Ricordando Fabrizio De Andrè

Che strano mondo!!

Io e il mio gruppo musicale, qualche tempo fa, abbiamo pensato di suonare le canzoni di Fabrizio De Andrè. E così abbiamo trovato i componenti che mancavano per mettere su il repertorio di “Faber”. L’abbiamo fatto soprattutto perché ci piacciono le canzoni e non per moda. In questi giorni si ricorda il decimo anniversario dalla scomparsa di De Andrè e quindi quasi tutti i “Mass-Media” (tranne montenet)si sono adoperati a commemorare degnamente questo evento, e come avviene in questi casi , tutti ad elogiare la poesia di Fabrizio, il modo di cantare, la sua coerenza rispetto ai suoi ideali e il messaggio che ha cercato di trasmettere a noi attraverso le sue canzoni. E qual è questo messaggio? Bè! Io credo che sia un insegnamento di vita ancora molto attuale,  è un invito a capire le persone prima di  condannarle,  è un invito alla tolleranza verso tutte le persone diverse, verso quei soggetti che vivono al margine della società civile, verso il sottoproletariato che vive “nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”. Ma esistono ancora gli “ultimi”? Chi sono?

Sì! Ci sono ancora, e sono gli stessi personaggi delle canzoni di De Andrè: extracomunitari, zingari, omosessuali e chiunque non vive secondo i canoni delle fiction televisive. Ma la mia riflessione è un’altra: come si può esaltare il messaggio del cantautore genovese e allo stesso tempo lanciare campagne di discriminazione contro quelle categorie sociali come hanno fatto alcuni giornali? Certo si può non essere daccordo ma non si può dire che De Andrè era un grande artista solo per lo scrivere e musicare canzoni separandolo dai messaggi che cercava di tramandare. Avrei preferito che quella “stampa” ignorasse che dieci anni fa moriva Fabrizio De Andrè.


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