avrebbe comportato un rallentamento della nostra economia. Inoltre l’accordo preveda che la flotta si sarebbe ridotta a soli 149 vettori contro i 153 del piano CAI.

      Inoltre anche se Prodi voleva chiudere l’accordo con Air France, il suo Ministro dei Trasporti Bianco ha detto: “”più che un’offerta, sembra, un diktat pieno di clausole vessatorie, al punto che oltre ad essere inaccettabile lascia anche dubbi sulle reali intenzioni finali”. Infine ant tu dimentichi anche il fatto che nella trattavita con Air France tutte le sigle sindacali (compresa la CGIL) non erano concordi con il piano mentre adesso solo l’ANPAC e la CGIL non hanno voluto firmare.

      Personalmente non sono in grado di dire se questo piano fosse migliore o peggiore dell’altro ma la cosa negativa è che sembra che il tutto si giochi sul piano della politica. La verità è che in passato l’ALITALIA è stato un modo per piazzare persone ed un modo per creare caste di poteri (vedi i piloti o assistenti di volo che, rispetto ai dipendenti di altre compagnie, hanno maggiori pregi). Naturalmente questo modo di fare ha accresciuto i costi e i debiti della stessa azienda. 

      Io non sono così sicuro  del fatto che i francesi potessero essere come degli angeli venuti dal cielo. La nostra compagnia di bandiera è indebitata fortemente e non credo ci fossero degli imprenditori disposti a prendersi il debito. L’ipotesi Air France preveda che la stessa azienda doveva accollarsi i debiti a patto però di una svendita totale della stessa compagnia e di una forte ristrutturazione dell’azienda con drastici tagli dei posti di lavoro. L’ipotesi CAI non prevede tutti questi tagli ma, in tal caso, è lo stato (quindi noi cittadini) che devono occuparsi dei debiti. 

      Ripeto non voglio dire che il piano Spinettà sia peggiore del piano di Colaninno ma, di sicuro, non credo che l’ipotesi CAI sia da associare ai furbetti del quaertierino che vogliono mettere mano al ponte sullo stretto. Se già alla stessa Impregilio gli è stato concesso l’appalto per la costruzione del ponte sullo stretto che senso ha prendersi ALITALIA per metterele mani sul ponte visto che gia c’è l’ha?  

      1. ant

        Scusa Gianni ma nelle tue osservazioni, in parte condivisibili, hai omesso di commentare la questione DEMOCRATICAMENTE più importante e cioè che Berlusconi già in campagna elettorale si è organizzato per mettere in piedi una cordata di imprenditori suoi amici (compreso Colaninno); ha elaborato un piano scellerato con la Banca Intesa con cui ha svenduto la parte in attivo di Alitalia e lasciato ai poveri italiani la parte in passivo. Dicevo nel post precedente che Berlusconi ha fatto a pezzi le leggi di mercato, una prima volta concedendo ad Alitalia un prestito ponte di circa 300 milioni di euro che ormai si è trasformato in aiuto di Stato ed una seconda volta, restringendo le trattative alla sola Cai, quasi come fosse una trattativa privata. Se la Cai si aggiudicasse la vendita di Alitalia è facilmente prevedibile che tra qualche anno si tornerà a discutere della nostra compagnia di bandiera e del fallimento della nuova gestione che nel frattempo si sarà spolpata anche quel poco di buono che ancora c’è. D’altronde molti dei sedici imprenditori che compongono la cordata hanno già dimostrato di essere dei falliti nelle loro rispettive realtà imprenditoriali. Basti vedere il servigio che Benetton sta fornendo agli italiani che dalla concessione per la gestione delle autostrade, incassa solo e non investe un euro, pur essendo previsto dal contratto di concessione. Beh Gianni, permettimi di essere molto scettico sulla capacità di gestione di queste persone e di essere molto più rassicurato da una compagnia aerea, come Air France, che d’altronde ha già rilevato altre compagnie in tutto il mondo rilanciandole alla stragrande. Personalmente credo la soluzione migliore sia quella di allargare l’orizzonte delle offerte anche ad altri interessati e poi decidere per quella che offra più garanzie per i lavoratori, il futuro di Alitalia e gli italiani. Sono totalmente d’accordo con te quando sostieni che la politica su questo deve fare un passo indietro. Se confermi questa affermazione dovresti necessariamente opporti al piano Cai visto che alla sua redazione ha partecipato personalmente il Presidente del Consiglio che tra l’altro ha posto sul piatto della bilancia quei favori di cui parlavo prima che per un democratico sono inaccettabili.

        Comunque, caro Gianni, aspettiamo fiduciosi l’evolversi dei fatti.

        1. gianni

          Caro Ant, francamente non so quale possa essere l’ipotesi migliore. Di certo la questione Alitalia mi sembra veramente molto strana. Il problema è che parliamo di un’azienda fortemente indebitata e con i conti disastrosi. Tu, ripeto, hai detto in parte la verità ma non tutta, sai cosa non condivido del tuo ragionamento? Il fatto è che trovi  un buon motivo dire che l’ipotesi CAI non può andare bene solamente per il fatto che ci sono imprenditori amici di Berlusconi. Sulla base di questo ragionamento allora in Basilicata avremmo molti dirigenti pubblici in meno a causa delle tanti amicizie/parentele/compari che legano queste persone ai politici del Partito Democratico (anche queto non creda sia tanto democratico!!!) ….tu che dici?
          Ma torniamo al nostro caso. Ma sei convinto che Air France ha chiuso le trattative solamente a causa di Berlusconi? Non ti è mai venuto il dubbio che questa in realtà fosse una scusa per abbandonare la trattativa? Ti ricordo che lo stesso Epifani (leader CGIL) aveva chiesto a Spinetta (Air France) di trattare l’inclusione di un’azienda  che si occupa della manutenzione per conto dell’Alitalia  con sede a Napoli e con 700 dipendenti. Sai com’è andata a finire? Spinetta non ha neanche preso in considerazione questa ipotesi abbandonando anzitempo il tavolo della trattativa. Ti ricordo anche che questa notizia non è scritta su Libero ma sono parole dello stesso Epifani (dichiarazioni di ieri).
          Air France sapeva benissimo che il sindacato non avrebbero mai accettato le sue richieste perché troppo stringenti. Io credo che aspettasse una mossa del vecchio governo per ritrattare la questione in modo da poter acquisire altri vantaggi dallo stato  (magari cedendo parte del debito) in cambio di altre concessioni al sindacato. Caro Ant, nessuno è disposto a comprarsi un debito a meno che non svendi il prodotto. Il punto è che questa vicenda mi sembra solo politica, basti pensare agli scambi ruoli di entrambi gli schieramenti politici. Durante il caso Ai France la sinistra diceva che non vi erano altre possibilità mentre la destra diceva che ci potevano essere diverse soluzioni, oggi invece la situazione si è paradossalmente invertita. Come mai questo cambio di pensiero della destra e della sinistra?…Mah

      2. titus

        Ora Basta con l’ennesima pagliacciata all’italia… i soliti ben pensanti ed intellettualoidi del fine settimana … a quasto punto e bene dichiarare fallimento far decadere i diritti acquisiti dalle maestranze… e mettere tutto in liquidazione … smembrate l’azienda con un poderoso coro da stadio attenderemo la fine della vostra inutile agonia.

  2. Christian

    GRANDE ANT!!! Noto con piacere che guardi la vera storia dei fatti e NON come molti Italiani…. che fanno “copia e incolla” dagli articoli di giornale o dalla Tv. Purtroppo è questa “l’informazione” che il Nostro Presidente del Consiglio (ricodiamo: Proprietario di Mediaset e con “amici” in quasti tutte le + Grandi Testate giornalistiche italiane) fa arrivare agli italiani. Credo che l’Italia sia il Paese dove la DISINFORMAZIONE la fa da padrona :-). Il risultato è un popolo Ignorante.

  3. ciffo

    Io mi auguro che presto il consiglio di amministrazione di alitalia porti i libri in tribunale. Da che mondo è mondo su un libero mercato una società che è mal gestita e che non fa utili DEVE fallire.
    L’ultima genialata di berlusconi e i furbetti della CAI sono solo l’ultima goccia che farà traboccare un vaso colmo… l’alitalia è l’emblema dell’italia e della nostra società ormai fallita.
    Questa farsa dura da anni con il benestare di tutte le forze politiche, sindacali e civili…. basta… ripartiamo da zero!

    1. ASPIDE 65

      questa è la cosa giusta da fare, se le nostre aziende private,piccole o grandi che siano sono mal gestite falliscono senza essere aiutati da nessuno ne dalle banche ne dallo stato, non vedo perche l’alitalia deve essere per forza salvata,forse per garantire ancora a certa gente di specularci sopra ,ormai è ora di finirla ,si cerca di tutelare ad ogni costo gli operai di ALITALIA (anche loro sono colpevoli )senza preoccuparsi delle migliaia di operai di aziende private che sono costrette a chiudere attanagliate da un fisco esagerato e da una concorrenza spietata ,per queste aziende e per questi operai lo stato non esiste si devono arrangiare da soli

      bhe ,allora che si arrangi pure l’ ALITALIA.

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