martedì 25 Febbraio 2020

Per il Giorno della Memoria

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per la via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)

Fuga di morte

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura e lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro

ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

I tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith.

(Paul Celan)

Allegati (1)


Commenti da Facebook

12 Commenti

  1. Cristoforo Magistro

    LILIANA SEGRE:
    … il mondo non e stato più lo stesso dopo Auschwitz. E questo riguarda tutti. E noi, noi che Auschwitz lo abbiamo sulla nostra pelle e dentro i più intimi recessi della nostra mente? Noi come abbiamo potuto e possiamo vivere? Come può il nostro cervello reggere ai ricordi senza impazzire, come può ricordare i visi, i colori, i suoni, gli odori senza esserne soverchiato e perduto? Come possiamo camminare per le strade del mondo, della città, guardarci intorno e allo specchio senza vedere una realtà deformata dalla nostra esperienza, con la paura di risvegliarci dal sogno e ripiombare in quell’orrore?

    ELIE WIESEL:
    I miei genitori adottivi avevano continuato a dire, semplicemente: “Adesso devi dimenticare tutto! Devi dimenticare come si dimentica un brutto sogno: non pensarci più! E’ stato solo un sogno!”.
    Non riuscivo a capire che cosa volessero veramente da me. E quando cercavo di confidarmi con le persone, di solito, dopo le prime frasi, mi sentivo dire: “Tu sei matto!”.
    Come posso dimenticare ciò che so? Come posso dimenticare quello a cui devo pensare ogni mattina quando apro gli occhi, quello a cui devo pensare ogni sera, quando vado a letto, quando, per paura degli incubi, mi sforzo di restare sveglio il più a lungo possibile?…
    No, nessuno mi ha mai detto con franchezza: sì, è vero, i lager sono esistiti, però adesso è finita. Esiste anche quest’altro mondo, e in questo mondo puoi vivere!

    NEDO FIANO:
    Molti di noi hanno portato dentro questa sofferenza, non sono stati capaci di tirarla fuori, altri invece hanno potuto farlo. Ma l’esperienza della deportazione, dei campi di sterminio, per assurdo che possa sembrare, e anche un miracoloso dono, per quelli che come me sono tornati, perché ci ha aiutato a dare alle cose una profondità, una geometria diversa da quella che si fa usualmente. Perché ci ha dato la capacita di individuare l’essenziale delle cose, di rifuggire dal particolare inutile.
    Chi ha sofferto fa sua la sofferenza degli altri, sente un’affinità con chi soffre. Chi non ha mai sofferto non sa che cosa vuol dire soffrire.
    Diceva Socrate: <>.

    Primo Levi:
    Sopravvivevano i peggiori, cioè i piú adatti; i migliori sono morti tutti.
    E’ morto Chajím, orologiaio di Cracovia, ebreo pio, che a dispetto delle difficoltà di linguaggio si era sforzato di capirmi e di farsi capire, e di spiegare a me straniero le regole essenziali di sopravvivenza nei primi giorni cruciali di cattività; è morto Szabó, il taciturno contadino ungherese, che era alto quasi due metri e perciò aveva piú fame di tutti, eppure, finché ebbe forza, non esitò ad aiutare i compagni piú deboli a tirare ed a spingere; e Robert, professore alla Sorbona, che emanava coraggio e fiducia intorno a sé, parlava cinque lingue, si logorava a registrare tutto nella sua memoria prodigiosa, e se avesse vissuto avrebbe risposto ai perché a cui io non so rispondere; ed è morto Baruch, scaricatore del porto di Livorno, subito, il primo giorno, perché aveva risposto a pugni al primo pugno che aveva ricevuto. Questi, ed altri innumerevoli, sono morti non malgrado il loro valore, ma per il loro valore.

    Simon Wiesenthal:
    Dicevano le SS:
    In qualsiasi modo la guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata e crederà a noi che negheremo tutto. La storia dei lager saremo noi a dettarla.

  2. cico

    PIU’ CHE GIORNO DELLA MEMORIA LO CHIAMEREI GIORNO DELLA DIMENTICANZA ,VISTO QUELLO CHE FANNO HAI PALESTINESI ,SOLO DEI CRIMINALI LANCIANO DELLE BOMBE AL FOSFORO SUI CIVILI DONNE E BAMBINI.  E TUTTI GLI ALTRI GENOCIDI PERCHE NON VENGONO COMMEMORATI ,CURDI ,ZINGARI,E TUTTI QUELLI AFRICANI ,SONO MORTI DI SERIE B ??????                

    1. piovasco

      Proprio per i post del tono di quello che mi ha preceduto si capisce che il giorno della memoria va celebrato. Evidentemente a qualcuno non è chiaro quello che esseri umani hanno fatto ad altri esseri umani durante il regime nazista per una discriminazione religiosa.

      1. italico5

         

         Non dimentichiamo i gulag bolscevichi ,le fobie slave e tutti i regimi marxisti e leninisti che hanno usato crudeltà e sterminio di innocenti. Non dimentichiamo gli attentati dei palestinesi in tutto il mondo, non dimentichiamo il terrorismo Al queidiano con l’immagine dell’II settembre. Il giorno della memoria dev’essere il giorno di ricordo per tutte quelli che hanno combattuto per i propri ideali e per la loro patria. Non dimentichiamo le atrocità subite dai cattolici nella rossa romagna da parte di gruppi di partigiani che sotto le insegne della resistenza hanno massacrato innocenti che avevano la colpa di avere un credo diverso dai ioro aguzzini. E perchè infine dimenticare tutti coloro che si sono immolati per una patria libera. La memoria quindi non deve dimenticare nessun essere umano che per una causa nobile di libertà alla fine ha dato tutto se stesso con la propria vita.   

        Il Severiano

      2. drago88

        e’ inevitabile nel giorno della giornata della memoria una riflessione su tutti i genocidi….

        dai vergognosi campi di concentramento nazisti,alle risaie fasciste senza dimenticare le vittime dei lager comunisti e delle foibe di Tito in Jugoslavia.

        Una riflessione però vorrei fare su altre vittime dimenticate dalla storia: il genocidio di oltre un milione e mezzo di armeni ad opera della Turchia.

        Il Grande Male come lo chiamano gli armeni iniziò il 24 aprile 1915 con l’arresto di 2345 persone nella sola Istanbul.Minacciata dalla Russia,Istanbul temeva l’alleanza dei circa 2 milioni di sudditi armeni con gli slavi ortodossi.

        Taner Akçan è stato il primo studioso del suo Paese a parlare apertamente di genocidio.Per questo nel 1976 è stato condannato a 10 anni di carcere.

        Torniamo al 1915:per ripulire + rapidamente il suolo turco,per la prima volta nella storia fu applicata la deportazione sistematica,disciplinata da un’apposita legge di deportazione.La tragica efficienza secondo molti studiosi ispiro’ ai nazisti i metodi della soluzione finale contro gli ebrei.In alcune provincie armene non si procedette nemmeno alla deportazione,bensi’ all’uccisione sul posto.Per intere settimane l’Eufrate ne trascino’ i cadaveri.

        Chi non veniva ucciso sul luogo moriva nelle marce coatte,per privazioni e malattie.Un esempio dalla sola città di Sivas su 18mila partiti 500 arrivarono ad Aleppo.Alla fine dell’estate 1915 in Anatolia non c’erano più armeni.Circa 300mila si rifugiarono in Russia,dove nel 1920 nacque l’Armenia Sovietica.Almeno un milione morirono solo durante le marce della morte.

        Aleppo divenne il teatro della seconda fase del genocidio.

        Ancora oggi in Turchia l’argomento è tabù.Ufficialmente quella armena fu una rivolta e le vittime non superarono le 300mila.

        Pensate che il premio nobel Orhan Pamuk,che ha scritto sul genocidio,è stato incriminato ed oggi vive sotto scorta. 

        1. drago88

          IL SECOLO DEI MASSACRI(vado a mente senza un preciso ordine)

          -BOSNIA 1992-95 operazioni di pulizia etnica 225mila morti

          -KOSOVO 1996-2000 conflitto serbi albanesi 10mila morti

          -GUATEMALA anni 60-70 dittatura 60mila vittime

          -ALGERIA 1965-68 repressione oppositori politici 30mila vittime

          -NIGERIA 1967-70 scontri etnici 2milioni di morti

          -EL SALVADOR anni 80 dittatura 60mila vittime

          -SUDAN 1985-oggi carestie e pulizia etnica 2milioni e mezzo di vittime

          -GUINEA anni 70 dittatura e conflitti etnici 10mila morti

          -ANGOLA 1975-2000 conflitti etnici 600mila morti

          -ARGENTINA 1976-1983 dittatura militare 30mila fra morti e desaparecidos

          -GERMANIA 1933-1945 nazisti uccidono 6milioni di ebrei,3 milioni di sovietici,2 milioni di polacchi

          -URSS anni 30-50 dittatura di Stalin oltre 20milioni le vittime

          -CINA 1958-60 il grande balzo in avanti voluto da MAO provoca una carestia che uccide 30milioni di cinesi

          -TURCHIA 1915-23 genocidio armeno 1milione e mezzo la vittime

          -PAKISTAN 1971-80 secessione del Bangladesh 3milioni di morti

          -IRAN anni 80 repressione di KHOMEINI 20mila morti

          -SIRIA anni 80 scontri etnici 30mila morti

          -AFGHANISTAN 1979 1milione di morti negli scontri contro i sovietici

          -GIAPPONE 1936-45 10milioni di cinesi ridotti in schiavitù

          -FILIPPINE 1965-86 dittatura di Marcos 60mila morti

          -CAMBOGIA anni70 dittatura di Pol Pot 1milione di morti

          -IRAQ ANNI80-90 dittatura di Saddam Hussein 240mila morti

          -INDONESIA 1965-98 dittatura di Suharto 1milione di oppositori epurati

          -UGANDA 1971-86 dittatura di Idi Amin 900mila morti

          …………………. 

           

           

           

    2. ZODD
      miracomando  a nn posare  maio la bandiera di appartenenza, piutosto riportate sempre come esempio il genocidio del vostro nemico , miracomando , che nn sia mai a dire  x nn dimenticare i genocidi di tutti i regimi e di tutti i popoli costretti da un pazzo . 
      siamo esser umani no bestie .
  3. Cristoforo Magistro

    Credo che sul piano umano la pietà per le vittime di guerre e di eccidi debba essere riservata a tutti perché “il dolore è eterno, / ha una voce e non varia” (U. Saba).
    Sul piano storico e su quello della memoria pubblica è invece indispensabile fare distinzioni fra chi morì per una causa rivelatasi giusta e chi cadde combattendo dalla parte degli oppressori.
    Se è giusto dire che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, lo è altrettanto considerare che le persecuzioni subite dai padri non possono giustificare quelle compiute dai figli. A Gaza, e in generale nei confronti dei palestinesi, da parte israeliana c’è stato perlomeno un eccesso di difesa. Ci vuole molta saggezza da parte di chi è forte per non esagerare nel rispondere agli attacchi nemici. Il governo d’Israele non l’ha dimostrata e nei giorni passati ha adottato la filosofia del terrore conquistandosi così generazioni di nuovi nemici.

    Sono contento della piccola discussione che si è sollevata sulla questione del Giorno della Memoria. Meglio di niente.
    Michele Giannotta con la solita franchezza ha posto la questione di come si sono comportati gli italiani nel corso delle guerre. Cerco di dare una risposta con quanto riportato di seguito.

    Diversamente dalla Germania, l’Italia politica non ha mai voluto fare i conti con le brutalità commesse nel corso delle sue guerre e conquiste coloniali.
    Il nostro paese ha rimosso questo passato condannandosi così anche a non poter chiedere giustizia e risarcimenti per le stragi naziste subite nel 1943-’45. In generale si può che i nostri misfatti furono di fattura, per così dire, artigianale, non lasciarono tracce eclatanti o furono compiuti in aree in cui non erano presenti osservatori esterni.
    Un po’ di chiarezza è stata fatta dagli storici. Soprattutto da Angelo Del Boca, il maggiore studioso del nostro colonialismo, che ha significativamente intitolato il suo ultimo libro “Italiani, brava gente?” (editore Neri Pozza, 2005).
    Fu recensito da L’Indice dei Libri con le parole seguenti.
    “Una documentata riflessione sulle pagine nere della nostra storia che parte dalla prima guerra civile italiana contro il brigantaggio e giunge all’efferata occupazione della Slovenia ripercorrendo tutta la vicenda coloniale dallo sbarco a Massaua nel 1885 alla guerra di Etiopia. Un tratto che accomuna queste pagine nere è la loro metodica rimozione attuata dal momento dell’evento ai giorni nostri. Basti pensare ai cauti e sporadici cenni che i manuali di storia dedicano a queste vicende per rendersi conto quanto sia lontano il senso comune storiografico degli italiani dalla realtà storica. è nota a pochi la cifra peraltro incompleta dei 9.860 briganti fucilati nel Sud così come sono poco note le stragi e le deportazioni della popolazione libica durante l’Italia giolittiana e durante il fascismo o la guerra chimica contro l’Etiopia riconosciuta ufficialmente da un governo italiano soltanto sessant’anni dopo il 7 febbraio 1996.
    La metodica rimozione di queste vicende ha consentito che il mito degli “italiani brava gente” si affermasse e addirittura si consolidasse durante l’Italia repubblicana. Del Boca mostra invece come gli italiani avessero acquisito i tratti coloniali più retrivi usando ad esempio gli eritrei per reprimere i libici e viceversa e ricostruendo i meccanismi politici e culturali che stanno dietro alle furiose quanto metodiche esplosioni di violenza. Il deficit culturale si manifesta nell’ignoranza dei luoghi e delle tradizioni locali ed è alla base di un rapporto malato con l’altro che genera nell’italiano un atteggiamento di superiorità che presto si tramuta in razzismo (un processo analogo ha caratterizzato la lotta al brigantaggio) e in disprezzo per la vita di chi è considerato inferiore. Il deficit politico ha a che fare con uno stato debole che deve ottenere un successo a qualunque costo (per le necessità interne e per il prestigio internazionale) senza porsi alcuno scrupolo sui mezzi. Tale mandato si riflette sugli esecutori al quale lo stato garantisce copertura anche per le azioni più ripugnanti.
    Il livello massimo della strategia degli esecutori si rivela durante il fascismo quando De Vecchi in Somalia Badoglio e Graziani in Libia e in Etiopia utilizzano il terreno coloniale per consolidare la loro ascesa personale. Questi ultimi due generali sfruttano l’incentivo alla violenza proveniente da Mussolini – che vuole italiani capaci di fare inorridire e non suonatori di mandolini – per innalzarne continuamente il limite. Da qui la deportazione eseguita nel 1930 di centomila libici dalla Marmarica (con oltre quarantamila morti) un’operazione che non ha precedenti nell’Africa moderna o la guerra di sterminio in Etiopia eseguita con 650 tonnellate di gas che hanno ucciso e infestato l’ambiente (acque e raccolti). moltiplicando il loro effetto nocivo nel tempo. Naturalmente Mussolini sapeva e avallava. Si arriva alla Slovenia terra dove in stile nazista si sperimenta la bonifica etnica con l’incendio dei villaggi le razzie la guerra contro le donne e i bambini e il bilancio del campo di sterminio di Arbe che ha una mortalità superiore a quello di Buchenwald. I crimini commessi dagli italiani in Slovenia sovrastano quelli consumati in Libia e in Etiopia colpendo cinquantamila sloveni (uccisi o gravemente offesi): è troppo partire di qua per parlare di foibe?

    Mirco Dondi

  4. piovasco

     

    Ringrazio Cristoforo Magistro per le testimonianze riportate. Il genocidio degli ebrei è il nostro genocidio. E’ l’orrore di cui noi siamo stati capaci. E’ per questo che noi europei lo dobbiamo ricordare con particolare attenzione, con studio, con riflessione. Lo dobbiamo celebrare.

    Quanto successo sessanta anni fa è accaduto nel cuore della nostra Europa sotto gli occhi di tutte le popolazioni continentali. Forse non si avevano i dettagli di quanto accadeva realmente nei campi di sterminio, ma almeno qualcuno e sicuramente i responsabili politici dell’epoca sapevano. Proprio per il fatto che tutto questo sia germinato e si sia sviluppato all’interno della nostra cultura che ci dobbiamo “far carico” di questo particolare fardello storico. Non che gli altri eccidi siano meno importanti, la differenza sta nel fatto, ripeto, che questo è il nostro.

    1. Cristoforo Magistro

      Come ben sintetizzato da Piovasco, il tentato genocidio degli ebrei ci riguarda perché fu un crimine contro tutta l’umanità. Il peggiore mai commesso nel corso di tutta la storia sia per il numero delle vittime, sia perché si annullò di colpo qualunque principio di responsabilità individuale e coinvolse chiunque appartenesse alla cosiddetta “razza ebraica”.
      Credo che non ci voglia una particolare intelligenza per capire che non può esserci merito né colpa per il fatto di appartenere a un qualunque popolo.
      Ci riguarda particolarmente in quanto italiani poiché in Italia è nato il fascismo che del nazismo fu nel corso del tempo prima modello, poi complice e infine servo. Fatta salva l’ammirazione personale di Hitler per Mussolini, i nazisti infatti disprezzavano gli italiani in genere considerandoli come zingari che passavano il tempo a spidocchiarsi al sole.

      Ci riguarda inoltre poiché più di ottomila ebrei italiani morirono nei lager e dei ventitremila italiani deportati per motivi politici, diecimila non tornarono più a casa. Ci riguarda infine poiché quasi ottocentomila dei nostri soldati, catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, furono internati e costretti a lavorare in condizioni penose poiché avevano rifiutato di aderire al nazismo (il 95% del totale).

      Ringrazio Selvagg per l’incoraggiamento e la invito a contribuire a rendere il sito sempre più ricco e interessante con i suoi interventi. Vedo da quello che ha scritto che può farlo benissimo.

  5. selvagg

     

    Chi ha sofferto fa sua la sofferenza degli altri, sente un’affinità con chi soffre. Chi non ha mai sofferto non sa che cosa vuol dire soffrire.
    Diceva Socrate: <>.

    Riporto questa frase perchè è quella che mi ha più colpita,  confesso di avere un debole per Socrate, uno dei primi filosofi studiati a scuola e tra i più comprensibili, per me.

    E’ proprio dalla sofferenza che dobbiamo partire per capire gli altri.

    Non voglio dilungarmi, come sono solita fare, ma ti ringrazio anch’io Cristoforo per ricordare e farci soffermare su questi argomenti ed altri ancora che tu proponi e, a volte credimi, se la gente non scrive, non è perchè non ha voglia di partecipare a queste discussioni, spesso si sente impreparata (in fondo è stato marginale lo studio che si è fatto a scuola, sempre in fretta gli ultimi giorni), pensa che siano argomenti troppo difficili, ma un buon maestro ti rende tutto più facile, ti aiuta a capire, ti stimola all’informazione, a leggere i documenti quindi, io, ti esorto a  continuare.

     

     

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